PERSA NEL TUO RIFLESSO - Capitolo 24 di 26

Scritto il 19/08/2026
da M. P. BLACK


Antoinette era in ritardo. Come sempre d’altronde. Faceva parte del suo carattere. E non c’era modo di farla cambiare.

Era così e basta. Anche Anthony, comunque, non era ancora arrivato.

Sbuffai, dato che già da un po’ mi trovavo nell’ampio ingresso della hall, bella e pronta, con la mantellina nera indossata sopra l’abito e la cuffietta viola poggiata sui capelli e chiusa con un morbido fiocco intrecciato sotto il mento.

Ero terribilmente irrequieta per quanto mi aveva rivelato Henry. Avevo bisogno di parlarne con Antoinette.

Finalmente, la vedi scendere come una furia dalle scale, senza neppure reggersi al corrimano. Lei era sempre stata una ragazza molto atletica, mentre io, al contrario, mi sarei già ammazzata giù da quelle benedette scale, che erano anche abbastanza ripide.

La fissai sbarrando gli occhi, tanto era affascinante. Aveva indossato gli usuali pantaloni in pelle nera insieme a una maglietta grigia attillata, che segnava le curve del seno prosperoso, e un paio di stivali alti con tacco. Aveva raccolto i capelli biondi in una comoda treccia che teneva sul davanti poggiata sul petto, e truccato il viso con un ombretto scuro e un rossetto rosso fosforescente, che faceva assolutamente concorrenza a quello che portavo io di solito.

Insomma, nel complesso era una favola.

“Sei stupenda!” esclamai, abbracciandola.

“Senti chi parla!”rispose lei, girandomi attorno, mentre Cream le saltellava davanti, cercando di arrampicarsi sui suoi pantaloni.

Quando mi staccai, la fissai con intensità negli occhi, guardandomi attorno per sincerarmi che non ci fosse nessuno all’ascolto.

“Mi è apparso Henry prima, in camera” esordii. “Mi ha detto che gli spiriti sono inquieti, che devo fare attenzione questa sera e che tu devi proteggermi.”

Lo avevo detto tutto d’un fiato, senza quasi respirare tra una parola e l’altra.

Antoinette mi lanciò un’occhiata inquieta e mi afferrò per un braccio.

“Allora non si va alla sfilata, disdici tutto.”

Sbarrai gli occhi e scossi la testa. “Ma sei matta? Assolutamente no! Anthony si fida di me e tutto Green Coast aspetta da un anno questo evento! Non posso tirarmi indietro così, proprio ora!”

Antoinette mi strattonò. “Hai un valido motivo per abbandonare la nave, Emy!”

Cercai di liberarmi dalla sua stretta, ma lei non mollò la presa.

“Non fare la stupida Emy. Io sono qui per proteggerti e sono una strega con i fiocchi, ma se la tua vita è in pericolo è preferibile che tu non ti muova da qui!”

Le lanciai uno sguardo furibondo. “Non se ne parla proprio Antoinette. Ricordi che io non posso morire? E poi ci sono anche i Custodi, non sono sola! Ora lasciami andare, vieni con me e cerchiamo di divertirci. Magari Henry si sbaglia.”

Lei sbuffò, scosse la testa e mollò la presa sul mio braccio.

“Sempre la solita testarda!” commentò. “Mi arrendo. Ma non ti perderò di vista un istante, sappilo.”

Le sorrisi e l’abbracciai.

“Grazie, sei la migliore amica del mondo.”
Lei stava sicuramente per ribattere, quando Cream iniziò ad abbaiare come un pazzo, attirando l’attenzione di papà, che uscì finalmente dallo studio per raggiungerci.

“Ma sei stupenda!” esclamò, guardandomi da testa a piedi.

Poi si voltò a fissare Antoinette e le sorrise.

“Anche tu non scherzi, eh?”

In quel momento sentii che un auto si stava avvicinando alla villa.

“E’ Anthony!” esclamai, arrossendo.

Antoinette spalancò la porta e qualche secondo dopo Anthony fece il suo ingresso nella villa.

Ammutolii.

Anthony era dannatamente affascinante. Imdossava un completo nero elegantissimo, in perfetto stile fine Ottocento, e sui capelli aveva poggiato un cilindro, circondato da una fascia di raso grigio. Era bello da togliere il fiato e la giacca gli segnava magnificamente le spalle robuste.

“E’ un piacere rivederti!”

Fu papàa toglierci dall’imbarazzo. Porse la mano a Anthony e lui, poi, si voltò verso di me, squadrandomi con attenzione da cima a piedi.

Sotto il suo sguardo indagatore, mi sentii nuda. Avvampai, ma lui fortunatamente non se ne accorse, perché si era già voltato a guardare Antoinette.

“Questa deve essere la tua amica.” disse, allungando una mano verso di lei.

Mi riscossi in fretta. Che cavolo stavo combinando?

“Sì, scusa. Antoinette, ti presento Anthony e viceversa.”

“Siete davvero una bella coppia voi due.” commentò lei, sospirando.

Poi si avvicinò a Anthony e divenne improvvisamente seria.

“Cerca di trattarla bene ragazzo, o dovrai vedertela con me.” sussurrò.

La fissai attonita per qualche istante e mi salì un istinto omicida.

Poi però lei scoppiò a ridere e altrettanto fece Anthony.

“Bè, che aspettate ancora? Andate e divertitevi!” si inserì papà, prendendo in braccio Cream che stava scodinzolando come un pazzo, assolutamente euforico. “Lui sta con me Emy, è troppo freddo stanotte per farlo uscire.”

Fissai papà con aria stralunata. Si trattava di un cane, che aveva il pelo e in aggiunta anche un cappottino rosso che lo avrebbe protetto dal freddo. Ma quella era, naturalmente, sono una scusa per tenerlo con sé. In sostanza, lui era pazzo di quel cagnolino e la cosa mi riempì di gioia.

“E va bene.” risposi, scuotendo la testa e sorridendo.

Anthony, a quel punto, mi prese sottobraccio e salutò papà, che si allontanò tenendo Cream in braccio.

Questa volta era venuto a prendermi con un auto sportiva che non riuscii ben a individuare. Antoinette salì dietro, in uno spazio davvero limitato, e lui mi aiutò a sedere a fianco del guidatore, dato che non era semplice salire in quell’auto con l’abito che indossavo.

“Forse sarei dovuto venire col Mercedes.” commentò, grattandosi la testa con fare pensieroso.

Poi salì in auto anche lui e venti minuti dopo stavamo parcheggiando nei pressi del centro di Green Coast.

Appena scesi dall’auto, una folata di vento gelido, proveniente dall’Oceano, mi investì in pieno il viso, facendomi rabbrividire da testa a piedi. Mi strinsi nel mantello e osservai Antoinette, che stava lottando con un ciuffo ribelle di capelli, fuoriuscito dal rigore della treccia. Tutto sommato, quella scena aveva un non so che di ridicolo, così mi scappò da ridere.

Antoinette mi fulminò con uno sguardo inceneritore, allora mi zittii all’istante e mi voltai verso Anthony, che stava indossando un cappotto sfiancato che gli arrivava fin sotto le ginocchia.

Che, naturalmente, gli stava da Dio.

Ebbi un guizzo al cuore. Quel ragazzo era tutto mio. Poteva diventare mio, per sempre, se solo io lo avessi voluto e mi fossi liberata dal dannato ricordo di Michael.

Scossi la testa per ritornare alla realtà e presi sottobraccio Anthony, il quale mi posò un bacio delicato sulle labbra. Avvampai, mentre Antoinette emetteva un lungo fischio, seguendoci e ridacchiando tra sé e sé.

Lottando contro il vento gelido di una notte senza stelle, giungemmo in fretta fino alla via principale, dove si sarebbe svolta la sfilata.

Ammutolii, seguita a ruota da Antoinette.

La strada era illuminata da fiaccole appese alle pareti degli edifici o su appositi supporti posati sull’asfalto, accanto alle abitazioni. Le bandierine colorate, che avevo già visto durante il giorno, sventolavano su fili che correvano da una casa all’altra. Molti balconi degli edifici erano aperti e ospitavano candele di varie misure, che regalavano all’ambiente un’atmosfera ancora più magica.

E la gente era davvero tanta. Ammassata lungo la via, nei pressi delle case, o alle finestre di alcune abitazioni. Vi era un vociare continuo e assillante e una tenue musica celtica si levava nell’aria, per rendere il tutto più piacevole.

Cominciai a sudare freddo e a agitarmi. Anthony dovette accorgersi di quel cambiamento, perché si sporse subito verso di me. Le sue labbra, calde, sfiorarono il mio orecchio. E io rabbrividii ancora.

“Tutto bene?” sussurrò.

Annuii, cercando di mantenere la calma, anche se calma non lo ero proprio per niente.

Antoinette mi affiancò. Si teneva stretto il bavero del cappotto e stava tremando per il freddo. Mi guardò con aria preoccupata.

“Hai visto qualcosa?” mi chiese, facendo attenzione che Anthony non potesse udirmi.

Scossi ancora la testa.

“No, ma mi sta venendo un attacco d’ansia.”

Lei si rilassò all’istante e mi sorrise.

“Sei stupenda e la serata è tutta tua. I Custodi ci stanno osservando e io non ti perderò di vista per un istante.”

Ricambiai il sorriso e mi guardai attorno con circospezione, alla ricerca di questi famigerati Custodi. Che non riuscii assolutamente a individuare tra tutte le persone che si stavano riversando in strada. Così feci un bel respiro e mi voltai verso Anthony, che era radioso e mi stava osservando con vivo interesse, mentre alcune ragazze gli lanciavano sguardi ben poco innocenti.

“Pronta?” mi chiese lui.

“Pronta.”

Non era vero, naturalmente, ma mi lasciai condurre verso l’inizio della via, dove ci stava aspettando il Sindaco. Gregory Owen era un uomo alto e incredibilmente magro, con una calvizie incipiente, un lungo naso aquilino, occhiali traballanti sul naso e un grosso neo sul mento, che forse aveva anche un pelo.

Cercai di allontanare da me l’immagine del pelo e gli strinsi la mano che mi aveva allungato.

“Lieto di conoscerla, Signorina Hill. E’ davvero splendida e perfetta per impersonare la nostra cara Mary Cornish.”

Annuii con fin troppa veemenza, mentre il Sindaco scambiava qualche parola con Anthony.

Pochi istanti dopo, mi sentii toccare su una spalla. Mi voltai e mi apparve il volto, serio, di Annabelle. Le lanciai un’occhiata veloce, mentre la salutavo.

Aveva indossato un lungo abito rosso di lana, che si intravvedeva sotto il cappotto nero sfiancato. I capelli, raccolti sulla nuca, erano perfetti e sicuramente ricoperti da una dose immensa di lacca. Tutto sommato, quella sera si era preparata discretamente. Sembrava più normale del solito, insomma, anche se continuavo a essere dell’idea che quella ragazza non avesse tutte le rotelle al loro posto.

“Stai molto bene” mi comunicò lei, osservando più del dovuto la cuffietta che avevo posato sui capelli. “Nel complesso, un buon lavoro.”

“Grazie.” le risposi, fingendo che mi avesse fatto il più bel complimento del mondo.

Poi mi voltai verso Antoinette e la trascinai al mio fianco, senza troppa gentilezza in verità.

“Annabelle, ti presento la mia amica, quella di cui ti parlavo, ricordi?”

Lei osservò Antoinette per qualche istante senza fiatare, quindi arrossì e le tese la mano.

Era arrossita?

“Piacere di conoscerti.”

Antoinette le strinse la mano, le sorrise e iniziò a chiacchierare con lei. Fissai l’inedito duo per qualche istante, quindi scossi la testa, confusa, e mi voltai a guardare Anthony e il Sindaco, che stava attirando l’attenzione della gente battendo un dito sul microfono che gli era stato appena dato.

Gregory Owen avviò una breve presentazione della sfilata, sia per i cittadini di Green Coast, che per i turisti che arrivavano, per l’occasione, dalle città vicine. Poi presentò Anthony, e qui ci fu un boato, per arrivare infine alla protagonista della serata, cioè a me nella versione Mary Cornish. Raccontò che ero la nipote di Prudence e che ero appena arrivata a Green Coast col padre, professore presso la High School. E ancora si levò un forte applauso, che mi fece arrossire da testa a piedi.

Il Sindaco, a quel punto, calmò le persone urlando loro, tramite il microfono, che era arrivato il momento di far arrivare i musicisti. Mi voltai di scatto alla mia sinistra, attirata dal suono di una melodia celtica.

E li vidi.

Posizionati sopra un carro, abbellito con strati di tulle riportanti i colori di Green Coast e trainato da quattro cavalli eleganti e neri, erano stati sistemati alcuni ragazzi e ragazze, vestiti con abiti medioevali, che suonavano vari strumenti, come l’arpa, il violino, il banjo o il flauto. Rabbrividii da testa a piedi, sinceramente emozionata. Ma ciò che mi diede il colpo di grazia fu la carrozza che sopraggiunse da una strada laterale e che si posizionò proprio davanti a noi. Era nera e aperta, guidata da un cocchiere in livrea con tanto di mantella scura e basco in testa,  trainata da due magnifici cavalli marroni. Sbarrai occhi e bocca, mentre Anthony mi porgeva la mano per aiutarmi a salire sulla carrozza.

Quando ci accomodammo entrambi, partì un altro boato fragoroso e il cocchiere mosse le redini per avviare i cavalli, che iniziarono a procedere lentamente. Dietro di noi, seguiva il carro con i musicisti.

“Sei fantastica Emy” sussurrò Anthony, avvicinando le labbra al mio orecchio sinistro. “Lo sapevo che saresti stata perfetta per impersonare Mary Cornish.”

Rabbrividii ancora, però non per il freddo questa volta, ma per il piacere che aveva iniziato a farsi strada nel mio ventre e che si intensificò quando Anthony mi posò un bacio delicato sulle labbra.

La gente, dopo quel gesto, esultò e applaudì. Rossa come un peperone maturo, riuscii a scorgere Antoinette che affiancava la carrozza in compagnia di Annabelle e che mi faceva l’ok con entrambi i pollici alzati.

“Alla fine del percorso ci aspetta una pedana creata apposta per noi e per chi vorrà danzare.” mi comunicò Anthony, afferrandomi una mano.

Sbarrai gli occhi. “Cosa? Dovrò ballare? Ma io non sono in grado di farlo, io…”

Lui mi zittì con un altro bacio, questa volta più passionale, dato che mi infilò la lingua in bocca, facendomi trasalire. A quel punto, tutti i suoni prodotti dalla gente, dallo scalpiccio degli zoccoli dei cavalli sul selciato, dai musicisti e dalla città comunque in festa, mi giunsero improvvisamente lontani e ovattati, come se io mi trovassi distante anni luce da tutto quello.

“Vorrei portarti a casa mia poi, che ne dici?” propose Anthony, staccandosi delicatamente da me. Aveva il fiato corto e le guance arrossate e non credo che lo fossero solo per il vento.

Studiai il suo viso affascinante per qualche istante, posai lo sguardo tra i capelli biondi e ricci, infine sugli occhi grandi e verdi. Non avevo più alcun dubbio. Sì, sarei andata da lui dopo la festa.

Così annuii.

“Molto bene.” concluse lui, spostando lo sguardo in avanti.

All’improvviso, i cavalli si fermarono e iniziarono a nitrire, battendo gli zoccoli sull’asfalto. Qualcosa li aveva innervositi.

Il cocchiere mosse le redini e urlò loro qualche comando, ma i cavalli si rifiutarono di proseguire la loro marcia.

“Che succede?” chiese Anthony, spostandosi leggermente all’infuori col busto, per riuscire a vedere oltre gli animali.

Lo imitai all’istante, scambiai uno sguardo rapido con Antoinette, che fece spallucce, quindi capii perché i cavalli si erano fermati.

Col cuore in gola, scattai in piedi, mentre Anthony mi teneva per un braccio.

“Che fai?” urlò.

Ma io non gli risposi. Il mio sguardo cadde sulla bambina che mi era apparsa nel negozio di Annabelle.

Soffocai un grido. Mi stava guardando con gli occhi sbarrati, la bocca spalancata in un modo che non poteva essere umano, il volto insanguinato, i capelli e gli abiti bagnati e sporchi di terra. Il suo urlo, terrificante, mi perforò i timpani, tanto che fui costretta a tapparmi le orecchie. Poi arrivò il dolore al dito che portava l’anello. Sembrava che il metallo volesse fondersi con la pelle della mano. Abbassai lo sguardo e vidi l’anello pulsare di una calda luce dorata. Mi stava parlando. Forse voleva avvisarmi che, per qualche motivo, in quel momento ero davvero in pericolo.

Il dolore, sordo e quasi insopportabile, cessò all’improvviso nell’istante stesso in cui Anthony tentò di farmi riabbassare tirandomi verso di lui.

Ma io non cedetti. Volevo capire che stava succedendo.

La bambina, a quel punto, alzò il braccio destro e indicò qualcosa nella mia direzione, emettendo un suono stridulo e agghiacciante.

E scoppiò il finimondo.

Sentii Anthony gridare e trascinarmi con forza sul fondo della carrozza. Poi seguì un colpo potente, simile allo sparo di una pistola, e il retro della carrozza andò in fiamme. Gridai con tutto il fiato che avevo in corpo, mentre vedevo le fiamme arrivare a pochi centimetri dai miei capelli e, soprattutto, dagli abiti di Anthony, che stava tentando di proteggermi col suo corpo. Riuscii a alzare lo sguardo per pochi secondi, posandolo su Antoinette, e così capii il motivo per cui il fuoco non ci aveva ancora raggiunti. Lei aveva stretto gli occhi a fessura e i suoi capelli, liberi dalla treccia, stavano svolazzando con forza attorno al viso. La mia migliore amica stava compiendo una magia. Stava proteggendo me e Anthony.

I suoni, a quel punto, mi giunsero lontani e ovattati, come se io e Anthony fossimo avvolti da una bolla. Mi strinsi a lui, incredula ma felice che Antoinette ci stesse salvando. Non sentivo neppure il calore del fuoco, che avrebbe dovuto essere intollerabile, a quel punto.

Tutto, poi, avvenne in un istante. Anthony mi trascinò giù dalla carrozza, mi passò un braccio attorno alla vita e mi aiutò a allontanarmi dall’incendio.

Con la coda dell’occhio, riuscii a scorgere Antoinette che ci stava seguendo con lo sguardo, ancora concentrata nella magia. Sembrava perfino avvolta da un’aura dorata, ma probabilmente solo io riuscivo a scorgerla.

“Stai bene?” mi chiese lui, afferrandomi il viso con le mani, mentre cadevo a terra senza forze.

Annuii, intontita e confusa. Attorno a noi, la gente correva da una parte all’altra e qualcuno stava già provando a spegnere il fuoco con secchi ricolmi di acqua.

Vidi delle lucine accendersi attorno agli occhi e le forze venire meno. Sentii Anthony che gridava alle persone di spostarsi, di lasciarmi respirare. Un ragazzo si piazzò dinanzi a me, in piedi, seguito a ruota da un altro uomo e da un altro ancora, finché attorno a noi non si formò un cerchio di persone, che tenevano distante la folla. Non tardai a capire che doveva indubbiamente trattarsi dei Custodi.

Poi, nel trambusto, riuscii a intravvedere Antoinette che si inginocchiava accanto a me e muoveva le labbra. Stava sicuramente dicendomi qualcosa, ma io avevo le orecchie tappate e comunque infastidite da un ronzio potente, che sembrava volermi trapanare il cervello.

A quel punto, i bordi delle cose divennero ombre e poi tutto si scurì, finché non sopraggiunse il buio e, con esso, la quiete.

 





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