Scritto il 05/08/2026
da ERIKA COTZA


⏱ ~6 min

Tre giorni.

Mi hanno lasciato solo tre giorni per godermelo, facendomi illudere che finalmente la ruota stesse girando dalla mia parte.

Ma come una frana che mi travolge all’improvviso scopro che l’eliminato di questa sera è proprio Andrea.

Il mio Andrea.

Sento una fitta al cuore e gli occhi mi si gonfiano di lacrime, quando mi bacia per salutarmi.

Mi mancherà da impazzire.

Una lacrima si tuffa oltre le mie ciglia e si ferma sull’unione delle nostre labbra.

«Non piangere, Carly» sussurra a fior di labbra.

«Come faccio a non piangere?» mi esce in un singulto e lui, fregandosene di ciò che sta dicendo la presentatrice e dei tempi ristretti prima della pausa pubblicitaria, mi stringe forte a sé. Tra le sue braccia rimango compatta, ma ora, quando mi lascia andare, sento che mi sto sgretolando.

«Non lasciarti abbattere e continua così. Ti aspetto fuori» dice e, dopo aver salutato anche gli altri, si dirige verso l’uscita del capannone.

Un’altra lacrima scivola sul mio viso e non faccio nulla per fermarla.

Andrea si volta un’ultima volta prima di oltrepassare la soglia e i suoi occhi si perdono nei miei.

E i miei nei suoi.

Poi se ne va.

Gaia lancia la pubblicità e io rimango immobile, con lo sguardo puntato dove se n’è appena andato.

Francesca mi abbraccia forte e gli altri hanno tutti una carezza o una parola gentile nei miei confronti, anche Federica.

Tocca alla sfida di quest’oggi e non ricordo nemmeno come mi sono comportata e cosa ho fatto.

So solo che non ho vinto.

Il programma finisce e torniamo alla villa, dove mi rifugio nella camera che stavo iniziando a condividere con Andrea.

Era così bello svegliarmi la mattina e trovarlo al mio fianco…

Un sogno.

Il mio sogno che si realizzava.

Rimanevo a guardarlo finché non apriva gli occhi e mi sorrideva.

Un sorriso sereno.

Un sorriso felice.

Un sorriso solo per me.

Diceva che, dopo tutto il dolore provato con Vittoria, io gli stavo curando il cuore.

E anche lui si stava occupando del mio, trafitto dalle numerose perdite che la vita mi ha riservato.

Mi sdraio e tra i cuscini percepisco il nostro odore, che mi riporta a ieri, quando abbiamo fatto l’amore dopo esserci nascosti sotto le coperte. Le abbiamo incastrate tra il bordo del letto e l’anta della finestra, per non farci vedere dalle telecamere, poi ci siamo respirati, goduti, amati.

Non si vedeva molto, solo uno spiraglio di luce riusciva a penetrare il fatiscente tentativo di privacy. Ma mi è bastato per non perdere nessun particolare di ciò che stava accadendo tra noi.

Andrea mi ha divorato la bocca, poi il seno, infine ha posato le sue labbra nelle pieghe umide della mia femminilità.

Il suo sguardo birichino, poco prima di avventarsi sulla mia carne per la prima volta, non me lo dimenticherò mai.

Me l’ha leccata con straordinaria dovizia e accuratezza, penetrandomi prima con un dito, poi con due. E, quando ha sentito che ormai ero sul punto di non ritorno, mi ha succhiato il clitoride con una tale intensità da farmi raggiungere un orgasmo più che esplosivo.

Uno dei migliori provati in tutta la mia vita, infatti è stata dura trattenersi dal non godere a voce alta.

Quando è tornato sulle mie labbra, ho pensato che non ci fosse nulla di afrodisiaco come il mio sapore misto al suo.

Ero pronta a ricominciare.

Gli ho avvolto le cosce attorno al bacino e mi sono strusciata sulla sua erezione, per fargli capire che non resistevo più.

Avevo bisogno che mi facesse sua.

Mi ha accontentata e, con un movimento, è entrato in me.

Fino.

In.

Fondo.

Ho mugolato ed è l’unico momento che non ce l’ho fatta a star zitta, perché mi ha bruciato dentro quel desiderio che ho frenato fin troppo a lungo.

Ci siamo mossi, andandoci incontro a ogni stoccata.

Sempre più forte.

Sempre più rapidi per la voglia impellente che ci stava consumando, quando ancora non potevamo nemmeno toccarci.

Siamo venuti insieme, tuffandoci l’una negli occhi dell’altro.

Sbatto le palpebre e torno alla realtà.

Una realtà dove Andrea non c’è.

Come farò senza di lui?

Mi aspetterà davvero?

Vedrà Vittoria?

Tutte domande che mi fanno crollare in un pianto disperato.

 


 

«Ti aspetto fuori.»

Mi aggrappo con tutte le mie forze alle ultime parole che mi ha rivolto Andrea, per alzarmi stamattina e riprendere, con una spinta in più, questo gioco.

Mancano due mesi e mezzo alla fine di 50K Followers e siamo rimasti in cinque.

Andrea mi ha detto di continuare così, perché era sicuro che fossi una delle più papabili per la vittoria. Era convinto che sarei arrivata in finale, perché senza di me non ce l’avrebbero fatta.

Forse, ma è anche vero che senza Philip non ce l’avremo fatta e lui non è più in gara già da due settimane.

Però non voglio deluderlo.

Ma soprattutto non voglio deludere me stessa.

Voglio crederci.

E quando uscirò, quando sarà, andrò da lui senza il rimpianto di non averci almeno provato.

Gli altri si svegliano e mi trovano in cucina a spadellare.

Mi chiedono come sto ed è difficile rispondere a questa domanda. Sono triste, sì, ma allo stesso tempo sono carica come un razzo pronto per una spedizione nello spazio.

Il mio carattere combattente è tornato e sono fiera di me stessa.

 


 

«Ne mancano venti!» esclamo, dopo aver fatto un rapido calcolo.

La sfida di questa settimana consiste nel raccogliere olive, da ben cinquanta piante stracariche. Più ne facciamo, più il pubblico, votando, potrà decidere se concedere l’immunità a uno o due di noi che rischiano l’eliminazione.

E, a questo punto della gara, è un premio molto allettante. Ecco perché non mi do per vinta e incito gli altri a muoversi.

È il tramonto e siamo stremati.

Non ci siamo fermati nemmeno per mangiare e cominciamo a sentire i morsi della fame.

Le nostre mani rallentano, gli occhi non distinguono più la foglia dall’oliva e il buio ci sta lentamente avvolgendo.

Ma continuiamo.

Tutti.

Nessuno escluso.

Mi sorprende Federica, che all’inizio era una delle prime a cedere, ma ultimamente sembra una persona diversa.

Qualche giorno fa, siamo anche riuscite a scambiare due chiacchiere ed è un passo da gigante per noi.

Le tenebre ci circondano e ormai la prova è conclusa.

Non ce l’abbiamo fatta.

Non era mai successo in tutti questi mesi di fallire.

Che delusione.

Mangiamo in silenzio mentre torniamo alla villa e, quando arriviamo, ci laviamo prima di rinchiuderci nelle nostre stanze.

Mi sdraio nel letto e abbraccio il cuscino che usava Andrea.

Non me la sono sentita di lavare la federa e profuma ancora di lui.

Cosa starà facendo?

Mi starà guardando?

O starà editando qualche foto, perché avrà ripreso a lavorare?

Mi manca.

Spero abbia mantenuto la promessa e mi abbia cercata nei direct per scrivermi il suo numero di telefono, perché, quando uscirò, la prima cosa che farò sarà chiamarlo.

Ho bisogno di sentire la sua voce.

Chiudo gli occhi e ricordo il giorno dopo del racconto della storia tra lui e Vittoria.

Abbiamo parlato in modo totalmente differente dalle volte precedenti. Prima ci trattenevamo, ma essere liberi entrambi ci ha fatto aprire come mai prima d’ora. E una nuova consapevolezza si è fatta strada in noi: vogliamo vivere insieme.

Anche se ci conosciamo da poco.

Anche se è prematuro.

Anche se abitiamo in due città diverse, a circa sei ore d’auto l’una dall’altra.

Ma non importa.

Questo reality ci ha fatto vivere una vita al massimo, facendoci percepire più tempo di quello passato.

Vogliamo scommettere sulla nostra storia e godercela a trecentosessanta gradi.

Viola sarà felice per me.

E anche i miei genitori e nonna Angela da lassù.

Ormai ne sono sicura, Andrea è il mio per sempre.

 





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