Scritto il 01/07/2026
da BARBARA RIBONI


William McBain era comodamente stravaccato contro l’alto schienale della sua sedia, proprio al centro della sala principale di Benkirk. Le massicce mura della residenza ospitavano il clan da quando un suo trisavolo aveva ricevuto, direttamente da re Malcom III, l’assegnazione del feudo di quelle terre.

Nei secoli il maniero era stato ampliato e fortificato anche se da quasi vent’anni, da quando William aveva preso il posto del padre, la vita scorreva tranquilla e la pace regnava tra le famiglie vicine.

Era rilassato e si stava divertendo.

Sulla grande tavola c’erano ancora i resti della cena che quella sera era stata particolarmente sontuosa, grazie alla fortunata caccia della mattina che aveva garantito selvaggina per l’intero castello.

Sazio e di buon umore, stava seguendo con interesse il racconto appassionato di un menestrello che narrava l’antica storia di una strega, tale Mairi Thomson, imprigionata in una grotta dalla gente di un lontano paese del sud dopo aver tentato, grazie al suo potere demoniaco, di guarire un uomo da una grave malattia.

Il menestrello, con grande capacità narrativa spiegava come Mairi avesse richiamato il suo potere imitando la mimica e la voce della malvagia creatura.

«Io sbatto questo straccio su uno scoglio,» recitava in quel momento «per fare il vento in nome del demonio» continuava facendo mulinare il braccio come se stesse praticando il rituale «e non si cheterà s’io non lo voglio.»

Pare che la strega, una volta scatenato il proprio potere avesse tentato di trasmettere la malattia del suo amante a un gatto per mezzo di malefici tanto complicati quanto rumorosi. Ma la bestiola era riuscita a scappare, proprio mentre passava un povero viandante e la malattia non sapendo dove andare, era ricaduta su di lui uccidendolo all’istante.

Mairi Thomson era stata scoperta e murata viva dentro a un grotta sigillata con palta di palude. Per giorni le sue grida avevano scosso la pietra e la terra finché si erano spente in disperati sospiri di agonia.

«Ancora oggi la gente del posto giura che, avvicinandosi nei pressi della grotta all’imbrunire, appoggiando l’orecchio alla roccia esterna si possano sentire i suoi strazianti gemiti di morte.»

Il giovane di bell’aspetto tacque a quel punto, lasciando che nel silenzio della sala, creato dal pathos del racconto, serpeggiasse il lungo lamento di un altro attore, nascosto dietro al palco di legno, allestito per lo spettacolo di quella sera.

Molti sussulti e qualche ansito di paura precedettero gli applausi scroscianti del pubblico per la coinvolgente rappresentazione.

William per primo, era entusiasta e felice che la sua gente si stesse divertendo tanto.

La compagnia di attori e menestrelli era giunta a Benkirk una decina di giorni prima e ogni sera aveva allietato la cena con canti, balli, storie e leggende che rappresentavano, per la semplice comunità dei MacBain, un entusiasmante diversivo.

«Quel Webb, è proprio bravo a tenere tutti col fiato sospeso…» disse rivolto alla moglie che gli sedeva accanto e ancora applaudiva sorridendo.

«Soprattutto le giovani dame» si sentì rispondere in tono ironico alludendo alle numerose ragazze che lo osservavano adoranti.

L’uomo fece una smorfia dubbiosa osservando la figura maschile e snella che nel frattempo aveva preso una piccola arpa e stava intonando una ballata.

Era senz’altro affascinante, con un abito di foggia inglese azzurro scuro, forse un po’ troppo prezioso per un semplice attore, che faceva pensare avesse viaggiato a sud nonostante l’accento scozzese.

La sua voce calda e intonata riempì la stanza insieme alle note dello strumento musicale e fu di nuovo silenzio, per ascoltare l’artista.

William fece caso allora che sia la sua giovane figlia Morna che le più adulte cugine sembravano pendere dalle labbra del talentuoso attore.

Persino la selvaggia figlia di suo fratello Callum lo stava osservando da un angolo della sala, mangiucchiandosi un’unghia.

Di certo il moro ragazzo era piacente, ma Kathleen non era mai parsa così interessata a un componente dell’altro sesso.

Eppure, considerò in quel momento, aveva da tempo raggiunto l’età per sposarsi.

«A chi è promessa tua figlia?» chiese sporgendosi verso il fratello che gli sedeva vicino.

L’interessato parve ragionare qualche istante prima di rispondere e seguì lo sguardo del Laird.

Riconobbe Kathleen e un tic nervoso comparve accanto al suo occhio sinistro.

«Parli di Kath?»

Aveva altre due figlie maggiori già sposate da qualche anno quindi la domanda era superflua, ma gli costava sempre fatica ricordare che l’ultima delle sue femmine non era promessa a nessuno.

«Quella volpe rossa non li lascia nemmeno avvicinare i pretendenti» borbottò contrariato. «Nonostante la sontuosa dote che le ho assegnato.»

«Credi che preferirebbe una vita monacale?» chiese William dubbioso riguardo questa ipotesi.

«Scherzi? L’obbedienza non è decisamente un tratto dominante del suo carattere.»

«Quindi perché non abbiamo ancora scelto un marito per lei?»

Entrambi tornarono a fissare la figura in piedi in fondo alla sala, distaccata dal resto del gruppo di giovani donne presenti quella sera.

Era appoggiata a una delle colonne, quasi nascosta, e indossava un semplice abito chiaro sotto la tunica verde bosco che faceva risplendere il rosso fuoco dei capelli.

Un ragazzetto di una decina d’anni le passò accanto e tirò una ciocca di quel mare fulvo, guadagnandosi un calcio che lo fece ruzzolare a terra.

«Magari non voglio sulla coscienza il poveretto che alla fine la sposerà» ammise mestamente il padre.

«Che assurdità, Callum. Ne parli come se fosse indomabile. A maggior ragione, se tua figlia manifesta un’indole ribelle, necessita al più presto di un marito che la pieghi all’obbedienza.»

Forse avevano aspettato troppo a trovare una sistemazione per quella ragazza dal carattere forte e indipendente.

Stava per farlo notare a suo fratello quando un servitore interruppe bruscamente l’esibizione, comparendo d’improvviso nella sala e gridando per sovrastare la musica.

«Mio Signore, notizie da Glenrock, notizie da Glenrock!» urlò agitato. «Un mercante proveniente da est dichiara che Aidan MacLellan ha preso moglie.»

Il silenzio imbarazzato che seguì alla dichiarazione sembrò diffondersi come nebbia tra i presenti.

Tutti sapevano che Morna MacBain era fidanzata dalla nascita al figlio del barone di Glenrock e ciò che il servitore dichiarava sembrava impossibile.

William scoppiò a ridere come se la grave accusa gettata in mezzo alla sala fosse un’altra simpatica storiella cantata da un menestrello.

«È forse un nuovo diversivo inventato dai nostri capaci attori per farci divertire?» chiese considerando che si trattava comunque di una trovata di cattivo gusto.

«Vi assicuro di no, Signore.»

A parlare era stato un uomo apparso in quel momento, ben vestito e con un vistoso cappello rosso, di foggia stravagante.

La tunica che portava sotto al mantello era di broccato e le calzature arricchite da ricami costosi.

«Chi lo sostiene?» chiese William perdendo il tono scanzonato che aveva tenuto sino a quel momento.

«Mi chiamo Peter Saint John, e sono un mercante di stoffe pregiate. Porto a Benkirk broccati, sete e bisso del più fine. Lane, fustagni e pignolati, per scaldare i vostri inverni. Vengo da est e ho soggiornato qualche giorno a Glenrock. Confermo che quanto ho detto al vostro servitore è la pura verità. Il giovane Aidan MacLellan ha preso moglie.»

«Connor MacLellan è un uomo di parola. Quello che dite non può essere vero poiché ha firmato un impegno con la nostra famiglia, molti anni fa.»

«Ho avuto modo di cenare al castello Signore, e vi assicuro che ho visto di persona la giovane moglie di Aidan. Mi hanno riferito che il ragazzo ha avuto un grave incidente ed è moribondo in un letto, potrebbe essere anche morto, ma vi assicuro che prima di spirare ha sposato una ragazza del villaggio.»

William MacBain strinse i braccioli di legno sui quali aveva appoggiato indolente le mani e la quercia scozzese scricchiolò tra le sue dita, rischiando di andare in frantumi.

Era un affronto inaccettabile.

Guardò la sua giovane figlia, circondata da ragazzine e dalle sorelle, troppo piccola per capire le gravi implicazioni di quella dichiarazione ma abbastanza adulta per intuire che il padre fosse furioso.

«William,» lo chiamò con dolcezza sua moglie «sono sicura che ci sia un malinteso. Il mercante avrà travisato ciò che qualche maldicente servo avrà voluto fargli credere.»

L’uomo voltò di scatto il viso verso la donna, e la folta chioma, una volta fulva e ora striata d’argento, fluttuò per qualche istante intorno al suo viso, arrossato per la rabbia.

«Stai pur certa che mi assicurerò della verità, moglie mia» disse ringhiando.

Si alzò con foga e il mercante fece un passo indietro, spaventato all’idea di aver scatenato una tale furia, quasi temesse di veder riversare su di sé l’ira del Laird.

«Callum,» sbraitò rivolto al fratello «raduna i ragazzi, voglio partire domani stesso per andare a Glenrock, e chiarire di persona quale sia la verità.»

«I MacLellan sono persone onorevoli» si sentì in dovere di dire l’uomo prima di obbedire al suo Laird. «Connor non avrebbe mai offeso il nostro clan legando il figlio a una donna diversa da Morna.»

«Morna è ancora una bambina, e forse Aidan era stanco di aspettare che avesse l’età giusta per onorare il patto. Questo non toglie che un simile affronto non può essere ignorato e se dovesse essere confermato dovrà essere lavato con il sangue.»

«William ti prego …» cercò di calmarlo la moglie.

«Via tutti» ordinò l’uomo senza sentire ragione. «Che non si creda di poter mancare di rispetto al clan MacBain.»

La festa era finita.

La gente si dileguò velocemente e solo gli uomini che avrebbero preso parte alla spedizione restarono nella sala, in attesa di istruzioni e pronti a partire per Glenrock.

 





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