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Andrea è diventato ancora più carino e affettuoso nei miei confronti, dopo il breve incontro nella Secret. Sia la mattina che, come Giovanni e Jalil, mi stringe e mi bacia sulla tempia o sulla guancia; sia la notte che mi fa l'occhiolino dal suo sacco a pelo, prima di spegnere le luci per dormire.
Inutile dire che tutte queste attenzioni non aiutano a far assopire ciò che provo per lui, però è anche vero che mi sento meno scema in sua presenza, riesco addirittura a scherzarci su, infatti mi godo molto di più lo stargli accanto, seppur senza provarci o senza poter allungare le mani per toccare quel torace e quelle braccia grosse sempre scoperte.
«Che buon profumo» si annuncia appunto lui, entrando in cucina con i capelli e il petto umidi e dei pantaloncini che potrebbero essere venduti come dei boxer.
Santo.
Cielo.
Tum tum tum.
«Potresti metterti qualcosa addosso?» domando esasperata, con le guance in fiamme, mentre tengo d'occhio le polpette di verdure nel forno.
«È troppo?» chiede innocentemente.
Tum tum tum.
«Ma mi vedi?» Indico il mio palese rossore. «Tra poco dovrai raccogliermi col cucchiaino.»
Ride. «Vado a chiedere dei pantaloni a Giò, i miei sono tutti a lavare.»
«Non dimenticare la maglietta.»
«Ma c'è caldo e ormai sono tutti a petto nudo come me» si lamenta, sbattendo gli occhioni da cucciolo.
Tum tum tum.
Maledetto.
«Va bene, niente maglia, ma almeno asciugati i capelli.»
Quelle goccioline che gli scivolano lente addosso mi stanno mandando letteralmente in pappa il cervello.
«Despota» borbotta sogghignando.
Va a cercare Giovanni e le mie spalle si rilassano non appena esce dalla stanza.
“Era ora che glielo dicessi! Brava!” mi complimento con me stessa.
«Carly, puoi venire un attimo nella Secret?»
Osservo Andrea confusa.
Che succede ora?
Annuisco, lascio la cucina nelle mani di Diana e Andrea mi fa strada fino alla casetta in legno.
Quando entriamo, scruto il timer che segna sette minuti, il tempo rimasto dalla chiacchierata di quattro giorni fa.
«Veloce. È un problema per te questo nostro rapporto d’amicizia?» chiede, senza nemmeno staccare la mano dalla maniglia.
Lo guardo negli occhi e percepisco dispiacere misto a tristezza.
Credo di non averlo mai visto così.
Il cuore mi si stringe.
Se da una parte vorrei rispondere che sì, essere amica di qualcuno che mi piace è dura, dall’altra questa affinità che si è creata mi fa star bene e allevia il dolore che provo sul fatto che non potrà mai essere mio.
Non potrò mai baciarlo.
Non potrò mai fare l’amore con lui.
Mi viene da piangere, ma mi contengo.
Non voglio mostrargli questo.
Voglio continuare così.
Ho bisogno di godermi questi attimi in sua compagnia, prima che uno di noi esca dal gioco e si torni alla realtà.
«No, perché?»
Sostiene il mio sguardo e, serio, risponde: «Niente, lascia perdere.» Poi si volta, abbassa la maniglia, ma lo afferro per il braccio prima che spinga la porta per aprirla.
«Andre, cosa sta succedendo?»
Non risponde. Guarda solo il punto dove lo sto toccando e, a disagio, lascio andare la presa.
«Scusa» sussurro.
Scuote la testa, poi posa l’altra mano sulla mia nuca e le sue labbra si soffermano qualche secondo sulla mia fronte. «Non è niente, davvero. Andiamo, va bene?»
Annuisco, anche se questo mi sembra un addio.
E fa male.
La prova della terza settimana consiste nel raccogliere le patate novelle in un gigantesco campo poco lontano dalla villa, infatti lo raggiungiamo a piedi.
Abbiamo tutta la giornata e, se riusciremo nell'impresa, potremo vincere un bel sacco da portarci via.
Sorprendentemente, ci lasciano una macchina chiamata scavapatate per aiutarci nel lavoro e Francesca ne approfitta subito per mettersi al volante.
Passiamo così tutto il tempo, con lei che guida e noi che raccogliamo velocemente ogni tubero che sbuca dal terreno grazie a questo santo macchinario.
Stranamente, oggi nessuno si è tirato indietro ed è per questo che finiamo in tempi record, giusto in tempo per goderci il tramonto.
«Franci, devi fare una cosa per me» si attiva Andrea, alzandosi di scatto dal terreno dove ci siamo tutti sdraiati per riposare prima di tornare alla villa. Afferra la macchina fotografica e le chiede di seguirlo.
Osserviamo tutta la scena, incuriositi.
Si scambiano giusto due parole e Francesca, dopo avergli fatto un radioso sorriso, sale sullo scavapatate e mette in moto.
Ed è così che Andrea si guadagna l’immunità nella diretta successiva: con una splendida foto di Francesca che mantiene il mezzo in bilico sulle due ruote laterali e il tramonto nello sfondo.
«Devi sapere, mio caro Andrea, che quella foto ha ottenuto ben un milione di mi piace e ti ha fatto guadagnare più di diecimila follower» gli rivela Gaia e il nostro applauso parte assieme a quello del pubblico in studio.
Sorride entusiasta e sento una fitta nello stomaco.
Mi sta evitando dalla toccata e fuga nella Secret.
Come se si fosse accorto che stavamo esagerando.
Come se si fosse pentito del legame che stavamo instaurando.
Ed è doloroso.
Sì, sono convinta di dover chiudere i rapporti quando uno di noi due uscirà di qui, ma ora che dobbiamo interagire quasi per forza mi distrugge passare dal tutto al nulla.
Mi manca da impazzire.
E non so come farò a continuare così.
Gaia torna e ci premia per la nostra costanza, regalando il rapido soggiorno nella Secret a tutti.
Un’altra fitta, ma stavolta al cuore.
Anche se ne avevo bisogno per stare un po’ sola ad ascoltare i miei pensieri, non ho usato i dieci minuti che ho vinto la volta scorsa.
Non volevo rivivere quel brutto momento con Andrea.
Così ho evitato di metterci piede.
E credo che non ci andrò nemmeno prossimamente.
La diretta va avanti con l’eliminazione di Federica, purtroppo non quella che tutti speravamo, e prosegue con una prova di resistenza che ci permetterà di vincere la chiave per un’altra stanza e ciò che ci servirà per non impazzire per la prossima sfida: una motosega.
Gaia ci riferisce, così, che dovremo tagliarci la legna per quando arriverà il freddo.
Ma quello sarà la settimana prossima, adesso a turno dobbiamo seguire un percorso a ostacoli per testare la nostra prestanza fisica dopo un mese nel programma.
Chi concluderà questo circuito, nel minor tempo possibile, potrà dormire in un letto come Philip e Jalil che, carinissimi, a turno stanno facendo riposare ognuno di noi in loro compagnia.
Non come quella stronza di Federica che se l’è tenuto tutto per sé.
Quando tocca a me, corro a perdifiato anche se non sono affatto abituata a farlo.
Salto, mi lancio nella piscina di sabbia uguale a quella della scorsa volta, poi ne esco e salgo una scala che mi porta a un ponte fatto di corde. Ho abbastanza paura dell’altezza, ma proseguo con gli occhi semichiusi e il cuore che batte all’impazzata.
Tum tum tum.
Circa cinque minuti dopo arrivo e so già che non ho vinto perché il miglior tempo è un minuto e mezzo.
Alla fine, è Chéng ad aggiudicarsi il nuovo letto.
Saluti finali e ce ne torniamo alla villa.
Distrutta, crollo in un sonno senza sogni, finalmente.
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