ROSS - L'AGGIUSTACUORI
Capitolo 8 di 31

Scritto il 02/10/2026
da ROBERTA DE TOMI


⏱ ~7 min · 1307 parole



Felicità è…
Boys do fall in love di Robin Gibb (Bee Gees).
Il mio taccuino degli unicorni che diventa una story di successo sulla pagina della Trapper numero 1 in Italia e poi sulla pagina Instagram di Vasty.
Le rosicate di Emanuele che, dopo la riunione, mi ha dato un pestone fingendo che… Non l’ho fatto apposta!
Le gongolate di Tatiana contro Emanuele.
La Rosa Purpurea di Milano che si toglie le spine per avvicinarsi a me.
La rubrica che prende vita sulla pagina bianca del mio Ufficio Aperto ai cuori spezzati.
Poi il blocco.
A distanza di due giorni, il tempo per bruciare i grassi della felicità, perché lui mi scrive.

ALBI BEL. Depresso. Non esco più. E ho detto di no a una tipa.
ROSS. COOOSAAA?

Lo odio perché equivale all’urlato, ma questa volta il maiuscolo ci sta.

ALBI BEL. Sì, una conosciuta su MeetApp.

Mi manda la foto, mentre la chat di lavoro segnala il contatto di qualcuno.
La Bergé in persona.
Resto senza parole, alla vista della ragazza: una biondina con occhi castani e il sorriso di un angelo.

BOSS. Sei in linea?

Non me lo faccio ripetere: mollo Albi e accendo la telecamera.
La Boss non ha un capello fuori posto.
«Buongiorno, Dottoressa!»
«Chiamami Larissa e stai serena. Voi ragazze avete paura di me, ma tolta dal mio ruolo, sono come voi. Amo gli aperitivi, le tendenze e un bel fusto nel mio letto.»
«Toy Boy?» La domanda mi scivola dalle labbra, io mi tappo la bocca, ma ormai è troppo tardi.
Larissa scoppia a ridere.
«E di cosa?» Mi strizza l’occhio. «Ogni donna, prima o poi, prova l’ebbrezza di un Toy Boy.»
«E non lo trova… poco dignitoso?»
«La domanda che hai fatto a Madame LaSage.» La Boss si sistema la camicetta. «Rossella, qual è il problema?»
«Il problema?» balbetto, sentendomi per la seconda volta nell’arco di tre minuti una perfetta scema. «Quale problema?»
Larissa si sporge in avanti. Solleva le mani e le agita, come se volesse prendermi il viso.
«Tu sei brava a risolvere i problemi degli altri. Ma i tuoi?» Toccata e affondata, ma lei non ha intenzione di mollare la presa e il turno di parola: «La domanda che hai fatto era perfetta per l’intervista, ma non per te».
«Che cosa intendi dire?»
Sbatte le ciglia e abbozza un tenue sorriso.
«Intendo dire che dovresti sciogliere il ghiaccio in cui hai chiuso il tuo corpo, ma ancora prima la tua anima.»
«Ma…»
«Lo so, mi chiedi come faccio saperlo. Puoi chiamarla esperienza. Intuito femminile. O, semplicemente, ho capito chi sei e di cosa avresti bisogno.»
Mi lascio scappare un lungo sospiro, l’unica reazione che riesco ad avere. Il mio primo momento di felicità è ora scoppiato come una bolla che ha urtato il confine della realtà; quella realtà da cui troppo spesso scappo, forse per paura del dolore. O per paura di dover fare i conti con me stessa.
«Forse avrei bisogno di un grande amore?» chiedo alla fine, non so se più a me stessa o alla mia Boss.
Lei stringe una mano a pugno e sorride, maliziosa.
«Più concreta, tesoro. Tu hai bisogno di una cosa.» Si piega sulla destra, a un tocco ovattato alla porta. «Avanti.»
Claudia, la sua assistente, appare nella telecamera. Le passa un foglio, Larissa la ringrazia e la ragazza esce con fare deferente.
Il mio capo legge il documento alla velocità della luce, quindi si rivolge a me, cambiando argomento.
«Rossella, una cortesia. Ho una notizia molto interessante. Potresti fare un’intervista a un giovane e promettente imprenditore?»
Cado dalle nuvole o dalla mia bolla felice, e atterro nella mia nuova realtà.
«Per l’online?» chiedo.
Larissa gira l’indice intorno alla tempia.
«Si vede che devi ancora metabolizzare la promozione. L’intervista è anche per il cartaceo. La notizia non è un’agenzia, ma una nostra esclusiva.»
Quelle parole mi fanno rimbalzare sulla realtà.
«Wow. Accetto!»
La Boss apre un secondo pc portatile e digita alcune cose. Quindi torna a me, inforcando gli occhiali.
«Ti ho girato l’email in cui sono indicati i contatti del ragazzo. Abita a Modena, non dovresti avere problemi a spostarti.»
«Benissimo. Ma mi stava dicendo qualcosa?»
Apro la mia casella di posta elettronica e scarico la posta.
«Certo cara.» Toglie gli occhiali, prende una salvietta con cui pulisce le lenti. «Tu hai bisogno di una cosa.»

Apro la foto del ragazzo, mentre una domanda mi resta impigliata in testa. Alzo gli occhi verso il mio capo, devo avere l’espressione di una triglia con un lieve cenno di espressività.
Larissa solleva l’indice verso di me.
«Tu hai bisogno di una sana scopata. Di tante sane scopate.»
Resto immobile, questa volta come una triglia imbalsamata, ma sulle guance non avverto colpi di calore. Anzi, mi sento gelare, ma più per il vocabolario colorito usato dalla mega-direttrice di Vasty Mag. La donna che ha accelerato la mia carriera, dopo anni di quattro euro ad articolo e improbabili colloqui con direttori dalle mani più lunghe dello sguardo e direttrici arcigne e poco propense a nuove collaboratrici di talento.
Il mio capo si schiarisce la voce.
«Ho detto qualcosa di troppo forte?»
Osservo il mezzo busto ritratto nella foto. Il volto delicato, gli occhi cerulei, i capelli di un intenso castano dorato. Un volto che ho già visto.
«No… Stavo guardando…» Mi fermo. «Niente. Grazie per il consiglio.»
Larissa si sporge ancora in avanti.
«Non è un consiglio, quello che ti ho dato. È un obbligo. Verso te stessa. Un atto d’amore.» Solleva la mano e la scuote, come per cancellare qualcosa: «Comunque, voglio l’intervista entro le ore 10.00 di sabato. Grazie».
Interrompe la chiamata, lasciandomi a bocca aperta.
Il telefono squilla.
«Si può sapere dove sei finita? Non mi hai più risposto!»
Albi Bel è una furia, io non ho voglia di sorbirmelo.
«Ehi, calma o mi diverti verde come Hulk.»
«Hulk un tubo.»
E adesso cosa gli dico? Dell’intervista o del consiglio del mio capo? Nulla di tutto questo, perché subito penso a lui.
«Sbaglio, o sei in ufficio?»
Albi si ferma.
«Sì.»
«E siccome sei pagato con soldi pubblici, sei pregato di tornarci e di scrivermi quando avrai timbrato il cartellino per l’uscita.» Albi cerca di rispondere, io lo incalzo. «E ti do un consiglio. Fatti una scopata con quella biondina. Con Monica. Con chi vuoi. Ma fattela e datti una svegliata, perché il mondo non gira intorno solo ai tuoi problemi.»
Stacco la chiamata bruscamente. Mi rendo conto soltanto pochi minuti dopo di quello che ho detto.

ALBI BEL. Certe parole fanno male, lo sai? Soprattutto se dette da qualcuno a cui affideresti le chiavi di casa a occhi chiusi. Non me lo sarei mai aspettato, Ross. Non da te. Davvero pensi che io sia quel tipo di uomo? Davvero pensi che mi basti una scopata e via? Mi deludi davvero.

 

Le sue parole mi trafiggono, una a una. Resto immobile, come un ghiacciolo sullo stecco. Se solo le avessi ponderate. Se solo avessi contato almeno fino a dieci, prima di sbottare. E invece, ho stappato una bottiglia e ho lasciato uscire fiumi di schiuma trattenuta da anni. Io, un fiume in piena con cui ho dato l’impressione non di volergli dare un consiglio, ma di volermi liberare di lui.
A ripensare a quelle parole, avverto tra le righe il messaggio: “Vai al dunque e lasciami stare”.

Quanto può essere potente un sottotesto.
Stupida Ross.
Faccio per scrivergli, ma poi appoggio il dispositivo sulla scrivania. Ho paura di peggiorare la situazione, la mia onda emotiva è troppo alta e quella di Albi sarà il doppio. Ogni parola potrebbe essere fraintesa, quindi, ferma tutto e aspetta momenti migliori, Ross.
Sento la gola secca, non posso deglutire.
Ross, vecchia mia, questa volta hai toppato. Di brutto.
Mi porto le dita alle tempie.
Oh, melma. D’ora in avanti mi chiamerò Ross la Spezzacuori?

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