⏱ ~10 min · 2012 parole
Il locale è finalmente vuoto e osservo anche l’ultimo cliente andare via barcollando. Non è una scena inusuale, per me. Ne vedo molti alzare il gomito, perdere conoscenza, delirare o addirittura addormentarsi su qualche tavolo. In questi anni di lavoro, Bob ne ha svegliati parecchi a suon di scossoni a fine serata. Non sappiamo cosa facciano una volta usciti di qui, in fondo perché dovrebbe importarci? Quando varcano la soglia del locale non sono più affar nostro.
Louis è ancora qui, che mi aspetta.
Saluto Bob, che ci lancia uno strano sguardo ma si fa gli affari suoi.
Raggiungo la mia auto e, come ogni notte, Louis mi segue con la moto. Ogni metro sembra un chilometro, l’attesa è dolce e aspra insieme, non so se essere impaziente o ansiosa. Forse entrambe le cose.
Quando mi fermo davanti casa, vedo Louis fare lo stesso e un inevitabile brivido di eccitazione mi corre lungo la schiena.
Non so cosa aspettarmi.
Louis è bello da togliere il fiato, ma non so se sarà un fiasco in quel senso. Finora non mi è mai importato che un uomo facesse cilecca a letto, ma è vero anche che finora non sono mai stata così eccitata all’idea di far sesso con qualcuno.
Spero che sia all’altezza delle mie aspettative, ma non per il sesso fine a se stesso. La verità è che, per una volta, voglio sentirmi libera e spensierata come non mi sono mai sentita, voglio godere senza troppi pensieri.
Quando mi è di fronte, capisco che è ansioso quanto me, se non di più.
È notte, non c’è anima viva nei paraggi e il silenzio è quasi surreale.
«Sei sicura?» chiede solo, e io apprezzo che lo faccia. Ecco che, come al solito, si distingue dalla massa con una semplice domanda.
«Sicurissima» rispondo e l’idea di essere io a condurre il gioco mi eccita ancora di più.
Lo prendo per mano e lo guido sotto il portico.
Louis sembra non resistere più e, prima che io possa aprire la porta, mi afferra per i fianchi e mi bacia.
È un bacio esigente, disperato, forse anche più del primo che ci siamo scambiati.
È un bacio sensuale, carico di promesse e frasi non dette.
Louis trattiene il mio labbro inferiore con i denti e a me sfugge un sospiro.
«Rose?» mi soffia sulle labbra umide dei suoi baci.
«Mmmh?»
«Se non ti sbrighi ad aprire la porta, ti scoperò qui sotto il portico, dove tutti potranno vederci».
Mi sfugge una risata. «Credo che stia dormendo il mondo intero, a quest’ora».
«Be’, allora…» Louis si riavvicina con un sorriso malizioso ma, a malincuore, lo fermo con il palmo della mano premuto sul suo petto.
«Meglio aprire. Se dovesse passare qualche pattuglia notturna, non potremmo finire quello che abbiamo iniziato». Il suo sorriso si allarga e mi piace, diamine se mi piace.
Merda! Sto diventando come una di quelle pervertite ninfomani che si bagnano le mutandine solo grazie a un sorriso sexy?
Decisamente sì.
Quando finalmente varchiamo la soglia di casa, sono costretta a fermarlo di nuovo.
«Sai che vivo insieme a mia figlia…» bisbiglio e lui annuisce. «Volevo solo dirti…»
«Ho già capito. Non farò rumore, stai tranquilla».
Ed ecco un altro di quei momenti in cui sento che potrei provare qualcosa di serio per quest’uomo. Non sono innamorata, e non so se lo sarò mai di qualcuno, ma quello che provo in questo momento credo si avvicini molto.
Ha capito qual è la mia priorità e l’ha accettata in modo tranquillo. Non sembra infastidito, come lo sarebbero molti uomini, né strafottente. Leggo il rispetto nel suo sguardo e dentro di me avverto un moto di gratitudine.
Sembra un’inezia ma non lo è. Non per me.
Quando il tepore della casa ci accoglie, Jodie dorme tranquilla nella sua stanza. Laurell, la baby-sitter, è in salotto a guardare la tv. Mi saluta con uno sbadiglio, ma appena vede Louis si raddrizza immediatamente con un’aria imbarazzata. È così buffa che mi viene quasi da sorridere. In effetti Laurell non mi ha mai vista accompagnata e, dalla sua espressione stranita, capisco che è davvero sorpresa. Alza gli occhi verso di lui e arrossisce. Balbetta un saluto veloce e si defila, sotto il nostro sguardo divertito.
Nel giro di qualche minuto, io e Louis restiamo soli, nel silenzio della casa.
La tv è ormai spenta e Jodie, per fortuna, continua a dormire.
In un altro momento mi soffermerei a riflettere su quanto sia strana la presenza di un uomo in casa mia e forse mi sentirei anche a disagio, perché è una dimora umile e sono sicura che Louis ne abbia viste di migliori.
Ma non adesso.
Non con la sua mano che stringe la mia, mentre lo conduco in silenzio in camera da letto.
Louis non si guarda attorno, ha gli occhi fissi su di me.
Osserva ogni mio più piccolo movimento e, quando faccio scivolare il vestito sul pavimento, le sue pupille si allargano e un sorriso estasiato si fa strada su quelle labbra sensuali.
Sono abituata a essere guardata. D’altra parte, con il lavoro che faccio, è inevitabile che accada. Gli uomini mi guarderebbero anche se fossi poco avvenente, perché sono abituati a farlo a prescindere. Il fatto che io sia anche carina, aumenta il loro istinto di caccia.
Sono abituata alle occhiate lascive, al desiderio di possedere il mio corpo, agli occhi colmi di trionfo se dico di sì.
Louis, però, come al solito si distingue da tutto e tutti. Non mi osserva come un trofeo da esibire in vetrina, anche se mi mangia con gli occhi. Non mi considera un pezzo di carne in vendita, mi guarda con una venerazione che mai nessuno ha adoperato con me.
È strano ma, da quando conosco Louis, ho scoperto di avere più punti deboli di quanto immaginassi. Per esempio, non immaginavo che uno sguardo simile da parte di un uomo mi potesse piacere così tanto.
Così tanto da togliermi il respiro.
Così tanto da volere le sue mani e le sue labbra dappertutto.
Così tanto da desiderare di sentirlo mio.
Louis mi bacia e io smetto di pensare. Le sue labbra sono affamate, così come le sue mani, che mi stringono il sedere e mi attirano ai suoi lombi.
Avverto la sua eccitazione e so che è identica alla mia.
Sbottono la camicia scura che indossa e mi beo del suo fisico scolpito. Quando lo sfioro, quasi ipnotizzata, e lentamente scendo verso il basso, la sua mano mi blocca il polso.
«Rose…» sussurra e il suo tono di voce roco tradisce ciò che sta provando in questo momento. «Sei sicura di voler giocare col fuoco?»
«Non ho paura di bruciarmi». È una bugia, lo so, ma in questo momento sono pronta a rischiare. Mi libero dalla presa e, con deliberata lentezza, inizio a sbottonargli i pantaloni.
Louis prima guarda le mie mani, si morde il labbro inferiore e poi riprende a fissarmi negli occhi. Non fa niente per sembrare eccitante, non fa di tutto per piacere, lui è eccitante di suo, senza alcuno sforzo.
Quando gli abbasso jeans e boxer, lo spettacolo che si presenta davanti ai miei occhi è a dir poco impressionante.
Non pensavo che Louis fosse così dotato. Ha un fisico possente, è vero, ma non credevo che fosse tutto possente.
Louis si accorge del mio sguardo meravigliato e gli sfugge una risata sommessa.
«Non credevo che ti avrei stupita così tanto».
«Infatti mi ha stupita lui, non tu» ribatto con una punta di ironia nella voce. Devo ammettere che non sono mai stata con un pene così grosso. Sì, ho visto uomini dotati nella mia vita, ma mai così tanto. Mi chiedo come sarà sentirlo dentro di me e devo ammettere che il pensiero mi eccita e mi spaventa allo stesso tempo.
«Sei preoccupata?» mi chiede allora Louis, leggendomi nella testa. Non so ancora come faccia.
«Sì, cioè no. Non so» ammetto mordicchiandomi il labbro inferiore. Lui mi guarda, incitandomi a parlare e io sospiro.
«È da molto che non sto… con uomo» confesso allora.
Louis sembra confuso. «Credevo che…»
«So cosa credevi ed è giusto, in parte. Non faccio sesso completo con i miei clienti, di solito».
A questo punto sembra afferrare il concetto e annuisce. «Se non te la senti, non…»
Gli poso un dito sul labbro, per zittirlo. «Me la sento».
Louis sorride. «Bene».
«Bene» sussurro. Stringo il pene nella mano e gli sfugge un gemito. Mi piace l’effetto che gli faccio, perciò continuo. Lo accarezzo su e giù, per tutta la sua lunghezza, ma quando sto per piegare la testa nella direzione del suo bacino, Louis mi ferma.
«Aspetta» dice con voce roca. «Lascia che questa volta sia io a prendermi cura di te».
Inizialmente non comprendo il significato delle sue parole, ma quando mi spinge dolcemente sul materasso e mi invita ad allargare le gambe, capisco.
E mi sento ancora più eccitata.
Louis mi sfila le mutandine e io mi ritrovo completamente alla sua mercè, bagnata e in fremente attesa della sua prossima mossa.
Louis si inginocchia a terra, mi spinge in avanti col bacino e mi attira alle sue labbra.
Non appena sento il primo tocco di lingua sul clitoride, è difficile non gridare.
So che Jodie dorme a pochi passi da noi e devo contenermi, ma la bocca di Louis si muove su di me e io soffoco le urla mordendomi un pugno.
Ci sa fare.
Non voglio pensare se sia per il fatto che è stato un gigolò o perché gli viene naturale, tutto ciò su cui voglio concentrarmi in questo momento è la sua lingua che mi accarezza dolcemente, fino a portarmi alla pazzia.
Mi sollevo sui gomiti qualche secondo a guardarlo e ciò che vedo mi eccita ancora di più.
Louis è chino proprio in mezzo alle mie gambe aperte con gli occhi socchiusi, concentrato. Non appena si accorge del mio sguardo, solleva gli occhi e mi fissa a sua volta.
Le sue iridi nere, velate di eccitazione, mi comunicano tutto ciò che è necessario, senza il bisogno di parlare.
Sa che mi sta portando all’apice del piacere.
Inclino indietro il capo, stringo le lenzuola tra le dita e mi mordo la lingua per evitare di urlare.
Dopo qualche secondo, l’orgasmo mi travolge come un vulcano in eruzione, provocando spasmi di piacere lungo tutto il corpo.
Non mi lascia il tempo di respirare.
Mi volta di schiena, la faccia schiacciata sul materasso, e penetra attraverso la mia fessura ancora bagnata di eccitazione.
Non me lo aspettavo così presto.
Sussulto, colta alla sprovvista, e tutta quella grandezza mi toglie il fiato.
È troppo enorme per godere subito.
Il mio corpo si prende del tempo per adattarsi e Louis lo comprende, perché inizia a muoversi molto piano.
Il ritmo è talmente lento che sento ogni centimetro della sua pelle a contatto con la mia. La mia eccitazione permette che scivoli bene, senza alcun attrito, e dopo qualche secondo torna la sensazione di piacere avuta un attimo prima grazie alla sua lingua.
Adesso è davvero difficile non urlare.
Ansimo, perché non riesco a tacere del tutto, e spero che aver chiuso la porta serva a qualcosa.
I nostri corpi eccitati sbattono l’uno contro l’altro e per qualche minuto si sente solo quel delizioso rumore, unito ai nostri respiri concitati.
Louis si china su di me e il suo respiro mi accarezza la nuca, provocandomi brividi su brividi.
«Cazzo, se sei bella» mormora con voce roca sulla mia pelle e io mi inarco ancora di più.
Non so se sia lui a toccare le corde giuste o io a essere recettiva in sua presenza, ma qualunque cosa faccia o dica quest’uomo riesce a eccitarmi ancora di più.
Qualche secondo dopo, infatti, raggiungo l’orgasmo.
Sento Louis baciarmi la schiena. «Vieni per me, così».
Pompa ancora più forte, toccando i punti giusti, e dopo poco mi raggiunge. Lo sento pulsare dentro di me, nonostante il preservativo, e quando le sue mani allentano la presa, crollo sul materasso, sfinita.
Non ho mai avuto un orgasmo così intenso in vita mia.
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