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Thomas
La voce di Laura ha un tono così particolarmente coinvolgente che mi rilasso solo ascoltandola. La gioia che traspare dalle sue parole mentre mi racconta di come vuole che diventi la sua libreria, mi rende felice di aver compiuto il gesto affrettato di comprargliela. Forse sono stato impulsivo, ma la contentezza che leggo nel suo sguardo mi ripaga perfettamente. Voglio che sia felice, se lo merita dopo che quel tale che prenderei volentieri a pugni, ha distrutto il suo sogno senza pensarci un secondo.
«Vuoi bere un po’ di camomilla?» chiede Laura dopo un po’.
«Lo vuoi un segreto? La odio» le confesso e lei ride sottovoce. «Mia madre però è convinta che mi aiuti così lascio che me la prepari, si rende utile ed è contenta anche se ne bevo solo un sorso»
«Allora bevi un sorso adesso»
«Non ora, mi piace tenerti stretta tra le braccia» ammetto stringendola più forte. «Quindi la data precisa di apertura quando sarebbe?»
«Forse dopodomani, Aria si sta occupando di invitare tutti i maioresi spero ci sia ancora qualche turista in modo che possa spargere la voce una volta tornato a casa»
«Forse avrei dovuto comprartela a inizio mese, mi sono mosso tardi»
«Non avrei accettato un regalo da te in quel momento, anche adesso continuo a pensare che sia troppo»
«Ne abbiamo già parlato, non devi...» la mia voce si spegne perché una tosse improvvisa mi blocca le parole. È una tosse violenta e sono costretto a mettermi a sedere per lasciare che i polmoni si sentano liberi di svolgere il loro compito. Laura si è mossa con me, mi passa la tazza calda e ne bevo un sorso che per fortuna svolge l'effetto desiderato.
«Mia mamma sarà felice di sapere che il suo liquido troppo dolce funziona.» Le ripasso la tazza ostentando un sorriso, ma Laura non lo ricambia. I suoi occhi sono velati di preoccupazione e io detesto esserne la causa. Voglio che sorrida, che sia felice, non che passi il tempo a essere angosciata per me.
«Thomas»
«A volte capita che la tossi arrivi nei momenti meno opportuni» minimizzo. Rimettermi steso non aiuta, ho bisogno di stare sollevato adesso. Laura mi aiuta a mettere il cuscino dietro la mia schiena e con un sospiro di sollievo mi appoggio guardandola. «Non è male come sembra, posso gestirlo. A che ora ci sarà l'apertura?»
Lo sguardo di Laura sembra indeciso se assecondarmi o riempirmi di domande. Afferro la sua mano e me la porto alle labbra.
«Ti ricordi quando ti ho detto che capitavano anche giornate no? Ecco, questa è una di quelle, ma se mi aiuti a distrarmi andrà meglio, ne ho bisogno. Qual è l'orario?»
«Ho pensato che le dieci del mattino sarebbe stato comodo per tutti» risponde Laura dopo un attimo. Poggia la testa contro il mio petto e mi tiene stretto. «La nonna ha promesso che mi preparerà una montagna di dolci per l'inaugurazione e già litigava col nonno su quale preparare»
«I tuoi nonni sono fantastici.» Sorrido mentre accarezzo i suoi capelli. «Sembrano detestarsi tutto il tempo, invece si amano molto. Mi piacerebbe avere un futuro come loro un giorno».
Laura
Sento il mio cuore perdere un battito quando pronuncia quelle parole. Thomas sembra essersi accorto del mio sussulto involontario perché mi bacia tra i capelli.
«Fino a poco tempo fa non pensavo al mio futuro così a lungo termine. Ma adesso quando ci penso, vedo te al mio fianco sempre e comunque»
Non rispondo, ma mi premo più forte contro di lui scacciando le parole di Alan e di Aria che mi tormentano anche se fingo di non pensarci.
«Cosa c'è che non va angel?»
Non so come faccia, ma riesce a percepire ogni mio stato d'animo e diventa impossibile nascondergli qualcosa.
«Ho promesso ad Aria di conoscere il suo ragazzo» rispondo dopo un attimo. «Arriverà domani, lei dice che forse Riccardo potrebbe riconoscerti e forse questo gioverà alla tua immagine. Sono sicura che Alan sarebbe d’accordo, di certo lui pensa che...»
«Un momento» m'interrompe Thomas sollevandomi il mento. «Che cosa c'entra Alan con Aria?»
Il suo sguardo attento non è di accusa, c'è solo curiosità dietro i suoi occhi blu e allora decido di dirgli ogni cosa. Non ha senso nascondere quest'incontro e poi credo davvero che Alan tenga a lui, al suo futuro.
«Ha ragione» concludo dopo che gli ho spiegato le ragioni del suo agente. «Dovresti tornare, riprendere in mano la tua vita e fare in modo che questo lungo periodo d'assenza non intacchi il tuo nome»
«Non ho scritto quella canzone per il mondo, l'ho fatto per te»
«Lo so» mormoro baciandogli l'angolo della bocca. «Ma è giusto che tu faccia quello che più ami. Non puoi dirmi di inseguire il mio sogno se poi tu non fai lo stesso non pensi? Devi tornare su quel palco e far sognare tutti con la tua voce»
Thomas resta in silenzio per un momento così lungo che temo di aver detto troppo. Non era mia intenzione spingerlo a fare qualcosa che non vuole, ma so che nel profondo lui è consapevole del fatto che io abbia ragione. Sono sicura che in realtà tornare a cantare è quello che vuole davvero anche se non l'hai mai detto apertamente.
«Ho lasciato tutto perché pensavo di non avere speranze di sopravvivenza con la mia malattia, adesso però le possibilità ci sono» confessa Thomas dopo un lungo silenzio. «E forse potrei pensare seriamente di farlo»
I suoi occhi si accendono di una luce nuova mentre pensa seriamente alla possibilità di tornare ad esibirsi. Il mio cuore si spacca in due, sono felice con lui, profondamente ma sono così triste per me che non riesco quasi a parlare. Due sentimenti così diversi eppure sono la faccia della stessa medaglia mi che stringono il cuore in una morsa così stretta da temere di non riuscire più a respirare bene.
Thomas
Il pensiero di tornare sul palco, esibirmi con le mie canzoni, far conoscere al mondo la mia musica mi ha sfiorato poche volte in questi anni. Sono sempre stato sicuro che abbandonare tutto fosse la soluzione. Le mie condizioni fisiche mi rendevano impossibile prendermi cura di me stesso e della band, come potevo essere un leader del gruppo senza la salute a sostenermi?
Adesso però è diverso. Se l'operazione va bene tutto è messo in discussione, ogni cosa potrebbe seriamente tornare a posto.
«Come hai capito di amare la musica?» chiede Laura cogliendomi di sorpresa. «Io ho capito di amare i libri quando ho conosciuto il libro "Cuore" e da allora non ho più smesso di leggere, per te invece cos'è successo?»
«Mio padre era un musicista» mormoro a voce bassa. «Lui era nato a Londra ed era un bravo chitarrista, conobbe mia madre quando era lei in vacanza lì. Fu amore a prima vista, contro il parere dei suoi genitori lasciò l'Italia per amore e furono molto felici, viaggiavano molto perché mio padre per lavoro si spostava in continuazione, ma erano felici. Misero radici a Los Angeles quando nacqui, mio padre non smise mai di suonare solo che aveva detto addio ai viaggi. È stato lui a trasmettermi la passione per la musica, a invogliarmi a non arrendermi mai. È anche per lui che suono, perché il suo talento non vada mai perduto.
Dopo la sua morte, la mamma ha preferito tornare in Italia perché era troppo doloroso per lei vivere ancora a Los Angeles. Qui a Maiori ha trovato la pace che cercava»
«Mi sarebbe piaciuto conoscerlo» sussurra Laura e so che lo pensa davvero. Sono sicuro che sarebbero andati d’accordo e lui l'avrebbe adorata come me. «Non sapeva della tua malattia vero?»
«Ho preferito evitargli un'ulteriore sofferenza»
«Sono certa che sarebbe felice di sapere che vuoi tornare a suonare»
«Forse riuscirò a farti conoscere meglio la musica. Magari in America comincerai ad apprezzare qualcosa che io amo da tempo»
«Quando tornerai in America sarai occupato a riconquistare la tua fama da avere poco tempo per farmi da insegnante» replica con un sorriso tirato Laura. «Ma io imparerò ogni tua canzone te lo prometto e...»
«Quando tornerò in America, tu verrai con me» la interrompo subito. «Non vado da nessuna parte senza di te, questo è abbastanza chiaro»
Non riesco a credere che possa immaginare a una cosa del genere, è ovvio che non ci andrò solo e sto per ripeterglielo quando un nuovo colpo di tosse mi prende alla sprovvista e sono costretto a lasciarla andare.
Laura mi porge nuovamente la tazza di camomilla che non è più bollente, ma riesce a placare questa tosse impazzita. Mi sento intorpidito per via delle medicine e mi stendo sul letto faticando a tenere gli occhi aperti.
«Le medicine stanno facendo effetto, ho bisogno di chiudere gli occhi, ma sto bene perciò non spaventarti»
«Ok» sussurra Laura baciandomi la fronte. Chiudo gli occhi e cerco alla cieca la sua mano che lei stringe prontamente.
«Non torno a Los Angeles senza di te angel. Non voglio sentirti mai più parlare di discorsi simili.» Vorrei poterle dire altro, usare parole più decise, ma le medicine rendono complicato parlare e il sonno alla fine ha la meglio.
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