Nina era così bella, così sensuale, che faceva male a guardarla. Continuò a stimolarla col dito, rincorrendo il suo orgasmo, gli occhi fissi in quelli di lei. Il cazzo gli doleva dalla voglia di entrarle dentro.
Ma lei era ancora vergine, Alex non ebbe alcun dubbio in proposito. E lui non poteva prenderla, per poi sparire dalla sua vita.
Perché l’indomani, dopo il tramonto, avrebbe dovuto andarsene.
Quella era una certezza.
«Alex». La sentì bisbigliare, quando tutto fu finito.
«Dimmi, principessa».
«Voglio essere tua. Fino in fondo».
Il suo uccello reagì a quelle parole, gonfiandosi nei pantaloni.
Alex strinse i denti.
«Nina…».
«Ascolta, questa potrebbe essere davvero la nostra unica occasione. E io voglio che la mia prima volta sia con te».
Lui chiuse gli occhi un istante, per mantenere il controllo. Quando li riaprì, vide che lei si stava sfilando gli slip. E seppe che la sua era una guerra perduta in partenza.
Fanculo.
Mentre Nina tornava a sdraiarsi sulla paglia, gli occhi enormi e fiduciosi puntati nei suoi, Alex tastò la tasca posteriore dei jeans ed estrasse il portafogli. Tirò fuori un profilattico e lo posò su quel giaciglio improvvisato. Quindi si strappò quasi di dosso pantaloni e boxer in un sol gesto.
Non smise di guardare Nina un secondo, mentre apriva la confezione di plastica coi denti e indossava il preservativo.
Impazziva dalla voglia di immergersi in lei, di sentirla intorno al suo cazzo.
Era qualcosa di più del normale desiderio. Era un bisogno ancestrale. Una fame che lo divorava dall’interno.
Le allargò le gambe col ginocchio, posizionandosi tra le sue cosce.
«Ascoltami, se ti faccio male o se cambi idea, fermami».
«Lo faresti?» Lei incatenò gli occhi ai suoi.
«Darei la vita per te, Nina. Perciò sì, lo farei».
«Scopami, Alex. Tutta la notte».
Quella frase volgare, sulle sue labbra fu come musica.
Alex spinse. La penetrò fino in fondo, sentendola irrigidirsi. Una specie di lamento le uscì dalle labbra socchiuse.
«Ti ho fatto male?».
Sapeva che era inevitabile la prima volta. Ma era Nina. Il solo pensiero che potesse soffrire a causa sua lo annientava.
Lei gli sorrise, in un modo così dolce che il cuore gli si fermò.
«È tutto a posto», rispose con gli occhi che le brillavano come stelle. «Non è niente».
«Vediamo se dirai che non è niente anche quando avrò finito», la prese in giro allora lui, buttandola sullo scherzo.
Nina ridacchiò, piegando la testa all’indietro ed esponendo il collo bianco e sottile. Alex la baciò in quel punto, proprio sotto l’orecchio. Le lambì la pelle con la lingua, e intanto cominciò a muoversi.
Nina ansimò, iniziò a gemere.
Era così calda, bagnata e stretta. Dio, se era stretta.
Alex emise un ringhio e aumentò la velocità.
Fuori il temporale infuriava, lampi accecanti squarciavano a tratti il buio del granaio, ma lui riusciva a vedere solo lei.
Le sue guance arrossate.
Le dita posate sul suo petto nudo.
Quel modo innocente, eppure devastante, con cui lo guardava. Come se si stesse affidando ciecamente a lui.
Il cuore gli si strinse.
Non di desiderio.
O non solo.
Qualcosa di più profondo, feroce e destabilizzante si fece largo in lui con la forza di una verità scomoda.
A Nina teneva davvero.
Quella consapevolezza lo colpì come un pugno.
Aveva sempre vissuto il sesso come distrazione. Era un modo per spegnere il rumore che aveva dentro, e non lo lasciava respirare. Nessuna ragazza con cui era stato aveva significato davvero qualcosa. Nessuna di loro restava.
Ma con Nina era differente.
Con lei ogni gesto sembrava scavargli sottopelle, raggiungere parti di sé che aveva sempre tenuto sepolte.
Alex abbassò lo sguardo sulle dita sottili di lei, ferme sul tatuaggio del serpente, mentre i suoi fianchi andavano a ritmo coi propri, rincorrendo un orgasmo che avrebbe cancellato – per intensità – quello precedente.
Domani.
Quel pensiero arrivò improvviso, gelido.
Domani il Consiglio avrebbe deciso della sua sorte.
Probabilmente quella notte era davvero l’ultima che avrebbero avuto.
La gola gli si serrò.
Per un attimo fu sopraffatto da un impulso quasi doloroso: imprimersi ogni dettaglio di lei nella memoria.
Il profumo di fieno nei suoi capelli.
Il calore del suo respiro.
Il modo in cui le sue mani, timide ma coraggiose, continuavano a cercarlo come se lui fosse qualcosa di prezioso.
Alex le prese il viso tra le mani, continuando a muoversi su di lei. La guardò come se volesse dirle mille cose e non sapesse da dove iniziare. Poi si chinò e la baciò. Lentamente, Profondamente. Mentre si avvicinavano insieme all’apice del piacere, le comunicò con una tenerezza quasi struggente, quanto lei importasse per lui.
Oltre alla fame impetuosa che li divorava, ora c’era qualcosa di infinitamente più pericoloso a unirli: il bisogno di custodire quell’istante.
Di trattenerlo.
Di renderlo eterno, almeno per una notte.
Il piacere montò come un’onda impetuosa. Nina gli si aggrappò, ansimante. Lui pronunciò il nome di lei come una preghiera.
Vennero nello stesso momento, gli occhi incatenati e i respiri spezzati. Poi, la sentì rilassarsi contro di lui, fiduciosa, pronta a lasciarsi avvolgere dal suo calore mentre fuori un altro tuono faceva tremare il cielo.
Alex la strinse a sé, appoggiando la fronte alla sua. Chiuse gli occhi. Per la prima volta dopo tanto tempo non si sentì più perduto. Solo terribilmente vulnerabile.
Perché adesso sapeva la verità.
Se il mattino seguente gliel’avessero portata via, qualcosa dentro di lui sarebbe morto per sempre. E di una cosa era certo. Non gli sarebbe più importato se il Marchio avrebbe finito per consumarlo, perché senza Nina non valeva più la pena vivere.
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