⏱ ~4 min · 726 parole
Fece un respiro profondo e poi le si avvicinò, poggiando la fronte su quella di Adeline. Le loro bocche erano di nuovo a pochi millimetri, ma nessuno dei due osava fare il passo successivo.
«Non voglio più rimpiangere, Adeline». Sirgey parlò con voce ferma, in lui vibrava una determinazione che lei non aveva mai visto prima. «Non voglio più guardarmi indietro e chiedermi
perché non ho fatto qualcosa, perché non ho detto qualcosa che avrei dovuto dire. Non voglio più vivere nel rimorso di ciò che avrei potuto essere per te, o per me stesso».
Era tanto bello così infervorato, che Adeline si sentì più audace. Se quella doveva essere l’ora della verità, desiderava essere sincera fino in fondo.
«Nemmeno Dio ha permesso che il mio ventre si riempisse dei figli di un altro uomo», gli sussurrò sulla bocca. «Ma il tempo non mi concederà che si riempia comunque dei tuoi».
«Non m’importa», mormorò lui. Non gli interessava un figlio.
Voleva lei al suo fianco, per il resto della vita.
«Ci siamo persi tanto tempo fa, Sirgey…».
«Si può forse perdere la ragione del proprio respiro?».
«Oh, caro!». Gli cadde fra le braccia e lui prontamente l’avvolse.
«Non negarmi il tuo bacio», lo pregò Adeline. «Non punirmi ancora».
La serra sembrava respirare insieme a loro. La sua voce era un sussurro impastato di desiderio e lui sentì il suo corpo reagire in risposta. Piegò la testa verso di lei e le sue mani si posarono sulla sua vita, stringendola con impeto. «Allora, se non ci sono più dubbi…», sussurrò, quasi a sé stesso, prima che i suoi occhi si chiudessero e il mondo attorno a loro svanisse. «Allora baciami, Adeline, e stavolta fallo tu».
La passione che si sprigionò tra loro era il risultato di quegli anni trascorsi a negare il desiderio. Non c’erano parole, solo il calore di due corpi che si riconoscevano.
Adeline sospirò, arrendendosi a quel bacio che la rapiva, che aveva iniziato lei, ma che adesso stava conducendo lui con un ardore tale che sentiva il cuore esplodere dentro di sé e il corpo bruciare.
«Finalmente», mormorò contro le sue labbra.
«Finalmente», rispose Sirgey con voce calda. «Non voglio perderti mai più, Adeline. Non voglio che ci sia mai più un solo momento di separazione».
«Non ci sarà». Lei sollevò una mano e si toccò la bocca per imprimere l’emozione che ancora le ardeva dentro. «Però non credo che avremmo dovuto fermarci».
«Oh, non mi fermerò, puoi starne certa. Ma prima…». La baciò un’ultima volta, poi raccolse il fascio di fiori e glieli depose fra le braccia, mentre lei seguiva i suoi gesti frastornata.
«Sono un lord o no?», scherzò sulle parole che poco prima gli aveva rivolto Adeline, ma era serio sul resto. «Un gentiluomo deve fare quel che deve. Tuo fratello mi aspetta nel suo studio».
«Edward?», si accigliò lei.
«Chi altri?», sorrise Sirgey. «A quanto pare abbiamo sempre avuto la sua benedizione».
Avevano perso tempo e attimi preziosi, e avevano rischiato di perdersi per sempre.
«Diventerai la signora Grayson e non sarai più una contessa.
Pensi di poterlo accettare?».
Con l’abito giallo pallido e il mazzo di fiori fra le braccia, Adeline sembrava già una sposa.
«Non m’importa», lo rassicurò lei.
«Il solo pensiero di perderti mi paralizza». Glielo disse anche se non c’era più niente da aggiungere, solo per l’urgenza di farle capire che non avrebbe retto a una nuova disperazione. Non ora che la speranza si era riaccesa in lui, rinvigorendo tutto il suo essere.
Adeline lo fissava con una comprensione profonda. Anche lei aveva paura di perderlo ancora, ma non sarebbe successo. Adesso ne era convinta.
«L’amore non è mai una certezza, Sirgey. È un rischio che vale la pena correre anche quando le paure si affacciano all’orizzonte. Lo abbiamo capito a nostre spese. E se adesso siamo davvero pronti a darci un’altra possibilità, se non abbiamo timore di
costruire insieme quello che il tempo e il cuore hanno frantumato, ciò che abbiamo sopportato può diventare comunque una meraviglia».
Sirgey l’abbracciò forte e la fece volteggiare fra le sue braccia per la serra, abbeverandosi del magnifico suono della sua risata. Le rose caddero per terra, si sparpagliarono sul pavimento come una coperta color cremisi. Le avrebbero raccolte poi. «Mia Adeline», esclamò accorato. «Amore mio, mio respiro e mia vita. Sei tu la mia meraviglia più grande».
⏱ ~4 min · 726 parole
Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.
i commenti sono soggetti a moderazione
Tutti i diritti riservati. I contenuti presenti su questa pagina sono di proprietà esclusiva dell'autrice/autore e non possono essere riprodotti, diffusi o copiati.

