Edward aprì la porta del suo appartamento e si appoggiò allo stipite, fissando con insistenza il display posto nel pannello superiore dell’ascensore privato, sul quale i numeri dei piani si accendevano uno dopo l’altro. Perché diavolo era così lento, quell’affare? L’indomani, per prima cosa, l’avrebbe fatto sostituire con un modello più veloce.
Finalmente, le porte dell’ascensore si aprirono e lei ne uscì, come la Venere del Botticelli sorge dalle acque. No, si corresse mentalmente, senza riuscire a smettere di fissarla, lei era molto, molto più bella.
«Ciao, Edward.»
La voce di lei lo distrasse dalla sua contemplazione e si fece da parte per invitarla a entrare.
«Katherine» mormorò, mentre gli passava accanto. «Prego, accomodati» aggiunse, indicandole una poltrona bassa dal design ultramoderno. «Posso offrirti qualcosa?»
«No, grazie» rispose lei, scuotendo piano la testa. «E, se non ti dispiace, preferirei rimanere in piedi: sono troppo nervosa per sedermi.»
Edward chinò il capo in un lieve cenno di assenso.
«Certo. Come preferisci.»
Il suo cervello registrò velocemente le nuove informazioni in suo possesso: era nervosa e non si faceva il minimo scrupolo ad ammetterlo. A una prima valutazione, gli parve che potesse essere un buon segno.
Intanto, Katherine si stava guardando attorno nell’ampio salone e sembrava intimidita da un lusso al quale chiaramente non era abituata. Edward si avvicinò alla poltrona di fronte a quella che le aveva indicato e si sedette, cercando qualcosa da dire per metterla a suo agio. Lei, però, non gliene diede il tempo.
«Per prima cosa» disse, voltandosi verso di lui, «vorrei ringraziarti per quello che hai fatto.»
«Che cosa ho fatto?» chiese lui, calmo.
«Lo sai. Hai convinto la stampa a smettere di perseguitarci, il mio datore di lavoro a riassumermi e, soprattutto, hai permesso a Thomas di chiedere ad Anne di sposarlo.»
«Thomas è un uomo adulto, Katherine, non ha bisogno del mio permesso per fare quello che vuole.»
«Forse. Ma averlo gli rende di sicuro la vita molto più semplice.»
Edward incrociò le braccia sul petto, fissandola con gli occhi socchiusi.
«E cosa ti fa credere che tutto questo sia accaduto per merito mio?»
«Il fatto che sei l’unica persona al mondo che conosco, che ha il potere di influenzare gli eventi fino a questo punto. E poi, tu stesso mi hai detto che avresti fatto tornare tutto come prima, ricordi?»
Edward ricordava, anche troppo bene. Ma, per quanto il sapere di essere riuscito a fare qualcosa di buono per lei lo rendesse felice, non aveva alcun interesse ad ascoltare i suoi ringraziamenti. In effetti, erano ben altre le parole che voleva sentir uscire dalle sue labbra…
«Sei stato fin troppo buono e generoso, con me, e non riesco a spiegarmi perché tu l’abbia fatto: non me lo merito, non dopo le orribili cose che ti ho detto…»
La sua voce si spense e lei chinò il capo, affranta. Edward inspirò lentamente, cercando di trattenersi dall’andare da lei e baciarla fino a farle scordare persino l’esistenza del senso di colpa.
«Mi dispiace tanto» continuò, ignara, guardandolo con due occhi scuri enormi e smarriti. Dai ringraziamenti, era passata alle scuse e lui espirò, inquieto: erano ancora lontani dall’arrivare a quello che voleva sentire.
«Sei venuta solo per dirmi questo?» le chiese, cercando di nascondere la sua impazienza.
Lei scosse la testa e lui sentì fisicamente la speranza sfiorarlo come un soffio d’aria fresca.
«Ti ho giudicato male, Edward» disse Katherine sottovoce. «Vorrei non averlo fatto, ma è successo e ora… molto probabilmente non mi vorrai più...»
Piccola, dolcissima, meravigliosa Katherine, tu non hai la minima idea di quanto ti voglio… pensò lui, godendosi ogni istante, a malapena conscio di quello che lei stava dicendo.
«Ma, se per caso non fosse così, sono qui per dirti che accetto le tue condizioni.»
E quali sarebbero le mie condizioni, mia perfetta, bellissima Katherine?
«Sarò la tua amante segreta, se è questo che vuoi.»
Quelle parole lo riportarono alla realtà, così bruscamente che dovette fare un notevole sforzo per impedirsi di scoppiare a ridere.
«Primo» disse, quando fu sicuro di riuscire a controllarsi, «mantenere segreta la mia vita privata è forse l’unica sfida che ormai ho rinunciato a vincere. E, secondo, non se ne parla neanche.»
Lei rimase a fissarlo in silenzio, sul volto le prime tracce di un dolore che, benché rappresentasse un segnale indubbiamente positivo, lui non riuscì a sopportare.
«Sarebbe troppo facile, signorina Wilson» continuò, «così avresti solo i benefici che una relazione con me comporta, senza doverti sobbarcare le responsabilità. E temo di doverti avvisare che, purtroppo, sono parecchie.»
Si alzò dalla poltrona e la raggiunse, fermandosi a qualche passo da lei.
«Qualcuno, un giorno, mi ha detto che devo imparare ad apprezzare il mondo e coloro che lo abitano, e ora ho bisogno di una persona che me lo insegni» mormorò. «È un lavoro a tempo pieno, Katherine, e, conoscendomi, anche molto impegnativo: pensaci bene, prima di accettarlo.»
Le mani di lei tormentavano nervose il cotone dell’abito e quando alzò il viso per guardarlo negli occhi le sue guance erano di un delizioso rosa intenso, le labbra tremanti…
«La…» balbettò, incerta «…la paga è buona?»
Edward sorrise dolcemente e lei corse da lui, allacciandogli le braccia intorno al collo. Mentre la stringeva a sé, lui fu contento che non si fosse lasciata baciare, la prima volta che ci aveva provato, perché quel loro primo bacio fu esattamente come sarebbe dovuto essere: la perfetta celebrazione di un desiderio che nessuno dei due aveva più motivo di negare a se stesso. Ed era solo il primo assaggio delle delizie che la sua amante segreta aveva in serbo per lui…
Ma, prima di scoprire quali livelli di perfezione potessero raggiungere insieme, c’era un’ultima cosa che andava detta.
«Katherine…» disse piano, staccandosi da lei quel tanto che bastava per riuscire a parlare.
«Mmh?» gemette lei con gli occhi chiusi, le labbra che cercavano le sue.
«Non devi pensare che mi sia trasformato in un santo. Tutto quello che ho fatto, l’ho fatto solo per te.»
Lei socchiuse gli occhi e gli sorrise, muovendosi lentamente contro di lui.
«Questa è una delle ragioni per cui sono qui» sussurrò.
Edward la sollevò tra le braccia, ansioso di cominciare la sua nuova, seconda vita.
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