Connor MacLellan si sentiva in pace.
Sorseggiava un boccale di braggot tiepida mentre giocava a scacchi con Craig nella sala principale del castello.
Aveva ascoltato le lamentele e i bisticci della sua gente tutta la mattina e ora si meritava un po’ di tranquillità.
Non che fosse una sfida interessante, si conoscevano entrambi così bene che le loro rispettive mosse erano quasi scontate, ma gli dava modo di passare il tempo e divagare nei suoi pensieri senza temere sconfitte umilianti.
Aidan sembrava essersi completamente ristabilito e ormai da qualche settimana aveva ripreso ad andare a cavallo e ad allenarsi con i suoi uomini nella corte alta del castello.
Gli era rimasta una leggera zoppia alla gamba sinistra ma non utilizzava nemmeno più il bastone per camminare e sembrava avesse imparato a conviverci.
Erano passati quasi quattro mesi da quella notte in cui il medico gli aveva detto che il suo unico figlio sarebbe morto e quell’incubo sembrava un ricordo sbiadito.
Mai avrebbe pensato di poterlo dire ma ringraziava il cielo per quell’infausto evento che l’aveva costretto a sposare suo figlio a Glenna.
Lanciò uno sguardo in fondo al salone dove lei stava sistemando alcune stuoie di giunco intrecciato e le cospargeva con le sue erbe essiccate che riempivano l’aria di un meraviglioso profumo aromatico.
Guardando meglio, il barone si accorse che era scalza e sorrise. Aidan le aveva fatto confezionare molti abiti e accessori ma le scarpe proprio non le voleva indossare.
Aveva smesso di occuparsi dei lavori più pesanti ma, dopo una serie di battaglie con Moyra, era riuscita a conservare il diritto di accedere alla cucina, decidere insieme a lei i pasti, provvedere alla gestione dell’orto e alla preparazione di sapone e candele che richiedeva un costante approvvigionamento.
Lui la vedeva correre avanti e indietro tutto il giorno, seguita da un nugolo di giovani ancelle che Moyra le aveva assegnato e che la aiutavano a svolgere tutte le attività.
Non era propriamente una Castellana in tutto e per tutto e forse non lo sarebbe mai stata.
Non sapeva ricamare e nemmeno suonare uno strumento, non conosceva il canto e non era in grado né di leggere né di scrivere.
Ma sapeva tutto su come si coltivavano i cavoli e le verze, sulla conservazione della frutta e degli ortaggi, sulle erbe mediche e sui decotti.
Sapeva far nascere gli agnelli anche quando c’erano complicazioni e sapeva come raccogliere il miele dai favi senza tornare ricoperta di pungiglioni.
Era gentile con tutti e nonostante fosse ormai evidente il suo ruolo di Lady nel castello, non aveva mai atteggiamenti arroganti o altezzosi. Tutti l’adoravano e la rispettavano.
«Brigit, potresti chiedere a Moyra di iniziare a preparare i vassoi?» stava dicendo in quel momento rivolta a una delle giovani. «Il sole è alto nel cielo e gli uomini staranno tornando affamati.»
La ragazzina scappò verso la cucina dopo una piccola riverenza e Glenna si rialzò massaggiandosi la schiena indolenzita.
Aveva gli occhi brillanti e le gote arrossate.
Si ostinava a usare un semplice fazzoletto per trattenere i capelli rifiutando di tenerli raccolti nelle reti dorate come pareva richiedesse la moda, secondo il mercante di stoffe. Le lunghe ciocche scure sfuggivano al tessuto azzurro conferendole un aspetto scarmigliato ma accentuando anche la sua selvaggia bellezza.
In quel momento Aidan comparve sulla grande porta d’ingresso e il barone lo notò che cercava subito la moglie con gli occhi.
Lei lo vide e il suo volto si illuminò di un radioso sorriso.
Gli corse incontro abbracciandolo e lasciandosi sollevare da terra per accettare il suo bacio.
Era così tutti i giorni.
Connor sorrise della loro felicità, erano talmente fortunati. Con malinconia pensò a quel legame speciale che sembrava unirli e che aveva benedetto anche il suo matrimonio con l’adorata moglie.
Era un piacere guardarli, ma osservando il corpo flessuoso di Glenna appeso a quello possente e muscoloso del marito, notò quanto purtroppo fosse piatta e sottile la vita della ragazza che evidentemente ancora non aspettava un figlio da Aidan.
Entro poche settimane sarebbe arrivato il solstizio d’estate, e insieme a lui l’appuntamento con la famiglia MacBain.
«Aidan lasciami» stava nel frattempo dicendo la ragazza che rideva cercando di liberarsi dall’unico braccio con la quale lui la sorreggeva. «Devo andare in cucina a controllare il primo pasto.»
I piedi nudi scalciavano nell’aria mentre suo figlio non accennava a rimetterla a terra e continuava a tenerla contro di sé, cercando le sue labbra.
«Andrai solo quando mi sarò saziato, Bhean» rispose rubando un altro bacio.
Una Lady non avrebbe mai permesso al suo Signore simili effusioni in pubblico, ma Glenna non era una Lady e sembrava incapace di resistergli.
Le ragazzine intorno alla loro Signora iniziarono a ridacchiare e alla fine i due sembrarono rendersi conto di non essere nella privacy della loro camera da letto.
«Se non mi lasci subito» lo ammonì lei bisbigliando sulle sue labbra «non ti sazierai proprio per nulla e quella voragine di stomaco che ti ritrovi resterà vuoto! Avanti rimettimi giù.»
Aidan obbedì, le diede un ultimo casto bacio sul naso e la guardò sgattaiolare verso la cucina, poi si avvicinò al grande tavolo dove i suoi uomini avevano già preso posto in attesa che fosse servito il pasto.
Si sedette accanto al padre e diede una manata sulla spalla del vicino, a mo’ di saluto.
«Rob, oggi mi hai distrutto» disse riconoscendo la forza e la preparazione del compagno di allenamento.
«Mi hai messo comunque in difficoltà, mio Signore» rispose il giovane uomo ricambiando la manata.
Il barone osservò quello che pareva essere il compagno più addestrato tra quelli di Aidan.
Doveva avere circa la stessa età, ma contrariamente a suo figlio aveva corti capelli castano dorati e profondi occhi nocciola attraverso i quali scrutava il mondo con indomita sicurezza. Era un MacDouglas, ed era arrivato a Glenrock qualche anno prima malconcio e trasandato chiedendo di poter restare per un po’.
Aveva iniziato occupandosi delle pecore, ma si era dimostrato straordinariamente portato a gestire i cavalli e in poco tempo aveva ottenuto la responsabilità delle stalle.
Stava sempre in disparte e preferiva ascoltare che parlare, cosa rara in un giovane di quell’età.
I mesi erano passati e lui non accennava a voler lasciare Glenrock perciò alla fine aveva sostituito il suo tartan malandato con quello verde dei MacLellan, dichiarando di voler restare al castello.
Durante un autunno particolarmente ricco di incursioni da parte di briganti, aveva partecipato a qualche ronda, manifestando una grande abilità con la spada e con le tattiche di difesa.
In poco tempo era diventato il braccio destro di Aidan.
Anche se pareva aver stretto una solida amicizia con lui, era rimasto schivo e solitario, raramente lo aveva visto indulgere al gioco o al bere in quegli anni e sembrava sempre tenere sotto controllo l’ambiente intorno a sé, senza mai concedersi distrazioni.
Lo strano alone di mistero che lo avvolgeva non sembrava preoccupare suo figlio che lo aveva più volte rassicurato riguardo alla lealtà del suo compagno.
Il barone si fidava di quel giudizio perché negli occhi del giovane MacDouglas vedeva più celata la sofferenza della malafede, tuttavia era certo che nascondesse qualche cosa di importante.
A tempo debito forse si sarebbe confidato con il suo Signore ma, fino a quel momento, bisognava rispettare il suo bisogno di riserbo.
Guardandoli dialogare tra loro come due amici cresciuti insieme, Connor fu felice di pensare che in caso di necessità Aidan avrebbe potuto contare su qualcuno di fiducia che lo consigliasse nella conduzione di Glenrock.
In quel momento arrivarono i vassoi con il pane caldo e i taglieri con la cacciagione arrosto.
Gli uomini entusiasti si misero a mangiare e il barone sorrise per l’impeto con il quale tutti si gettarono sul cibo.
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