⏱ ~7 min · 1379 parole
Jasmine
Ovviamente ho perso l’ultimo autobus per casa, ma non è questo che brucia. Non è nemmeno la pioggerella sottile che, pian piano, mi bagna i capelli e i vestiti.
No, è lo sguardo deluso del professor Parks. So di essermi comportata da stupida. Non avrei dovuto alzare mani, non avrei dovuto reagire alle stupide provocazioni di Regina e non avrei dovuto dare spettacolo davanti all’intera scuola. Ho fatto di tutto, in questi anni, per risultare invisibile, anche se con scarsi risultati, e ora ho rovinato tutto in pochi minuti.
Il cellulare mi segna tre chiamate perse da parte di Ally, ma lo rimetto nello zaino, ignorandole. Con il mio atteggiamento sconsiderato, ho messo in pericolo anche lei. A quanto pare, non sono matura come credevo.
«Jasmine!» Una voce tra la pioggia mi costringe a voltarmi. Solo ora noto che un’auto si è accostata a me e dal finestrino aperto spunta il viso del professor Parks. «Forza, salta su. Ti do un passaggio».
Esito e lui se ne accorge. «Sta piovendo» dice solo e sappiamo entrambi che è una motivazione più che valida.
Casa mia è a cinque isolati dalla scuola, il che significa che sarò completamente zuppa quando arriverò a casa.
Faccio il giro della macchina e monto su, anche se terribilmente in imbarazzo.
Appena entrata, avverto subito un profumo leggero, maschile, probabilmente il dopobarba del professore.
Non sono mai stata una persona molto espansiva, ma questa situazione inaspettata mi fa sentire più timida di quanto io non sia. Sembra che un intero esercito di farfalle stia svolazzando allegramente nel mio stomaco.
Il professore mi chiede la via, gliela indico e riparte. Lo osservo di sottecchi, sperando che lui non se ne accorga, e noto immediatamente la facilità con cui guida la sua auto un po’ datata.
«Non hai ancora la patente?» mi chiede a un tratto, continuando a tenere gli occhi fissi sulla strada bagnata.
«Io… Sì, ce l’ho, ma i miei mi compreranno una macchina solo dopo il diploma» rispondo e un secondo dopo mi sento stupida. Non vorrei apparire troppo infantile, una bambina che attende ancora la macchina dai suoi genitori, ma di fatto è quello che sono. In estate lavoro in un pub come cameriera, giusto per racimolare qualche spicciolo, ma il mio stipendio striminzito non basterebbe mai per un simile acquisto.
Il professore annuisce comprensivo e io mi sento in obbligo di parlare ancora.
«Professor Parks, mi dispiace davvero tanto per oggi. Non volevo fare quello che ho fatto» mormoro, mentre la pioggia continua a battere imperterrita sul tettuccio, sempre più forte.
«Ma lo hai fatto, Jasmine».
Di solito adoro quando pronuncia il mio nome, ma non stavolta, non con quel tono amareggiato.
«Lo so. Non volevo deluderla». La frase mi esce spontanea, senza riflettere, e lui si volta a guardarmi per qualche secondo, prima di girarsi di nuovo verso il parabrezza.
«Non mi hai deluso. Hai rischiato di mandare all’aria la tua carriera scolastica per cosa? Una scaramuccia tra liceali?»
Quindi è così che la vede.
«È molto più di questo» ho il coraggio di dire.
Nell’abitacolo cala il silenzio, finché lui non ferma l’auto proprio davanti casa mia.
«Grazie del passaggio» dico quindi. Sto per aprire lo sportello, quando la sua mano mi sfiora il braccio, bloccandomi sul posto.
«Hai rischiato di non partecipare al concorso». Mi volto a osservarlo e la vicinanza tra noi è troppa. Mi sono trovata spesso a contatto con il professore, ma mai in modo così intimo. Io e lui soli, dentro la sua macchina, sotto a una tempesta. Ally ci ricamerebbe sopra miliardi di sogni, se solo sapesse.
«Mi dispiace» riesco solo a dire. «Regina è così…» Mi rendo conto che sto per farlo, sto per confidarmi.
Mi fermo appena in tempo e noto che lui sembra in attesa, probabilmente curioso di ascoltare la mia versione dei fatti.
Ma non mi sono mai confidata con un professore e non lo farò oggi.
Scaramucce tra liceali, ecco come le vede lui. Devo ricordarlo, prima di parlare troppo.
«Non importa» concludo quindi.
Esco dall’auto di corsa, un po’ di corsa e un po’ per non vedere la sua espressione.
Ha detto di non essere deluso ma sono convinta che lo sia, perché lo sono anche io.
Di me stessa.
«Cavolo, voglio essere anche io in punizione!» Ally si lagna mettendo su il broncio e a me sfugge una risata. «Sta’ ferma, altrimenti ti sporcherò tutte le dita».
Sospiro, tornando di nuovo immobile. «E tu smettila di farmi ridere!»
Da quando Ally è diventata una appassionata di onicotecnica, una volta ogni tre settimane insiste a usarmi come cavia per smalti di ogni genere e colori. Ha comprato tutta l’attrezzatura un anno fa, anche se è autodidatta, e adora sperimentare su di me e su di lei la sua abilità. A me non dispiace, anche perché è brava, e mi piace vedere le mie unghie colorate. Questa volta è il turno di un arancione scuro, il colore dell’autunno a detta sua. Siamo sulla sua stanza, precisamente sul letto, e io sfoglio una rivista con la mano libera.
«Cioè, ma ti rendi conto? Da sola con il professore, in biblioteca! Esiste qualcosa di più romantico?» Ha l’aria sognante mentre lo chiede e io le scocco un’occhiataccia.
«Ally, ma hai capito che mi sono salvata per un pelo? Rischiavo l’espulsione, diamine!»
«Sì, lo so, ma è andata bene, no? Anzi, benissimo, direi» afferma con un sorriso malizioso. «E poi quella stronza di Regina meritava una lezione».
Lo so da me, anche se il prezzo da pagare, con lei, è sempre fin troppo alto.
«Non vedo l’ora che finisca la scuola» mi lascio sfuggire e Ally mi guarda con un misto di comprensione e delicatezza.
«So che è dura per te, Jasmine» dice e io resto per un attimo spiazzata. Non ho mai confidato a Ally tutte le angherie subite in questi anni, conosce solo l’un per cento di tutto ciò che ho passato, eppure la sento così vicina in questo momento, come se sapesse ogni minimo particolare. Credo che noti la mia espressione stupita, perché mi sorride dolcemente. «Non pensare che non mi sia accorta di quanto soffri. Che amica sarei se non lo avessi fatto?»
Vorrei dire qualcosa ma le parole mi muoiono in gola, insieme alla mia capacità di fare qualunque altra cosa.
«Io ti voglio bene, Jasmine, e sono sicura che se solo il mondo sapesse quanto vali, se solo conoscesse la rosa che alberga nel tuo cuore, non ti tratterebbe in questo modo. Io l’ho vista e so che qualcun altro lo farà. Ne sono certa. Non sei fatta per piacere a tutti, ma quei pochi che ti ameranno varranno quanto il mondo intero».
Resto senza fiato per la bellezza e la dolcezza di quelle parole. Ally è sempre così spensierata, sempre così sopra le nuvole, che sono sempre stata convinta di riuscire a escluderla dai miei demoni interiori ed esteriori, quelli che mi attanagliano e non mi lasciano andare. Ho trascorso una vita a essere insultata e derisa da chiunque, ma non da lei. La mia cara Ally è un dono prezioso che la vita ha voluto farmi in mezzo a tutta questa melma, un ombrello robusto sotto la tempesta.
«Sei tu sola a valere quanto il mondo, Ally» mormoro infine, emozionata. A questo punto stiamo piangendo entrambe.
La abbraccio di slancio, anche se di solito non amo il contatto e le smancerie, e lei mi stringe con forza, come se avesse paura a lasciarmi andare.
«Ehi, così rovinerai tutto il mio lavoro!» scherza quando ci stacchiamo, con un sorriso, afferrando la mano su cui stava applicando lo smalto.
Rido e scrollo le spalle, mentre lei si rimette a lavoro.
«Grazie, Ally» dico quando ha finito.
«Per così poco… sai che mi piace farlo, e poi hai delle mani talmente belle…»
«Non mi riferivo alle unghie». Ora ho capito perché si mostra ai miei occhi sempre leggera e spensierata. È per farmi sorridere, per non farmi pensare a tutto il resto, e ci riesce sempre. Chiacchierare con lei del più e del meno mi aiuta ad affrontare le giornate a scuola, che a volte sembrano non finire mai.
«Lo so» sussurra con un sorriso, prima di iniziare a riporre tutti i suoi strumenti da lavoro.
⏱ ~7 min
Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.
i commenti sono soggetti a moderazione
Tutti i diritti riservati. I contenuti presenti su questa pagina sono di proprietà esclusiva dell'autrice/autore e non possono essere riprodotti, diffusi o copiati.


