ASSO DI CUORI
Capitolo 2 di 25

Scritto il 29/07/2026
da PATRIZIA INES ROGGERO


⏱ ~11 min · 2191 parole

North Platte, Territorio del Nebraska

 

Le dita stringevano la maniglia della valigia, il cuore sprofondava nello sconforto.

Dove diavolo era capitata?

North Platte non era una città, sembrava piuttosto un accampamento fatto di tende e squallidi edifici in legno. Tutto precario e caotico. Terra e fango sotto le suole, volti stanchi che la scrutavano con curiosità o famelici nel palesare i pensieri più torbidi.

Lì in mezzo, persino il suo abito di semplice fattura pareva quello di una regina.

Si domandò chi di quegli uomini fosse Bart e perché non l’avesse trovato ad aspettarla. Nel loro scambio epistolare, lui si era descritto come un tipo piacente, ma lei era pronta al peggio.

Il vento fece svolazzare il nastro che assicurava il cappellino al mento e sollevò una nuvola di polvere, costringendola a riparare gli occhi dietro la mano. Quando li riaprì, rimase impigliata nello sguardo cupo dell’uomo che procedeva a passo deciso verso di lei. Possibile che si trattasse di Bart?

Sbatté le ciglia per schiarire la vista, incredula di fronte alla prestanza fisica e all’incedere elegante. Lui non scomparve per lasciare il posto a qualcosa di meno attraente, anzi, le si piazzò davanti rivolgendole un’occhiata che faticò a decifrare.

Era deluso? Preoccupato?

Di sicuro le iridi verdi parlavano di costernazione.

«Hope Darnell?» Il tono basso e caldo suonò gentile.

«Sì.» Un insolito senso d’imbarazzo la portò ad abbassare lo sguardo, persino la voce uscì debole sotto la pressa dell’emozione. «Immagino tu sia Bart.»

Il silenzio che ne seguì la costrinse a riportare l’attenzione su di lui. Sembrava ancora più cupo di prima e l’imbarazzo si tramutò in vergogna.

«Io...» farfugliò, d’improvviso desiderosa di sparire all’istante. Le guance in fiamme e il cuore che batteva fin dentro le orecchie. «Se non ti piaccio, se sei deluso... non c’è problema. Non siamo obbligati a sposarci.»

«Non sono Bart.» Passò una mano tra i capelli per scostare il ciuffo dalla fronte. Fili dorati sotto la luce del sole di metà pomeriggio. «Purtroppo lui ha avuto un incidente... e mi ha pregato di venirvi a prendere.»

Un incidente? La notizia non era peggiore di quella precedente. Lui non era Bart. E allora chi era? Perché, per la prima volta in vita sua, si ritrovava incapace di staccare gli occhi da quelli di un uomo.

«Capisco il vostro sgomento» continuò lui, sul volto una maschera di angoscia. «E devo avvisarvi che la situazione è grave. Non vivrà a lungo.»

«Siete un dottore?»

Scosse il capo. «Solo un suo amico, mi chiamo Nick Miller.» Le tolse la valigia dalle mani e indicò il dedalo di tende e costruzioni. «Se mi volete seguire, vi accompagno da lui in infermeria.»

Nick Miller...

Ora che ci pensava, Bart aveva accennato qualcosa su di lui nella seconda lettera.

«Possedete la casa da gioco?»

Miller si voltò, sorpreso, il viso per un istante libero dalla preoccupazione.

«Vedo che siete ben informata.»

«Oh, Bart mi ha raccontato un po’ di cose su questo posto.»

«Vi ha anche detto che è un luogo dimenticato da Dio?»

Non rispose, ma era sicura che lui avesse intuito la sua delusione. Bart non le aveva raccontato tutta la verità a proposito della vita a North Platte, ma lei avrebbe dovuto immaginare ciò che l’attendeva. Era stata un’ingenua.

Seguì Nick fino a una costruzione di modeste dimensioni, il tetto e il pavimento di legno ma le pareti di stoffa bianca, così come molte altre strutture lì attorno.

L’odore acre che li accolse nell’entrare la costrinse a portare la mano al naso nell’inutile tentativo di renderlo più sopportabile. Poi lo vide, steso su una branda, il volto contorto in un’espressione di sofferenza.

«Hey, amico, ecco la tua futura moglie.» Nick aveva parlato con gentilezza, versando dell’acqua in un bicchiere che portò alle labbra del moribondo.

«Hope?» Bart la cercò con lo sguardo e lei si costrinse a vincere il senso di ribrezzo che l’aveva tenuta inchiodata all’uscio.

«Sono qui... Diamine, che hai combinato?» Il tentativo di apparire serena risultò goffo, ma lui parve non badarvi. Gli occhi erano acquosi, privi di vitalità, la pelle pallida, le labbra esangui. Difficile dire se fosse di bell’aspetto ma, a giudicare dai capelli brizzolati, di sicuro era meno giovane di quel che aveva dichiarato.

«Nick, va’ a chiamare il reverendo, ti prego» domandò lui, come se non avesse udito le sue parole. «La voglio sposare prima di morire.»

«Ma cosa dici, tu vivrai!» Un altro goffo tentativo, lo capì dall’occhiata che Nick le rivolse.

«Il dottore dice che non mi resta molto» proseguì, infatti, Bart. Il tono affaticato, lieve come un alito di vento. «E io voglio ringraziarti per essere venuta qui per me. È poco, ma ciò che ho sarà tuo. Servirà a farmi perdonare per tutto questo.» Un colpo di tosse, un gemito di dolore, poi negli occhi si riaccese la vita per un istante. «Diavolo, quanto sei bella, Hope...»

Il magone bloccò ogni parola. Non sapeva se essere arrabbiata, triste o entrambe le cose. Osservò Nick lasciare la tenda e si sedette accanto al futuro marito, decisa a rendere più sereni gli ultimi attimi della sua vita terrena. Gli afferrò la mano e si sforzò di sorridere.

«Sei un uomo gentile e premuroso. Sono stata fortunata.»

«Tu credi?» L’accenno di un sorriso sollevò l’angolo delle labbra, mostrando i denti ingialliti dal tabacco. «Sola in questo posto maledetto. Spero non mi odierai.»

«Non lo farò.»

«Mi ha piantato un coltello in pancia per una stupida lite.» Sembrava stesse parlando tra sé e sé, assorto nel ricordo di quanto accaduto. «Così veloce da non lasciarmi il tempo di capire.»

«Non pensarci più, è passato ormai.»

Bart riportò l’attenzione su di lei, per un istante lo sguardo brillò di nuovo, saturo di vita.

«Promettimi che chiederai aiuto a Nick fin da subito.» Tra i colpi di tosse risuonò un’imprecazione. «E che porterai un fiore sulla mia tomba, ogni tanto.»

Annuì tra le lacrime, le stesse che versò più tardi, quando Bart spirò, un attimo dopo essere diventato suo marito.

Se ne stava da sola, nella baracca in cui lui aveva vissuto e lavorato, impegnata a riporre i miseri averi che le spettavano. Un cambio di vestiti, gli attrezzi da barbiere, poche monete e una foto del marito. Niente di più.

Si guardò attorno, nello squallore che la circondava, dove la vita di un uomo valeva meno di una partita a carte e si domandò se sarebbe sopravvissuta in quella terra di bestie feroci.

 


 

La vita al seguito della ferrovia gli aveva insegnato quanto precaria fosse l’esistenza e quanto fosse importante non crogiolarsi nel dolore. Nick versò un gocciò di whisky nel bicchiere e uno a terra. Un ultimo brindisi con Bart, in onore del tempo trascorso insieme. Lo mandò giù d’un fiato, ma era di qualità così scadente da strappargli una smorfia.

Ora poteva ricominciare a vivere da dove si era interrotto.

Fu su quel pensiero che scorse Hope indugiare fuori dalla tenda. Sembrava indecisa sul da farsi, ma alla fine varcò la soglia della casa da gioco trascinando dietro la valigia.

«Bart mi ha detto di chiedere aiuto a voi.»

«E ne avete bisogno?»

«Non so dove andare.» Le labbra piene sulla pelle candida formavano un contrasto sul quale focalizzò l’attenzione. Erano sensuali persino atteggiate in quella piega mesta. «Ho poco denaro con me e la sua tenda non sembra un luogo sicuro.»

Non lo era, in effetti. Qualcuno avrebbe trovato divertente entrare di soppiatto per dare il benvenuto alla vedova.

«Potete restare qui fin quando non vi sentirete sicura.»

«Vi ringrazio, magari fino al prossimo treno diretto a est.» Sorrise, d’un tratto serena. «Posso rendermi utile, se me lo permetterete.»

«E come?»

Lui aveva un paio di idee che l’amico defunto avrebbe approvato. Trattenne il sorriso malizioso che spingeva sui lati delle labbra e le lanciò un’occhiata più attenta. A guardarla bene, sotto il viso d’angelo, si scorgeva un che di provocante. D’altronde aveva lasciato l’Est per raggiungere un uomo di cui non conosceva nulla, per giunta in quell’angolo sperduto del mondo. O era una prostituta o aveva combinato qualche guaio.

«Ho lavorato come ballerina.»

La questione si faceva interessante.

«Che genere di ballerina?» Domanda inutile, l’istinto del giocatore lo spingeva a scommettere che aveva messo in mostra la mercanzia davanti a famelici spettatori.

«Da Madam Maryann, a New York.»

«Mai sentita, ma immagino ti spogliassi per i suoi clienti.» La faccenda poteva spostarsi su toni più confidenziali.

«Nulla di più, solo guardare.»

Cercare d’immaginarla all’opera fu meno difficile del tenere a bada il desiderio. Diavolo, era bastato scivolare con lo sguardo lungo il corpo sinuoso per rendere la mente un miscuglio di pensieri lussuriosi.

«Un gran peccato per i clienti, allora.» Afferrò un sigaro dalla scatola sotto al bancone e lo portò alle labbra. Il fiammifero s’incendiò sfregato contro il legno. Un istante dopo, il sapore del fumo gli invase la bocca in una nuvola dolciastra. «Bene, puoi restare. Io e la mia socia possediamo anche il bordello nella tenda accanto, ma tu lavorerai qui. Non ti costringerò a fare cose che non vorrai. Ti spoglierai e, magari, potresti ballare con i clienti, dopo che ti sarai rivestita. Paga ogni settimana. Sei d’accordo?»

«Hai una socia?» domandò, come se l’avesse colpita soltanto quella frase.

«Rachel, la conoscerai tra un attimo.»

Lui, invece, avrebbe voluto conoscere all’istante quelle labbra, sentirle cedere sotto la spinta della lingua, in un bacio sensuale quanto il modo in cui lei gli sorrise per suggellare l’accordo.

La voce di Rachel spezzò il silenzio tra loro e Nick le lanciò un’occhiata truce che però non la zittì.

«Ho interrotto qualcosa?» La socia fece il giro del balcone e si versò da bere, poi gli rivolse uno sguardo interrogativo. «Una nuova ragazza per me?»

«Non proprio. È la vedova di Bart, si esibirà per i clienti della casa da gioco. Credo che ci porterà un buon ricavo.» Vide lo sguardo di Rachel farsi attento, come sempre quando si trattava di affari. «Sa ballare e spogliarsi.»

«E Bart lo sapeva, tesoro?» domandò lei, rivolgendo l’attenzione a Hope.

«Sì, lo sapeva.» La voce poco più di un mormorio. «E sapeva che volevo una vita diversa... da questa.»

«Beh, ti è andata parecchio male, direi.» Un sorriso carico di comprensione le addolcì il volto segnato dalla vita dissoluta. «Ma stai tranquilla, puoi contare su di noi qui a North Platte.»

Almeno fin quando sarebbero rimasti. I binari della Union Pacific Railroad avanzavano tra l’erba della prateria e presto sarebbe sorta una nuova città in cui portare gioco e sollazzo.

«Perché non mostri alla nostra ospite dove sistemare le sue cose, mentre recupero il letto di Bart?» Nick fece un cenno in direzione del retro e rimase a osservare le due donne sparire oltre il telo che fungeva da porta.

Hope si voltò, incapace di trattenere il bisogno di gettargli un ultimo sguardo, e si sentì avvampare nell’incrociarne le iridi impegnate a scrutarla. C’era qualcosa tra loro, come una minuscola fiammella divampata fin da subito, che ora le scaldava il cuore e suggeriva pensieri ai quali non diede ascolto.

Perdio, era vedova da una manciata di ore!

Vedova di un uomo che nemmeno conosceva.

La vita era davvero assurda.

Il retro era ordinato e pulito. Rachel indicò un angolo accanto a uno dei due letti che occupavano parte dello spazio.

«Metti pure lì la valigia.» Gettò un ceppo nella stufa e soffiò per ravvivare le fiamme. «Hai mangiato qualcosa da quando sei arrivata?»

Lo stomacò rispose con un brontolio. Non metteva nulla sotto i denti dalla sera prima.

«Me ne sono dimenticata. Tutto il trambusto dovuto a Bart...» Portò le dita alla fede che le ornava l’anulare. Sottile e di poco valore, ma la sentiva pesare nell’anima. «Non aveva una famiglia? Qualcuno da avvertire?»

«Alcuni fratelli a Boston. Nick si occuperà di scrivere loro della sua morte.» Le prese le mani e sfilò l’anello che le chiuse nel palmo. «Non ti angustiare. Bart se l’è cercata, non era un santo, anche se sposandoti ha dimostrato di avere una coscienza. Gli piaceva barare al gioco, ma ha trovato qualcuno più scaltro di lui.»

«E dov’è adesso il suo assassino?»

«Sotto terra, morti tutti e due per una stupida partita a carte.» Si avviò alla porta a passo deciso. «Aspettami qui, vado a prenderti qualcosa da mangiare.»

Il silenzio della tenda, ora, era interrotto dai rumori della vita oltre il telo. Voci, risate, un’imprecazione. Il ritmico battere del martello sull’incudine, il nitrire di un cavallo.

Hope si avvicinò alla stufa e tese le mani per scaldarle. Dunque, Nick e Rachel vivevano lì, trascorrendo le notti sotto lo stesso tetto e ora ci sarebbe stata anche lei.

Passò il dito sulla giacca appoggiata alla sedia, ne notò le spalle ampie e la stoffa buona. Nick pareva tenere parecchio alle apparenze, quasi a volersi distinguere dagli operai che affollavano la città. Ripensò al suo aspetto ordinato, i capelli chiari pettinati e puliti, il volto dalla barba corta e curata. Si sarebbe potuto scambiare per un uomo rispettabile ed era su questo che lui puntava, probabilmente. L’aspetto rassicurante ingannava chi si sedeva al tavolo da gioco con lui.

Sperò non ingannasse anche lei.

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