Scritto il 12/08/2026
da ERIKA COTZA


⏱ ~4 min

«Chi avrebbe mai detto che avrei trovato l’amore durante un reality?» se ne esce Giovanni, dopo qualche minuto di silenzio.

È notte tarda e, dopo l’ennesima volta che mi rigiravo nel letto, ho deciso di alzarmi per scendere a bere un bicchiere d’acqua.

L’ho trovato in salotto, di fronte al camino acceso. Era pensieroso, per questo non volevo disturbarlo, ma mi ha sentito arrivare e, visto che non riuscivo a dormire, mi ha invitata a fargli compagnia.

«Non dirlo a me» rispondo e sorride.

«Tu, però, provavi già qualcosa per Andrea. Io non conoscevo Francesca. Per me è stato un colpo di fulmine a ciel sereno.»

«Sai che l’avevo capito? Ricordi che eravamo seduti fianco a fianco, quasi appiccicati perché non c’era più spazio sulla panca e, di volta in volta, tutti cercavamo di lasciare un posticino al concorrente dopo? Quando è entrata ho sentito un irrigidimento nella tua postura, come se ti avesse colpito qualcosa.»

Sorride dolcemente a quel ricordo. «Mi ha colpito lei: una piccoletta tutto pepe con gli occhi enormi e una forza incredibile.»

«Sei un uomo fortunato. Ma anche lei lo è» dico e lo penso veramente.

Sono due persone splendide e non ringrazierò mai abbastanza 50K Followers per avermeli fatti conoscere.

«Lo siete anche tu e Andrea. Anzi, lui di più data la relazione assurda in cui era impigliato» mormora. «L’hai fatto sentire desiderato, facendolo risvegliare dal torpore di quell’incubo. Ecco perché devi stare tranquilla e non pensare al peggio. L’hai sentito in studio: ti sta aspettando.»

Una lacrima sfugge al mio controllo.

«Scusami, non volevo farti piangere.»

Scuoto la testa. «Non è niente. Grazie, Giò. Sei un vero amico.»

«Grazie anche a te, Carly. Anche se non te ne accorgi, mi stai aiutando molto.»

«In che modo?» domando perplessa.

Non credo di aver fatto qualcosa.

Stiamo sempre insieme perché siamo amici, quello sì, ma basta.

«Ogni volta che ti chiedo se posso aiutarti in cucina, mi metti ai lavori forzati. Fare mi aiuta a non pensare.»

Annuisco, capendo cosa intende. «Anche a me. Per quello sto sfornando di tutto. Ingrasseremo come maiali.»

«Io no, io mi alleno» dice ridendo.

«Giusto, giusto. Mi domando dove trovi la voglia.»

È un pazzo.

Dopo tutto il lavoro, trova sempre un’oretta per fare qualche esercizio e correre.

«È la stessa, infinita, che hai tu di cucinare.»

Sorrido perché è vero.

L’amore per ciò che faccio mi rende una fonte inesauribile di energia.

«Comunque, se doveste ingrassare, siete proprio fortunati che qui ci sia un fantastico personal trainer che può aiutarvi.»

Scoppio a ridere, dandogli una spinta che, ovviamente, non lo smuove di un millimetro. «Sognatelo!»

 


 

«Va bene così?»

«No, continua. Vedi che l’impasto non è ancora liscio?»

Oggi Giovanni, Jalil e Federica mi hanno chiesto di potermi aiutare in cucina e, entusiasta, ho accettato volentieri questa novità, così ne ho approfittato per fargli preparare dei panini all’olio, visto che abbiamo questo nuovo ingrediente a disposizione.

Giovanni e Jalil li ho già addestrati per bene, sfruttandoli anche in passato, mentre per Federica è la prima volta e cerco di seguirla al meglio stando al suo fianco.

Per sua ammissione, non è brava a cucinare e ci tengo ad aiutarla, anche per il futuro.

Non abbiamo un ottimo rapporto, quello è vero, ma da sempre mi piace insegnare a Viola o a chi lo desidera ciò che amo fare. È appagante.

Federica continua a maltrattare il suo povero panetto e io, con pazienza, le spiego nuovamente come deve fare.

«Immagina di fare un massaggio» le dico, per farle capire. «Non devi spingere troppo perché rischi di far male, ma prenderti cura della persona.»

Lei annuisce e, finalmente, riesce a eseguire alla lettera ciò che le ho insegnato.

«Bravissima!» esclamo e lei sorride felice.

«Pronto! Ora cosa faccio, Carly?» mi chiede Jalil.

«Infilalo in una ciotola, avvolgi tutto con un panno umido e portalo accanto al camino.»

Esegue alla lettera e, per farmi sentire fino in salotto, aggiungo a voce alta «Non troppo vicino o rischia di cuocersi.»

Anche Giovanni finisce e fa ciò che ho appena ordinato a Jalil.

“Troppo bravi i miei apprendisti” penso soddisfatta, fermando Federica che è riuscita a rendere bellissimo il panetto.

«Grazie, Carla» dice sorridente.

Ricambio. «Figurati. Quando vuoi. A me fa piacere.»

 


 

Federica prende in parola il mio «quando vuoi» e ogni mattina mi è accanto per imparare una nuova ricetta o memorizzarne una già eseguita. Ha sete di conoscenza, una buona memoria ed è un’ottima ascoltatrice, e il tempo che passo con lei è davvero gradevole.

Se all’inizio mi avessero detto che sarebbe finita così, avrei riso in faccia al mio interlocutore.

Un giorno, dopo aver preparato della perfetta pasta fatta in casa, ha ammesso di aver paura di ritrovarsi in finale con Giò o Jalil, che sanno impastare il pane, cucinare un uovo all’occhio di bue e nient’altro.

È in imbarazzo mentre lo dice, perché significherebbe che io verrei eliminata.

Ma a me non importa.

Non più.

Mai arrendersi e non lo sto facendo, anzi, sono una trottola in continuo movimento, ma ormai è passato un mese senza Andrea e la lontananza mi pesa come un macigno nel petto.

“Aspettami” lo prego dentro di me.

 





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