IL VISCONTE NERO
Capitolo 1 di 21

Scritto il 05/06/2026
da ROBERTA CIUFFI


⏱ ~7 min · 1497 parole

 

Londra, 1852

 

Il Conte di Wadelton afferrò il pesante battente di ghisa a forma di testa di Medusa, pensando che una ciarlatana in cerca di credibilità poteva far di meglio che prendere casa in una zona così poco elegante come Clapham. La via, piuttosto stretta, non favoriva neppure il passaggio delle carrozze né offriva la comodità di una serie di stalle per la loro sosta sul retro degli edifici. Come si aspettava, quella donna, di procurarsi una clientela elegante in simili condizioni?

Prima di battere contro la porta di quercia, si girò alla sua destra. «Sei sicura?» chiese, alla sorella che attendeva con una certa impazienza che lui si decidesse. Che fosse impaziente poteva dedurlo solo dalle labbra leggermente serrate perché per il resto Lady Lydia Fry non rivelava che il solito, controllato contegno che esibiva sempre in pubblico.

«Certo che sono sicura, Adrian. Batti su quella porta. Sto gelando, qua fuori.»

Il conte obbedì. Ci fu una brevissima attesa, prima che la porta si aprisse su una donna alta e robusta.

«Lady Lydia» disse, senza sorridere. «Non vi aspettavamo, oggi.»

«Lo so, Mrs. Wood. Mi dispiace, si tratta di una necessità improvvisa.»

Il tono quasi umile della sorella stupì il conte. Sembrava che stesse implorando quella domestica ‒ di certo una governante ‒ di essere ricevuta. Stava per intervenire, quando la donna si fece da parte e un sorriso illuminò il suo volto leggermente segnato dal vaiolo.

«Siete fortunata. Miss Trenton non ha visite questa mattina.»

Con un piccolo moto d'indignazione, Lord Wadelton seguì la donna e sua sorella all'interno della casa, lungo un ampio corridoio alla cui sinistra una scala accedeva ai piani superiori. Nonostante la giornata fosse luminosa, c'erano molte lampade accese e nessun angolo dell'abitazione sembrava essere lasciato al buio. Superarono un paio di porte chiuse e infine Mrs. Wood si fermò davanti a una doppia porta a vetri da cui filtrava della luce. La donna batté leggermente sulla cornice e poi dischiuse un'anta.

«Miss Trenton?»

«Sì, Mrs. Wood?»

La voce era giovane e fresca, priva di affettazione. La voce del tipo di persona che poteva vivere in quella casa così diversa da come se l'era immaginata il conte.

‘Aspetta’, si disse. ‘Devi ancora vedere l'antro della strega.’ Che da quasi un anno Lydia frequentasse quella persona non era una raccomandazione sufficiente. Da quando la loro sorella minore Julia era morta in modo drammatico, Lydia non era più stata la stessa. E non solo lei.

Mrs. Wood spalancò le due ante e si fece da parte per permettere loro di passare. Si ritrovarono in una stanza ampia, con tutta evidenza uno studio ma dall'aspetto squisitamente femminile. Su un lato, davanti a un tavolino da tè, si fronteggiavano due graziosi divani foderati di cintz fiorato. Sulle pareti laterali si allineavano delle basse librerie fitte di libri e in fondo c'era uno scrittoio di legno di rosa dalle snelle gambe arcuate, dietro il quale sedeva una giovane donna.

Così giovane, in effetti, che il Conte di Wadelton si guardò attorno alla ricerca della famosa fattucchiera, quell'Annabelle Trenton il cui nome veniva sussurrato come un talismano nei salotti della migliore società londinese.

«Lady Lydia» disse la donna, alzandosi in piedi e avanzando verso il centro della stanza. Il suo sorriso faceva concorrenza alla luce delle lampade a gas. «Che piacere vedervi. Mrs. Wood...» Fece cenno alla governante, che avanzò per prendere in consegna il cappello e il bastone del conte.

«So che non avevamo appuntamento» disse Lydia nervosamente. «Ma ho ricevuto una lettera che... che...» Con un singhiozzo a malapena soffocato, si portò una mano alle labbra per nasconderne il tremito. Fece un respiro profondo, mentre Miss Trenton attendeva paziente. «Scusatemi, ho dimenticato di presentare mio fratello, il Conte di Wadelton.»

La giovane donna chinò il capo senza accennare a tendere la mano. Il conte replicò con un inchino appena più profondo.

«Prego, sediamoci.»

Al suo invito, si sistemarono sui divani, il conte e Lady Lydia fianco a fianco e la loro ospite di fronte.

«Mi diceva di una lettera» esordì Miss Trenton, senza preamboli.

«Sì, è il motivo per cui siamo qui. Voi conoscete già i... i fatti. In questi mesi siete stata un grande sostegno per me.» Lydia prese di nuovo fiato e proseguì. «Lady Fairleigh, la suocera della nostra povera sorella, mi scrive di essere molto preoccupata per il comportamento di suo figlio Thomas. Nostro cognato. Ha l'impressione che lui non sia più in sé, che... che sia come... ossessionato.» Pronunciò l'ultima parola in un sussurro, quasi se ne vergognasse.

«Ossessionato» ripeté più forte Miss Trenton.

Era una donna dal contegno molto tranquillo, ebbe agio di notare il Conte di Wadelton. Non faceva nulla per sottrarsi al suo esame e non dava segno di timidezza né, tantomeno, di compiacimento. Eppure ne avrebbe avuto motivo, pensò lui con ancora lo stupore del primo istante in cui aveva posato gli occhi su di lei. Di statura leggermente superiore alla media, snella senza essere esile, con i capelli castani attraversati da strie ramate, la pelle chiara e gli occhi azzurro intenso, era indubbiamente una creatura notevole. I suoi colori, uniti ai lineamenti classici, ne avrebbero fatto la modella prediletta dei pittori alla moda del momento. Il conte non doveva sforzarsi molto per immaginarla con i capelli sciolti sulle spalle, abbandonata contro il divano in una posa più rilassata, gli occhi socchiusi...

Scrollò il capo, riscuotendosi dalle sue fantasie.

Dalla postura assolutamente immobile della giovane donna, dallo sguardo fisso sulla sorella, il conte ebbe la sgradevole sensazione che avesse intuito i suoi pensieri.

«Sì, ossessionato» disse di nuovo Lydia, stavolta a voce alta. «Lady Fairleigh teme per la sua salute mentale. Crede che il dolore l'abbia sconvolto.» Si protese in avanti, allungando una mano sul ginocchio di Miss Trenton. «Voi avete aiutato me. Ve ne prego, aiutate anche mio cognato.»

«Come potrei farlo?» chiese la donna. Sembrava sinceramente curiosa. «Lord Fairleigh sarebbe disposto a venire a...»

«No, no, questo è assolutamente fuori questione. Lui non accetterebbe mai di lasciare Fairleigh Hall. Dobbiamo essere noi ad andare da lui. Nel Devon.»

«Sarebbe necessario agire in incognito» intervenne per la prima volta Lord Wadelton, esponendo l'assurdo piano ideato da sua sorella.

«Dovrei perciò aiutarlo a sua insaputa?» chiese Miss Trenton.

«Proprio così. O almeno... tentare» aggiunse il conte, con una punta di scetticismo nella voce che, a giudicare dal lampo negli occhi della donna, non andò perduto.

«E come giustifichereste la mia presenza?»

«Troveremo un modo. Potreste essere una mia ospite» disse Lydia. «La figlia di un'amica. Così sareste in grado di studiarlo, verificare la sua condizione e dirci se... se...»

Miss Trenton si chinò in avanti. «Lady Lydia, vorrei che foste chiara. Voi temete che vostro cognato sia impazzito o che... che qualcosa lo tormenti?»

«Qualcosa? Di che genere?» chiese beffardo Lord Wadelton, ma nessuna delle due donne parve badare a lui.

«Io onestamente non lo so» ammise Lydia. «La lettera di Lady Fairleigh è così confusa... So che sarebbe un enorme sacrificio da parte vostra... d'altra parte non saprei proprio a chi altri rivolgermi.»

Miss Trenton annuì e poi, con un movimento fluido, si alzò in piedi. «Lasciate che controlli i miei impegni» disse, muovendosi verso lo scrittoio.

Lord Wadelton non riuscì a evitare di fissare la sua figura che attraversava la stanza. Non c'era niente della fattucchiera in quella donna. Questo però non significava che non fosse comunque una ciarlatana.

 

Annabelle raggiunse lo scrittoio. Sentiva lo sguardo dell’uomo su di sé come se fosse un marchio di fuoco. Sfogliò il suo diario, per controllare gli appuntamenti. Aveva un’ottima memoria, ma le serviva quell’espediente per avere il tempo di pensare. Lasciare la sua casa, Londra, e andare nel Devon. Lei era una persona di città, il genere che ha bisogno di pareti sicure attorno per mantenere il proprio equilibrio. Non aveva mai viaggiato. Era un’esperienza che sperava di fare, in futuro, quando la sua fama fosse stata abbastanza consolidata da permetterle qualche mese di assenza, ma per il momento non ne aveva avuto la possibilità né il tempo.

Le pagine del diario erano piene di appuntamenti. Sarebbe stata una follia rimandarli tutti, rischiando di perdere dei clienti. E talmente tanti avevano bisogno di lei… Esitò, battendo piano un dito sulla pagina.

Conosceva la tragedia che si era abbattuta su Lord Farleigh: era stata quella a portare Lady Lydia alla sua porta. Dalla morte della sorella minore, era tormentata dal dolore e da terribili mal di testa. Lei era riuscita ad alleviare entrambi.

Il Devon. Avrebbe visto il mare. Conosceva il fiume ma non aveva mai visto il mare. Dicevano che fosse selvaggio e spietato. La stanza in cui si trovava e la casa stessa le parvero d’improvviso soffocanti, prigioni di mura che la separavano dall’aria e dal sole. Dal mare.

«Sì, verrò con voi nel Devon» disse. Sollevò lo sguardo e incrociò quello di Lord Wadelton, in cui interesse, attrazione e diffidenza si mescolavano in egual misura.

Annabelle sperò che quell’uomo non divenisse un problema.

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