«Qualcuno potrebbe pensare che siamo pazzi.»
Pazzi? Si era appena fatto incidere l’iniziale della donna che amava sul petto e si era lasciato convincere a fare altrettanto. «È così.»
Gioia sorrise. «Lo stabiliamo, che siamo pazzi l’uno dell’altra qualunque cosa succederà?»
Anche Giordano sorrise attirandola a sé. «Stabilito. Stabiliamo anche che starai nella dépendance?» Sapere che sarebbe stata lì ad aspettarlo gli dava la forza per non pentirsi della decisione che aveva preso.
«E tua madre?» chiese Gioia. La guardò: era sorpresa, ma non scandalizzata, lo avrebbe aspettato e questo era tutto quello di cui aveva bisogno.
«Mia madre? Lei fa il vitello tonnato una volta a settimana e tu potrai mangiarlo tutto, ma solo se io non sono nei paraggi, altrimenti dovrai dividerlo con me esattamente a metà. Metà, capito?»
Gioia ridacchiò. «Stabilito.»
«Non lo so quanto mi ci vorrà ancora.»
Gioia sospirò, strusciando la testa nell’incavo tra la spalla e il collo. La frizione della pelle liscia contro la sua gli provocò un lampo di desiderio carnale.
«Quando pensi di contattare Ruggeri?»
«Domani.»
«Ok. Quindi abbiamo ancora un mezzo pomeriggio e tutta la notte...» disse staccandosi. Indicò l’asciugamano che si era messo in vita e rivelava la voglia di lei di cui era di nuovo preda. «Dopo. Adesso io ho fame.»
«Anch’io ho fame.»
«Voglio del cibo solido…»
«È solidissimo!»
«… da masticare!»
«Ahia» esclamò ridendo. Poteva aspettare, anche lui in effetti aveva fame di cibo. Si alzò, prese pantaloncini e maglietta da un cassetto, si vestì sotto il suo sguardo attento. La baciò e andò di sotto per vedere con cosa poteva accontentarla.
Mentre faceva qualcosa di così normale, come riempire una pentola d’acqua e scaldare del sugo pronto in un una padella, si rese conto di essere felice.
Il viaggio era stato silenzioso. La consapevolezza che presto si sarebbero separati senza sapere quando si sarebbero rivisti pesava come un sudario sui due giorni trascorsi insieme.
Il giorno prima avevano trascorso il pomeriggio e la notte ad amarsi e a stabilire cose di fondamentale importanza.
Per esempio, Gioia avrebbe dormito a destra e Giordano avrebbe preparato il caffè. Lucrezia avrebbe continuato ad estendere alla dépendance il servizio di pulizie e spesa settimanale già in essere per la villa, dato che l’idea di cibo di Gioia coincideva con quello disponibile nel reparto surgelati del supermercato mentre Giordano era stato schifosamente viziato per tutti i suoi trentacinque anni.
Appena possibile sarebbero andati ad arrampicare di nuovo in falesia e prima o poi sarebbero andati sul Sergent nello Yosemite Park.
Gioia non avrebbe mai toccato le bottiglie di vino nella cantina senza consultare Giordano e lui avrebbe liberato un cassetto del bagno per far posto agli assorbenti di Gioia e altre cose.
Il rasoio di Giordano sarebbe stato off-limits per Gioia.
La spazzola di Gioia sarebbe stata off-limits per Giordano.
Avrebbero affrontato con calma il tema della distribuzione degli spazi nell’armadio, ma era già deciso che avrebbero acquistato una nuova scarpiera e un altro omino porta abiti per entrambe le case.
Avevano tentato di stabilire cosa avrebbe potuto fare Giordano quando avesse lasciato il ruolo di infiltrato, ma era un discorso troppo complesso e non dipendeva solo da lui, c‘erano troppe variabili alcune delle quali creavano molta ansia in Gioia: cosa sarebbe successo se Giordano fosse stato obbligato a testimoniare a viso scoperto contro i Sulace? Non sarebbe più stato libero di mostrarsi in pubblico per paura di eventuali ritorsioni malavitose.
Era alle prese con questi foschi pensieri quando udì la voce grave di Giordano.
«Giò. Apri il cruscotto e prendi la pistola nascosta in fondo.»
«Cosa?»
«Qualcosa non va» disse dopo aver spento i fari e l’auto. «La casa è buia, di solito mia madre accende l’illuminazione esterna per fare un po’ di coreografia turistica.»
Gioia si guardò attorno, erano arrivati a Milano ed effettivamente la villa e il parco erano immersi nel buio. Gioia prese la pistola. Controllò il caricatore, tirò il carrello per mettere il colpo in canna. Guardò fuori. «C’è un’auto laggiù o sbaglio?»
«Sì. È di Ruggeri.»
Ruggeri? « Giò, cosa pensi?»
La guardò preoccupato. «Penso che Sulace mi abbia trovato, e che mia madre abbia fatto in tempo a chiamare Ruggeri…»
«Perché non noi? Le abbiamo lasciato il mio numero e non ci sono chiamate.»
«Il numero di Ruggeri le è più familiare.»
Un’intuizione attraversò il cervello di Gioia: Lucrezia aveva chiamato per nome il capo di Giordano. «Non potrebbe esserci qualche altra spiegazione?» chiese cauta.
«Tipo?»
C’era un modo diplomatico per dire a un figlio che forse la madre aveva una relazione con il suo capo?
«Tua madre è una bella donna.»
Giordano soppesò le sue parole qualche istante prima di rifiutarle. «Ha cinquantaquattro anni e Ruggeri ne avrà una decina in meno.»
«Suoniamo il campanello» propose.
«Non dire cazzate» ribatté cercando di prenderle la Beretta.
Gioia si tolse dalla sua portata scendendo dall’auto.
«Tu entra, io ti copro.»
Giordano la guardò truce, ma poi si avviò alla villa.
Cercò di farlo ragionare quando lo vide aggirare la casa per entrare dalla cucina sul retro, ma la zittì.
Gioia fece spallucce e lo seguì senza protestare: se voleva rendersi ridicolo che facesse pure.
Giordano prese la chiave dal nascondiglio ed entrò in cucina. Conosceva la casa a memoria anche al buio, avrebbe voluto avere la pistola, ma sapeva che Gioia era subito dietro di lui e si fidava che in caso di emergenza avrebbe saputo cosa fare… che avesse ragione?
Ruggeri e sua madre?
Da che aveva memoria lei non aveva mai portato alcun uomo in casa. Per quanto ne sapeva lui, non aveva più avuto nessuno dopo il suo concepimento anche se pensandoci era una cosa improbabile da credere visto che era diventata madre a diciannove anni: trentasei anni di castità? Era davvero impossibile, ma… Ruggeri?
Aveva appena messo il piede sulla scala che portava al piano di sopra quando Gioia accese la luce.
Giordano si voltò incazzato. Con una mano Gioia reggeva una cravatta a righe e sul viso aveva un’espressione che somigliava molto a “te l’avevo detto”.
«Che cazzo» esclamò quando vide un reggiseno di pizzo bianco qualche gradino più su.
«Andiamocene» disse Gioia tirandolo per un braccio,
Si udì un grido dal piano di sopra.
Giordano prese la pistola dalla mano di Gioia e si precipitò su a due gradini alla volta incurante di Gioia che gli intimava di fermarsi.
Si bloccò addossandosi alla parete quando vide la canna di un’arma spuntare dallo spigolo del pianerottolo.
«Ignazio!»
Quella era la voce di sua madre? Dal tono doveva dedurre che stava bene? Aveva ragione Gioia, caz… accidenti! Non riusciva a crederci!
«Mamma? Tutto ok?» chiese.
«Sì. Sta benissimo. Esco, non spararmi.»
Sulla cima del pianerottolo comparve Ruggeri con i pantaloni ma a torso nudo.
Rimase a fissarlo senza sapere bene cosa dire. L’imbarazzo era reciproco.
Si intromise Gioia che oltre alla cravatta aveva recupe-rato anche una camicia.
«Questi credo che siano suoi, Vice Questore Ruggeri.»
L’uomo guardò prima lui e poi Gioia. «Sì. Grazie, Vice Commissario De Rossi» rispose pacato.
Gioia gli lanciò un’occhiata in tralice e Giordano prese coscienza che quella notte si sarebbero tirate alcune righe di conti in sospeso.
«Vado da Lucrezia. Voi due non uccidetevi.»
Rimasero a fronteggiarsi qualche minuto in un gioco di sguardi che era in realtà una prova di forza.
In Giordano sobbollivano varie cose da dire che riguardavano, lui, Gioia, sua madre, la cieca fiducia che aveva risposto nel suo superiore tradita… «Che intenzioni hai con lei?»
«Sarebbe più il caso di chiedere a lei che intenzioni ha con me: voi Torrani siete degli ossi duri.»
«Che cazzo ci fai con lei?»
«È la tua anima camorrista che prende il sopravvento? Lucrezia è adulta.»
«Decisamente!»
«Cinque anni. La differenza di età è di cinque anni: ti ricorda niente?»
Era la stessa differenza che c’era tra lui e Gioia e quel bastardo lo sapeva: quanto a fondo aveva frugato nelle loro vite? Giordano riuscì a dominarsi a fatica. Scontri di vedute erano all’ordine del giorno dentro le fila della ‘Ndrina, di solito lasciava libero sfogo a qualunque eccesso gli passasse per la testa, con quella gente non si poteva lasciar correre nulla, si otteneva rispetto solo essendo più brutali degli altri, ma non era nel covo di Sulace, era in casa sua e Ruggeri aveva ragione: pensare che la differenza di età fosse accettabile solo se era la donna ad essere più giovane, era la visione di un maschilista del cazzo.
«Voglio uscirne.»
«Va bene.»
Gioia bussò anche se la porta era socchiusa e dallo spiraglio vedeva Lucrezia seduta sul letto con il viso nascosto nelle mani.
Tirò su il capo, si alzò e venne ad aprire con la stessa dignità di una regina, anche se era vestita solo di un’impalpabile sottoveste di seta nera: chiunque guardandola avrebbe pensato che avesse meno di cinquant’anni e nessuno avrebbe biasimato Ruggeri per aver scelto una donna più grande.
«Giordano riprenderà l’incarico.»
«Cosa? No!» cercò di svicolarla, ma Gioia la bloccò.
«Puoi cercare di convincerlo, ma non ti ascolterà. In ogni caso…» non aggiunse altro limitandosi a indicare la mise della donna: era perfetta per sedurre qualcuno non certo per parlare con il proprio figlio che fino a quel momento non aveva mai pensato che sua madre potesse avere una vita sessuale.
«Lui non lascia perdere e io… continuo a ricaderci.»
«Qual è il problema? È sposato?»
Lucrezia la guardò schifata. «Non andrei mai con un uomo impegnato!»
«Allora non vedo problemi. Non da parte tua, almeno» per Ruggeri la faccenda era diversa: essere coinvolto sentimentalmente con la madre di uno dei suoi subalterni sollevava qualche dubbio circa la sua obiettività, ma Gioia aveva visto conflitti di interesse ben peggiori.
«È complicato, ci sono cose che nemmeno Giordano sa e poi sono in menopausa da due anni!»
«Be’, è evidente che non hai ancora raggiunto la pace dei sensi. Goditela, no? Tra l’altro Ruggeri mi sembra attrezzato bene.»
Lucrezia le lanciò un’occhiata carica di fuoco, era proprio come il figlio: all’esterno sembravano dei monoliti di granito, ma dentro nascondevano la camera magmatica di un vulcano in piena attività.
Sarebbe stato interessante convivere, anche se per fortuna ognuna avrebbe avuto i suoi spazi.
Lasciò Lucrezia che si vestiva e raggiunse gli uomini che nel frattempo erano scesi e si trovavano in salotto. Giordano aveva acceso tutte le luci esterne e così Gioia invitò Ruggeri a uscire con la scusa che madre e figlio dovevano chiarirsi: voleva scambiare alcune vedute con il Vice Questore.
Il parco era illuminato ad arte, faretti nascosti facevano risaltare le ampie fioriere dai capitelli neoclassici e tutti i particolari architettonici della casa erano evidenziati da un elaborato gioco di luci soffuse e ombre.
«È una dimora magnifica, come la donna che se ne prende cura» disse Ruggeri.
Già, pensò Gioia. «Da quanto state insieme?»
Il Vice Questore fece una smorfia. «Tra alti e bassi, tre anni.»
Da quella frase e da come la pronunciò, Gioia capì molto del capo di Giordano: era un uomo metodico, perseverante, ma anche orgoglioso e i dubbi di Lucrezia probabilmente lo ferivano.
«Giordano vuole lasciare l’incarico.» Gioia interruppe sul nascere la replica di Ruggeri. «Per favore mi risparmi tutte le stronzate burocratiche sul segreto istruttorio, le autorizzazioni e balle varie: è il mio uomo e voglio sapere in che posizione si trova.»
Ruggeri esalò un respiro affondando le mani nelle tasche. Corrugò la fronte guardandola truce: era combattuto. «Ho seguito tutta la sua carriera De Rossi, lo so che è una che non ha paura di stare sul filo, e so anche che non guarda in faccia nessuno quando vuole qualcosa.»
«Quindi sa che troverò il modo di conoscere quello che voglio sapere anche se non sarà lei a dirmelo. Mi risparmi del tempo.»
«Per quanto riguarda la Polizia e il ROAD l’ho coperto io. Per quanto riguarda i Sulace non ne ho idea: è già capitato che ci fossero giorni e anche settimane di contatti interrotti, specie dopo scontri gravi come quelli degli ultimi giorni.»
«La copertura è salva?» chiese preoccupata.
«Giordano ritiene di sì e io mi fido di lui.»
«Lo lascerà andare?»
«Certo, se assicuriamo i Sulace alla giustizia.»
«Deve uscirne punto. Nessuno dovrebbe ricoprire un incarico sotto copertura per così tanto tempo come ha fatto lui» esclamò incazzata. «Le ripercussioni psicologiche non andrebbero sottovalutate per non parlare di altro. Siamo indietro anni luce su questi aspetti.»
«Siamo d’accordo, ma quello che ha fatto Giordano è straordinario» si accalorò Ruggeri. «Il suo lavoro ci ha permesso di addestrare meglio tutti gli agenti impegnati nelle missioni in copertura e ha portato alla luce connessioni criminali e modus operandi di cui nessuno avrebbe mai sospettato l’esistenza. Inoltre la ‘Ndrina Sulace è diventata un tentacolo pericolosissimo della ‘Ndrangheta che con il ponte di Milano è riuscita a diramarsi nel resto d’Europa: solo lui può fermarli.»
«Posso fare qualcosa?»
«Deve ancora entrare in servizio e già vuole sconfinare dal suo ruolo?»
«Se vuole le faccio una previsione, Capo, nei prossimi vent’anni il crimine si sposterà in rete e per prendere i delinquenti sarà sempre più necessario avvalersi della Postale. Già adesso non avete idea di cosa si può scoprire sulla black net. L’Europol ha allestito una task force ad hoc che tutti i giorni, ventiquattro ore su ventiquattro, setaccia il web in cerca di informazioni utili.»
«Gennaro Sulace non usa nemmeno il cellulare.»
«Che mi dice di Enzino?»
«Facciamo così, se avrò bisogno di aiuto, è la prima a cui lo chiederò. D’accordo?»
«D’accordo.»
Ruggeri rientrò in casa e Gioia lo seguì. Quando vide Lucrezia in lacrime tra le braccia di Giordano, ne cercò lo sguardo e capì all’istante.
«Sei pronto?» chiese Ruggeri.
«Solo un altro minuto ancora.»
Gioia si sentì morire. Un minuto, pensò, le restava solamente un altro minuto prima di rimanere sola di nuovo, forse per sempre. No! Non avrebbe rovinato i prossimi sessanta secondi, avrebbe avuto tutto il tempo poi per pensare alle cose più truci.
Giordano la prese per mano conducendola in cucina. La inchiodò al muro facendo aderire il corpo al suo.
«Mi aspetterai?»
«Tornerai?»
«Se dipenderà da me, sì. Sempre.»
«Ti aspetterò per sempre.»
Giordano la baciò divorandole la labbra e setacciandole le bocca mentre le mani percorrevano avide ogni curva del suo corpo stringendola come a volersi imprimere nelle sue carni di donna. Anche Gioia fece altrettanto, insinuò le dita sotto la maglia toccando e graffiandogli la pelle; era felice di aver impresso su di lui la sua iniziale con il coltello e che lui avesse fatto altrettanto: così anche i loro corpi erano legati per l’eternità come le loro anime.
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