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Sono passati sette giorni dall’inizio del reality e già da cinque Federica ci sta degnando della sua presenza.
Anche se, sia mai, i lavori che ritiene pesanti o schifosi li lascia fare a noi, come smuovere il terreno, maneggiare il letame o pulire dalle galline.
Però, dai, non possiamo lamentarci perché siamo tutti assieme e, cosa ancora più bella, abbiamo quasi finito.
Secondo Philip, il resto sarà tutto in discesa e a noi basta questo per essere di buon umore.
Inoltre, c'è una novità.
Ieri è passato il postino e ci ha lasciato una lettera della produzione. Domani sera avremo la possibilità di guadagnarci una notevole scorta di farina e di lievito e tutti sanno quante prelibatezze potrei preparare con questi due ingredienti. Non ne possiamo davvero più di uova e verdure, pur cercando di impegnarmi per presentarli in mille modi differenti.
Non vediamo l'ora di sapere cosa ci aspetta e, sono sicura, tutti ci impegneremo per vincere.
«Se hai bisogno di un'impastatrice, mi offro volontario» se ne esce Andrea, facendomi saltare il cuore in gola.
«Anche io!» si aggiungono in coro Jalil, Giovanni e Chéng.
«Sì, ma senza maglietta» commenta Francesca, trovandoci tutte d'accordo. Sarebbe certamente un bel vedere.
«Mmh, pane impastato col sudore… che bontà» commenta con sarcasmo Noah, intento a sistemare le bottiglie d'acqua che ci aiuteranno a innaffiare ciò che la pompa non riesce a raggiungere.
Ridiamo ed è bello questo clima allegro. Il lavoro in rigoroso silenzio stava diventando pesante.
Gli unici che non si sono mai persi d'animo sono Giovanni, Francesca, Caterina, Philip e Andrea, che ci hanno aiutato molto a non buttarci giù.
I primi due hanno addirittura iniziato a flirtare.
Beati, io non avrò questa fortuna con chi mi piace.
Osservo Andrea e mi si stringe lo stomaco.
In questi giorni, io e lui abbiamo legato tanto perché, come già sapevo a furia di stalkerarlo, abbiamo molte cose in comune, come i gusti per certi film, telefilm e l’amore per la lettura. Proprio come me, si è portato dietro un libro e legge un capitolo ogni notte prima di addormentarsi.
Giuro che non c'è nulla di più afrodisiaco che vedere Andrea con un libro in mano. Per questo, non riesco a smettere di fare sogni erotici su di lui.
In compenso, la mattina non uso affatto l'acqua calda e ne rimane in più per gli altri.
«Tutto bene?» mi domanda perplesso.
Sbatto le palpebre più volte, realizzando che sono rimasta imbambolata a fissarlo.
«Sì, sì» rispondo avvampando, finendo di raccogliere in un lampo le poche fragole già rosse, poi scappo letteralmente via per portarle in cucina.
“Che razza di deficiente!” mi insulto, lasciandomi andare su una sedia.
Stupida.
Stupida.
Stupida.
Mi ero illusa di riuscire a comportarmi da persona matura quale sono, ma non ho messo in conto che se comincio a viaggiare con la mente il mio sguardo si sposta sistematicamente su di lui.
E questo non va bene.
Non va affatto bene.
"Basta, Carla, sul serio. Ti rendi conto che le telecamere stanno filmando e rischi di ricevere insulti perché vuoi una persona già impegnata?"
Mi viene da piangere.
Io non sono così.
Io non mi permetto di fare avance a chi ha già qualcuno.
Ma se la prenderanno lo stesso con me.
Ne sono sicura.
Mi alzo all'improvviso e corro, per rifugiarmi nella Secret.
Mai come in questo momento, ho bisogno di stare sola. Le lacrime stanno per rompere gli argini e non voglio farmi vedere mentre piango per la situazione in cui mi trovo.
Entro, mi chiudo la porta alle spalle e il display col conto alla rovescia parte.
Per come mi sento, non mi guardo nemmeno intorno.
Crollo in ginocchio e, con un pianto disperato, lascio andare tutto ciò che sto trattenendo da quando Andrea Russo è entrato nel capannone: frustrazione, nervosismo, tristezza, eccitazione, senso di colpa.
Mi sento sbagliata.
Vorrei sul serio azzerare ciò che provo, anche per rispetto nei suoi confronti, ma non ne sono in grado.
E questo mi fa sentire male.
Mi fa soffrire.
Mi fa desiderare di andarmene via da qui.
Anche se non posso permettermelo.
C'è una sanzione molto cospicua se uno di noi dovesse lasciare il programma senza una motivazione valida, e io rischierei di finire sul lastrico per pagarla.
Sono rovinata.
Dopo questo crollo emotivo, mi sono sentita subito meglio. Anche se sono consapevole di non aver risolto nulla, anzi, andrà sempre peggio man mano che avrò a che fare con Andrea.
Però ora non ci voglio pensare.
Preferisco sognare a occhi aperti ciò che potrei preparare se vinceremo quei premi. Potrei dedicarmi all’impastare il pane o fare un semplice piatto di pasta preparato col sugo degli ottimi pomodori dell'orto.
Ho già l'acquolina in bocca.
Finisco di bere il mio caffè e osservo gli altri chiacchierare allegri.
Oggi ci siamo alzati tutti all'alba per l'emozione di poter mangiare finalmente altro e, dopo aver innaffiato, ci siamo presi una pausa dal lavoro in attesa di ciò che dovremo fare questa sera.
Ho paura che non sarà poi così facile guadagnarci quegli ingredienti, anche se tutti sono convinti che le prime sfide saranno più semplici rispetto alle successive.
Si vede che non hanno mai seguito un reality.
Anche quelle del nostro primo giorno non erano una passeggiata, ma sembra che se ne siano già scordati.
Li lascio con questa convinzione e, dopo pranzo, cerco di riposarmi un'oretta.
Il pavimento è duro, pur essendomi sistemata sul tappeto che sembra cemento da quanto è rigido.
Quando l’ho visto per la prima volta, non sembrava.
Mi sdraio sul sacco a pelo senza infilarmici dentro, così come faccio ogni notte. Tanto basta una giacchina e dei pantaloni lunghi per non soffrire il freddo. Poi, per fortuna, le giornate diventano più calde ogni giorno che passa e a breve sono certa che dormirò direttamente in top e pantaloncini. Proprio come adesso, visto che ci sono all’incirca venti, venticinque gradi.
Fisso il soffitto, ma il sonno tarda ad arrivare.
Sarà che non sono più abituata a schiacciare un pisolino, perché odio l'idea che gli altri facciano qualcosa e io rimanga ferma a poltrire.
Sbuffo.
Che palle.
Quanto desidererei avere un interruttore per spegnermi.
Sfortunatamente, io non funziono così.
Viola, invece, sì.
Lei dormirebbe ovunque e in un lampo e l’ho sempre invidiata per questo.
Dio, mi manca la mia amica.
Chissà cosa starà facendo.
Mi starà guardando?
E mi avrà visto ieri, quando sono corsa nella Secret come se avessi avuto il diavolo alle calcagna?
E non parlo di Lucifer.
Da Tom Ellis mi farei prendere volentieri in svariati modi differenti.
Spero che Viola non si sia preoccupata.
Spero abbia visto che sto meglio e, magicamente, stamattina sono anche riuscita a conversare con Andrea, senza comportarmi da scema.
Punto lo sguardo sulla telecamera sopra il caminetto e sorrido.
Un sorriso solo per lei.
Capirà.
«Ciao.»
È Andrea. Ha la spalla posata sullo stipite dell'ingresso e le braccia incrociate. Come ogni giorno, indossa solo dei pantaloncini e mi trattengo dal non fissarlo con la bava alla bocca. «Tutto bene?» mi chiede premuroso.
«Non riesco a dormire.»
«Sei preoccupata per dopo?»
«Sì, ma ho anche nostalgia di casa. Mi manca la mia migliore amica.»
«Ti capisco, anche a me mancano i miei cari» dice, poi mi domanda «Vuoi compagnia?»
Tum tum tum.
«Sì», gli rispondo in un soffio anche se dovrei rifiutare.
Ma come faccio a dirgli di no?
È praticamente impossibile per me.
Il suo viso si illumina e subito mi raggiunge, accomodandosi con la schiena contro il muro alla mia destra.
Parliamo tanto.
Lui della sua famiglia, della ragazza, degli amici.
Io di chi non ho più e di chi mi è rimasto.
Conversare con lui è davvero piacevole e, se non provassi nulla, sarebbe bello rimanere sua amica anche al di fuori di questo gioco.
Ma non sarà possibile.
È giusto che le nostre strade si dividano.
Per me è già abbastanza doloroso così, chiudere tutti i ponti forse mi aiuterà a dare un’occhiata fuori da quello schermo, da quel profilo, da quelle foto e innamorarmi di qualcun altro.
Lo devo a me stessa.
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