Eravamo arrivati in prossimità della villa, quando mi ricordai che avevo ancora il cellulare spento. Lo agguantai dal suo rifugio caldo e sicuro, e lo accesi. Pochi istanti dopo, fui inondata da una serie di messaggi.
Cazzo Emy, qui c’è la polizia! Vogliono parlare con te e anche con Anthony! Li ho trattenuti, perché stavano per raggiungervi! Dove sei?
Impallidii mentre leggevo gli altri.
Muovi il culo Emy, non riesco più a bloccarli, mi sono inventata mille scuse! In piu’, tua zia vuole parlarti, è fuori di sé! Agitatissima!
E ancora.
Ok, spero tu ti sia divertita con Anthony, ma ti avviso, se non verrai qui immediatamente ti troverai i due agenti sul letto a giocare con voi!
Arrossii, mentre leggevo un messaggio da parte di papà.
Emy, tesoro, la polizia vorrebbe parlare con te. Puoi ritornare subito alla villa?
Decisi di rispondergli.
Sto arrivando.
Poi mi voltai verso Anthony, col cuore che andava a mille.
“Ci stanno aspettando due agenti della polizia.” lo informai, mentre l’auto imboccava il vialetto che ci avrebbe portati alla villa.
Anthony sospirò, mantenendo comunque il controllo. In quel momento provai una profonda invidia nei suoi confronti. Possedeva davvero un carattere forte, era sicuro di se stesso e la notizia che gli avevo appena dato sembrava essergli scivolata sulla pelle come acqua.
“C’era da immaginarselo Emy. Noi siamo scappati subito, senza neppure passare per il pronto soccorso. Forse ho sbagliato a portarti a casa mia.”
Gli lanciai un’occhiata truce, mentre parcheggiava l’auto davanti alla villa, accanto a quella della polizia.
“Che dici?”
Lui si girò verso di me e mi sorrise.
“No. Non ho sbagliato.”
Poi si avvicinò e calò le sue labbra sulle mie, baciandomi con avidità e facendomi assaporare ancora una volta la sua lingua.
Quando si staccò da me, avevo le guance in fiamme.
“Dobbiamo entrare.” sussurrai, aprendo lentamente la portiera dalla mia parte.
Lui sospirò, annuì e mi aiutò a scendere dall’auto.
La porta d’ingresso si spalancò non appena misi un piede sul primo gradino delle scale.
Antoinette fece capolino e mi lanciò uno sguardo esasperato.
“Era ora!”esclamò, correndo verso di me, sebbene fosse solo in camicia, per afferrarmi per un braccio. “Non sapevo più che scusa inventarmi!”
Poi si girò verso Anthony e lo fissò con aria maliziosa.
Lui finse di non cogliere e mi prese per mano. Quando entrammo in casa, fummo subito travolti da mio padre, che corse ad abbracciarmi.
“Emy, stai bene?” mi chiese, scrutandomi con attenzione.
A quel punto, capii che mi ero comportata da perfetta egoista. Sarei dovuta rientrare subito alla villa per rassicurarlo sulle mie perfette condizioni di salute, invece di andare a fare l’amore con Anthony.
Avvampai ancora, sperando che papà non se ne accorgesse, e gli posai un bacio sulla guancia.
“Sto benissimo. Mi dispiace di averti fatto preoccupare. Ti chiedo scusa.”
Lui lanciò un’occhiata rapida a Anthony e parve intuire la situazione. Lo vidi arrossire, mentre mi sorrideva.
“Non devi scusarti di nulla, tesoro. Mi avevi comunque avvisato che non ti era accaduto nulla, durante quel terribile incidente. Però ora tu e Anthony dovete venire con me nel salottino blu. La polizia vi sta attendendo da un bel po’.”
Feci un rapido cenno col capo, mentre Anthony si scusava personalmente con papà per avermi trattenuta.
“Muoviamoci.” intervenne Antoinette, afferrandomi per un gomito.
Sapevo che la mia migliore amica voleva che mi liberassi in fretta della polizia per affrontare Prudence, perché probabilmente zia aveva qualche notizia importante da comunicarmi.
Raggiungemmo in pochi secondi il salottino e quando vi entrammo, la mia visuale fu oscurata dalla massa di capelli ricci e scomposti di Prudence, che si piazzò dinanzi a me, afferrandomi per le braccia.
“Non permetterti mai più di dileguarti così, senza la protezione di Antoinette” sussurrò chinandosi verso di me, per sfiorarmi un orecchio. “Fortunatamente, avevo sistemato due Custodi dinanzi alla villa di Anthony. Ma ne riparliamo dopo.”
Sbarrai gli occhi, mentre lei si staccava da me, con un sorriso tirato. La squadrai rapidamente, soffermandomi più del dovuto sull’abito lungo e verde di velluto che aveva indossato e che la faceva sembrare un prato primaverile.
Fu Cream a riportarmi alla realtà. Mi corse incontro scodinzolando e io lo presi in braccio, regalandogli qualche carezza. Lui mi ringraziò leccandomi la mano e emettendo un verso buffo, che mi fece sorridere.
Poi la mia attenzione fu attirata dai due agenti della polizia che si stavano alzando pigramente dalle poltrone. Uno era parecchio alto e magro, con una bella pelata luccicante, le spalle leggermente ingobbite, le sopracciglia folte e nere e il naso a patata. L’altro, invece, era più basso e robusto, con corti capelli rossi tenuti alti da una buona quantità di gel, una bella barba che gli arrivava sotto il mento, occhiali rotondi che mi ricordavano vagamente quelli di Harry Potter, e la pancia che spingeva sulla camicia bianca e righe rosse. Gli agenti erano vestiti in borghese e mi sorrisero entrambi. Sembravano abbastanza innocui, in verità.
Depositai a terra Cream, che andò ad acquattarsi sul tappeto sistemato davanti al caminetto, e spostai nuovamente la mia attenzione sugli ospiti.
A quel punto, mio padre si precipitò a presentarli. Il più alto si chiamava Daniel Cameron. Il più robusto, che scoprimmo essere un Ispettore e non un semplice agente, rispondeva al nome di Adam Flynn.
Dopo le presentazioni, ci accomodammo sui divani e sulle poltrone, studiandoci a vicenda. Mentre Colin ci offriva un bel tè caldo, l’Ispettore iniziò a riempire me e Anthony di domande su quanto era accaduto, nel tentativo, sicuramente vano, di riuscire a capire che potesse essere accaduto alla carrozza.
Proseguì con l’interrogatorio per almeno un’ora, durante la quale cercai di mantenermi salda e calma, anche se aspettavo con ansia di poter parlare con zia e, molto probabilmente, anche con papà, dato che era indubbio che quella notte mi avrebbe rivelato di essere uno stregone.
“Se vi dovesse venire in mente qualche altro particolare” concluse l’Ispettore Flynn, alzandosi lentamente in piedi. “Non esitate a contattarmi.”
E, così dicendo, porse a Anthony un bigliettino da visita.
Prudence si affrettò ad accompagnare gli ospiti alla porta, anche se con gentilezza, per non destare sospetti.
“Devo rientrare” mi comunicò a quel punto Anthony, depositandomi un bacio leggero sulla fronte. “Non te l’ho detto, ma mia madre era terribilmente in pensiero.”
Annuii, accennando un sorriso stanco. Lanciai un’occhiata rapida a papà, per fargli capire che avevamo tanto di cui parlare, un’altra tenera a Cream, che si era addormentato sul tappeto, e un’ultima sospettosa a Antoinette, che aveva agguantato Anthony per un braccio e lo stava letteralmente trascinando fuori dalla stanza.
“Ti chiamo domattina.” riuscì a dire Anthony, prima di sparire dalla mia vista.
Sospirai, scossi la testa, quindi mi voltai verso papà, con le braccia conserte.
“Allora?” gli chiesi, mordendomi un labbro.
Lui scosse la testa e impallidì.
“Mi dispiace Emy, avrei voluto dirtelo. Ma intendevo proteggerti. Ti chiedo scusa.”
Lo fissai per qualche istante, indecisa sul da farsi. Però, dentro di me, sapevo di non essere arrabbiata con lui. Il fatto che il suo silenzio fosse mosso da buone intenzioni, giocò definitivamente a suo favore.
Così gli sorrisi e lui, dopo un attimo di stupore, corse ad abbracciarmi.
“D’ora in poi non vi saranno più segreti tra noi due, Emy. Te lo prometto.”
Mi strinsi a papà, poggiando una guancia sul suo petto. Mi sembrava di essere tornata bambina. Mia madre doveva essere sicuramente nei paraggi, pronta a consolarmi e a offrirmi un rifugio sicuro. Socchiusi gli occhi, cercando di ritornare con la memoria ai momenti felici della mia infanzia e della mia adolescenza, ma quando li riaprii, la realtà mi piombò addosso con tutta la sua drammaticità.
Papà mi staccò delicatamente da sé, afferrandomi per le spalle. Aveva gli occhi lucidi.
“Volevamo aspettare che tu terminassi gli studi” sussurrò. La sua voce era incrinata dall’emozione “Te l’avremmo detto con calma, magari davanti a una buona tazza di tè e al caminetto acceso. Poi tutto è precipitato e Prudence ha ben pensato di accelerare i tempi.”
Si interruppe per studiare la mia reazione, ma io non parlai. Volevo che fosse lui a spiegare come stavano le cose. Dall’inizio alla fine.
In quel momento Antoinette entrò nel salottino. Papà le lanciò uno sguardo carico di apprensione, così lei ci lasciò nuovamente soli.
“Vi aspetto di sopra.” ci comunicò, prima di richiudere la porta dietro di sé.
Aggrottai le sopracciglia, senza capire, poi però scrollai le spalle e mi concentrai nuovamente su papà.
Lui si allontanò da me e si passò una mano sul viso. Era distrutto e non faceva nulla per nasconderlo.
“Tu non puoi morire, tesoro” proseguì allora, dopo un altro attimo di esitazione. “Ma di questo sei già al corrente. Come sai già che vi è un Medium che, forse, intende appropriarsi dei tuoi poteri.”
“Lo so” lo interruppi, torcendomi le mani. “E so anche che voi non avete la più pallida idea di chi potrebbe essere questo tizio. Però nel passato, quando ero Mary Cornish, fu mio cognato a uccidere Michael e a cercare di prendersi i miei poteri. Quindi questo Medium è sicuramente la reincarnazione di George.”
Attesi la sua risposta, col cuore in gola.
Papà si lasciò cadere sul divano.
“Certo che lo è, Emy. Purtroppo, però, non riusciamo a capire di chi potrebbe trattarsi. Neppure tua zia è riuscita a trovare delle risposte in Francia, anche se, prima che arrivasse la polizia, mi ha detto che le Tre Veggenti le hanno proposto una soluzione.”
Mi portai una mano al cuore, che galoppava a una velocità folle. Raggiunsi papà e mi sedetti accanto a lui.
“Sarà Prudence a spiegarci tutto quanto, Emy” continuò lui, alzando una mano per accarezzarmi una guancia. “Ma sappi che io farò di tutto per trovare questo sciagurato. Nessuno ti farà mai del male. E tu, soprattutto, non dovrai mai e poi mai pensare di toglierti la vita per impedire al Medium di appropriarsi dei tuoi poteri. Non commetterai gli stessi errori del passato, tesoro. Io te lo impedirò.”
Sbarrai gli occhi. “Sei al corrente anche di questo?”
Lui accennò un sorriso stanco. “Di questo e di altro, Emy. Anche del fatto che pensi che questo Medium possa essere Anthony. Ma non è così. L’ho controllato io stesso.”
Strinsi gli occhi a fessura. “Come?”
Papà annuì, prima di proseguire. “Sì. Io sono in grado di vedere l’aura delle persone e di interpretarla. L’aura di Anthony è color ghiaccio, rappresenta un’anima pura.”
Sbarrai gli occhi e sospirai, lasciandomi andare sullo schienale del divano, senza forze.
“Ne sei certo?”
“Assolutamente sì. Questo Medium va ricercato altrove. Forse Prudence, questa sera, ci darà le risposte che cerchiamo.”
Gli lanciai un’occhiata sospettosa. “Ha scoperto qualcosa?”
Lui si passò le mani sui jeans, mi sorrise e si alzò lentamente in piedi, porgendomi la mano destra.
“Ora lo vedremo. Vieni.”
Lo fissai dubbiosa per qualche istante, quindi gli strinsi la mano e scattai in piedi a mia volta, girandomi a guardare Cream, che stava ancora dormendo beatamente.
“Lasciamolo qui.” sussurrò papà, portandomi verso l’uscita.
Annuii con un rapido cenno del capo e lo seguii fino allo studio dello specchio.
Corrugai la fronte, mentre lui mi spingeva delicatamente all’interno della stanza, dove trovai Prudence e Antoinette intente ad accendere delle candele che avevano sistemato a cerchio davanti allo specchio, spostando di lato una poltrona per ricavare spazio.
“Che fate?” chiesi, anche se comunque avevo già intuito le loro intenzioni.
Prudence allungò una mano per invitarmi a raggiungerla. Ma la mia attenzione fu catturata da Antoinette, che aveva appena acceso una candela solo strofinando il medio e il pollice delle mani. La fissai incantata per qualche momento, finché zia non mi attirò vicino al cerchio.
“Attenta a non prendere fuoco.” disse con una certa ironia, mentre fissava con attenzione il mio abito.
“Allora?” la incalzai.
“Faremo una seduta spiritica per richiamare a noi la Prima Strega.” mi spiegò papà, mentre afferrava una bacinella di rame, di forma ovale, che era stata sistemata sopra uno dei mobili dello studio.
Mi passai una mano sulle guance e ricordai. Anche mamma mi aveva invitata a parlare con questa strega!
“Perché?” chiesi, lanciando un’occhiata rapida allo specchio, che mi era sembrato brillare per alcuni istanti.
Prudence sedette a terra e mi invitò a fare altrettanto. Io obbedii, mentre Antoinette accendeva l’ultima candela.
“Lei è l’unica che può aiutarci a capire chi potrebbe essere il Medium che stiamo cercando” mi spiegò, sistemandosi in ginocchio. “Le tre Veggenti francesi non sono riuscite a individuarlo. Sembra che questo bastardo sia circondato da una magia potente, una di quelle antiche e dimenticate dalle streghe dei nostri tempi. Una magia oscura e maligna, che riesce a celare le persone, rendendole praticamente invisibili a chi possiede dei poteri. In sostanza, è come se non esistesse Emy, capisci?”
No che non capivo. O meglio, non volevo farlo. Avevo la testa piena, che sembrava pronta a scoppiarmi da un istante all’altro.
“Prima però bruciamo la salvia.” intervenne papà, avvicinandosi a Antoinette reggendo la bacinella di rame. Lei gli sorrise, schioccò due dita e la salvia si incenerì all’istante, emanando un fumo chiaro e dolciastro.
“Che state combinando?” chiesi, sempre più stravolta dalle emozioni.
Papà si inginocchiò accanto a me, poggiando la bacinella all’interno del cerchio magico.
“La salvia serve per depurare l’ambiente e per renderlo libero dall’attacco di eventuali spiriti maligni” mi spiegò, sorridendomi. “E’ sempre consigliabile bruciarne una piccola quantità, prima di iniziare una seduta spiritica.”
Alzai le mani davanti a me in segno di resa, mentre mi mettevo a mia volta in ginocchio.
“Va bene, non voglio sapere altro. Procediamo?”
Prudence annuì, diventando improvvisamente seria.
“Direi che siamo pronte.” rispose, socchiudendo gli occhi.
Stavo per fare altrettanto, quando dinanzi a me, alle spalle di Antoinette che si era appena inginocchiata, apparve Henry.
“Voglio assistere anch’io.” sussurrò, facendo spallucce, come se temesse di disturbare.
Prudence, a quel punto, sbarrò gli occhi e sorrise, fissando il punto dal quale aveva sicuramente sentito arrivare la voce.
“Sei il benvenuto caro” disse lei. “Vorrei invitarti a unirti a noi, ma come sai, purtroppo, i morti non sono in grado di interagire con i vivi nello svolgimento di una seduta spiritica.”
Henry fece ancora spallucce. “Nessun problema.” borbottò, sistemandosi accanto a Antoinette, che si stava guardando attorno alla ricerca di uno spettro che non sarebbe mai riuscita né a vedere, né a sentire.
Lanciai a Henry uno sguardo triste. Dentro di me, sapevo perfettamente che lui stava soffrendo le pene dell’inferno per essere passato oltre. Ero sicura che si fosse pentito almeno mille volte di aver posto fine alla sua vita.
Ma, purtroppo, lui non poteva ritornare indietro. L’unica cosa che io avrei potuto fare, per aiutarlo, era di portarlo a comunicare innanzitutto con suo padre, poi di mandarlo avanti, nella Luce. Qui, finalmente, avrebbe avuto l’opportunità di ritrovarsi con la sua anima gemella, persa troppo in fretta e in un modo tanto atroce.
“Allora cominciamo” sentenziò Prudence, chiudendo ancora gli occhi. “State in silenzio, mi raccomando.”
Poi si voltò verso di me e mi tese la mano sinistra. “Afferrala tesoro, così uniremo i nostri poteri per invocare la Prima Strega.”
Inghiottii a vuoto la saliva, ignorando il cuore che mi batteva all’impazzata, e l’eccitazione che stava crescendo sempre di più dentro di me. Michael sapeva che ero lì e stava cercando di attirare la mia attenzione. Ma quello non era sicuramente il momento giusto per lasciarlo fare. Avrei ignorato ogni suo richiamo. Quello era semplicemente il momento per scoprire e per capire.
“Chiudete gli occhi e concentratevi.”ordinò Prudence, con gentilezza.
Obbedii all’istante, senza farmelo ripetere ancora. Non appena il buio si impossessò dei miei occhi, una strana inquietudine iniziò a prendere il sopravvento sull’eccitazione. I miei sensi stavano sicuramente avvisandomi che qualcosa di grande, e di pericoloso, era in procinto di accadere.
Decisi di ignorarli. Quella seduta spiritica andava fatta, ne avevo abbastanza. Tanti erano i dubbi e troppe le domande che ancora mi assillavano e che non avevano trovato una giusta risposta.
Così inspirai a fondo più volte, mentre Prudence pronunciava delle parole in una lingua che non avevo mai udito.
Dopo qualche secondo, una folata di vento gelido mi colpì la nuca. Rabbrividii, ma lei mi tenne saldamente la mano.
“Non mollare, Emmanuelle. Gli spiriti si stanno muovendo. Presto ci aiuteranno a richiamare a noi la Prima Strega.”
Poggiai la mano libera sul cuore, mentre facevo un veloce cenno col capo in segno di risposta. Lo sentivo battere all’impazzata, come se intendesse avvisarmi che dovevo fermarmi e scappare. Ignorai anche il cuore e tenni gli occhi chiusi, mentre un’altra folata di vento, ancora più freddo, mi investiva il viso.
“Stanno arrivando?” si papà. Aveva parlato con lo stesso tono di voce, secco e professionale, che utilizzava quando doveva comunicarmi qualcosa di molto serio o grave.
“Sì, stanno arrivando” rispose Antoinette, quasi in un sussurro. “Ho sempre le farfalle nello stomaco quando sta per succedere.”
A quel punto, Prudence si staccò da me e mi scrollò con gentilezza. Spalancai gli occhi e mi voltai verso di lei, senza capire.
“Il varco per l’altra dimensione è stato aperto, tesoro. Ora gli spiriti condurranno qui la Prima Strega. Non ci resta che attendere.”
Sospirai, inghiottendo a fatica la saliva. Lanciai un’occhiata rapida a Henry, che scosse la testa.
“Qualcosa non va.” disse lui con tono greve, scattando in piedi.
“Cosa non va?” chiese Prudence, portandosi le mani al cuore.
“Lei non arriverà al centro.” rispose semplicemente Henry, fluttuando rapido verso di me.
Non ebbi il tempo per capire, perché la mia attenzione fu attirata dalla superficie dello specchio che si era illuminato a giorno, come se stesse riflettendo i raggi del sole.
Scattai in piedi. Prudence afferrò un lembo della gonna dell’abito, mentre papà si alzava a sua volta.
“Che succede?” chiese, allarmato.
“Fermati Emmanuelle, torna a inginocchiarti!” mi ordinò Prudence. La sua voce era carica di tensione. Io però non l’ascoltai. Strattonai la gonna e mi diressi verso lo specchio, piazzandomi dinanzi a esso.
“Proteggila Antoinette!” gridò papà, raggiungendomi.
Lo sentii afferrarmi per un braccio, quindi urlare.
“Non funziona!” esclamò Antoinette. “Lo scudo non funziona attorno a lei!”
Mi voltai verso papà che si stava tenendo il braccio, poi lanciai uno sguardo fugace a Antoinette, che aveva entrambe le mani alzate dinanzi a lei nel tentativo di proteggermi, e infine a Prudence, che si era appostata al mio fianco e stava fissando lo specchio con aria terrorizzata.
“Il varco!” si inserì a quel punto Henry, raggiungendomi. “Si sta aprendo!”
Come un automa, mi voltai verso la superficie dello specchio, pensando di incontrare gli occhi scuri e affascinanti di Michael. Invece, ciò che apparve mi fece trasalire. Arretrai di un passo, confusa e stordita.
Un braccio etereo, circondato da una limpida e argentea stoffa bianca, iniziò a uscire lentamente dallo specchio, avvicinandosi al mio petto.
“Non toccarlo!” gridò Henry, affiancandomi. “Vuole portarti con sé, al di là! Non farlo!”
“No!” urlò a sua volta Prudence, afferrando la mia mano destra. Come nel caso di mio padre, anche lei si staccò in fretta da me, in preda al dolore.
“Cazzo, ma che succede?”
Era stata Antoinette a parlare, ma io la sentivo distante, come se si trattasse solo di un’eco remota, persa nel tempo e nello spazio.
“La sta ammaliando!” intervenne ancora Henry. Logicamente, solo io e Prudence riuscimmo a udirlo.
Mi voltai solo per un istante verso Antoinette, che stava cercando, con le lacrime agli occhi, di produrre lo scudo di protezione nei miei confronti. Incrociai lo sguardo disperato di papà che stava invece reggendo zia, sofferente e col viso deformato dal terrore, quindi mi girai nuovamente a fissare il braccio, sospeso dinanzi a me.
“Vieni, tesoro.”
Sbarrai gli occhi, mentre il mio cuore perdeva un colpo.
Era la voce di mamma. Mi stava invitando a raggiungerla all’interno dello specchio.
“Non ascoltarla Emy!” urlò Henry.
Era disperato. Ma io decisi di non obbedirgli. Volevo andare con lei. Forse era quello che avevo sempre desiderato, al di là di ogni emozione o sensazione.
Era giusto così. Dovevo stare con mamma. Per l’eternità.
Così alzai il braccio destro e sfiorai le sue dita. Un tenue e dolce calore mi avvolse da testa a piedi.
Sentii Henry urlare ancora una volta.
Socchiusi gli occhi.
Poi arrivò il buio.
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