Una farmacia comunale, Milano
9 ottobre 1995 ore 3,18
Fare irruzione nella farmacia non fu difficile. Non c’era allarme, passava una ronda ogni tre ore e, tra le cose che aveva imparato al corso di addestramento con le squadre speciali americane, c’era come aprire le più comuni serrature senza che risultassero forzate.
Entrò nella farmacia illuminata solo dalle luci di sicurezza e prese dagli scaffali disinfettante, garze, bende e poi siringhe, soluzione fisiologica mettendo a frutto anche le conoscenze dovute ai corsi di primo soccorso che aveva frequentato.
Santa Gennaro Sulace era ferito abbastanza seriamente, tanto da richiedere un chirurgo e una sala operatoria. Mentre Peppe ed Enzino contrattavano sottobanco con qualche clinica privata disposta ad accoglierlo, toccava al fido Giovanni Prezioso tenere al sicuro e in vita il capoclan.
In realtà se anche moriva al Contrasto Giovanni Prezioso non fregava un cazzo, ma a Giordano Torrani era utile che restasse in vita: doveva aggiornare Ruggeri su parecchie cose.
Il Vice Questore rispose al terzo squillo. «Chi è?»
«Torrani.»
«Cosa? Dove sei?» scattò, ogni traccia di sonno sparita.
Gli diede l’indirizzo e gli chiese di venire subito, portandogli delle nuove lenti.
Indossava quelle che aveva da quando erano evasi dal carcere visto che non era più stato solo e non aveva mai avuto occasione di comprarne altre senza essere notato.
Chiusa la comunicazione con Ruggeri, combatté una dura lotta con se stesso per non cedere, ma ora che aveva permesso a Giordano Torrani di affiorare e mettere in standby l’alter-ego criminale, decise di assecondarlo. Compose il numero di Gioia.
L’ultima volta che si era lasciato andare in quel modo era stato più di sei mesi prima, in quell’occasione il messaggio parlava di un concorso che aveva fatto per la Polizia Postale: aveva superato a pieni voti la prova scritta e le sembrava che la prova orale fosse andata bene. Ormai sicuramente era migrata altrove, ricopriva un altro incarico e di certo si era trasferita per cui era facile che non ci fosse più nessun messaggio per lui e che non ce ne sarebbero stati mai più.
“Giò, il nuovo incarico è incredibile, sono circondata dalla migliore tecnologia informatica in commercio. E i colleghi? Sono fenomenali, c’è l’eccellenza davvero, mi sorprendo ad ascoltare tutti come se pendessi dalle loro labbra, non sarà facile emergere, ma ci proverò. Te l’ho promesso.”
L’entusiasmo nella voce di Gioia lo rapì a tal punto che solo il segnale acustico riuscì a riscuoterlo, fece per interrompere la comunicazione quando una voce maschile lo gelò.
«Non riattaccare. So chi sei e perché chiami questo numero.»
La mano di Giordano si congelò a mezz’aria.
«Chi sei?»
«Mi chiamo Mattia Bendandi e sono un amico di Gioia.»
«Amico? Lei sta bene? Dov’è?»
«Sì. Sì e… Den Haag. Non riattaccare e ti spiego tutto.»
«Non ho tutta la notte.»
«Me ne rendo conto. Sarò veloce. Sai come è stata trasferita da Ravenna a Bologna?»
«Non sapevo che fosse stata trasferita. Non posso ascoltare i messaggi tutti i giorni, anzi quasi mai.»
«Ok. Senti questa… arriva un tipo che chiede di fare il passaporto per lui e il figlio minorenne, una cosa di normale routine, ne facciamo a centinaia tutti gli anni, ma Gioia nega l’autorizzazione perché ritiene falsa la firma della madre. Scoppia un putiferio: questo è uno importante e fa appello alla gerarchia, cercano di obbligare Gioia a rilasciare il suo ok, ma lei resiste, la bypassano e le fanno una nota negativa sullo stato di servizio.»
«Si sarà incazzata» disse lasciando emergere il sorriso che gli era fiorito dentro.
«Incazzata? Era fuori dalla grazia di Dio, ha tirato fuori procedure del dopoguerra e si è appellata a tutto l’appellabile, poi è scoppiata la bomba: il tipo del passaporto fa bancarotta e si scopre che ha lasciato il Paese con il figlio, a questo punto arriva la madre e denuncia il rapimento e indovina un po’? La firma sui documenti era falsa. Il Questore si prende una lavata di capo, cade qualche testa, la nota di demerito di Gioia viene cancellata e… qui c’è il colpo di genio…»
«È riuscita a trovare il fuggitivo.»
«Sì, esatto! Ha avuto l’idea di far seguire i movimenti di denaro ed è riuscita ad ottenere un encomio e il trasferimento a Bologna. Quasi contemporaneamente ha vinto un concorso per il ruolo di Ispettore alla Polizia postale: ha sbaragliato tutti, non c’è stata storia.»
«Mai avuto dubbi» commentò godendosi la sensazione di orgoglio che provava. Lo sapeva, l’aveva sempre saputo che lei era un fenomeno.
«Ha chiesto l’assegnazione a Milano e ovviamente l’hanno accontentata.»
Milano? Il battito cardiaco di Giordano accelerò senza che potesse farci nulla. L’aveva cercato senza trovarlo? Così vicina eppure così lontana. Forse era meglio non sapere altro, stava per riagganciare quando la voce di Bendandi lo bloccò di nuovo.
«Non è durata sei mesi.»
«Che vuoi dire?»
«So che siete stati insieme solo pochi giorni, io la conosco da un anno, abbiamo lavorato gomito a gomito e poi sono stato con lei quasi tutte le sere a fare le ore piccole…»
«Come ti dicevo non ho tutta la notte.»
«Va bene, in pratica le ho fatto un corso accelerato di informatica. Lei ha il cervello che è come una spugna, appena arrivata a Milano si sono subito resi conto con chi avevano a che fare e le hanno cambiato incarico: ora si trova a Den Haag a lavorare per la coordinazione tra noi e l’Europol e probabilmente otterrà d’ufficio la promozione a Ispettore Superiore. Be’, queste sono informazioni del tutto riservate che ho sgraffignato in giro.»
«Non lo dirò a nessuno. Se lei si trova in Olanda, come fa a registrare i messaggi?»
«Quando è partita per Milano mi ha chiesto di occuparmi della segreteria e io ho trovato il modo affinché i messaggi che registra finiscano comunque nella sua segreteria perché tu li possa ascoltare. Ho ideato un software che lo fa in automatico, c’è stato un giorno buco, ma forse non te ne sei accorto.»
«No.»
«Le dirò che hai chiamato.»
«No.»
«Se non ci fossi stato io avrebbe risposto lei.»
«Non avrei dovuto chiamare.»
«Ha il diritto di sapere che non sta registrando invano tutta la sua vita solo per mantenere un legame con te!»
«Andrebbe dissuasa infatti.»
«È evidente che non la conosci abbastanza, allora.»
«Siete stati insieme? Lascia stare, non mi interessa la risposta.»
«Te l’ho detto, siamo amici. Non potrei mai competere con un eroe.»
«E sarei io l’eroe? Non lo sono.»
«Se non sbaglio non hai tutta la notte per discuterne, giusto?»
«Già. Senti, devo andare. Non dirle che ho chiamato e fa quello che puoi per convincerla che deve lasciarmi perdere.»
«Perché non la chiami e glielo dici tu? Io non sono la vostra segretaria. Ti do il suo numero.»
Mentre Bendandi sciorinava le cifre del numero di Gioia, Giordano si convinse che era davvero ora di chiudere ogni legame, Gioia era riuscita a scrollarsi di dosso il fallimento dell’Operazione Prestanome e aveva mosso i primi passi in quella che, ne era sicuro, sarebbe stata una fulgida carriera. Questa cosa gli dava pace e serenità.
«Non la chiamerò più a nessun recapito. Convincila a lasciar perdere.»
«Non mi ascolterà! Continuerà ad aspettarti e a registrare messaggi fino a quando non vedrà il tuo necrologio sul giornale.»
«Non avrà bisogno del necrologio, qualcuno l’avviserà quando morirò.»
«Hai detto quando?»
«Buona notte Bendandi. E grazie per tutto.»
Chiuse la comunicazione e sedette ad aspettare l’arrivo di Ruggeri.
Den Haag, Olanda
9 ottobre 1995 ore 3,49
Il suono del cellulare squarciò la notte. Gioia rispose prima che suonasse un'altra volta.
«De Rossi» ansimò con il cuore che batteva all’impazzata.
«Sono Mattia.»
Mattia? Guardò l’ora. «Che è successo.»
«Giordano Torrani ha chiamato.»
«Come, ha chiamato?» domandò vigile.
«Ha chiamato per ascoltare il messaggio e non ha riattaccato subito, così ho risposto.»
«Hai parlato con lui?» chiese forzando il groppo che le serrava la gola.
«Sì. Gli ho detto di te, che ti hanno trasferita e che ora sei all’Europol.»
«È ancora sotto copertura?»
«Penso di sì. Non vuole che lasci più messaggi per lui. Gli ho dato il tuo numero.»
Troppe informazioni da elaborare in così poco tempo e così inaspettatamente.
La prima. Aveva fatto bene ad accettare l’assurda proposta di Mattia quando aveva ottenuto il trasferimento da Ravenna a Bologna, la soddisfazione per il nuovo incarico era stata velata dal rammarico di non poter più lasciare messaggi a Giordano, ma Mattia si era offerto di traferirsi nel suo appartamento e mantenere aggiornate le registrazioni tramite un software di sua invenzione.
La seconda. Il senso di perdita per non aver parlato lei stessa con Giordano le pesava addosso come un sudario.
La terza. Era finito tutto, non dubitava delle parole di Giordano: non avrebbe più chiamato, non avrebbe più ascoltato i suoi messaggi.
La quarta. Stava piangendo, in silenzio, e avvertiva un dolore fisico che la spaccava in due appena sotto le costole.
«Gioia. Ho il suo numero.»
«Cosa?»
«La tecnica te la spiego poi. Stava chiamando da un numero con prefisso Milano, se provi a richiamarlo subito forse ti risponde.»
«Mattia. Lavora sotto copertura, potrebbe essere rischioso.»
«Lo so, ma ha chiamato lui. Senti, io te lo do, poi tu fai quello che credi.»
Gioia ascoltò come in trance le cifre, i saluti di Mattia e il suono ossessivo della conversazione interrotta.
Uno, due, tre e si ritrovò a comporre il numero con dita tremanti, le labbra secche e il dolore al petto che non era affatto sparito.
Uno, due, tre… chiuse gli occhi mentre il respiro si faceva più pesante e altre lacrime scendevano a scavarle il volto… quattro, cinque… non suonava più.
«Giò» ansimò mentre il silenzio si faceva strada in lei insieme al terrore di aver fatto un’enorme cazzata.
«Giò.» Soffocò un grido mordendosi una mano. «Dovevo immaginare che essendo tuo amico non poteva essere uno ragionevole.»
Cosa doveva dire? O poteva… o voleva?
«Ci vedi qualcosa di ragionevole o razionale in questa situazione?»
«No. È follia pura.»
«Ti sbagli, credere in qualcosa che esiste nonostante non vi siano prove tangibili e certe, si chiama Fede.»
«Non chiamerò più.»
«Non registrerò più messaggi.»
«Bene. Dimenticami.»
«Scordatelo. Non si smette di essere fedeli solo perché non si compie più un rito.»
«Un rito? Un eroe? Tu e quel tuo amico siete fuori di testa! Sono infiltrato in una cosca mafiosa, Cristo Santo! Devi toglierti dalla testa che esisto!»
«Va bene. Quando tu farai lo stesso.»
Il clic di chiusura della comunicazione la colse di sorpresa. Fu come un pugno che l’avesse colpita alla bocca dello stomaco, un pugnale che avesse trovato il varco tra le costole e trafitto il cuore.
Si sentì vuota. Sola. Distrutta.
Si rannicchiò nel letto, scossa da singhiozzi senza lacrime, in attesa della sveglia.
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