Le tre arrivarono in fretta, senza che quasi me ne accorgessi.
Ero così presa da quanto mi aveva rivelato zia, e profondamente scossa, che dopo aver pranzato con lei e con mio padre, persi del tutto il contatto con la realtà.
Fu Henry a darmi uno scossone, apparendo all’improvviso nella mia stanza. Mi trovavo in piedi davanti a una delle ampie finestre, a osservare, senza tuttavia vederlo per davvero, il vasto panorama che si apriva davanti alla villa. Trasalii.
“Farai tardi Emy.”
Sussultai e mi girai di scatto verso il punto da cui mi era arrivata la voce che ben conoscevo. Mi portai una mano al cuore, sospirando, poi lanciai a Henry uno sguardo inceneritore.
“Non puoi apparire così! Accidenti!”
Lui abbozzò un sorriso timido e mosse un passo verso di me.
“Ti chiedo scusa e ti prometto che cercherò di non farlo mai più. Ma sei in ritardo, dovevo avvisarti!”
Lo fissai stralunata, senza capire.
“In ritardo?”
Henry alzò gli occhi al cielo. “L’appuntamento con Anthony, te ne sei scordata?”
All’improvviso, il mondo parve crollarmi addosso. Dopo un attimo di smarrimento, mi precipitai verso il comodino, afferrai il cellulare e guardai l’ora. Mancavano solo dieci minuti alle tre.
“Dannazione!” gridai, correndo a spalancare le ante dell’armadio.
Henry mi raggiunse, fluttuando, mentre io perlustravo con ansia gli abiti appesi sulle grucce.
“Non ringraziarmi, eh?” buttò là, fingendosi seccato.
Feci spallucce, mentre afferravo un abito nero e attillato.
“Ok ok, grazie!”
Sollevai l’abito, lo fissai per qualche istante, quindi lo gettai sul letto, scuotendo la testa.
“Qualcosa di colorato magari?” azzardò Henry, affiancandomi.
Mi girai verso di lui e lo fulminai ancora con un altro sguardo pericoloso.
“Non amo i colori.” sbottai, mentre mi impossessavo di un tubino grigio in lana.
“Bè, dovresti cambiare le tue abitudini. Il tuo armadio è più noioso della mia non vita, credimi.”
Sbuffai infastidita e mi precipitai verso il bagno, spalancando la porta con i nervi a fior di pelle.
“Non osare apparire qui dentro Henry!” lo minacciai, mentre mi liberavo dei jeans e della maglietta nera che avevo indossato quella mattina. “E a proposito, come diavolo facevi a sapere della mia uscita con Anthony?”
Henry si schiarì la voce prima di rispondermi. “Io so sempre tutto.”
Indossai in fretta l’abito e mi affacciai dalla porta. “Che intendi dire? Che mi spii senza che io me ne accorga?”
Henry parve impallidire e alzò le mani davanti a sé, agitandole forsennatamente.
“No no no! Non oserei mai farlo! Però devi sapere che la villa è infestata da molti spettri e che alcuni di loro sono dei ficcanaso.”
Mi bloccai, guardandolo con aria truce. “Impossibile. Io non li vedo.”
Henry si portò una mano ai capelli, grattandosi la testa, e mi sorrise.
“Non li vedi perché non tutti i fantasmi vogliono rivelarsi, Emy. Hai ancora parecchie cose da imparare sul nostro mondo, sai?”
Sbarrai gli occhi, quindi scossi la testa e mi diressi in fretta verso il comò. Aprii il primo cassetto e mi impossessai di un paio di calze nere e pesanti.
Le indossai in fretta, senza curarmi della presenza di Henry.
Poi mi precipitai nuovamente in bagno a pettinare i capelli, che decisi di lasciare sciolti sulle spalle, e mi truccai leggermente, tanto per non apparire proprio un cadavere. Lanciai infine un’occhiata esasperata alla benda sulla fronte, che purtroppo avrei dovuto tenere ancora per un po’ di giorni e che era del tutto antiestetica, quindi afferrai il rossetto rosso che passai più volte sulle labbra.
“Stai benissimo.” sussurrò Henry, guardandomi con interesse da testa a piedi.
Arrossii.
Avevo appena ricevuto un complimento da uno spettro, ma la cosa mi aveva comunque fatto un piacere immenso. Non mi ero mai considerata una bella ragazza e quando mi veniva fatto notare che in effetti lo ero, ne restavo sempre gradevolmente colpita.
“Grazie” risposi, allargando le labbra in un ampio sorriso “E grazie anche per avermi ricordato dell’appuntamento. Non ho avuto una bella giornata, oggi.”
Henry si rabbuiò all’istante.
“So anche questo. Mi dispiace. Ma io sono qui Emy. Se vuoi parlarmi, sarà sufficiente che tu dica il mio nome e io arriverò in un istante.”
Sentii le lacrime pungermi gli occhi, ma mi ribellai. Stavo per uscire con uno dei ragazzi più affascinanti che avessi mai conosciuto durante la mia noiosissima vita e che, sicuramente, mi avrebbe aiutata a dimenticare i tristi avvenimenti delle ultime ore.
Quindi non potevo assolutamente disperarmi o lasciarmi andare allo sconforto.
Così abbozzai un altro sorriso e in quel momento Henry sparì, lasciandomi sola con me stessa e le mie contrastanti emozioni.
Sospirai, drizzai la schiena, afferrai dall’armadio il lungo cappotto nero, indossai i miei soliti stivali scuri e comodi, e mi precipitai giù per le scale, raggiungendo l’ingresso in pochi istanti.
Anthony era già arrivato e stava parlando animatamente con Prudence, intenta a osservarlo con interesse.
“Ah, eccola!” esclamò lei, riservandomi un ampio sorriso.
“Sei splendida.” sussurrò poi chinandosi verso di me, in modo tale che lui non potesse sentire.
Avvampai e spostai lo sguardo su Anthony, che in effetti mi stava guardando con malizia.
E fu in quel momento che mi mancò il fiato.
Aveva indossato un paio di pantaloni scuri che spuntavano dal cappotto grigio e sfiancato, che gli arrivava fin sopra il ginocchio. I capelli biondi e ricci incorniciavano con perfezione il suo viso che, in quel momento, mi parve ancora più affascinante.
Lo raggiunsi in pochi istanti con le gambe che mi tremavano e vidi i suoi occhi verdi scorrere la mia figura da cima a piedi, per poi soffermarsi, anche se per un breve istante, sul mio seno, nascosto dal cappotto.
“Bellissima” sussurrò, mentre si chinava per depositarmi un bacio delicato su una guancia. “Stai bene? La ferita sulla fronte come va?
Sul punto dove le sue labbra avevano sfiorato la mia pelle, iniziai a percepire un calore intenso, che mi fece avvampare nuovamente.
Maledissi la mia assoluta incapacità di autocontrollo, quindi abbozzai un sorriso.
“Tutto ok, non mi fa male” borbottai, chinando il capo verso il pavimento. “E comunque anche tu, in fatto di look, non scherzi affatto.”
“Su su, ora andate ragazzi” si inserì zia, spingendomi con delicatezza verso la porta. “E divertitevi.”
Dopo aver salutato Prudence con una vigorosa stretta di mano, Anthony mi accompagnò verso la berlina scura che sostava dinanzi alla villa.
“Un’altra Mercedes?” mi sfuggì, mentre osservavo l’auto con perplessità.
Lui scoppiò a ridere, scosse la testa e si affrettò a aprire la portiera riservata all’ospite.
“Un vizio di famiglia. Amiamo le auto costose.”
Mi maledissi mentalmente per la pessima battuta e mi accomodai sul comodo sedile in pelle nera, mentre Anthony prendeva posto accanto a me.
Accese il motore e si girò a guardarmi.
“Sei davvero splendida Emy, anche con la benda sulla fronte.” sussurrò, stringendo gli occhi a fessura e lanciandomi uno sguardo ben poco innocente.
Non gli risposi, ma voltai il capo verso il finestrino, cercando di nascondere il rossore che, ancora una volta, si era impossessato delle mie guance.
Durante il tragitto verso Green Coast, Anthony mi chiese almeno dieci volte se mi sentissi davvero bene e implorò il mio perdono almeno venti volte.
E io, puntualmente, lo rassicurai su tutto.
Quando però affrontammo la curva che la notte prima ci aveva spediti diritti nell’oceano, il mio corpo fu percorso da una marea di brividi, che cessarono solo nel momento in cui l’auto imboccò la strada che ci avrebbe condotti verso la spiaggia principale della cittadina.
Pochi minuti dopo, Anthony fermò la berlina in un comodo parcheggio e si precipitò a aprire la mia portiera.
Ero sinceramente colpita dai suoi modi educati e affabili e mi ritrovai a pensare che davvero, nella mia vita, non avevo mai avuto la fortuna di conoscere ragazzi così a modo. Anthony sembrava appartenere a un’epoca passata e quel pensiero mi ricondusse immediatamente alla mia vita precedente.
Mi rabbuiai, mentre lui mi prendeva sottobraccio, per condurmi verso la spiaggia.
“Che succede?” mi chiese, allarmato. “Ti fa male la fronte?”
Scossi la testa, cercando di sorridere.
“No no. Sono solo un po’ stanca” risposi, anche se con un filo di voce. “E in verità, non amo particolarmente il freddo.”
In effetti, l’Oceano ci stava gettando contro delle ventate di aria gelida, che mi sferzavano con violenza il viso. Con la mano libera, sollevai il collo del cappotto e mi maledissi per non aver portato con me un cappello.
“Vuoi che andiamo a prendere qualcosa di caldo?” mi propose allora lui, guardandosi attorno.
Scossi ancora la testa. “No, preferisco passeggiare. Voglio vedere la spiaggia.”
“Bene allora” disse, aumentando il passo. “Ti piacerà quello che vedrai, Emy. Fidati di me.”
Accennai un sorriso e mi lasciai guidare da lui verso il vialetto cosparso di sabbia bianca, che si allungava sulla spiaggia principale di Green Coast. A quell’ora, c’erano parecchie persone che passeggiavano. Famiglie intere, coppiette, anziani soli o ragazzi e ragazze che facevano jogging, mentre ascoltavano musica con le cuffiette.
Sbarrai gli occhi, quando pochi minuti dopo giungemmo alla spiaggia, che si apriva ampia dinanzi a noi.
Il sole, ancora alto nel cielo, faceva brillare la sabbia bianca con bagliori argentati, che andavano a perdersi poi nel mare, incredibilmente azzurro e limpido, vista la stagione.
Alcuni gabbiani stavano garrendo a pochi metri dalla superficie dell’oceano e i loro versi andavano a mescolarsi con le grida di bambini intenti a giocare o con la sabbia o con gli aquiloni, che volteggiavano alti e allegri nel cielo chiaro.
Era indubbiamente uno spettacolo da togliere il fiato.
Anthony mi prese per mano e cominciammo a avvicinarci, senza fretta, all’acqua splendente del mare.
“In estate qui si riempie di ombrelloni” mi comunicò lui, sorridendo. “Questa è una delle spiagge più famose della Cornovaglia. Green Coast attira molti turisti nel periodo più caldo. E il turismo, si sa, porta ricchezza.”
Mi voltai a guardarlo e non potei evitare di storcere il caso. Lui se ne accorse e si bloccò, osservandomi con curiosità.
“Ho detto qualcosa di sbagliato?” chiese.
“La ricchezza. E’ così importante per te?”
Anthony sbarrò gli occhi, si passò la mano libera tra i capelli e sorrise.
“Diciamo che è una fetta importante della mia vita, ma non la più importante Emy.”
Lo guardai di traverso. Lui se ne accorse e si grattò il mento, anche se, in effetti, sembrava divertito.
“Bè, credo che non ci sia nulla di male nel lodare la ricchezza, Emy. Questo, comunque, non significa che io non creda anche nei veri principi.”
Lo fissai ancora per qualche istante, poi mi sentii improvvisamente stupida.
Così abbozzai un sorriso, facendo spallucce.
“Scusa.” mi limitai a rispondere.
Anthony, allora, alzò la mano libera, mi sfiorò delicatamente il viso, quindi spostò lo sguardo verso l’Oceano.
“Bello vero?” chiese.
Annuii, rapita dalla magnificenza di quel panorama che, sinceramente, aveva il potere di lasciarmi di stucco e senza parole.
“Quando mi sento confuso o con la testa piena di troppe idee, vengo qui, mi siedo su quegli scogli laggiù – li segnò con un cenno del mento – socchiudo gli occhi e mi metto a pensare.”
Lo fissai sinceramente colpita, mentre mi conduceva proprio verso gli scogli.
“E funziona?” domandai.
“Cosa?”
“Pensare, seduto là sopra” precisai. “Ti aiuta a dissipare o no i tuoi dubbi?”
Anthony sorrise e, a quel punto, capii che per quel ragazzo stavo iniziando a provare qualcosa di vero e di sincero, che andava sicuramente al di là dell’amicizia.
“Sì, quasi sempre Emy. Trovo che quel posto sia rassicurante.”
Ripensai alle sue parole, mentre ci avvicinavamo agli scogli. Forse l’avevo giudicato male. “Siamo arrivati” disse lui, interrompendo le mie riflessioni. “Vieni, ti aiuto a salire.”
Gli scogli si trovavano su una fetta di spiaggia che rientrava di una decina di metri sull’oceano. Li osservai con preoccupazione, dato che fin da piccola non avevo mai particolarmente amato saltellare sopra quelle rocce umide e appuntite.
Ma Anthony era già salito sul primo e stava tendendo la mano destra verso di me.
Storsi il naso, però alla fine decisi di assecondarlo.
Lui strinse con forza la mia mano e, senza alcuna fatica apparente, mi issò sullo scoglio. Poi mi passò un braccio attorno alla vita e mi sorrise.
“Non devi avere paura, Emy. Ci sono io, qui con te.”
Inghiottii a vuoto la saliva, evitando di guardare le onde che andavano a infrangersi sulle zone più basse degli scogli, creando spruzzi bianchi e schiumosi che risalivano in parte sulla roccia.
“Proseguiamo?” chiese lui, affondando i suoi occhi verdi nei miei, ben sbarrati per il terrore.
Dopo un attimo di incertezza, alla fine annuii e lui iniziò a camminare lentamente in avanti, tenendomi sempre ben stretta a sé.
Dopo cinque minuti, nei quali almeno due volte avrei sicuramente battuto il sedere sulle rocce, se Anthony non mi avesse trattenuta, arrivammo alla fine degli scogli e ci sedemmo a ammirare la vastità del mare.
Trattenni il respiro, sinceramente colpita da quello che stavo vedendo.
La superficie dell’Oceano baluginava dei raggi del sole, creando delle macchie di luci che, in alternanza, andavano poi a disperdersi tra le onde.
Alcuni gabbiano garrivano entusiasti tenendosi ben a distanza da noi, e due barche a vela si muovevano rapide a qualche centinaia di metri dalla riva, puntando verso l’infinito.
“Allora?” chiese lui, passandomi un braccio sulle spalle.
Attesi qualche secondo prima di rispondere, perché il mio cuore era colmo di emozioni contrastanti. La prima di tutte era quella che mi spingeva a baciare Anthony. Arrossii e, per il momento, decisi di scacciare quel pensiero, aspettando di capire se anche lui lo desiderasse quanto me.
“Bellissimo” risposi, con un filo di voce. “Grazie.”
Lui, allora, si voltò a guardarmi e mi afferrò il viso con le mani. Avvampai, mentre mi fissava con occhi carichi di desiderio.
Poi si avvicinò e il suo naso arrivò a sfiorare il mio.
“Posso?”chiese.
“Devi.” risposi, col cuore che mi tamburellava in petto.
Le sue labbra si impossessarono avidamente delle mie, lasciandomi senza fiato.
Anthony non perse tempo e le dischiuse con la lingua. Frastornata, gli infilai una mano sotto i capelli, appoggiandola alla nuca, e mi strinsi a lui, sperando che non potesse udire il ritmo indiavolato con cui il mio cuore stava battendo.
Anthony, allora, affondò ancora di più la lingua nella mia bocca e io mi ritrovai a gemere di piacere.
Il calore, che ben conoscevo, iniziò a impossessarsi del mio basso ventre. Era una sensazione simile a quella che avevo provato sfiorando la superficie dello specchio, o anche solo pensando a Michael.
Simile, ma non di eguale portata. A quel punto compresi che, quando ero Mary Cornish, avevo davvero amato con tutta me stessa, senza risparmiarmi. E purtroppo capii che le emozioni che stavo provando in quel momento con Anthony, erano solo un pallido riflesso di quelle che avevo vissuto con Michael.
Ma non volevo che lui smettesse. Quella era la mia vita. Io ero Emmanuelle Hill e Mary Cornish era morta per sempre.
Non sarei mai e poi mai rientrata nella stanza dello specchio. Ora mi era tutto chiaro. Avrei vissuto il resto della mia vita lì a Green Coast, tra le braccia rassicuranti e forti di Anthony che, col tempo, avrei sicuramente imparato ad amare come, nella mia vita precedente, avevo amato Michael.
Quando lui, ansimando, si staccò da me, lo guardai con infinita riconoscenza, per fargli capire che quello, in fondo, era il più bel regalo che avesse mai potuto farmi in una giornata iniziata con ansia e malumori.
“Mi togli il fiato” sussurrò lui sulle mie labbra, con voce roca. “Voglio fare l’amore con te, Emy.”
Arrossii e appoggiai una guancia sul suo petto, lasciando che mi accarezzasse i capelli.
“Sì” risposi, anche se con voce incerta. “Lo voglio anch’io.”
Anthony, allora, mi staccò dolcemente da sé, passandomi un dito sulle labbra.
“Davvero?”
Annuii, frastornata. “Davvero. Ma non subito. Non voglio fare le cose troppo in fretta. Mi capisci?”
Anthony abbozzò un sorriso, continuando a accarezzarmi le labbra.
“Certo. Ti aspetterò Emy. Ma non troppo.”
Corrugai la fronte, guardandolo con sospetto, finché lui non scoppiò a ridere.
Allora io, dopo qualche istante di smarrimento, lo imitai, dandogli una manata sulle spalle.
“Mi prendi per il culo?”
Lui continuò a ridere per qualche secondo ancora, quindi si interruppe, fissandomi con bramosia.
“Non dirlo ancora, Emy. O potrei farlo per davvero.”
Sbarrai gli occhi, incredula. Sentii le guance colorarsi di rosso e infiammarsi, così mi voltai a fissare il mare.
“Sciocco.” mi limitai a rispondere, mentre lui, sorridendo ancora, mi passava nuovamente un braccio sulle spalle.
Restammo in silenzio per alcuni minuti, ad ascoltare il suono continuo e malinconico provocato dal rollio delle onde, che andavano a infrangersi, in eterno, sugli scogli.
“Un giorno mi parlerai meglio di te, vero?” chiesi, voltandomi per incontrare i suoi stupefacenti occhi verdi.
“Sì. Un giorno, quando lo vorrai, ti dirò tutto di me e della mia famiglia. Ma tu dovrai fare lo stesso, che dici?”
Feci spallucce. “La mia vita è noiosa.”
“Lascia giudicare a me se lo è per davvero” continuò Anthony. “Ogni persona ha sempre tanto da dire, Emy. Anche quelle più noiose. Ma credo che tu non lo sia affatto.”
Sbarrai gli occhi, desiderosa di baciarlo ancora.
Ma, in quel preciso momento, una folata di vento gelido salì dall’oceano e mi sferzò con rabbia il viso. Rabbrividii e Anthony se ne accorse.
“Andiamo. Sta facendo troppo freddo per restare ancora qui.”
Annuii con vigore, mentre lui si alzava in piedi e mi porgeva la mano destra, che io strinsi repentinamente.
Mi alzai goffamente, aiutata da Anthony, e quando stavo per mettermi in posizione eretta, qualcosa andò storto. Persi l’equilibrio e capii che, forse, sarei precipitata in acqua.
Chiusi gli occhi, urlando, e immaginando già, con terrore, l’effetto che avrebbe fatto sul mio corpo l’impatto con l’acqua gelida e con le rocce appuntite che giacevano sotto la sua superficie. Ma, al contrario, mi ritrovai stretta nel solido abbraccio di Anthony.
“Ehi! Devi stare più attenta Emy!” gridò lui, con la voce colma d’ansia. “Io non ci sarò sempre, a salvarti.”
Non riuscii a rispondere subito, perché il terrore, per quanto avrebbe potuto accadermi, mi aveva lasciata senza parole e col cuore in gola.
“Stai bene?” chiese lui qualche istante dopo, staccandomi delicatamente da sé.
Annuii, cercando di calmarmi.
E fu a quel punto che la mia mente mi rimandò un pensiero. Non ero scivolata. Avevo sentito nettamente qualcosa che si poggiava sulla mia schiena e che mi spingeva. Non si trattava di Anthony, dato che lui, in quel momento, si trovava accanto a me. La spinta era venuta da dietro, alle mie spalle.
Ma non vi era nessuno lì con noi. Eravamo soli, in compagnia dei gabbiani che, comunque, continuavano a tenersi a debita distanza dalla nostra postazione.
“Qualcosa non va?” chiese a quel punto Anthony, fissandomi senza capire.
Mi guardai attorno, confusa, poi incontrai i suoi occhi.
“Io… non…”
Mi interruppi, indecisa sul da farsi. Come potevo dirgli che qualcuno, di non visibile, aveva appena provato ad ammazzarmi? Mi avrebbe presa per pazza e io lo avrei perso per sempre.
Forse mi ero sbagliata. In effetti, il vento si era alzato davvero forte in quel momento. Probabilmente mi ero sbilanciata e la mia immaginazione aveva fatto il resto.
Sì. Doveva essere proprio così. Non vi erano dubbi.
“Sto bene” risposi infine, traendo un profondo respiro e dandomi della stupida in tutte le lingue a me conosciute. “Però, ora, possiamo andarcene da qui?”
Lui mi sorrise e in pochi minuti raggiungemmo la spiaggia che si stava svuotando, dato che il vento era diventato davvero molto fastidioso e aveva iniziato a sollevare quantità non indifferenti di sabbia.
“Ti porto al negozio di animali” mi avvisò lui, prendendomi sottobraccio. “Non è molto distante da qui.”
“Ok.” risposi, lieta di allontanarmi dal mare.
Camminammo parlando del più e del meno per dieci minuti, costeggiando file di abitazioni e di negozi colorati. Alzando lo sguardo, notai che spesso da un’abitazione all’altra erano stati appesi fili riportanti bandierine colorate di forma triangolare e di colore rosso.
“Domani sera ci sarà l’annuale festa di Green Coast” esordì Anthony, come se mi avesse letta nel pensiero. “E’ una festa che attira molti turisti e durante la quale si ricorda una grande donna del passato, che la leggenda narra fosse una Medium potente.”
Mi girai verso di lui, raggelando.
“Di chi parli?” riuscii a chiedergli, con un filo di voce.
Lui aggrottò le sopracciglia, come a voler sottolineare il fatto che era molto strano che io non la conoscessi.
“Ma di Mary Cornish, naturalmente.”
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