SPOSA PER UNA NOTTE
Capitolo 15 di 22

Scritto il 22/07/2026
da BARBARA RIBONI


Aidan si svegliò con la gradevole sensazione di un corpo caldo accanto, sotto la pelliccia di lontra che aveva steso anche su Glenna prima di addormentarsi, poche ore prima.

Girò il viso e la vide, accucciata nella conca del suo braccio con la guancia premuta sulla sua spalla.

Dormiva, e la prima luce del mattino le cadeva sul viso regalando alla sua chioma scura riflessi azzurrini.

Le labbra, socchiuse nel sonno, erano invitanti, ancora gonfie per i suoi baci e a lui mancò il fiato dal desiderio che aveva di assaggiarle ancora, nonostante l’abbondanza con cui ne aveva goduto durante la notte.

Glenna gli ricordava la più dolce braggot mai assaggiata.

La sua pelle era soffice e bianca, come la panna che affiorava dalla migliore birra della stagione. Era calda e aromatica, sorprendente nelle sfumature. Regalava sensazioni che non aveva mai provato con nessun’altra prima e che scendevano fin nello stomaco, per raggiungere il cuore. E lui non ne aveva mai abbastanza.

Ripensò a quante volte l’aveva presa quella notte e alla passione con la quale ogni volta lei l’aveva ricambiato.

Dal loro primo bacio aveva capito che una fortunata alchimia l’aveva legato a quella donna con le mani segnate dal duro lavoro ma con il cuore grande e generoso.

Si chinò a baciarla e lei mugugnò nel sonno, infastidita, allontanandosi di poco senza svegliarsi.

Era deliziosa, con le ciglia nere abbassate e l’incarnato rosa, la bocca appena socchiusa che lo invitava a saggiarne la morbidezza.

Scostò la calda coperta di pelliccia rivelando a poco a poco quel corpo nudo e flessuoso, che aveva condiviso insieme a lui sorprendenti picchi di piacere.

Le lunghe ciocche corvine arrivavano quasi fino al fianco, scarmigliate e selvagge.

Ne scostò alcune con dolcezza, esponendo la clavicola e il seno, tondo e soffice sotto le sue dita.

Aveva i capezzoli grandi e scuri che spiccavano come fragole sulla pelle bianca.

Si chinò a sfiorarne uno con la punta della lingua e lo vide reagire, inturgidirsi e incresparsi.

Era così ricettiva, e lui era un uomo molto fortunato.

Glenna per tutta risposta brontolò e si mise su un fianco dandogli la schiena.

Lui si mise a ridere e riprese la sua indolente perlustrazione sfiorando le linee armoniose delle spalle, delle costole scendendo sul fianco, finché non vide qualcosa che interruppe il percorso delle sue dita.

Una larga striscia di pelle cicatrizzata, proprio all’altezza dei reni che gli fece sparire il sorriso e contrarre le labbra in una linea dura.

Sotto il gluteo tornito, un’altra cicatrice deturpava il retro della coscia.

Sapeva riconoscere quei segni lasciati sul corpo, erano il ricordo di cinghiate, inferte con forza tale da lasciare degli sfregi indelebili.

Digrignò i denti sentendo la furia montargli nelle vene.

Robert gli aveva raccontato di essere intervenuto un giorno in difesa di Glenna per il modo brusco con cui la trattava suo marito.

Angus Boyle era fortunato a essere già morto. Diversamente, ci avrebbe pensato lui a ucciderlo, staccandogli piccole parti del corpo un po’ alla volta, fino a lasciare solo le ossa.

Nessuno avrebbe mai più fatto del male a quella creatura meravigliosa pensò, attirandola fra le braccia.

Glenna si lasciò abbracciare, sospirando e allungandosi addosso a lui.

Aidan sorrise e prese ad accarezzare piano con l’indice la linea sottile del suo naso, come se si trattasse di una gatta.

Stiracchiandosi, Glenna dopo poco aprì gli occhi, grandi e verdi, proprio come quelli di un grosso felino selvatico.

«Buongiorno Bhean» disse baciando la punta di quel naso.

«Buongiorno» rispose richiudendo subito gli occhi, infastidita dalla luce.

Di colpo poi si alzò con il busto stringendosi il lenzuolo contro il seno.

«Oh Signore del cielo, deve essere metà mattina!» realizzò spaventata all’idea di aver dormito così a lungo.

Fece per scappare fuori dal letto ma Aidan la fermò afferrandola per una mano.

«Dove credi di andare?» chiese ridendo mentre lei si dibatteva per liberarsi.

«Lasciatemi andare, mio Signore, devo assolutamente vestirmi e provvedere ad accendere il fuoco e a scaldare l’acqua, devo occuparmi…»

Aidan la zittì con un bacio lungo e profondo, invadendo la sua bocca con la lingua e stringendola tra le braccia.

Dopo un paio di blandi tentativi Glenna smise di opporsi e iniziò a rispondere alle sue carezze, ricambiando il bacio e infilando le mani nei suoi capelli, afferrandone le ciocche con urgenza.

Si separarono per respirare e lei rimase a fissarlo ansimante, con i seni premuti sul suo petto.

«L’unica cosa che dovrai fare da adesso in avanti è occuparti di me» le spiegò lasciando scorrere le mani lungo tutto il suo corpo, avanti e indietro in una carezza languida.

«Il sole è alto Aidan,» rispose Glenna voltandosi verso la piccola finestra. «Deve essere quasi ora del primo pasto.»

Lui a malincuore dovette ammettere che c’erano anche altri appetiti da dover soddisfare e con una smorfia lasciò che lei uscisse dal letto.

Rimase a osservarla mentre in fretta si infilava la camicia sul corpo snello e poi il misero vestito azzurro con il quale l’aveva vista quella prima mattina, quando aveva scoperto di essere un uomo sposato.

«Brucerò quel vestito, lo sai?» la informò mettendosi su un fianco, e reggendosi su un gomito.

Lei con gesti abili e veloci raccolse i capelli in modo che non le impedissero i movimenti e versò dell’acqua da una brocca in un catino per poi lavarsi il viso e le mani.

«Non posso certo usare i bellissimi abiti di tua madre per lavorare nei campi» spiegò con pazienza.

«Infatti tu non dovrai più lavorare nei campi» sbuffò il marito, esasperato dalla sua caparbia.

«Perché mai dovrei smettere di fare quello che ho sempre fatto?»

«Perché sei mia moglie ora. A tutti gli effetti» aggiunse inarcando le sopracciglia in modo buffo.

«Questo non mi impedirà di continuare a occuparmi delle mie incombenze.»

«Forse, dopo che avrò bruciato quell’orribile straccio che indossi, ti convincerai.»

«Tu non brucerai proprio niente» disse chinandosi su di lui per dargli un fugace bacio di saluto. «Io invece andrò in cucina a prepararti la colazione.»

Con un balzo schivò la sua mano che cercava di intercettarla e si precipitò fuori dalla porta chiudendosela alle spalle.

Sbuffando Aidan si lasciò andare di nuovo contro il cuscino, abbracciandolo per aspirare il lieve profumo di lei che vi era rimasto.

Certo che l’avrebbe bruciato.

Avrebbe fatto chiamare i mercanti di stoffe e le avrebbe fatto confezionare decine di abiti.

Avrebbe chiesto al gioielliere di creare solo per lei una Penannular, una fibula per chiudere il tartan, con pietre dello stesso colore dei suoi occhi, e anche una collana.

Sua Moglie.

Forse il destino aveva avuto un bizzarro senso dell’umorismo scegliendo per il figlio di un Lord la sguattera del castello, ma lui incominciava a credere che avesse avuto anche una grande lungimiranza.

Aveva scoperto una pietra preziosa incastonata nel più umile granito e non vi avrebbe rinunciato ormai, per niente al mondo.

Mancavano più di tre mesi al solstizio d’estate. Per quel momento, Glenna avrebbe avuto il ventre gonfio di suo figlio e i MacBain si sarebbero rassegnati al loro matrimonio.

Soddisfatto per quella prospettiva si stiracchiò nel letto, deciso ad alzarsi quel giorno e a riprendere l’uso completo delle gambe il prima possibile.

FINE CAPITOLO
LA LETTURA CONTINUA SEGUENDO LA FRECCIA
SE IL LINK NON È ATTIVO IL CAPITOLO È IN ARRIVO

 





Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.

i commenti sono soggetti a moderazione