Scritto il 22/06/2026
da EMMA MEI


Lo studio del tatuatore è al piano terra di un imponente palazzo, le pareti sono bianche e fanno da contrasto al pavimento e agli arredamenti neri. Le uniche note di colore sono date dalle cornici dorate, in stile barocco, dei quadri appesi un po' ovunque e dalla ragazza dietro al bancone.

«Salve, mi chiamo Viktoria Weber e ho appuntamento con Adam per un tatuaggio.»

Non riesco a guardarla negli occhi, mi fa senso vedere che ha la sclera colorata di lilla e preferisco fissare i lobi pieni di piercing. Mi allunga un foglio e una penna e noto che anche le mani sono ricoperte da simboli e minuscoli fiori in diverse tonalità di grigio e nero.

«Devi compilare questo modulo e darmi un documento. Appena avrai finito, ti puoi accomodare su quel divano. Adam deve ancora arrivare, ma sarà qui a minuti.»

Scorgo Logan intento a guardare i quadri, tiene le mani intrecciate dietro la schiena ed esamina ogni immagine come se si trovasse a una mostra d'arte.

Rimango in piedi appoggiata al bancone e comincio a leggere le prime righe del foglio.

Inizio ad avere il fiato corto, le mani sudate e la vista si riempie di puntini neri.

Cerco di far finta di nulla e di non crollare qui davanti a tutti. È strano quanto il trascorrere dei secondi sembri rallentato. Una parte di me si rende conto che il corpo non ha problemi nell'incamerare l'aria e che l'accelerare dei battiti del cuore non è dovuto a un imminente infarto, eppure il mio cervello non collabora e mi manda in tilt.

Sento un braccio avvolgermi delicatamente e con decisione, alzo la testa e il volto di Logan appare ai miei occhi come sfocato.

«Respira dentro a questo sacchetto e rilassa le spalle» suggerisce, guidandomi verso il divano. «Appena te la senti, bevi questo succo di frutta, piano.»

Il suo tono è calmo e basso e le mani compiono gesti come se fosse una cosa normale aiutarmi mentre sto avendo un attacco di panico. Esegue movimenti lenti e circolari con la mano sulla mia schiena, continuando a parlarmi piano. Non ho idea di dove abbia trovato il sacchetto di carta, né quando abbia comprato la bibita, ma è esattamente tutto quello che mi serve in questo momento.

Uno, espiro… due, inspiro… tre, espiro… quattro, inspiro…

Mi gira troppo la testa e l'appoggio sulla spalla di Logan, la prima cosa morbida che trovo su questo scomodo divano. Le mani stanno tremando e il sudore freddo sta ricoprendo ogni parte del mio corpo.

Cinque, espiro… sei, inspiro… sette, espiro… otto, inspiro…

Vengo fatta sdraiare, mi sollevano le gambe con l'aiuto di un cuscino. Logan mi fa vento con qualcosa, intreccia la sua mano alla mia e lo sento parlare sottovoce con qualcuno.

Nove, espiro… dieci, inspiro… undici, espiro… dodici, inspiro…

È tutto così dannatamente tremendo. Mi sembra di precipitare e di trovarmi in mezzo al mare in tempesta allo stesso tempo.

«Non preoccuparti, concentrati sul respiro. Senti come il petto continua a espandersi facendo entrare l'aria nei polmoni. Il cuore sta rallentando il suo battito? Fidati del tuo corpo, rilassa le dita delle mani e le spalle. Ci sono io con te.»

Tredici, espiro… quattordici, inspiro… Come fa a sapere cosa dirmi? Quindici, espiro… sedici, inspiro…

Perdo il senso del tempo, scorre veloce o si trascina lento? Non riesco a stabilirlo. Continuo a mantenermi concentrata sul conto dei respiri, li sintonizzo con il movimento che il pollice di Logan compie all'interno del mio polso. Pian piano, la testa sembra non scoppiare più, la sensazione di vertigine sta svanendo e i brividi freddi sono spariti.

«Nella tasca interna della mia borsa ci sono dei cioccolatini, me ne puoi prendere uno, per favore?» domando con voce flebile, inumidendomi le labbra secche.

Lascia la mia mano, ne approfitto per mettermi seduta e riacquistare coscienza del mio corpo. Riesco a sorridere quando mi porge quello che gli ho chiesto, sorriso che si allarga non appena il cioccolato fondente si scioglie in bocca.

Va decisamente meglio.

«Sta riacquistando colore e le labbra non sono più bianche» dice una voce sconosciuta.

Cerco chi ha parlato e penso di avere un'allucinazione, perché mi trovo davanti a uno dei modelli di punta che ho ammirato durante la sfilata di ieri. Indossa una maglietta a maniche corte che lascia visibili i tatuaggi degli avambracci e del collo. Studio con interesse la sincronia dei colori e dei disegni giapponesi, fino ad arrivare al lato sinistro del volto dove c'è un ideogramma che sembra una lacrima. Ieri aveva i capelli arruffati, mentre ora sono raccolti in un codino e non c'è più traccia del pesante trucco che enfatizzava il suo sguardo di ghiaccio.

«Come ti senti?» domanda il ragazzo.

«Meglio, grazie.» Giro la testa verso Logan, ancora seduto accanto a me sul divano. «Come… come sapevi?» chiedo, sentendomi un pochino più in forze.

«Tuo fratello» risponde senza aggiungere altro.

Con tutta probabilità, Mikael gli ha spiegato come sostenermi durante i miei attacchi, avrà previsto che ne avrei potuto avere uno, soprattutto in una situazione come questa. Non so se amarlo o odiarlo, di sicuro, quando lo rivedrò, lo abbraccerò. Forte.

Rivolgo di nuovo l'attenzione al ragazzo pieno di tatuaggi che, con una cartelletta fra le mani, prende una poltroncina e si siede davanti a me.

«Mi sbaglio o ieri hai sfilato per la linea pop di Don McKeey?» chiedo, anche se sono assolutamente certa che sia lui il modello che indossava l'estroso caftano dai colori cerulei che ha attirato la mia attenzione.

«Sì, ero io. Eri presente anche tu?»

«Sono una designer e la mia azienda collabora con la sua casa di moda per la fornitura di particolari tessuti.»

«Particolari come gli abiti che disegna. È un genio della moda, e capisco il suo veloce successo, ma ti confido che alcuni pezzi sono scomodi da indossare anche solo per il tempo di camminare sulla passerella.»

«Ti credo, il modello che è caduto inciampando nel drappeggio dei pantaloni ha mostrato la non vestibilità di quel pezzo.» Faccio una smorfia al ricordo dell'accaduto.

«Scusa, non mi sono ancora presentato, sono Adam.» Allunga una mano. «Tornando a noi, se te la senti aspettiamo mezz'oretta prima di iniziare il tatuaggio, intanto realizzo il lucido e preparo i colori, oppure possiamo spostare l'appuntamento a un'altra volta.»

«No» mi affretto a dire. «Ritornerò a New York non prima di sei mesi. Preferisco farlo oggi.»

Annuisce con la testa, poggia la cartelletta su una gamba e inizia a tratteggiare l'ensō che copia dalla foto che gli ho inviato quando ho deciso di venire nel suo studio.

Muove con sicurezza la matita sul foglio e rimango incantata vedendo com'è concentrato durante il lavoro, senza curarsi della mia presenza e di quella di Logan.

«Di quanti colori si può fare?» chiedo, pensando all'idea che mi ha suggerito Mikael.

«Dipende dalla grandezza, quanti ne vorresti?»

«Sette, come i colori dei chakra.» Cerco il cellulare per mostrargli la sequenza.

Osserva l'immagine e mi allunga il disegno che ha realizzato in due grandezze differenti.

«Per ottenere un lavoro ben eseguito, bisogna usare quello più grande, ma vorrei proporti una variante che potrebbe ingentilire il tatuaggio e renderlo più tuo. L'ensō lo colorerei in tre colori in gradazione: inizierei con il blu che sfumerei con il turchese e terminerei con il verde. Sullo sfondo aggiungerei come delle macchie d'inchiostro utilizzando i restanti colori. In questo modo l'ensō risalterebbe, apparendo come in primo piano e i delicati colori sullo sfondo ingentilirebbero l'insieme. Che ne dici?»

Inspiro a fondo e finisco di bere il succo di frutta.

«Che sarebbe perfetto, ma dovrei decidere di cambiare il posto dove farmi tatuare. È troppo grande per essere posizionato alla base della nuca, e non voglio che sia facilmente visibile.»

«Scegli di farlo sulla schiena, magari in corrispondenza del chakra del cuore» propone Logan che, per la prima volta, interviene nella discussione.

Forse avrebbe anche un senso, considerando che i colori sono abbinati ai chakra e la zona di quello che corrisponde al cuore è al centro della schiena. Non ci sarà nessuna scollatura che lo possa mostrare ad altri, costume da bagno a parte. Scrivo in fretta un messaggio a Mikael, allegando anche la foto del disegno realizzato da Adam, e la sua schematica risposta consiste in due emoji: un pollice in su e una macchina fotografica.

«Possiamo iniziare quando vuoi, Adam» asserisco.

Lo seguo fino alla sua postazione di lavoro che si trova in fondo all'open space.

Mi tolgo la maglietta, appoggio il busto sullo schienale della poltrona e slaccio il reggiseno, sicura di non mostrare il mio seno a nessuno. Con la coda dell'occhio osservo Adam mentre compie tutte le azioni preparatorie.

Avverto una mano calda afferrare le mie, che ho serrato inconsapevolmente in due pugni stretti, sollevo le palpebre e scorgo il volto preoccupato di Logan. Non dice nulla, aumenta la presa delle nostre mani e mi sorride.

«Ora ti applico il lucido, te lo faccio vedere con degli specchi per verificare che ti piaccia la posizione, poi spargo un pochino di vasellina e iniziamo. Ok?» domanda Adam.

Faccio un cenno d'assenso con il capo e resto in attesa di sentire il rumore della macchinetta da tatuaggio. Sento una mano che si appoggia sulla schiena e una leggera pressione fatta con l'altra, mentre inizia a incidere la pelle. Il dolore è abbastanza sopportabile, lo paragonerei di più a un fastidio costante, con alcuni picchi in cui mi sembra stia pungendo le ossa. Con Adam parlo di viaggi, gli spiego del mio lavoro e ci troviamo d'accordo su alcuni pittori che entrambi ammiriamo.

Logan interviene poco, resta seduto di fronte a me, alcune volte mi tiene la mano se il dolore diventa troppo forte, oppure mi porta la cannuccia alle labbra per farmi bere. Quando intreccia le dita alle mie, vedo che allunga il pollice verso il polso per controllare il battito, e mi trovo a sorridergli per fargli capire che sto bene.

È quando sposta una ciocca dei miei capelli dietro all'orecchio che il cuore riprende a battere velocemente, facendo tornare quella piacevole sensazione al centro del petto.

«Et voilà, ora hai la schiena tatuata» annuncia Adam, mentre appoggia la macchinetta sul carrello e si toglie i guanti.

La ragazza con la sclera lilla mi invita ad alzarmi per andare davanti allo specchio a figura intera posto a un lato della stanza. Osservo il tatuaggio attraverso uno specchio più piccolo che tengo in mano. La pelle è arrossata e leggermente gonfia, ma si vedono benissimo i colori. È venuto ancora più bello di quanto immaginassi.

«Mi piace!» asserisco con entusiasmo. «Logan, per favore, puoi scattare una foto? Così la mando a Mikael.»

Quasi gli strappo di mano il cellulare, allego la foto e attendo, con trepidazione, la risposta che arriva con una telefonata.

«È bellissimo, kreisel. Quasi quasi sono invidioso e un po' mi pento di non essere venuto a New York per farne uno uguale al tuo.»

Sollevo la testa verso Logan che sta parlando con Adam.

«Non te ne pentire, hai fatto un'ottima scelta decidendo di rimanere a Saint Paul.»

 





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