SENZA COMPROMESSI
Capitolo 14 di 20

Scritto il 30/07/2026
da ELEN T. D.


«Era la prima volta che facevate la Via degli innamorati

«Prego?» Gioia si voltò e incrociò il volto sorridente di una giovane coppia di alpinisti, gli unici rimasti del gruppetto che poco prima avevano sentito fischiare.

«Il percorso che avete appena fatto, si chiama Via degli innamorati. Vogliamo farlo anche noi.»

«Sulla mappa del sito ha solo un codice.»

«Alla base dell’ascesa c’è la targa.»

«Non l’ho vista.»

«Guarda, qui nella guida ne parla.»

Gioia prese l’opuscolo e lesse. Il percorso era stato aperto da una coppia di alpinisti in disaccordo su dove e come piazzare le soste, alla fine ce l’avevano fatta, ma si erano separati. A quanto riportato nella brochure pubblicitaria, la Via metteva a dura prova l’intesa di coppia: chi non riusciva a completare il percorso si lasciava, mentre le coppie che lo completavano avrebbero avuto una vita di arrampicate lunga e felice; riuscire a baciarsi una volta arrivati in catena portava particolarmente fortuna.

Ci servirebbe un po’ di fortuna, pensò osservando Giordano che ancora non aveva iniziato a scendere. Un sospetto le attraversò il cervello: lui sapeva della storia sull’opuscolo?

Restituì la brochure alla ragazza che le sorrise. «Vi abbiamo visto salire: siete davvero una coppia fenomenale.»

«Grazie» rispose imbarazzata senza sapere come ribattere.

La ragazza la salutò e Gioia riportò l’attenzione su Giordano che aveva iniziato la discesa a grandi stacchi. Era bravissimo, sfiorava appena la roccia come se invece di darsi una spinta potente per scendere dovesse accarezzare la falesia, era perfettamente coordinato con le mani che maneggiavano la corda come un musicista con il suo strumento o come un amante esperto con il corpo della sua donna. Si era accorto che Gioia lo guardava e a ogni slancio ricambiava le sue occhiate.

Quando fu giù, prima ancora di recuperare la corda, si strappò il caschetto dalla testa, la raggiunse e l’afferrò per la vita facendo aderire il bacino alla sua pancia. Gioia riuscì solo a sgranare gli occhi sorpresa prima di sentire la bocca affamata sulla sua incurante degli imbraghi che picchiavano tra loro.

I respiri si fusero, Gioia ricambiò la stretta affondando le mani sporche di magnesite nei suoi capelli selvaggi e rispose al bacio con lo stesso ardore. Avrebbe potuto piangere per la felicità, ma la barba folta e impolverata la costrinse ad allontanarsi per fare una serie di starnuti.

«Ci serve una doccia» dichiarò lui allontanandosi per recuperare l’attrezzatura. Le strizzò un occhio.

Riavvolsero le corde con movimenti sincronizzati ed efficienti, tolsero gli imbraghi, sistemarono tutta l’attrezzatura in modo ordinato e senza intralciarsi anche se si scambiavano occhiate di fuoco per la voglia di baciarsi e toccarsi.

«Pronta?»

«Torneremo, vero?» chiese, improvvisamente triste. Arrampicare insieme era stato speciale, ma la realtà stava di nuovo per piombare loro addosso e Gioia ne avrebbe volentieri fatto a meno.

«Credevo volessi andare sul Sergent

«Anche.»

Lui la stava precedendo, rallentò fino a farsi affiancare, le prese una mano e Gioia si sentì sciogliere. «Torneremo.»

Gli sorrise, un po’ sollevata e un po’ nervosa, non sapeva bene cosa fosse accaduto, ma era diverso, sembrava più sereno. Arrivati all’auto la lasciò per aprire il baule e riporre l’attrezzatura e Gioia avvertì una stilettata al cuore. Non disse nulla quando Giordano salì dal lato guidatore, non aprì bocca finché non si accorse che non avevano preso la direzione per Milano.

«Dove stiamo andando?»

«Dove possiamo fare una doccia» rispose lanciandole un sorriso.

Gioia osservò con il cuore in gola la trasformazione del suo volto: le rughe che gli solcavano la fronte si erano spianate e la luce che aveva negli occhi era abbagliante. Odiò per l’ennesima volta la folta barba e desiderò rivedere il volto celato da quella coltre che ne alterava i lineamenti.

In meno di mezz’ora raggiunsero una stradina privata che si inerpicava su un poggio, a qualche centinaio di metri dalla strada statale comparve una villetta in sasso grigio, tipico della zona con i balconi di legno scuro a sbalzo inondati da gerani e petunie colorate.

Giordano scese dall’auto, dal mazzo di chiavi selezionò quella che apriva il portoncino blindato. Gioia lo seguì guardandolo basita mentre digitava il codice di sblocco dell’allarme posizionato appena oltre la soglia.

Altro sorriso che la inchiodò sul portico mentre si avvicinava e la baciava. Gioia lanciò un grido sorpreso quando si sentì sollevare dalle ginocchia. Gli allacciò le braccia dietro al collo e lo guardò.

«Che fai?»

«Ti faccio varcare la soglia di casa mia.»

«Casa tua

Lui allargò il sorriso. «In realtà questa è l’unica casa che possiedo, tutte le altre sono di mia madre.»

Cosa intendeva per “tutte le altre”? Aveva capito da molto tempo che Giordano proveniva da una famiglia ricca, ma non aveva mai approfondito quanto, non era un dato che le interessava. «Perché proprio questa?»

«Perché è a due passi dalle Falesie più belle d’Italia.»

Gioia sorrise anche se dentro il petto il cuore faceva capriole scoordinate che rendevano difficile respirare, in testa si affollavano diecimila pensieri del tutto privi di un filo logico a unirli.

Quando aveva scelto la Via degli innamorati, quella mattina, sapeva della storia dell’opuscolo? Come mai la casa era pulita e ordinata, pagava qualcuno per tenere in ordine anche se non ci abitava? Il gesto di prenderla in braccio aveva qualcosa a che fare con la tradizione perpetrata nei matrimoni? Agganciò gli occhi di Giordano con quella domanda che le mulinava nel cervello.

«Assolutamente sì.»

«Cosa?»

«Non faccio mai niente per caso.»

«No?»

«No. Con questo gesto, io ti sposo.»

Gioia aprì la bocca sgomenta, lui gliela chiuse con la sua.

Il sangue martellava furioso dentro ogni arteria, la gola era serrata in una morsa.

Quando si staccò per deporla, Gioia dovette mantenere la presa sulle sue spalle per non cadere.

«Andiamo di sopra» ordinò precedendola sulle scale.

Gioia lo seguì in una delle stanze, quando Giordano aprì le imposte e la luce entrò prepotente, Gioia si guardò attorno affascinata: quella era davvero la sua stanza! Le pareti erano tappezzate dalle fotografie di un giovane Giordano che arrampicava, due ante dell’armadio incassato nel muro erano di vetro e sugli scaffali facevano bella mostra coppe, targhe, medaglie in un tripudio di oro e pochissimi argenti o bronzi.

«Eri un campione!»

Anche il letto sembrava d’oro.

La stanza aveva un suo bagno privato, Gioia si affacciò alla soglia. Giordano aveva acceso il boiler per l’acqua e da un armadietto aveva prelevato del bagnoschiuma. La confezione le sembrava familiare: Nino Cerruti, la marca di uno dei profumi più pubblicizzati degli ultimi anni.

«Sei ancora vestita.»

«Anche tu.»

Sorrise di più. «Rimedio subito.»

Si sfilò la maglietta afferrandola dal retro del collo, il movimento mise in mostra una quantità assurda di muscoli che le mozzarono il respiro.

A un cenno di Giordano, Gioia sfilò la canotta dai pantaloni e lo imitò. Era di materiale tecnico e fungeva anche da reggiseno sportivo per cui restò a torso nudo come lui. Sotto il suo esame Gioia sentì i capezzoli ergersi vogliosi di essere notati e lui li accontentò, Gioia avvertiva la sua eccitazione quasi fosse qualcosa di solido e tangibile.

«Adoro la forma che hanno.»

Parole roche che le provocarono un vuoto allo stomaco, e una gratitudine immensa: era la prima volta in tutta la sua vita che il complimento di un uomo la faceva sentire felice di essere bella. Annullò la distanza per baciarlo, gli prese il viso tra le mani per meglio riuscirci. Mentre Giordano le plasmava la schiena per far aderire di più i loro corpi, si divorarono le labbra a vicenda, Gioia insinuò le mani tra loro per slacciargli i pantaloni. Con un movimento coordinato anche lui fece lo stesso poi si staccarono per liberarsi degli scomodi indumenti.

Lui entrò a ritroso dentro la doccia e la tirò verso di sé per portarla sotto il getto caldo.

Le sfuggì un sospiro beato quando la girò. Sentiva il petto muscoloso contro la schiena mentre le sue mani ruvide le circondavano il seno modellandolo dentro i suoi palmi.

Con un singhiozzo, rovesciò la testa indietro abbandonandosi al suo tocco e chiudendo gli occhi per arginare l’acqua mentre la bocca di Giordano scivolava dalla guancia fino al collo completamente esposto ai suoi baci. Si era chinato un poco e ora la sua piena erezione sfregava contro la fessura delle natiche. Un’eccitazione mai provata fino a quel momento la infiammò.

«Sì» disse.

«Attenta a quello a cui acconsenti.»

Gioia si girò leccando l’acqua dalle labbra riarse.

Lo spinse affinché potessero guardarsi senza lo scroscio di acqua tra loro. C’era una cosa che doveva dirgli e lo doveva dire adesso.

«Sarà sempre , con te. Stabiliamo che tutto quello che vuoi, lo voglio anche io. Se qualcosa non mi va…»

«… dirai no.»

Gioia annuì. «Dirò no, e tu ti fermerai.»

«Sì. Mi fermerò» le sussurrò sulle labbra.

Gioia prese il bagnoschiuma, le note speziate e intense si sprigionarono non appena se lo rovesciò nelle mani: riconobbe il profumo, era composto dalle stesse note che aveva avvertito la prima volta che gli era passata vicino il giorno in cui si erano conosciuti.

Amava quel profumo e amava lui.

Si insaponarono a vicenda, con gesti lenti e consapevoli più mirati a toccarsi e scoprirsi che a lavarsi.

Il corpo di Giordano la faceva impazzire, da vestito sembrava molto più grosso di quanto non fosse nella realtà, aveva muscoli sottili e nervosi con tendini d’acciaio, spalle larghissime e fianchi stretti, quadricipiti lunghi e definiti, glutei rotondi e sodi, ma il vero capolavoro erano i pettorali e gli addominali armoniosi e scolpiti. Gli morse un capezzolo piatto.

«Ti piace mordere, vero gioia

Trattenne il fiato in attesa del fastidio che provava ogni volta che qualcuno giocava con i sensi del suo nome, ma non arrivò, invece gemette quando avvertì i denti di Giordano che le graffiavano il collo.

«Anche a me.»

«Sì» esalò quando sentì le dita di Giordano insinuarsi tra le gambe. Tutto si contrasse e singhiozzò quando le ritrasse per spingerle più su.

«Oh… ti prego…»

Lo sentì esitare e Gioia temette di aver sbagliato tutto, ma poi sentì altre dita che le pizzicavano i capezzoli e quelle dentro di lei che continuavano la loro magia.

Il desiderio e la voglia crebbero fino a raggiungere picchi impensabili, poco prima di valicare il punto di non ritorno si staccò da lui. Giordano la guardò sorpreso.

Gioia chiuse il miscelatore e si girò per appoggiare le mani al rivestimento, spinse indietro i fianchi fino a quando non sentì la sua erezione premere contro il corpo.

«Giò? Io… non l’ho mai fatto.»

Quelle parole la commossero e spazzarono via qualsiasi dubbio o reticenza. «Nemmeno io» mormorò guardandolo da sopra le spalle. Il cuore le batteva impazzito nel petto e sembrava rimbombasse all’interno della nicchia: quello che provava doveva essere felicità.

Con una mano, senza interrompere il contatto visivo, Giordano le scostò i capelli bagnati dalla schiena percorrendo la lunghezza della spina dorsale mentre con l’altra raccoglieva i suoi umori prima di insinuare un dito umido dentro la rosetta dell’ano. Gioia controllò la respirazione per mantenere quella parte di sé rilassata e accoglierlo dove non aveva mai nemmeno pensato di… non fino a pochi minuti prima, ma dopo la Falesia voleva un’altra prima volta con lui: voleva dargli tutto.

Lui la guardava così intensamente che Gioia non riusciva a immaginare di distogliere lo sguardo anche se il collo era in una posizione impossibile e la sensazione delle sue dita che la stimolavano era così destabilizzante che non era certa di riuscire ad arrivare alla fine.

Poi lui le afferrò i fianchi usando i pollici per aprirla di più, la testa le cadde giù con un singhiozzo quando sentì la punta appoggiarsi e premere, lo aiutò spingendo per accoglierlo.

«Dimmi se…»

«Spingi!»

Divennero una cosa sola nel lampo di un istante.

Gioia spalancò gli occhi e la bocca esalò tutto il fiato che aveva in corpo.

Giordano emise un suono soffocato e le afferrò un seno.

Gioia non si era mai sentita così piena, con lui che si muoveva piano mentre con una mano la pizzicava e l’altra si allungava per raggiungere il clitoride, era come essere percorsa da una corrente elettrica che partiva dal leggero bruciore nel punto in cui erano congiunti per propagarsi a ogni singola cellula, iniziò a gemere e più gemeva forte più lui spingeva e più lo sentiva dentro.

Era un atto estremo e assoluto che mischiava piacere e dolore, desiderio e rifiuto, lussuria e amore.

Era l’unione definitiva di anima, corpo e mente.

L’orgasmo arrivò improvviso a travolgere Gioia che singhiozzò il nome di Giordano incitandolo a lasciarsi andare e lui lo fece: le afferrò i fianchi inclinandoli per potersi spingere più a fondo, aumentò il ritmo fino a quando Gioia lo sentì esplodere in gemiti convulsi. Si costrinse a rimanere immobile per tenerlo dentro di sé anche se era percorsa da brividi, ora che il tumulto del godimento si era placato aveva freddo e si sentiva frantumata in mille pezzi.

Uscì da lei con un sospiro convulso, crollando sul pavimento della doccia.

***

«Cristo Santo» esclamò sbattendo la nuca contro la parete. Il corpo di Gioia scivolò giù accanto al suo. «Sei gelida.»

Giordano cercò il miscelatore a tentoni per aprire il getto di acqua calda. Cercò di decifrare l’espressione di quella donna meravigliosa, stringendola a sé.

Le aveva fatto male? All’inizio aveva cercato di trattenersi, ma poi si era fatto prendere dalla sensazione di potere assoluto che l’orgasmo di Gioia aveva scatenato.

La fece aderire al suo petto affinché il getto dell’acqua caldo non la colpisse in faccia. La cercò con la bocca, voleva il sapore della sua pelle sulla lingua, le strinse i seni nei palmi: adorava la consistenza che avevano, voleva cibarsi di lei per tutta la vita.

Sentì che si agitava, la lasciò libera anche se invece avrebbe voluto stringerla di più. Si era pentita?

Ne sondò la reazione.

«No. Non lasciarmi.»

«Ti agitavi.»

«È la barba: non mi piace.»

Appoggiò la testa indietro. «Nemmeno a me, ma…»

Si fermò, non voleva rovinare quel momento, anche se prima o poi avrebbero dovuto affrontare il problema.

«Ti giuro che quando torno la toglierò per sempre» le promise. La sentì inspirare e rimanere immobile. «Capisci perché devo farlo, vero?»

Gioia si alzò e uscì dalla doccia. Prese un telo e vi si avvolse strizzando i capelli nel lavandino prima di uscire.

Giordano chiuse l’acqua e uscì anche lui dal box.

«Giò» la chiamò asciugandosi veloce. Doveva spiegarle perché era necessario riprendere l’identità di Giovanni Prezioso: non poteva permettere che Enzino e Gennaro Sulace continuassero i loro sporchi traffici indisturbati, andavano arrestati e se non fosse stato possibile era pronto anche a rimedi più estremi, ma andavano fermati.

La trovò i camera, seduta sul letto, che guardava le foto e le bacheche dove erano esposti tutti i riconoscimenti degli anni in cui era stato un atleta agonista.

«Eri proprio un ragazzo d’oro.»

«Giò, lasciami spiegare…» iniziò sedendole accanto.

Lei lo interruppe mettendogli un dito sulle labbra. «Stabiliamo ora, che io capirò sempre le tue ragioni di servizio e che non dovrai mai giustificarti con me? E anche che tu comprenderai sempre le mie, ovviamente.»

Dio! Era davvero un sogno di donna. «Stabilito» ripose risalendo un po’ sul letto per abbracciarla da dietro: adorava il modo in cui muoveva il collo per appoggiarsi alle sue spalle. La baciò.

«I tuoi baci mi piacciono di più di quanto non detesti la barba» mormorò quando si presero una pausa dal bacio.

Sorrise e la baciò ancora.

Era perfetta.

Sublime.

Non aveva mai provato con nessuna quello che provava con lei. Non era solo sesso quello che avevano appena fatto, era… un altro livello, qualcosa di impossibile da descrivere.

«Promettimi che mi bacerai e abbraccerai per sempre. Anche quando saremo vecchi e non faremo più sesso.»

«Non riesco a immaginare un giorno in cui non vorrò far sesso con te, ma te lo prometto.»

Gioia gli scompigliò i capelli guardandolo da sotto in su, con la nuca appoggiata alla sua spalla. «La barba non mi piace, ma i capelli lunghi hanno un loro perché.»

«Giò. Ti ho detto tutto. Fallo anche tu. Dimmi di lui.»

La sentì irrigidirsi, vide il sorriso spegnersi. «Non c’è niente da dire. Sai già tutto quello che c’è da sapere» disse guardando il soffitto con aria assente.

«So quello che c’è scritto in una sentenza: voglio la tua versione.»

Doveva sapere dalla viva voce di lei.

 

 

La sua versione?

Era passato davvero tanto tempo, aveva cacciato giù in fondo tutto quello che riguardava quel periodo e non era sicura di averla più una sua versione, ma poi udì la sua stessa voce tirare fuori dai recessi della mente quella sedicenne convinta di poter calcare le passerelle come le modelle più acclamate.

«Pensavo di essere disposta a tutto pur di fare successo: sono stata allevata per questo, facevo sfilate già a quattro anni. Ero consapevole di cosa voleva quando sono andata a cena con lui. Sapevo tutto. Poteva essere mio padre, e anche qualcosa di più: aveva il triplo dei miei anni. Era grasso e viscido. Sapeva di avere il potere di comprarmi e io gli avevo lasciato credere di essere in vendita, ma quando mi sono ritrovata su quel divano con lui che mi leccava e mi palpava, io… mi sono tirata indietro. Avevo bevuto quindi non ragionavo bene, l’ho respinto e gli ho detto che avevo cambiato idea, ho cercato di andarmene ma lui si è incazzato. Ha detto che ero una stupida troietta e che non ero la prima che voleva solo fargliela annusare e usarlo. Gli ho detto che mi sarei ritirata dal concorso e lui mi ha dato uno schiaffo, sono caduta su uno spigolo. A quel punto ero terrorizzata, lui si è scusato per lo schiaffo dicendo che l’avevo provocato, ma mi perdonava… e poi le sue mani era dappertutto e io non sapevo cosa fare, come uscirne, avevo paura che mi picchiasse ancora, volevo solo che finisse tutto e così l’ho lasciato fare.» Gioia distolse gli occhi dal soffitto e guardò Giordano stupita di riuscire a raccontare come se non fosse stato terribile. «Me la sono cercata.»

«Hai detto di no e lui non si è fermato.»

«I no delle donne non bastano perché ce ne sono troppe in vendita. Il fatto che sia uscita con lui e che sia risaputo che nel mondo della moda e dello spettacolo si ottiene qualcosa sono in cambio di favori sessuali, costituisce un’attenuante per lui agli occhi della società e colpevolizza me; mentre il fatto che io abbia denunciato lo stupro solo molto dopo ha reso lui la vittima di una puttanella opportunista.»

«È stato riconosciuto colpevole.»

«Sì, ma solo grazie alla testimonianza di un cameriere dell’hotel dove ci siamo incontrati che si è fatto avanti per vendere l’esclusiva a un giornale scandalistico.»

«C’era anche un referto del Pronto Soccorso.»

«Mi ci ha portato Don Luigi, sbattendo mi ero fatta un brutto taglio in testa e poi… non smettevo più di sanguinare.» Respirò profondamente, non riusciva a capire perché lo stupro in sé riusciva a ricordarlo come se fosse accaduto a un’altra e invece quello che era successo dopo, in ospedale, le bruciava ancora. «Il gi… il ginecologo di turno disse che a volte capita a chi ha un imene spesso, e che avrei dovuto avere più cura della mia verginità.»

«Era uno stronzo» interloquì Giordano baciandola sulla tempia.

« Anche se è stato ritenuto colpevole, non ha fatto neppure un giorno di carcere. Ti giuro Giò, che se tornassi indietro, non lo so se mi farei convincere a denunciare. Di certo non mi farei più convincere a scambiare sesso per la partecipazione a un concorso di bellezza. Sai che mi è quasi costato l’incarico a Vice Ispettore? A quanto pare andare a cena con il viscido era un comportamento eticamente dubbio.»

«Eri minorenne, al limite...»

Gioia si voltò a baciarlo per farlo stare zitto. Non voleva rimestare ancora in quella vicenda, ormai se l’era lasciata del tutto dietro le spalle e ogni volta che saltava fuori sapeva come gestirla.

«Non voglio più parlarne. Deve bastarti sapere che alla fine ho avuto l’incarico, e per quanto mi abbia fatto incazzare Minetti per come mi ha coinvolta con Reni e tutto il resto, se non fosse mai successo non saremmo qui, ora. E se mi dicessero che potrei cambiare il passato, ma senza la garanzia di un futuro con te, rifarei tutto dieci volte e poi ricomincerei da capo.»

«Cristo Santo, Gioia» esclamò prendendole il viso tra le mani. «Mi sono sentito un verme, quando ho capito che eri salita sulla barca con Reni.»

Lei tentò di scuotere la testa nonostante la presa ferrea. «Non è stato così disgustoso come credi. Pensavo già a te: tu, sei tutti i miei orgasmi, immaginari e non.»

Giordano la guardò per qualche secondo poi la baciò. Lento. Profondo. Inesorabile.

Gioia subì il bacio con le palpebre abbassate, pizzicate dalle lacrime che alla fine non riuscì più a contenere. Lui la strinse sul suo petto cullandola e baciandole i capelli.

Pianse per la sedicenne spezzata che era stata, per la ventenne arrabbiata che aveva cambiato un destino già scritto, per la venticinquenne che aveva lottato e ottenuto con le unghie e i denti quello che si meritava di diritto: il rispetto e un’occasione, e infine pianse anche per la trentenne sola che aveva continuato a credere a oltranza in un uomo idealizzato e in un sentimento mai sbocciato.

Quella trentenne che ora aveva tutto a portata di mano: rispetto, carriera e l’amore dell’unico uomo nell’universo che sapeva tutto di lei e poteva capirla con un solo sguardo.

 

 

Giordano la tenne stretta contro di sé. Accolse tutte le sue lacrime e se ne concesse qualcuna anche per sé.

Era orribile quello che le era successo.

E lo era anche quello che era successo a lui.

Entrambi però avevano superato il momento più nero delle loro esistenze e ora erano lì.

Lei lo amava.

Lo aveva detto, e sentiva che era vero. Lo aveva saputo fin dal primo bacio a Rimini. L’aveva avvertito in ogni messaggio che aveva ascoltato e se avesse potuto ascoltare anche gli altri avrebbe ritrovato, annidato in ogni parola, l’amore che Gioia provava per lui.

Poteva un uomo chiedere qualcosa di più? Lei era bellissima, dentro e fuori, ed era intelligentissima: da vice Ispettore a Vice Commissario in cinque anni, una cosa tecnicamente possibile, ma improbabile da realizzare e invece lei ci era riuscita.

Lei lo amava.

Quell’idea, quella certezza, era l’appiglio a cui si era tenuto aggrappato per anni fino a quando non aveva sentito la presa scivolargli dalle dita; proprio nel momento in cui aveva mollato, certo di cadere nel vuoto fino a schiantarsi, Gioia era apparsa a bloccargli la caduta, a fornire il vertice mancante per ritrovare l’equilibrio e la presa: lei continuava ad amarlo nonostante quello che aveva fatto, lei amava l’uomo di legge e amava la bestia che era nei panni di Giovanni Prezioso.

Era giusto. Perfetto. Anche lui l’amava sapendo bene cosa era stato per lei Guido Reni.

“Sei tutti i miei orgasmi.”

Con Reni aveva sfogato il lato oscuro, gli aveva concesso il corpo, l’involucro, ma niente altro: non la mente e di certo non l’anima.

Anche per lui era così: aveva usato il suo corpo per uno scopo, ma la mente era rimasta concentrata sull’obiettivo e l’anima… be’ l’anima era tutta per lei, solo per lei, da cinque anni e lo sarebbe sempre stata anche nei prossimi cinquanta o più.

Avevano varcato la soglia dell’inferno ed erano tornati indietro dopo aver saggiato e sconfitto il loro lato più oscuro, ne avrebbero portato i segni per sempre, o almeno lui, ma ce l’avevano fatta.

La guardò e subito lei fece altrettanto.

«Ti amo» disse, così, semplicemente. Non c’erano altre parole, solo quelle due che tuttavia non aveva mai detto a nessuna e mai l’avrebbe fatto in futuro.

Il sorriso che gli rivolse era così luminoso da trasfigurarle il volto perfetto in qualcosa di meraviglioso. «Ti amo anch’io.»

Una sensazione di pace che non provava da molto tempo si fece largo in lui, se la godette, sorrise e rilanciò. «Stabilito?» chiese ricambiando il sorriso di Gioia.

«È un modo per dire che non me lo dirai mai più?»

«È un modo per dire che non so quando sarà. O se sarà» appena pronunciate le parole, avrebbe voluto rimangiarsele.

Gioia si incupì. «Non dirlo nemmeno per scherzo.»

«Va bene, mi spiace, ma è realistico.»

«Vaffanculo al realismo.»

«Giò, senti…»

«No. Senti tu, Giò» l’interruppe sciogliendosi dall’abbraccio. «Riprendi la copertura, fai quello che devi fare e… torna. Torna, ok? E adesso non rovinare la prima e unica dichiarazione d’amore della mia vita.»

«È anche la mia prima. Vieni, Voglio fare una cosa» disse alzandosi in preda a un’urgenza nuova.

«Cosa?» chiese Gioia scendendo anche lei dal letto.

Giordano la prese per mano tirandosela dietro.

Prima andò in bagno e frugò nell’armadietto dei medicinali, prese disinfettante, garze e cerotti e diede tutto a Gioia.

«Cosa dovrei farci?»

«Shh» rispose tornando in camera a frugare nell’anta dei premi. «Dove l’ho messo?»

«Cosa?»

«Il Victorinox… eccolo» esclamò entusiasta. Lo aprì e ne saggiò l’affilatura premendo appena la punta contro il pollice, subito stillò un goccia di sangue.

«Cosa…?» domandò interrogativa quando le porse il coltellino aperto.

«Voglio che mi marchi, qui» rispose indicando la parte sinistra del petto.

«Cosa?! Sei pazzo. Non lo faccio.»

«Dai. Un segno piccolo. Qui. L’iniziale del tuo nome.»

«Una G?»

«G, di Gioia.»

«… di Giordano.»

«… di Giustizia.»

«Anche di Gallina… scrivo malissimo.»

«La ‘Ndrangheta mi ha marchiato, ho bisogno che lo faccia anche tu. Qui, dove resterai per sempre» affermò serio, se non l’avesse fatto lei se lo sarebbe fatto da solo.

 

 

Si stava toccando il petto in corrispondenza del cuore.

Era certa che fosse una cosa orribile da fare, ma cedette lo stesso perché in realtà era lusingata che volesse un segno di lei addosso. Lo guardò in quegli aocchi che tanto amava, era disposta a morire per lui e anche a vivere in eterna solitudine, se l’avesse perso, cos’era incidergli la pelle in confronto? Inspirò ed espirò diverse volte prima di concentrarsi: con mano ferma tracciò la sua iniziale ammirando, sedotta e orripilata al tempo stesso, il sangue che scaturiva dal taglio.

Si accorse di aver trattenuto il respiro solo quando lo tamponò con la garza imbevuta di disinfettante.

Lui la baciò intrecciando la lingua ruvida alla sua. Quando si staccarono Gioia gli porse il coltellino aperto. «Anche tu» disse, indicandosi lo sterno.

«Stai scherzando?»

«No. Anche io ti voglio addosso.»

«Non deturperò il tuo corpo.»

«Io l’ho appena fatto con il tuo!»

«Era già deturpato.»

«O lo fai tu, o me lo faccio da sola» esclamò decisa aprendo l’asciugamano. Si puntò il Victorinox contro il petto, ma Giordano glielo strappò dalle mani.

«Se pensi di nasconderlo, sappi che userò uno di quelli da cucina mentre dormi» lo avvisò intuendo le sue intenzioni.

«Faccio io. Stenditi» si arrese con voce cupa.

Gioia si stese malvolentieri perché così non avrebbe avuto la visuale di quello che lui le avrebbe fatto, ma capiva che così avrebbe lavorato meglio senza i seni a intralciarlo.

Trattenne il fiato aspettandosi una fitta di dolore, ma in un attimo avvertì la garza umida contro lo sterno.

«Fammi vedere» disse spostando la garza, «è minuscola!»

«Be’… io scrivo benissimo. A dieci anni ho anche vinto una gara di calligrafia.»

Diceva sul serio? Cercò di decifrare la sua espressione mentre si riavvolgeva nell’asciugamano.

Lo baciò a bocca aperta, era stato un ragazzo d’oro e ora e il suo uomo. Per sempre.

FINE CAPITOLO
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