Lo ammetto: all’inizio ero scettica.
Vedere una serie con tizi che hanno la faccia da ragazzini di 14 anni, per scoprire che ne hanno quaranta, un po’ mi spiazzava, a maggior ragione perché mia figlia li voleva vedere in lingua originale con i sottotitoli: una follia!
Invece…
Mai più senza!!!!!!!!!!
Adesso non riuscirei più a fare a meno di vedere un k-Drama se non in lingua originale (ovviamente con i sottotitoli). Adoro la teatralità dei coreani, le loro esclamazioni, intonazioni, come trascinano le vocali, il loro modo di esprimersi. Concedetemi il paragone, ma li vedo molto simili all’espressività tipica dei napoletani o di noi abitanti del Sud Italia in genere.
Ma veniamo a noi… perché vediamo queste serie che sono così diverse dalla nostra cultura?
Io credo che le parole chiave siano amore e rispetto. Due aspetti che nella nostra vita stiamo perdendo ogni giorno sempre di più.
Nei k-drama, o J-drama, tra i due protagonisti c’è sempre una certa tensione fin dall’inizio, tipica della loro cultura che ha fatto dello slow burn una sorta di pregio. La pazienza, per gli orientali, è una delle maggiori virtù: col tempo e la pazienza la foglia di gelso si trasforma in seta, cita un proverbio cinese. Se di solito siamo abituate nei film occidentali che appena i due protagonisti si conoscono si baciano, nei K-drama anche un semplice bacio a stampo ce lo dobbiamo sudare! Tanto che io e mia figlia, ogni volta, esultiamo di gioia e facciamo la ola e il tifo tipo stadio.
E poi ci sono loro, i protagonisti maschili, dei bei fustacchioni di almeno un metro e ottanta, quasi sempre dei Golden Boys, iperprotettivi e rispettosi verso la loro metà e anche un filo gelosi, ma quella sana che ti fa solo ridere. E vogliamo parlare anche del loro romanticismo? Roba che i nostri maschietti possono andare a nascondersi.
Decisamente ho un debole per i Golden boys…
Unico difetto, come dicevo prima, sono troppo perfetti: pelle di porcellana, labbra rosate (e sospetto alcune anche un filo fillerate) capelli neri lucenti come seta (nemmeno io ho capelli così… Grrrr... Che invidia!) spalle larghe e altissimi.
Potremmo dire che il trope preferito nei K-drama sia proprio l’hate to love che, per fortuna, è anche il mio, insieme agli storici ambientati nel periodo della dinastia Joseon.
Le dinamiche sono quelle che ritroviamo in tutti i nostri romance, con la differenza che non sempre il lieto fine, che intendiamo noi, è quello che troveremo alla fine della sedicesima puntata.
Ah! Dimenticavo!
Una serie K-drama di solito è composta da 16 puntate e non da infinite stagioni su stagioni. Al massimo sono solo le storiche che sono composte da una ventina di puntate e, alcune, hanno anche due stagioni, ma sono un caso raro.
Ovviamente, essendo delle serie, ci sono anche quelle più drammatiche e più dark. Non dimentichiamoci che la Corea è la patria di Squid Game, che tutto è tranne che una storia d’amore, ma questa è per un’altra App, qui parliamo solo di quelle che ci fanno battere il cuore e non farcela fare nelle mutande…
Vi vedo che state storcendo il naso e state pensando: questa è tutta suonata, io un K-drama non lo vedrò mai… e io vi dico: se vi piace viaggiare stando comodamente sedute sul vostro divano, con i K-drama avete la possibilità di visitare posti lontanissimi e stupendi, conoscere una cultura millenaria diversa dalla nostra.
La cultura orientale è diversa da noi, ma se siete curiose di saperne di più, è a portata di mano con un click sul telecomando.
Ultime scettiche, vi ho convinte?
Io spero di sì.
Annyeonghaseyo!
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