Bridgerton come Anna Karenina

Elen TD


Avete presente il celebre incipit di Lev Tolstoj?

“Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece infelice a modo suo.”

Ecco, con Bridgerton succede più o meno la stessa cosa: chi ama questa serie se la gode fino in fondo, mentre chi la detesta ha sempre una ragione diversa per farlo.

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Non è vero “Regency”, le persone nere non erano nobili.

L’espediente utilizzato per giustificare questa specie di ucronia è fasullo e storicamente inattendibile.

E allora?

In un secolo di cinema e televisione abbiamo visto migliaia di storie con aristocrazie rigorosamente bianche - o meglio… caucasiche, come dicono i medici legali nei polizieschi - dov’è il problema se per una volta ci viene mostrato un mondo diverso?

Non è interessante dare almeno uno sguardo a come avrebbe potuto essere il mondo se l’essere umano non fosse il peggiore dei predatori?

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Troppo zucchero.

Troppi colori pastello.

Troppi drammi.

Troppi dialoghi melensi.

Beh… è una serie romance! E il romance. per definizione, mette al centro una storia d’amore e un lieto fine, possibilmente accompagnati da sospiri, dichiarazioni appassionate, baci in ogni luogo e condizione metereologica, molto caos emotivo e anche qualche fraintendimento.

Nel dubbio, meglio abbondare.

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Troppo politically correct.

Confesso che questa critica non riesco davvero a smontarla: sì, la produzione ha fatto scelte anche impopolari per rendere la serie più inclusiva sotto diversi aspetti.

Quello che però trovo curioso è che questa accusa arrivi subito dopo quella della scarsa aderenza storica perché… esattamente, l’omosessualità quando pensano che sia stata *inventata*?

Paradossalmente, uno dei pochi elementi davvero aderenti alla realtà storica — l’omosessualità vissuta in segreto e trattata come qualcosa da nascondere — è proprio uno degli aspetti più contestati dai detrattori. Mah!

Da amante dei romanzi di Julia Quinn, ammetto serenamente che alcune scelte della produzione mi hanno lasciata perplessa - mood lucciola spiaccicata sul parabrezza di un’auto in corsa, tuttavia continuerò a guardare con curiosità la serie e determinata a tenere separati i libri dalla loro rivisitazione televisiva.

Dopotutto il cinema è arte, e l’arte non può limitarsi a illustrare; deve reinterpretare, trasformare, perfino provocare. E direi che Bridgerton provoca parecchio.

La creatività non può essere imbrigliata.

 

🩷 DETTAGLIO STYLISH DI AMELIA: questo gustosissimo feuilleton sarebbe stato molto più fashionable se il cucchiaino leccato dal Duca di Hastings fosse stato rosa. Anche le dame di compagnia avrebbero meritato un fiocco fucsia.



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