PERSA NEL TUO RIFLESSO - Capitolo 22 di 26

Scritto il 12/08/2026
da M. P. BLACK


Se io ero una Medium, nulla toglieva che potessero esistere anche le streghe.

Però, la rivelazione che mi sganciò Antoinette come una bomba, mi lasciò attonita e senza forze.

La mia migliore amica mi aveva mentito, da sempre.

Era una strega e, per qualche oscuro motivo, aveva omesso di dirmelo.

“Emy, posso spiegarti tutto, se avrai la pazienza di ascoltarmi” continuò lei, afferrandomi per un braccio, perché io la guardassi. “Ora sei arrabbiata, lo capisco, ma se mi consentirai di giustificarmi, vedrai che la rabbia passerà in fretta.”

Giustificarla, lasciarla parlare. Tutto quello era assurdo. O forse si trattava solo di uno stramaledetto sogno, da quale mi sarei risvegliata al più presto, accorgendomi che anche mamma non era davvero morta e che io frequentavo ancora l’Università, e che tutto andava alla grande e che…

“Emy, smettila di fissarmi come se io fossi una pazza e ascoltami, dannazione!” gridò lei, scuotendomi con forza. “Ora ti siedi e mi lasci spiegare, intesi?”

Spostai lo sguardo sulla sua mano che ancora stringeva il mio braccio, quindi mi scrollai in fretta dalla sua presa, scossi la testa e mi precipitai fuori dallo studio, fino alle scale e giù ancora fino all’ingresso, per poi ritrovarmi in giardino, al freddo.

“Emy, cazzo, fermati!”

Antoinette mi aveva già raggiunta e girò attorno a me cercando di bloccarmi, finché non mi si piazzò davanti.

“Sei impazzita? Fa un freddo cane qui fuori! Rientriamo, così ti  spiegherò tutto quanto!”

Le lanciai uno sguardo colmo di pena, ma anche di rabbia.

“Sarei io quella impazzita? Ho appena scoperto che la mia migliore amica è una strega e che mi ha imbrogliata per tutti questi anni! Che dovrei fare, secondo te?”

Antoinette si guardò attorno con fare furtivo, ma eravamo sole.

“Abbassa la voce Emy, per carità, nessuno lo deve sapere.”

Abbozzai un sorriso triste, scuotendo la testa. “Infatti, nessuno.”

“Devi ascoltarmi, dannazione!”

“Non ora, non voglio!” urlai e Antoinette, preoccupata, si girò a guardare la facciata della villa, dalla quale in ogni istante avrebbe potuto fare capolino mio padre. “Non sono più in grado di accettare nulla a questo punto, nulla, lo capisci?”

Una folata di vento gelido, che arrivava direttamente dall’oceano, mi sferzò il volto, colpendolo con violenza. La giornata stava ormai giungendo al termine e gli ultimi raggi del sole erano in procinto di tingere di arancione le cime degli alberi, regalando all’ambiente quella magia che io, fin da piccola, avevo sempre adorato.

Il momento del crepuscolo, infatti, era il mio preferito. Quella linea sottile che suddivide il giorno dalla notte, l’attimo in cui il sole decide di concedere il giusto spazio al buio e alle stelle, celandosi agli occhi avidi dell’uomo, era per me una continua fonte di sorpresa, perché stava a ricordarmi che nulla era eterno, ma che tutto poteva ricominciare.

“Emy, ascoltala.”

La voce di Henry mi distolse con forza dai miei pensieri confusi.

Mi voltai a guardarlo e lo vidi davvero preoccupato.

“Ti buscherai qualcosa, fa freddo. E comunque lei resta sempre la tua migliore amica.”

“Mi ha mentito per tutti questi anni!” gridai, scuotendo la testa. “Mi sento tradita!”

“Con chi stai parlando?” chiese Antoinette, guardandosi attorno.

La fissai con ferocia, senza provare pena per il fatto che stava tremando da testa a piedi per il freddo.

“Con Henry, il figlio del giardiniere.” le risposi con tono seccato.

“Lo spettro di cui mi parlavi prima?”

Sbuffai, ancora infastidita, anche se la situazione stava cominciando a prendere una piega comica e del tutto inaspettata.

“Sì Ette. Io non sono pazza, lo sto vedendo per davvero.”

Lei mi fissò per qualche istante, quindi un timido sorriso le increspò le labbra carnose.

“Pazza lo sei sempre stata, comunque.”

Sbarrai gli occhi, poi scoppiai a ridere.

“E tu sei una stronza.” sussurrai, attirandola verso di me per abbracciarla.

“Ora rientrate però, in fretta.” si inserì Henry, attirando nuovamente la mia attenzione.

Così mi staccai da Antoinette, annuii in direzione di Henry e presi la mia migliore amica per mano, per condurla in fretta all’interno della villa.

“Cazzo se non faceva freddo là fuori!” esclamò lei, sfregandosi le mani sulle braccia.

Una porta si aprì all’improvviso e ne uscì papà, con gli occhiali che usava per la lettura poggiati sulla punta del naso.

“Ma siete uscite senza coprirvi?” chiese, sbarrando gli occhi.

“Oh, solo per un istante Charles. Emy voleva mostrarmi una cosa. Ma siamo rientrate subito.”

Papà ci guardò alternativamente per qualche secondo, quindi fece spallucce e sistemò gli occhiali sul naso.

“E va bene. Io devo continuare a preparare la lezione per domani, ma voi correte subito in cucina a prepararvi un tè caldo, è un ordine!”

Battendo i denti per il freddo, capii che quell’ordine era sostanzialmente una buona idea.

“Certo certo!” risposi sorridendogli, per cercare di apparire tranquilla, anche se dentro di me era in atto una lotta furiosa.

Papà ricambiò il sorriso e batté in ritirata nella stanza. Io, senza aspettare oltre, afferrai Antoinette per una mano e la trascinai dal lato opposto del corridoio, dove era posizionata l’ampia cucina.

Ci entrammo trafelate, con i denti che battevano ancora per il freddo. Per fortuna la stanza, in quel momento, era vuota. La mia migliore amica aveva indubbiamente un sacco di cosette da raccontarmi e farlo davanti a un buon tè caldo mi pareva la soluzione migliore.

Mi guardai rapidamente attorno e convenni che zia aveva preso la decisione migliore, scegliendo di arredare la cucina con mobili moderni laccati con una brillante vernice bianca. In mezzo alla stanza era stata sistemata una lunga penisola, completamente d’acciaio, sopra la quale spiccava un’ampia mensola dalla quale penzolavano mestoli di vario genere e pentole, tutti in rame. Nella cucina regnava un ordine quasi maniacale e ne fui davvero colpita. A passi rapidi mi diressi verso i mobili e iniziai a aprire le ante, alla ricerca del tè.

Antoinette, nel frattempo, aveva già sistemato il bollitore sul fuoco. Sorrisi, pensando che lei, in un modo o nell’altro, era sempre più avanti di me.

“Eccolo!” esultai, afferrando la confezione di tè. “Questo va bene?”

Antoinette annuì e aprì a caso le ante di un pensile, che rivelarono immediatamente la presenza di tazze e tazzine multicolor.

“Io nera e tu viola.” mi avvisò, afferrando due tazze che andò poi a sistemare sull’ampia penisola.

Qualche minuto dopo, eravamo entrambe sedute sugli sgabelli, pronte a sorseggiare il nostro tè.

Le rivolsi un’occhiata carica di sensi di colpa, che lei intercettò immediatamente. Ma non disse nulla, come era solita fare, aspettando che fossi io a compiere la prima mossa.

“E va bene, va bene, ho sbagliato!” ammisi, alzando una mano davanti a me. “Mi sono comportata come una stupida, ma spero che tu capisca che per me è stato uno choc scoprire che tu, la mia migliore amica che conosco in sostanza da sempre, sei una strega!”

Antoinette poggiò la tazzina sul piano della penisola e mi sorrise.

“Certo che lo capisco, però ti avviso ragazza, se dovesse arrivarmi il raffreddore, te la dovrai vedere con me!”

La fissai per un istante, quindi sollevai gli occhi al cielo, scuotendo la testa.

“E poi, scusa, perché questo Henry ti appare sempre?” continuò, stringendo le mani attorno alla tazza, nel tentativo di riscaldarle.

“Non parliamo di Henry adesso” le risposi, fingendomi seccata. “Ora abbiamo altro di cui discutere! Avanti, molla l’osso Ette!”

Lei mi fissò pensierosa per qualche istante, bevve un sorso di te e iniziò a raccontare.

“Non saprei da che parte cominciare, sono indecisa” esordì, accavallando le lunghe gambe. “Quindi direi di andare diritte al punto. Quando una persona nasce, è già predestinata a essere o un semplice umano, o un Medium o una strega. Non esistono vampiri, licantropi o altri mostri del genere Emy, stai serena e smettila di fissarmi con quello sguardo allucinato. I poteri sono simili per ogni strega, poi ciascuna di noi, ma si parla anche al maschile s’intende, decide se affinare più un tipo di potere rispetto all’altro. Io, ad esempio, sono specializzata nel creare scudi di energia e sfere di fuoco e per guarire.”

A quel punto Antoinette si interruppe, si alzò in piedi e mi levò la benda dalla fronte, senza che io potessi opporre resistenza.

“Ahi! Ma che fai?” gridai, portandomi d’istinto una mano sulla ferita.

Lei però mi bloccò, sorridendomi.

“Stai a vedere.”

Socchiuse gli occhi, poggiò due dita sul taglio e qualche istante dopo fece spallucce, rimettendosi a sedere.

“Ecco fatto.”

La fissai stralunata per qualche istante, quindi tastai la ferita con una mano. Ma, in effetti, di essa non vi era più alcuna traccia.

“Pazzesco!” esclamai. “Grazie Ette, però ora dobbiamo trovare una scusa plausibile per giustificare la mia immediata guarigione a chi non è un Medium o una strega!”

Lei fece ancora spallucce, accennando un sorriso, quindi io scossi la testa e la invitai a proseguire muovendo rapidamente le mani davanti a me.

“Ok, a che punto ero arrivata? Ah sì, ai miei poteri. Proprio per questi aspetti che caratterizzano il mio essere strega, il Circolo Mondiale dei Medium, che ha la sua sede a Londra, ha deciso di utilizzarmi, per così dire – e qui Antoinette mimò le virgolette con indice e medio – per proteggere un Medium o una Medium, che loro avrebbero scelto con attenzione e meticolosità. Vedi Emy, voi possedete delle capacità eccezionali. Potete fare del bene alle persone ancora in vita che vogliono mettersi in contatto con i propri cari defunti, ma siete anche in grado di aiutare questi spettri a raggiungere la Luce, cosa che spesso, purtroppo, non riescono a compiere da soli. E ora arriviamo a te. Fin dalla tua nascita, il Circolo capì che tu saresti destinata a diventare, nel corso degli anni, l’unica Medium a possedere sia l’immortalità che il potere di varcare la soglia che conduce all’Aldilà. Così andavi protetta. Da tua madre in primis, che ha sempre vegliato su di te con meticolosità, rapportandosi in continuazione con i membri del Circolo, poi dai Custodi, che sono almeno una decina e ti ronzano sempre attorno. Te ne sei mai accorta?”

A questo punto Antoinette si interruppe, studiando la mia reazione. Io ero a dir poco sconvolta. Non era facile, per me, metabolizzare quanto mi aveva appena rivelato e, soprattutto, scoprire che qualcuno mi aveva sempre seguita e controllata a vista.

Scossi la testa energicamente, mentre guardavo Antoinette sorseggiare un altro po’ di tè. Feci altrettanto per farmi forza e per cercare di racimolare qualche ricordo nel vortice dei miei neuroni impazziti e confusi.

“No… io non…”

Mi bloccai, sbarrando gli occhi. Eppure... eppure sì, vi erano, in effetti, delle persone che avevo visto o intravisto spesso, durante la mia infanzia o adolescenza. Il custode del parco giochi, ad esempio, presenza costante quando andavo in altalena, spinta da mamma, all’età di sei, sette anni. Il solito venditore di gelati, che con il suo pulmino ambulante sostava per ore nella nostra via, proprio davanti alla casa dei miei. E ancora la signora che quando mio madre o mio padre mi accompagnavano a scuola, casualmente sbucava dall’angolo della strada e si univa a noi, chiacchierando del più e del meno. O ancora, l’amante del jogging che ogni giorno percorreva all’infinito il giro del nostro quartiere. Per arrivare a…

“Per arrivare a te, Ette” dissi, proseguendo a voce alta i miei pensieri. “Le nostre mamme non si sono incontrate per caso in quel negozio di scarpe, vero? Era tutto organizzato. Dovevano farci conoscere, perché tu, sebbene fossi una bambina, avevi il compito di proteggermi.”

Mi interruppi col fiato in gola, aspettando la sua risposta.

Lei mi fissò per qualche istante con aria colpevole, quindi abbozzò un sorriso.

“Sì tesoro, all’inizio la nostra, diciamo, è stata un’amicizia combinata, ma ti assicuro che poi, col tempo, tutto è cambiato. Ho iniziato davvero a provare un grande affetto nei tuoi confronti, che si è tramutato infine in un’amicizia solida e leale. Non vorrei mai vederti soffrire Emy, come non potrei mai farti del male.”

Mi portai le mani alla bocca, giunte in preghiera, soppesando il da farsi. Dentro di me il mio orgoglio mi gridava di inveire contro Antoinette e di mandarla a quel paese, ma il forte sentimento che mi legava a lei ebbe il sopravvento.

“Va bene. Lo posso accettare. Prosegui.”

Parlai con tono brusco, senza grossa emozione. Ma in quel momento desideravo solo che lei facesse luce sul resto delle zone buie che mi erano ancora celate e nelle quali io, da perfetta idiota, arrancavo faticosamente.

Lei si scostò i lunghi capelli dal viso, fece un rapido cenno col capo e proseguì.

“Tu sei la Medium più potente Emy, e ti è stata affiancata la strega più potente, cioè io.”

“Tu?” la interruppi, sgranando gli occhi.

“Sì, i miei poteri sono molto sviluppati e nessuno, finora, era mai riuscito a creare scudi di energia così forti e ampi come i miei, o sfere di fuoco che sono in grado di incenerire un intero esercito in pochi istanti. In sostanza Emy, so essere letale, se la situazione lo dovesse richiedere.”

Si bloccò, buttando fuori l’aria e poggiando le mani sulle gambe.

Io la fissavo attonita, senza riuscire a pronunciare una sola parola.

“Sono sempre stata sincera con te, Emy. Riguardo alla nostra amicizia, intendo. Tua zia che, lo avrai capito, fa parte del Circolo, non voleva assolutamente che io ti rivelassi tutte queste faccende, ma arrivati a questo punto era impossibile tenerti all’oscuro di tutto. Sei una persona troppo intelligente e sai badare comunque a te stessa, per non sapere.”

Buttai fuori l’aria che fino a quel momento avevo trattenuto in corpo e annuii.

“E tu non sei qui per caso, giusto?” chiesi, anche se, dentro di me, conoscevo già la risposta.

“Sì e no. Ero davvero stufa del lavoro e quando Prudence mi ha proposto di trasferirmi qui, non me lo sono fatta ripetere due volte.”

“Un attimo” la interruppi, alzando davanti a me la mano destra. “Ma se tu sei la mia Custode numero uno, perché non sei venuta subito qui?”

Antoinette si portò una mano alla testa, grattandosi dietro un orecchio, quindi prese la parola.

“Perché tua zia non voleva che tu potessi intuire qualcosa. Il suo più grande desiderio era  che prima ti ambientassi qui. E poi tu hai già, comunque, una persona che ti protegge da sempre.”

Si bloccò, fissandomi con attenzione e lanciandomi addosso uno sguardo così intenso, che mi sentii vacillare sullo sgabello. Ecco, era arrivato ancora il momento di conoscere un’altra verità ingombrante, me lo sentivo fin nelle ossa.

“Hai capito di chi sto parlando, Emy?”

La guardai scuotendo la testa per qualche secondo, confusa. Poi emisi un gridolino e mi tappai la bocca.

“Sì, proprio lui.” continuò Antoinette, sporgendosi verso di me.

Deglutii a fatica la saliva. “Mio padre è uno stregone?”

Lei annuì, abbozzando un sorriso. “Sì, e crediamo che il fatto che uno stregone si sia unito a una Medium, cosa che non succede quasi mai, abbia provocato lo svilupparsi in te di poteri eccezionali, al di sopra, anche, della comprensione del Circolo.”

“E non me l’ha mai detto.” sussurrai, coprendomi il viso con le mani, perché sentivo le lacrime pungere gli occhi e non volevo che Antoinette mi vedesse piangere.

“Voleva proteggerti, tesoro. Ci ha provato in tutti i modi. Però qualcosa è andato storto ugualmente. Non avevano previsto quell’incidente. Tutta la comunità delle streghe e dei Medium è rimasta schoccata. L’incidente, però, ha confermato quanto già si sospettava. Cioè che tu sei un’ immortale Emy e che non ce ne sono di altri nel mondo, lo capisci?”

Spostai le mani dal viso e lanciai a Antoinette un’occhiata esasperata.

“Mia madre però è morta in quell’incidente. Non ci vedo nulla di così interessante.” commentai, con la voce rotta dalla rabbia.

Lei allungò un braccio e mi afferrò una mano.

“Tesoro. Ricordati che tu hai un dono speciale e che, tramite questo dono, puoi sempre entrare in contatto con lei.”

La fissai corrugando la fronte.

“Emy, cavolo, sei una Medium! E’ ora che tiri fuori le palle e che affronti la realtà, per quanto dura possa essere! Devi imparare a fare le sedute spiritiche e a richiamare i morti! Così facendo, potrai parlare con Kate quando vorrai, non dirmi che non ci avevi ancora  pensato!”

Chinai lo sguardo verso il basso, mortificata, e cercai di ritrarre la mano, ma Antoinette non me lo consentì.

“Emy? Le tiriamo fuori o no, queste palle? Vuoi passare il resto della vita a nasconderti da te stessa?”

Alzai la testa di scatto e le lanciai un’occhiata graffiante.

“Mi stai provocando.”

“Sì, è proprio questo che intendo fare. Voglio vederti aggressiva, cattiva, pronta a spaccare il mondo.”

“Non ho la forza per farlo. Non ancora.”

“Cazzate!” tuonò lei, lasciandomi bruscamente la mano. “Queste sono solo scuse pietose per giustificare la tua paura. Paura di vivere, lo capisci Emy?”

Scossi la testa. “Smettila.”

Antoinette scoccò la lingua, abbozzando un sorriso.

“Non la smetto, Emy. Da questa sera le cose cambieranno. Io sono qui per proteggerti e per capire se sei realmente in pericolo. Il Circolo pensa che possa esistere un Medium, qui nella zona, con poteri molto elevati, che cercherà di rubare i tuoi, proprio come ha fatto il cognato di Mary Cornish con lei, portandola infine al suicidio. Ma noi lo troveremo.”

Sbuffai, soffiando fuori una buona quantità d’aria. Mi sentivo tesa come una corda di violino, ma qualcosa di nuovo stava nascendo dentro di me. Il desiderio, in effetti, di dare una svolta alla mia vita, di capire davvero che cavolo stava accadendo e di accettare, infine, la mia nuova condizione di Medium e, soprattutto, di immortale.

“La bambina, nel negozio, mi ha rivelato che io posso morire, se decidessi di togliermi la vita. Proprio come ha fatto Mary, che ha scelto di porre fine alla sua sofferenza ammazzandosi.”

Antoinette annuì con veemenza “Sì Emy, il Circolo le sa queste cose, è molto probabile che la vita di Mary Cornish sia finita proprio in quel modo tragico. Ma noi impediremo che anche a te possano accadere eventi simili. Ora il Circolo sta concentrando tutte le sue energie per trovare questo Medium. Perciò tua zia è partita per la Francia. Lì abita un trio di Veggenti molto abili, che dovrebbero riuscire a individuare questa persona.”

Scossi la testa, scattando in piedi. Mi sentivo terribilmente nervosa. Iniziai a camminare avanti e indietro per la stanza. E mi diedi della stupida per non averci pensato prima.

Mi voltai verso Antoinette e mi portai le mani alla bocca.

“Che c’è?” mi chiese lei, allarmata.

“E se fosse Anthony il Medium che state cercando?” buttai là, in un soffio, mentre il mio cuore perdeva un colpo.

Antoinette mi fissò seria per qualche istante, quindi scoppiò a ridere.

Le lanciai un’occhiata truce.

“Anthony è stato controllato dal Circolo fin dal primo momento in cui vi siete incontrati. Non ti ho forse detto che sei protetta dai Custodi? Loro hanno investigato subito su Anthony e non hanno rilevato in lui alcun potere mediatico.”

Si interruppe e io soffiai fuori tutta l’aria che avevo trattenuto in petto fino a quel momento.

“Ne siete sicuri?”

Antoinette annuì, sorridendo.

Io, allora, ripresi a camminare per la stanza, scuotendo la testa. Tante cose ancora non mi tornavano.

“Però questi Custodi non hanno impedito che mia madre morisse, o che l’auto di Anthony precipitasse nell’Oceano e io rischiassi di cadere dagli scogli.” brontolai, lanciando a Antoinette uno sguardo di sfida.

Lei poggiò i gomiti sul tavolo e sistemò il mento sulle mani.

“I Custodi devono proteggere te, Emy, non chi ti circonda. Per quanto possa essere difficile da accettare, questa è l’amare verità. Loro sanno che tu non puoi morire. Il problema principale resta quello di scoprire l’identità di questo Medium. I Custodi non devono salvarti la vita, tesoro, ma evitare che lui si appropri dei tuoi poteri, lo capisci?”

Mi bloccai, sospirai a fondo un paio di volte e alla fine annuii. Poi mi avvicinai a lei, restando ancora in piedi. E all’improvviso mi venne in mente un'altra faccenda, che mi era ben poco chiara.

“Ette, Prudence è rimasta schoccata quando le ho detto che Michael è bloccato nello specchio, in un mondo tutto suo.”

“Sì sì, ho capito” mi interruppe lei, agitando le mani davanti a sé. “Forse sta cercando di capire se quello specchio è qualcosa di più e…”

“Ma è qualcosa di più, io lo so!” la bloccai, poggiando le mani sul piano della penisola. “Quando mamma mi è apparsa in giardino, mi ha detto che è la porta, capisci Emy? Io potrei attraversare quello specchio per raggiungere l’aldilà!”

Vidi Antoinette sbiancare.

“Perché non lo hai detto a Prudence?” chiese, e la sua voce era incrinata da una buona dose di preoccupazione.

Alzai gli occhi al cielo. “Perché zia non si fa trovare, non risponde al cellulare cavolo!”

Mi lasciai cadere di nuovo sullo sgabello, sconfortata. “Lo vedi? E’ tutto così difficile, così complicato! Perché non posso sapere per davvero come stanno le cose?”

Mi interruppi, lanciando a Antoinette uno sguardo esasperato. Lei scosse la testa, sospirando. A quel punto ebbi un’illuminazione.

“Ehi, potresti portarmi a conoscere qualcuno del Circolo! Parlerei direttamente con loro e…”

“No no, non posso!” mi interruppe lei avvampando e scattando in piedi. “Non mi è consentito farlo! Gli esponenti massimi del Circolo risiedono in una zona segreta, neppure io vi sono mai andata. Aspettiamo il ritorno di Prudence e nel frattempo ce la spassiamo. Tu devi uscire con Anthony domani, giusto?”

La fissai di sbieco, ma sentirla nominare Anthony riuscì, in qualche modo, a rianimarmi.

“Sì, giusto” risposi, facendo una smorfia buffa col naso. “Ma ci verrai anche tu alla sfilata in onore di Mary Cornish, non sia mai che lasci a casa la mia migliore amica, nonché abile fattucchiera.”

Antoinette mi poggiò le mani sulle spalle e si chinò in avanti, cosicché il suo viso andò a sfiorare una mia guancia.

“Innanzitutto io sono una strega, le fattucchiere non esistono. Poi, tesoro, non vorrei mai rompervi le uova nel paniere, capisci che intendo dire, vero?”

A quelle parole, avvampai e mi voltai verso di lei, tanto che le nostre labbra si sfiorarono.

Lei scoppiò a ridere e si spostò in fretta, andando a appoggiare il sedere sul bordo del lavello della cucina.

“Lo capisco eccome” risposi, fingendomi offesa, scattando in piedi e piazzandomi dinanzi a lei. “Ma esigo che tu venga. Voglio presentarti il mio futuro capo. Mi ha dato l’impressione di poter gradire le attenzioni femminili e potrebbe essere il tuo tipo.”

Antoinette si illuminò in viso. “Ora la faccenda si sta facendo davvero molto interessante.”

Sorrisi. “Quindi non accetterò un no come riposta. Ti divertirai.”

Lei annuì, quindi alzò la mano destra per accarezzarmi il viso. “E domani, al nostro ritorno dalla sfilata, voglio insegnarti a fare una seduta spiritica Emy. E’ arrivato il momento che tu metta in atto le tue capacità.”

Sbarrai gli occhi, mentre lei abbassava la mano. Ero abituata alle sue tenerezze, che non mi mettevano mai in imbarazzo, perché sapevo che Antoinette per me provava solo una profonda amicizia e nulla di più.

“Ma tu la sai fare?” chiesi, incredula.

“Certo! Noi streghe partecipiamo spesso a sedute spiritiche, quando ad esempio abbiamo bisogno di comunicare con streghe defunte. Noi siamo mortali Emy, quindi spesso necessitiamo proprio di parlare con quelle che non ci sono più.”

Sospirai, poi annuii.

“Va bene.” convenni, abbozzando un sorriso, anche se tirato.

Antoinette ci stava riuscendo per davvero, e era arrivata solo da poche ore. Stava facendo risorgere dalle ceneri la vecchia Emy, cosa che neppure papà era riuscito a fare. Ripensando a lui, mi dissi che avrebbe dovuto spiegarmi un bel po’ di cosette.

Ma non quella sera. La mia mente era già fin troppo affollata, dopo le rivelazioni che mi aveva fatto Antoinette. Non volevo aggiungere altro, per non rischiare di impazzire.

Avrei affrontato mio padre con calma, magari seduti davanti a una buona tazza di tè. E in quella sede avrei provato ad ascoltarlo e, soprattutto, a non giudicarlo.

La suoneria del mio cellulare mi fece precipitare in fretta nelle realtà.

Trafficai nella tasca dei jeans scuri e lo afferrai. Guardai il display e avvampai.

“E’ Anthony.” sussurrai.

“Avanti, rispondi!” mi sollecitò Antoinette, agitando le mani. “Metti in viva voce!”

Poi mi fece l’occhiolino e io, a quel punto, capitolai.

“Pronto?”

“Ciao Emy, ti disturbo?”

La voce di Anthony giunse come una carezza. Avvampai ancora di più, mentre Antoinette si faceva aria con le mani, fingendo di svenire.

Le lanciai un’occhiataccia, che sapeva di minaccia di morte.

“No figurati! Stai bene?”

“Oh sì, benissimo! Però devo chiederti un favore immenso.”

Esitai un attimo, prima di rispondere.

“Di che si stratta?”

“Cavolo, mi dispiace dirtelo così, all’ultimo momento, ma… è tutta colpa di Annabelle. Oggi, quando ci siamo chiusi nello stanzino, era per discutere  in merito alla ragazza che avrebbe dovuto interpretare Mary Cornish alla sfilata. Io le ho detto di lasciarla perdere, quella Judith, perché era poco affidabile, ma lei non ha voluto darmi retta e ora siamo senza personaggio principale della sfilata!”

Si interruppe e io dovetti sedermi sullo sgabello, mentre Antoinette mi incitava a parlare muovendo la mano destra.

“Quindi?”chiesi con cautela, anche se sapevo già la risposta.

Anthony sospirò prima di proseguire.

“Quindi Emy, volevo chiederti se ti andrebbe di interpretare tu Mary. Sei perfetta per la parte. Non c’è niente di particolare da fare. Solo sfilare per alcune vie della cittadina e io ti sarò accanto vestendo i panni di Michael Chapman, perché il tizio che doveva interpretarlo, dopo che ha saputo che Judith si era ritirata, ha mollato anche lui, dato che è un grande stronzo. Che dici Emy? Ti faccio avere l’abito da scena domani al negozio e ti passo a prendere verso le otto. Non mi abbandoni, vero?”

Mi sentii morire. Avevo le gambe che mi tremavano, come le labbra e le mani. No. Non ce l’avrei mai fatta a interpretare Mary! Se avessi avuto una visione della me stessa del passato proprio in quel momento, che avrei fatto?

Guardai Antoinette che mi stava facendo sì con la testa e mi parlava col labiale.

Accetta dannazione, accetta!

“Emy?”

Mi schiarii la voce, prima di rispondere. Non potevo tradire la fiducia di Anthony. Lui era troppo importante per me. In quel momento capii che per quel ragazzo provavo un qualcosa di davvero speciale e che, quindi, non potevo ignorare la sua richiesta di aiuto.

“Va bene.”

Anthony fischiò nel cellulare. “Emy ti adoro, hai salvato la festa e mi hai reso l’uomo più felice del mondo! Vedrai, ci divertiremo un sacco e tu sarai bellissima! Naturalmente, porta con te anche la tua amica, sono curioso di conoscerla.”

Antoinette mimò un cuore con i due pollici e i due indici delle mani e iniziò a lanciare baci nell’aria.

Faticai a trattenere una risata e le voltai le spalle.

“Figurati. Spero solo di essere all’altezza della situazione. E’ una festa importante questa, per Green Coast, e non vorrei combinare pasticci.”

“Sarai perfetta” continuò Anthony, addolcendo la voce. “E non vedo l’ora di rivederti e di baciarti.”

Avvampai e cercai di ignorare la risatina sottile di Antoinette, alle mie spalle. Tolsi in fretta il vivavoce, sperando che lui non avesse udito nulla.

“Anch’io voglio rivederti e baciarti.” sussurrai, provando l’usuale calore in fondo alla pancia.

“A domani sera, allora” concluse lui. “Come da accordi, ti farò avere l’abito al negozio. Notte e saluta la tua amica.”

“Lo farò. A domani.”

Chiusi la comunicazione e mi voltai di scatto verso Antoinette, che stava ancora lanciando baci all’aria.

“La smetti?” la rimproverai, ricacciando il cellulare nella tasca dei jeans.

Antoinette divenne improvvisamente seria e mi raggiunse, afferrandomi per le spalle.

“Ascoltami, Emy. La vita la devi vivere fino in fondo, ok? Anche se questo ti obbliga a rivestire i panni della te stessa del passato, ne vale davvero la pena, fidati. E magari domani sera, dopo la sfilata, potrebbe venirne fuori qualcosa di serio tra te e Anthony. E magari potreste anche….”

“Alt!” la bloccai, schiacciandole una mano sulla bocca. “Per favore!”

Antoinette sghignazzò e mi afferrò la mano, spostandola. “Vado a fare una doccia, che poi si cena!”

Annuii, accorgendomi di essere affamata. Eravamo appena uscite dalla cucina, quando entrò uno dei cuochi, un tipo basso e rubicondo sulla sessantina, che ci salutò con un ampio sorriso e un mezzo inchino.

Mentre salivo le scale, precedendo Antoinette, il mio cuore ebbe un tuffo. Non sarebbe stato facile interpretare Mary Cornish. I ricordi, infatti, sarebbero potuti riaffiorare in un attimo, mandando a quel paese la sfilata.

Rabbrividii  e cercai di scacciare quel pensiero, mentre Antoinette mi salutava con un bacio sulla guancia, lasciandomi sola in camera, in preda a un vortice di emozioni che, forse, non mi avrebbero portato nulla di buono.





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