La sera arrivò e i tavoli furono imbanditi.
Vennero servite le pietanze e iniziarono i canti e i balli.
Tutta Glenrock era in festa e le donne avevano scelto il loro abito più bello per quell’occasione.
Avevano i capelli adornati di coroncine di vischio e fiori di iperico che con i loro piccoli petali gialli celebravano il sole.
Aidan sedeva insieme a suo padre e a Glenna al tavolo d’onore. C’erano poi i suoi uomini più fidati e alcuni dei vecchi e gloriosi compagni dell’anziano barone.
Un giovane scudiero era arrivato correndo e si era chinato a sussurrare qualcosa all’orecchio del Laird guadagnandosi un intero pasticcio di carne in cambio.
Il ragazzino ringraziò e scappò via felice mentre il barone tornava a conversare amabilmente con i vicini.
Sua moglie cercava di sorridere ma la luce che di solito emanava non arrivava mai agli occhi e notò che le sue dita tremavano ogni volta che alzava la coppa per bere.
Un menestrello raccontava le leggendarie gesta di un cavaliere mentre spolpava la coscia di una lepre e ogni tanto si interrompeva, per rendere il racconto più avvincente.
Le ombre scure della sera stavano ormai calando e Aidan iniziò a sperare che forse i MacBain non si sarebbero presentati.
Se durante la precedente visita William avesse intuito quanto lui fosse determinato a tenersi Glenna, c’era la possibilità che avesse anche valutato il rischio di scatenare una faida obbligandolo a rifiutare la sua proposta.
Magari aveva valutato che i danni e le perdite non valessero l’orgoglio e aveva deciso di dimenticarsi della scadenza.
Ma proprio quando sentiva di potersi finalmente rilassare, un fischio in lontananza attirò la sua attenzione e subito incrociò lo sguardo attento di Rob.
Gli occhi nocciola del suo secondo ebbero un guizzo quando un altro fischio più lungo e più vicino seguì dopo poco.
Come il fuoco di una miccia, Aidan vide i suoi uomini disseminati tra i vari tavoli scambiarsi un segno di avvertimento, improvvisamente tutti attenti e all’erta.
I MacBain stavano arrivando, il messaggio si era diramato a macchia d’olio.
Il cantastorie finì il suo racconto e uno scroscio di applausi e grida accompagnarono i suoi ringraziamenti.
La gente ricominciò a ridere e cantare mentre i musici intrattenevano con allegre melodie, finché d’un tratto gli uomini di ronda avvisarono a gran voce dell’arrivo di ospiti a cavallo.
La saracinesca del portone d’ingresso venne alzata lentamente e i battenti furono spalancati con fatica da quattro grossi uomini.
Il rumore fitto e potente degli zoccoli dei cavalli sull’assito dell’ingresso richiamò l’attenzione di tutti, e poco a poco ogni tavolo si azzittì incuriosito dall’arrivo dei nuovi ospiti.
I MacBain si erano presentati al completo, con una ventina di uomini al seguito e lo stendardo del Clan che sventolava su una lunga asta, in mano al loro Laird.
Il piccolo drappello avanzò lentamente e si fermò a qualche metro dal tavolo del barone, in silenzio.
Erano evidentemente in assetto di guerra, con le spade e gli scudi, i volti scuri sui quali non c’era l’accenno di un sorriso.
Le dita di Craig corsero veloci ad afferrare il pugnale che nascondeva nelle pieghe del tartan, in un istintivo gesto di protezione verso il suo Laird.
Ma il vecchio lo fermò con una gentile stretta della mano sul braccio e il vecchio servitore obbedì.
Aidan si irrigidì di colpo accanto al padre, pronto a scattare se i MacBain si fossero dimostrati così pazzi da scatenare un conflitto circondati dall’intero clan MacLellan.
Alla sua sinistra Glenna gemette e lui avrebbe voluto abbracciarla, ma si costrinse a restare concentrato e tenere le mani libere.
I capo clan si fece avanti staccandosi dal gruppo fino ad arrivare a ridosso dei tavoli, senza scendere da cavallo.
Aidan fremette, ogni muscolo del corpo teso per il desiderio di reagire, ma si obbligò a restare fermo concedendosi uno sguardo veloce a Rob che, spostando appena il vassoio sul tavolo davanti a sé, mise in luce il lungo coltello che aveva nella mano destra. Lo nascose nuovamente e un angolo della bocca si curvò appena in qualcosa di simile a un sorriso, come se non vedesse l’ora di poter iniziare uno scontro.
William MacBain si schiarì la voce e poi piantò nel terreno accanto a sé lo stendardo di famiglia.
«Connor MacLellan,» declamò con voce greve e possente «il Solstizio d’Estate è arrivato e sono qui oggi per dimostrare la mia volontà di mantenere fede al nostro accordo.»
Aidan fece per alzarsi con l’intenzione di chiarire che non avrebbe annullato quel matrimonio, indipendentemente dal fatto che Glenna aspettasse o meno un figlio da lui, ma ancora una volta il barone, con una forza che il ragazzo non si aspettava di provare nella presa del vecchio, gli afferrò il braccio affinché restasse seduto.
«William MacBain,» disse in tono cordiale afferrando da un vassoio una tortina al miele «siete i benvenuti come sempre a Glenrock. Unitevi a noi e festeggiamo insieme Alban Heruin. »
Addentò il dolcetto con gusto e aspettò la risposta del suo ospite.
«Sei gentile a offrire ospitalità alla mia gente, ma temo che non saremo più ben accetti quando saprai quello che abbiamo da dire.»
L’uomo scese da cavallo e fece cenno a qualcuno dei suoi di avvicinarsi.
Dal gruppo di cavalieri che era rimasto indietro, un grosso guerriero dai capelli rossi come il rame e la pelle coperta di lentiggini si fece avanti.
Callum MacBain raggiunse suo fratello William e come lui scese da cavallo, per poi mettersi al suo fianco.
Rivolgendosi al barone, i due uomini si inchinarono insieme e portarono un ginocchio a terra abbassando il capo.
«Signore di Glenrock,» disse Callum con voce desolata «ti imploro di non fare ricadere la tua ira sulla nostra famiglia. Oggi sono qui per rispondere del grande affronto che i MacBain si trovano a dover giustificare nei confronti di tuo figlio.»
Sentendosi nominare, Aidan irrigidì la schiena ma si impose di tacere in attesa di capire dove i loro vicini volessero andare a parare.
Guardando il padre che rilassato, continuava a masticare piano la sua tortina provò un po’ di pena per loro, sempre in ginocchio, che attendevano un cenno del Laird per rialzarsi.
Dopo un tempo che parve molto lungo, William alzò lo sguardo con evidente imbarazzo e allora Connor sembrò riscuotersi.
«Vi prego alzatevi,» li invitò fingendo un’innocenza che Aidan sapeva bene non possedere «perché mai dovrei pensare che vogliate in qualche modo offendere il mio ragazzo?»
Con un cenno chiamò la fanciulla che aveva ancora in mano il vassoio dei dolci e prese un’altra tortina.
«La scorsa volta io stesso vi ho chiesto di stringere un nuovo accordo matrimoniale,» iniziò a spiegare con evidente imbarazzo il Signore di Benkirk «con la figlia di mio fratello Callum.»
«Mi ricordo bene, infatti» annuì con decisione il barone. «L’accordo era che se al Solstizio d’Estate la moglie di Aidan non fosse stata gravida, il matrimonio sarebbe stato annullato e le nostre famiglie avrebbero benedetto una nuova unione con questa giovane donna.»
Finse di guardare oltre le spalle dei fratelli MacBain, per scrutare tra i nuovi arrivati, in cerca di qualcosa.
«Ebbene, la mia attuale nuora non aspetta nessun erede, quindi sono ansioso di conoscere la donna che la sostituirà questa notte nel letto coniugale di mio figlio.»
Un fitto brusio serpeggiò tra i tavoli alle parole del Laird.
Tutti sapevano di quanto fosse ben voluta la giovane Lady e non si aspettavano un atteggiamento tanto insensibile da parte del loro Signore.
Aidan sentì le dita gelate di Glenna serrargli la mano, nascoste dal tavolo imbandito.
Sua moglie pensava che li avrebbero separati e aveva paura.
Lui invece iniziava a capire che dietro il comportamento di suo padre ci fosse un disegno preciso ma faticava a intuire quale potesse essere.
Decise però di assecondarlo e non poté far altro che ricambiare la sua stretta per rassicurarla.
Lanciando uno sguardo al viso del barone, intravide un sorrisetto trattenuto e un luccichio di trionfo negli occhi vivaci.
«William,» lo apostrofò ancora il vecchio con tono impaziente fingendo di cercare una figura femminile nel gruppo in lontananza. «Dov’è la figlia di tuo fratello, la ragazza che diventerà la nuova Signora di Glenrock?»
Un mutismo imbarazzato seguì la sua domanda e nessuna voce melodiosa ruppe il silenzio, nessun viso gentile si fece avanti tra gli uomini del clan MacBain.
Gli abitanti di Glenrock iniziarono a guardarsi tra loro, senza capire se quella visita potesse diventare una situazione di pericolo.
Fu Callum MacBain infine a parlare e lo fece con penoso impaccio, quasi facesse fatica a formulare le frasi.
«Mia figlia Kathleen non è qui con noi, Signore.»
Lanciò uno sguardo incerto al fratello che gli era al fianco e poi con un profondo sospiro continuò.
«Purtroppo è sparita da Benkirk poco prima della partenza prevista per condurla a Glenrock» spiegò infine chinando il capo.
«Sparita?» chiese ancora il barone in tono preoccupato, «qualcuno ha rapito tua figlia, Callum? È per questo che i tuoi uomini sono in assetto di guerra?»
Ancora una volta il rosso scozzese scambiò uno sguardo ansioso con il fratello prima di riprendere a parlare.
«No,» rispose scuotendo il capo «non è stata rapita. Kathleen è fuggita nella notte con la sua domestica lasciando solo un messaggio alla madre.»
«Fuggita? E dove?» chiese con sincero stupore il barone.
Aidan ebbe la conferma di quella che era stata solo un’intuizione fino a pochi minuti prima: suo padre sapeva che la nipote di William non era presente.
I MacBain erano giunti a Glenrock con il capo chino perché non avevano nessuna sposa da offrire. Anzi, la sposa era addirittura fuggita intenzionalmente disattendendo le promesse fatte dalla sua famiglia al clan MacLellan.
«Mia nipote è diretta verso le terre dei Campbell, in un convento di suore a sud di Rannoch e per raggiungere quel luogo dovrà attraversare le terre dei MacDouglas e degli Stewart. Ha messo in pericolo la sua vita decidendo di attraversare quei territori senza protezione e ora, in considerazione del fatto che non possiamo permetterlo, anche la nostra, visto che dovremo inseguirla.»
«William MacBain» tuonò a quel punto il barone in tono oltraggiato «mi stai dicendo che tua nipote è fuggita da casa per rifugiarsi in un convento piuttosto che sposare mio figlio?»
La voce tradiva uno sconcerto e un risentimento che non poteva essere frainteso.
Il Signore di Benkirk ebbe una tale indecisione nel rispondere che Aidan ne ebbe compassione, vedendolo annaspare alla ricerca delle parole più adatte.
«Kathleen ha un carattere ribelle. Non è abituata a piegarsi al volere della famiglia.»
Guardò con aria di rimprovero il fratello come se fosse il responsabile dell’indole indisciplinata della ragazza e poi aggiunse «Sono consapevole del grave torto che il nostro clan ha reso a Glenrock e me ne farò carico. Ti chiedo solo di concedermi una tregua finché non avrò recuperato e messo in salvo quella sciagurata di mia nipote.»
Si voltò a guardare i suoi uomini, indicando il drappello in disparte. «Siamo qui per fare ammenda, ma solo di passaggio. Non possiamo trattenerci perché la priorità è raggiungerla ed evitare che le capiti il peggio. Ti imploro di darmi la tua parola che aspetterai il mio ritorno prima di muoverti con ritorsioni sulla mia gente.»
Il barone fissò il capo clan un lungo momento.
Aidan conosceva suo padre e sapeva benissimo che aveva intuito subito una possibile posizione di vantaggio quando aveva avuto conferma dell’assenza della ragazza. L’aveva capito molto prima di lui e questo sottolineava il fatto di quanto ancora dovesse imparare, prima di prendere un giorno il suo posto.
«Non posso ignorare il cattivo comportamento di tua nipote, ed è un affronto grave il fatto che abbia preferito una vita monastica piuttosto che entrare a far parte della nostra famiglia. È di certo una posizione scomoda la tua,» disse a un certo punto il vecchio Laird alzando le sopracciglia pensoso «ma comprendo bene il disagio di dover chiedere scusa per un avvenimento di cui non si ha né colpa né volontà.»
Il riferimento al loro precedente e increscioso incontro era talmente evidente da non dover essere nemmeno ricordato.
«Siamo buoni vicini da decenni, William,» aggiunse con sincera benevolenza «nessuno dei miei uomini muoverà contro la tua gente. Occupati di riportare a casa tua nipote, la mia colpa cancella la tua e quindi da ora in avanti, gli accordi matrimoniali si intendono nulli.»
Aidan sentì Glenna respirare, forse per la prima volta da minuti, e la morsa delle sue dita allentarsi.
Si girò a guardarla e il sollievo che lesse nei suoi occhi gli confermò quanta paura avesse avuto all’idea che potessero separarli.
Lo sguardo diventò lucido e un timido sorriso le distese il volto teso. Sapeva che lui avrebbe mosso guerra al mondo intero per non separarsi da lei, e la possibile morte di molte persone a causa sua l’aveva torturata per settimane. Ora la certezza che non sarebbe successo la investiva, scuotendole l’animo con la stessa prepotenza. Avrebbe voluto stringerla, baciarla e cancellare quell’angoscia che avevano condiviso a lungo e in silenzio, ma doveva trattenersi, reggere il gioco a suo padre e uscirne nel modo più vantaggioso possibile.
William MacBain fu vistosamente rasserenato dalle parole del barone e dopo aver guardato verso i suoi uomini, fece per congedarsi inchinandosi verso il tavolo dove ancora sedevano tutti.
«Ti ringrazio per la benevolenza che dimostri,» disse con un sospiro «e accetto senza remore l’annullamento del patto. Capirai ora la mia impazienza di tornare a occuparmi del recupero di mia nipote.»
«Signore di Benkirk,» gridò a gran voce Aidan bloccando il Laird mentre si apprestava a risalire a cavallo. «Il viaggio che ti aspetta è lungo e insidioso. A dimostrazione che nessun rancore cova nel mio cuore per il rifiuto di tua nipote, permettimi di offrirti l’aiuto di alcuni dei miei uomini, in appoggio ai tuoi mentre attraverserete le terre ostili degli Stewart.
Al suono delle sue parole una decina di giovani Highlanders si alzarono tra i vari tavoli offrendosi volontari, per accompagnare i MacBain nella loro missione.
Aidan si rivolse a Robert, primo tra tutti a essersi candidato tra coloro che li avrebbero scortati.
«Rob,» disse in modo che sentisse lui solo «tu mi servi qui.»
Molti altri validi guerrieri sarebbero rimasti ma l’idea di separarsi dal suo secondo lo preoccupava.
«Ti chiedo di lasciarmi andare» insistette l’uomo fissandolo con sguardo determinato. «Conosco bene quelle terre, e tra tutti sono l’unico che possa guidarli attraverso passaggi poco noti e percorsi sicuri. Saranno al riparo da attacchi con me.»
A malincuore Aidan dovette ammettere che Rob aveva ragione a sostenere di essere la migliore risorsa.
Nonostante fossero molto uniti, nemmeno lui conosceva la verità sul suo passato poiché aveva sempre glissato le sue domande e, quando costretto, aveva raccontato ben poco. Sapeva però che veniva dalle terre a sud, era un MacDouglas e lo conosceva abbastanza per sapere che se sosteneva di poter essere d’aiuto nel proteggere i suoi uomini, diceva il vero.
Vedeva una splendida occasione nel proporre aiuto ai MacBain ed era consapevole che offrendo il suo appoggio, il clan intero sarebbe stato in debito con i MacLellan, ma non era disposto a rischiare la vita dei suoi uomini per maturare un credito nei confronti del Signore di Benkirk.
Nei pochi secondi che passarono, senza aggiungere parole si dissero molto e Aidan alla fine annuì accondiscendendo alla sua richiesta.
«Ritorna a Glenrock Rob, o ti verrò a cercare» lo avvertì in tono bonario, «e fai in modo che tornino anche gli altri.»
«Certo, mio Signore» rispose l’uomo girandosi per avviarsi verso le scuderie.
Ebbe un’esitazione e si avvicinò ancora di più al tavolo, chinandosi per sussurrargli all’orecchio in modo che nessuno potesse sentire.
«Non esiste nessun convento a sud di Rannoch, Aidan. Ma non preoccuparti, io la troverò comunque.»
Si voltò e corse a coordinare le operazioni per raggruppare gli uomini velocemente.
In poco tempo un gruppo di dodici uomini si unì al drappello dei MacBain e lasciò insieme a loro le terre di Glenrock, per dirigersi nelle Lawlands alla ricerca di una giovane dai capelli rossi come il rame e il carattere ribelle.
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