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Rimango fossilizzata sul posto per non so quanto tempo.
Perché Andrea non mi ha scritto il suo numero?
Che cosa sta succedendo?
Lo cerco io? Non lo cerco?
Non so come comportarmi. Cosa fare.
Mi sfrego gli occhi.
Sono esausta da questa giornata infinita, e non solo, e non ragiono bene.
Vorrei contattarlo per scrivergli tante parolacce perché non ha mantenuto la promessa, ma anche per sapere se sta bene ed è tutto okay tra noi.
Con un briciolo d’amor proprio, decido di non lasciargli alcun messaggio.
Perché dovrei farlo io per prima?
Lui ha avuto tutto il tempo del mondo.
Stizzita, chiudo Instagram e mi accorgo che su WhatsApp c’è la notifica che segna alcuni messaggi ricevuti.
Molti sono dei miei colleghi della fabbrica, uno di Viola che mi dice che è fiera di me e di chiamarla appena potrò e un gruppo nuovo con tanti contatti che non ho in memoria.
Scopro così che Chéng, non si sa come, è riuscito a recuperare il mio numero personale e che Francesca, Giovanni, Diana, Philip e tutti gli altri hanno voluto farmi questa sorpresa per farmi sentire la loro vicinanza.
Digito in fretta la risposta:
Grazie a tutti, ragazzi. Vi voglio bene.
Do un’occhiata ai partecipanti del gruppo e scopro che c’è anche Andrea.
Il mio cuore salta un battito.
Forse non mi ha cercata per questo motivo. Perché il suo numero l’avrei avuto in questo modo.
Scorro la chat trattenendo il respiro e non c’è nessun suo messaggio.
Niente.
Controllo se almeno ha letto la mia risposta ma no, risulta solo consegnata.
Ma che fine ha fatto?
Sto iniziando a preoccuparmi!
Chiedo a Giovanni in privato, sperando che sappia qualcosa, e lui mi conferma la versione di Gaia:
È dovuto partire con urgenza per seguire un servizio fotografico.
“Proprio ora?” penso triste.
Sicuramente è crollato, stava facendo orari assurdi. Ti cercherà domani.
Aggiunge.
Mi esce un sospiro sofferto.
Lo spero. Grazie per le informazioni.
L’auto mi porta a quello che sarà l’hotel dove dormirò stanotte e cerco conforto nel servizio in camera. Anche se è tardi, mi faccio portare una porzione di tiramisù che sfamerebbe un reggimento e mi sento leggermente meglio; poi chiamo Viola ma non mi risponde, così lascio perdere. È tardi e immagino che domani debba lavorare.
Le scrivo un messaggio per mandarle la buonanotte e per dirle che non vedo l’ora di tornare a casa, poi mi metto sotto le coperte e, anche se ero convinta di non riuscire a chiudere occhio a causa di tutte le emozioni provate, crollo in un sonno profondo.
Sono le sette e quaranta del mattino e sono appena atterrata a Fiumicino.
In teoria, avevo il volo a metà mattina ma mi sono svegliata presto, come al solito, e ho deciso di anticiparlo.
Entro in un taxi e, in silenzio, osservo la città che sfila fuori dal finestrino, così come ho fatto durante tutto il viaggio in aereo.
Pensavo che a quest’ora sarei stata felice, invece provo una sensazione dolce amara.
Scrivo a Viola che manca poco al nostro incontro e lei mi risponde con un cuore enorme.
Non vedo l’ora di rivederla.
Il mio mezzo di trasporto passa vicino al Colosseo e sorrido, nonostante tutto. Mi è mancata da impazzire la mia città.
Il taxi mi lascia di fronte alla mia palazzina e guardo in alto. Speravo di trovare Viola qui fuori o magari affacciata alla finestra, in trepidante attesa di vedermi. Ma non c’è.
Un pizzico di delusione si fa strada in me.
Infilo la chiave nella toppa e apro il portone d’ingresso.
Hanno rimodernato l’atrio, dipingendolo di un bel color crema.
Davvero molto carino.
Salgo le scale che portano al mio piano, il secondo, attraverso il corridoio e appeso sulla porta di casa trovo un bigliettino.
Lo apro, incuriosita.
Sono dovuta uscire, ma torno appena posso. Ho lasciato una sorpresa per te in casa.
Ti voglio bene.
Ma che sta succedendo a tutti?
L’unica cosa che avrei voluto era lei ad accogliermi!
Perché non poteva aspettare?
Cosa aveva da fare alle otto e mezza del mattino?
Lei che non esce quasi mai…
Apro la porta, irritata, ma quando alzo lo sguardo per poco non mi viene un infarto.
Andrea è qui.
Tum tum tum.
«Ciao, Carly» sussurra con voce calda.
I suoi occhi scuri brillano alla luce del sole e il sorriso che mi riserva mi scioglie il cuore.
Tum tum tum.
«Ciao», riesco a pronunciare aggrappandomi alla maniglia della porta per non stramazzare a terra. «Cosa ci fai qui?»
Mi si avvicina, lentamente.
O forse sono io che lo vedo a rallentatore, bello com’è.
«Sono la sorpresa che ti ha lasciato la tua amica. Ti piace?»
Se mi piace… sto seriamente rischiando di rimanerci secca.
«Come ha fatto? Come hai fatto? Come…»
Con due falcate, Andrea mi raggiunge e non mi lascia finire di parlare. Infila le dita tra i miei capelli e le sue labbra si impossessano delle mie.
Tum tum tum.
Mi abbandono a questo bacio impellente per entrambi.
Non ci sono parole per spiegare ciò che sto sentendo in questo istante. È come se una bomba fosse esplosa nella mia gabbia toracica e ci fossero solo farfalle all’interno che ora vorticano libere.
Con le mani che non riescono a smettere di muoversi, per toccarci a vicenda, Andrea mi mordicchia la bocca, il mento, la guancia, poi torna a far danzare la sua lingua con la mia.
«Mi sei mancata da morire» ansima, strizzandomi il sedere.
«Anche tu» rispondo, saggiando anche io la consistenza del suo.
«Ti amo, Carla» aggiunge poi, stringendomi talmente forte da togliermi il respiro.
Respiro che recupero poco prima di rispondergli un commosso «Ti amo anche io.»
Subito dopo, me lo trascino in camera.
Non resisto.
Lo voglio dentro di me.
Ora.
Lo spingo letteralmente sul mio letto e mi spoglio velocemente dei miei abiti.
Anche lui fa lo stesso.
Gli salgo a cavalcioni non appena siamo nudi tutti e due e Andrea si lecca le labbra, prima che la sua bocca stuzzichi a turno i miei capezzoli turgidi.
È idilliaco come si dedica al mio seno ipersensibile, facendomi bagnare ancora di più.
Friziono il clitoride contro la sua erezione e gemo incontrollata, finalmente libera di poter urlare senza che qualcuno ci senta.
«Cristo, Carly!» esclama in estasi. «Giuro che dopo mi prenderò cura di te, ma adesso non ce la faccio più» boccheggia, afferrandosi il sesso con una mano. Lo indirizza verso la mia apertura e mi penetra in un solo colpo.
La mia carne lo accoglie con piacere ed entrambi ci muoviamo per venirci incontro nelle spinte, sempre più forti, sempre più veloci.
Non sono mai stata più felice di così.
Mi aggrappo al suo collo e il suo bacino continua ad andare su, poi giù, su, poi giù.
«Ci sono quasi» ansimo.
«Lo sento, piccola. Lasciati andare» mi dice, portando una mano tra di noi per sfregarmi il clitoride.
È la mia disfatta.
Appena lo fa, esplodo urlando il suo nome e lui mi raggiunge poco dopo riversando il suo seme in me.
«Ti amo, cazzo. Ti amo, ti amo, ti amo» ripete come una nenia, baciandomi le labbra, il collo, il cuore.
Una lacrima di gioia scende sul mio viso e bacia anche quella.
«Sembrerebbe che ti sia piaciuta questa sorpresa» dice, sorridendomi.
Tum tum tum.
«Da morire.»
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