IL MARCHIO DEL DIAVOLO
Capitolo 5 di 8

Scritto il 01/07/2026
da LAURA GAY


Non aveva mai fatto nulla di simile, pensò Nina mentre accarezzava Alex. La sua pelle era incredibilmente calda e liscia al tatto, il membro teso, duro come l’acciaio. E lui le appariva così bello. Gli occhi chiusi, la fronte leggermente sudata, le labbra dischiuse come se soffrisse.

Ma non era sofferenza.

Era piacere.

Si sentì così potente, invincibile. Una dea capace di portare il proprio uomo al limite, soltanto sfiorandolo.

Non riusciva a smettere di guardarlo, gli occhi incollati alla sua erezione.

Le sembrava tutto irreale. Un sogno.

A un tratto lui le mise una mano dietro la nuca, la attirò a sé per baciarla. Sentì la sua lingua invaderle la bocca, i loro respiri si mischiarono, i gemiti si rincorsero.

Nina era accaldata.

Si bagnò tra le gambe, mentre una strana sensazione le aggrediva il basso ventre. Non sapeva cosa fosse, non l’aveva mai provata. Sapeva soltanto che doveva avere qualcosa a che fare col desiderio carnale di cui aveva tanto sentito parlare.

«Alex…», ansimò, torturandosi il labbro coi denti.

Lui si staccò da lei, la guardò tanto intensamente che il fiato le si spezzò. Le afferrò il bordo della maglia, gli occhi che sembravano due palle di fuoco.

«Posso?» La voce era un bisbiglio appena udibile.

Nina annuì.

Sollevò le braccia, gli permise di sfilarle la maglia di lana dalla testa, ben sapendo che sotto indossava solo gli slip.

Subito dopo fu colta da imbarazzo. Tentò di coprirsi con le mani, ma Alex glielo impedì.

«Non farlo». Le dita si chiusero sui suoi polsi. «Permettimi di guardarti».

Il suo tono non era autoritario, ma supplice.

Nina non poté far altro che obbedire.

Si espose al suo sguardo, il cuore che sembrava volesse scoppiarle nel petto.

Sapeva di non essere bella. Non come le ragazze a cui lui doveva essere abituato. Nina era magra, coi seni piccoli, la vita talmente stretta che Alex avrebbe potuta circondarla con una mano.

Trattenne il fiato, tremando un poco.

«Dio, Nina». La voce di lui sembrava emozionata. «Sei perfetta».

Allungò le mani a sfiorarle i seni, quasi timoroso. Coi pollici le stuzzicò i capezzoli, li sentì inturgidirsi sotto le sue dita.

Un sospiro le risalì su per la gola.

«Alex…».

«Sì, principessa. So cosa vuoi».

Come poteva saperlo, se nemmeno lei ne era conscia? Si sentiva strana, come se galleggiasse su una nuvola. Miliardi di farfalle le svolazzavano nello stomaco.

Alex la fissò. Mentre con una mano continuava a palpeggiarle un seno, con l’altra scese lungo la pancia. Superò l’ombelico e si insinuò tra le sue cosce, laddove il sesso pulsava forte.

Nina chiuse gli occhi. I denti affondarono di nuovo nel labbro, quasi fino a far uscire il sangue.

«Dio mio». La voce le parve un bisbiglio disperato.

Le sue mutandine erano fradice in quel punto, provò vergogna. Ma Alex non sembrò curarsene. Anzi, aveva un’espressione soddisfatta, come un gatto che fa le fusa. Cominciò ad accarezzarla col dorso della mano, attraverso il cotone leggero degli slip.

Nina ansimò.

Non era mai stata toccata così prima d’ora. Non capiva cosa le stesse succedendo.

Iniziò a ondeggiare i fianchi, sentiva il bisogno di un contatto più profondo. Più intimo. Si strofinò contro il suo pugno senza alcuna vergogna, gemendo piano.

«Cazzo, Nina. Sei bellissima quando godi», le sussurrò lui, senza staccarle gli occhi di dosso.

Lei lo guardò. Si specchiò nei suoi occhi, mentre il suo corpo reagiva a quelle carezze, facendola sentire sempre più languida, accaldata.

«Alex, io…».

«Vuoi di più, non è vero?».

Nina annuì, perché non aveva fiato a sufficienza per rispondergli. Lui allora infilò un dito all’interno dell’elastico delle mutandine, lo strofinò sul suo clitoride.

«Oh, cielo!».

Ebbe la sensazione che le stelle precipitassero e il mondo si capovolgesse. Fuori la pioggia scrosciava ancora con violenza, picchiando contro il vetro della finestra, ormai appannato. Ma lì, all’interno di quel granaio, era come se splendesse il sole.

La temperatura si era alzata.

Nina sentì il sudore sulla fronte e giù per la schiena, mentre Alex le infilava il dito nella fessura umida, strofinando i suoi punti più sensibili. Un’onda la travolse all’improvviso. Forte. Potente. La lasciò annichilita, senza fiato.

«Brava, bambina», le mormorò Alex, muovendo il dito più veloce. «Vieni per me».

E lei venne.

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