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«Finalmente, l’ha fatto!»
La mia Lory del Selfie Accanto esplode sollevando lo sguardo dal suo iPhone, nuovo di pacca. Quando fa così, significa che è venuto il momento di parlare. Parlare sul serio.
«Che cosa? Chi?» balbetto, cadendo dalla mia solita nuvoletta magica del paradiso rosselliano.
«Quel tipo… Alberobello.»
Soffoco una risata, immaginando Albi urtare l’ingresso di un trullo e fregarsi la fronte, balbettando parole incomprensibili, paonazzo in volto per l’eritema.
«Quella è una località della Puglia. Intendi, Albi Bel, forse!»
La mia amica taglia l’aria con la mano.
«Sì… Lui … Non era ora che si facesse avanti con te?»
Resto senza parole, subendo la sua espressione affilata. Occhi castani, socchiusi come quelli di una gatta in agguato, frisé ossigenati che fanno molto anni Ottanta, il viso leggermente spostato sulla sinistra per l’angolazione migliore, a prova di dimorfismo, e la bella è servita per lo scatto. Ma Loretta sembra non essere intenzionata all’ennesimo scatto narcisistico. Digita qualcosa sul tastierino, poi torna a noi due, mantenendo la sua espressione felina.
Io mi schiodo: qualcosa lo devo pur dire per non farmi travolgere dalla sua enfasi curiosa.
«Vuoi dire che…» riformulo, «pensi che ci abbia sempre provato con me, ma non è mai riuscito a provarci veramente e ieri si è fatto coraggio e ci ha provato sul serio?»
Lory guarda il soffitto emettendo un luogo sbuffo e, scuotendo la testa, torna a me.
«Esatto, Miss Ridondanza!»
Io alzo le braccia.
«Ma è l’unico ascoltatore che viene in diretta almeno una volta alla settimana.»
«Praticamente a ogni diretta» puntualizza la mia amica.
Mi fermo per bere un sorso di caffè.
«Giusto» dico, scostando la tazzina dalla bocca.
Mi guarda, mentre sul viso le albeggia un sorriso luciferino.
«Dì un po’, non è che ti piace?»
La bevanda mi va di traverso e io inizio a tossire attirando gli sguardi dei clienti. Loretta appoggia il dispositivo sul tavolo: le notifiche arrivano a raffica. Immagino tante api ronzanti intorno alla regina del fitness, impegnata in una serie di squat tonifica glutei.
Cerco di calmarmi, maledicendo il caffè, ma soprattutto l’argomento.
«Possiamo passare ad altro? Ad esempio, come sta andando il tuo profilo OF?»
«Benissimo tesoro, le foto dei miei bicipiti attirano feticisti e altri Ufo, quindi possiamo tornare a te» taglia corto, come sempre, quando si tratta della sua seconda attività. La prima per introiti.
Mi agito sulla sedia, cercando di ricompormi, ma so già che il rossore che ha invaso le mie guance sta indicando il mio stato d’animo.
Maledetta sincerità. Devo correre ai ripari o questa mi fa il terzo grado.
Alzo le mani indossando la maschera dell’Aggiustacuori.
«Albi Bell vede in me un mentore. Un punto di riferimento, la migliore amica che non ha mai avuto al liceo» affermo, cercando di fare appello a tutta la mia pseudo-risolutezza freudiana.
La mia amica storica stringe di nuovo gli occhi.
«Un mentore con una quinta di reggiseno, due gambe e occhi da schianto. A chi la vuole dare a bere?»
Liscio la copertina del taccuino che ho poggiato sul tavolino.
«Due gambe con polpacci da calciatore e occhi color cacca. Lo schianto era un abbaglio» commento.
Lory ridacchia. «Dai smettila di sminuirti come sempre. Non vuoi ammettere che ti sta corteggiando.»
«Ma se mi ha scritto l’altro giorno per avere dei nuovi consigli per un’altra tipa!» ribatto.
«Ah sì? E la sua nuova mira ha una quinta di reggiseno, due gambe e occhi da schianto?» rilancia, incalzandomi.
«Non lo so e quando insisti sei peggio di un martello pneumatico» rispondo, esasperata, prendendo in mano la tazza.
Lei mi afferra la mano e mi costringe a posarla sul tavolo.
«Aspetta, vuoi dire che lui non ti descrive mai le sue mire? Voglio dire: occhi, capelli e curve?»
«No. E non gliele chiedo. Non mi importa come si presentano, mi importa conoscere i tratti salienti del loro carattere per potergli dare le giuste dritte.»
Lory scuote la testa. «E non ha mai fatto una conquista con i tuoi consigli?»
«No.»
Stringe ancora gli occhi e sorride maliziosa. «E guarda caso, torna sempre alla carica con te. Non cogli la situazione?»
Sfioro ancora il taccuino.
«No, Loretta. Non sono io che non colgo, è lui che non ce la fa proprio e che ormai mi ha eletto a suo scoglio. E poi, nemmeno ci conosciamo dal vivo. Non ci siamo mai visti, nemmeno di striscio.»
La mia amica si prende il mento tra le dita.
«Mmmh… Sei sicura? Magari è uno sconosciuto-conosciuto.»
Scoppio a ridere. «Questa non l’ho mai sentita.»
Lei si agita, come un profeta che sta raccontando una verità assoluta. «Sì, sconosciuto-conosciuto. Sai quando vai in qualche posto ogni giorno e vedi sempre la stessa persona. Non la conosci, ma a furia di vederla, ti sembra di conoscerla da sempre.»
Io annuisco. «Sì, ho presente, una di quelle situazioni da cui spesso nascono grandi amori. Ma non vale per Albi. Detto questo, ti assicuro che non l’ho mai visto dal vivo.»
La mia amica sorseggia finalmente la sua bevanda di soya, rassegnata. Resta immobile, mentre il display del telefonino si illumina a intermittenza. Appoggia la tazza sul tavolo e percorre il bordo con l’unghia lunga e curata.
«Allora, vuoi dire che Alberobello è…» esita per la prima volta, «un caso umano?»
Scuoto la testa. «No, non è un caso umano. È un ragazzo molto timido e sensibile. Un ragazzo con il cuore sempre infranto. Un mio cuore spezzato. Il numero 1.»
Loretta fa uno scatto inatteso.
«Dai, non girarci intorno. È uno sfigato!»
Scuoto la testa.
«Lory!»
«Eddai, rilassati. Mettere le parole giuste alle persone, non significa etichettarle.»
Io sbotto: «Col cavolo, Lory! Lo hai appena fatto!».
La mia amica sgrana gli occhi, le ciglia arcuate toccano quasi le sopracciglia.
«Cosa?»
«Hai etichettato Albi Bel» insisto.
«Ho solo detto che è uno sfigato, non l’ho scritto su carta bollata e riguarda una mia percezione, ora. Non ho detto che lui non possa cambiare o altro. Magari domani si sveglierà e sarà un altro uomo.»
La solita giocoliera delle parole, ma non sarebbe lei. La fisso, colta da mille pensieri. Non amo neppure io il politicamente corretto, ma definire Albi Bel un “caso umano” e uno “sfigato” ha su di me un effetto strano. Sono termini che non mi appartengono, non appartengono al mio emisfero di missione.
Faccio una smorfia. «A volte bisogna veramente moderare le parole, per non ferire qualcuno.»
«Ma lui non è qui» Loretta si alza infilando la tracolla dello zainetto con le borchie argentate. Si passa le dita tra i capelli, con noncuranza. «Tesoro, devo andare. Quando hai l’intervista con Madame LaSage?»
Sposto lo sguardo sull’orologio da polso. Oh, melma! Se avessi il caffè in bocca, mi andrebbe di traverso di nuovo, ma mi limito a scattare in piedi come una molla isterica sotto gli occhi sbalorditi dei presenti.
«Tra quaranta minuti! E devo impostare una rotta per casa di Dio!»
Lory dà un’ultima occhiata al suo dispositivo.
«Certo che non ti risparmi neppure la domenica!»
«Lascia stare. Non avrei dovuto nemmeno farla io, questa intervista.»
Loretta si ferma, sogghignando. «Avresti preferito l’uscita con il minestrone riscaldato? E poi, lei è la trapper del momento! Sai quante ragazzine vorrebbero essere al tuo posto?»
Mi passo le mani sul viso.
«Uh… vedi la mia eccitazione? È un dipinto di Van Gogh.»
La mia amica mi dà un colpetto alla spalla.
«Marco impazzirebbe.»
«Marco chi?».
Sbircia furtiva il display dell’iPhone e mi scocca un bacio sulla guancia.
«Te lo spiegherò, poi», mi strizza l’occhio per l’ultima volta, «mi raccomando, spacca tutto. Potrebbe essere la tua grande occasione.»
«Occasione di chi, scusa? Devo intervistare una trapper gender fluid che dichiara un’età che non ha.»
«Allora è anche una fluida dell’età! Come se fosse la prima e per marketing, soprattutto il gender», ride, cristallina, «ma potrebbe essere per te l’inizio di una nuova era!»
«Eh? Ma che diavolo dici?»
Lory si ferma per un attimo. Mi osserva, abbozza un altro sorriso luciferino.
«Intervista a un idolo della Gen Z uguale benvenuta nel mondo dei giovani! Magari conosci qualcuno di interessante!»
Mi sento invadere da un intenso formicolio, ma poi reagisco. «Dai, fiondiamoci via da qui o la discussione degenera. E comunque non mi interessano i ragazzi più giovani.»
«Be’, in alternativa, il tuo timido Romeo ti aspetta!»
Mi fermo e le mostro la lingua. Lei si ferma e guarda il taccuino.
«Oppure, lancerai un nuovo trend!» La guardo come se fossi impazzita, lei picchietta la copertina. «Madame LaSage adora gli unicorni. Stai facendo strategia?»
Nello stringere gli occhi, spariscono dietro le ciglia.
Io deglutisco, poi sorrido.
«Seee… era il taccuino più economico.»
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