Tenendo gli occhi chiusi, inspiro ed espiro a fondo, mugolando di piacere. Intreccio le dita delle mani e, allungo le braccia portandole sopra la testa, allo stesso tempo distendo le gambe. Sembro un gatto che sta stirando il corpo dopo una bella dormita. Nel muovermi tocco qualcosa con un piede. Apro gli occhi di scatto e cerco di abituarli in fretta alla penombra che mi circonda. Sorreggendomi su una mano, alzo il busto e scorgo Logan di fianco a me.
Oh porca vacca!
Sono nel suo letto e alzo il lenzuolo per sistemare la gonna che si è arrotolata sui fianchi e per controllare quanto sia stropicciata la camicetta.
Riporto lo sguardo su Logan e mi riempio gli occhi della forma del suo corpo, parzialmente nascosto dal lenzuolo, della posizione rilassata delle braccia e dell'espressione tranquilla del viso.
Anche mentre dorme, è bellissimo.
Mi mordicchio il labbro e prendo una decisione. Cercando di non fare rumore, esco il più silenziosamente possibile dal letto, discendo le scale e cerco la mia borsa appoggiata da qualche parte in salotto. Prendo il blocco da disegno, l'astuccio dei carboncini e torno in camera. Camminando in punta di piedi, raggiungo la finestra e mi accoccolo sulla poltrona.
Non ho idea di che ore siano, di certo l'alba ha iniziato a far capolino fra il buio della notte; il cinguettio degli uccellini rende intimo questo istante. La lieve luce del mattino crea delle zone d'ombra sulle lenzuola, sulla sagoma di Logan e sul resto della stanza, rendendo tutto suggestivo.
Dal bovindo riesco a scorgere soltanto il verde che avvolge la casa di Logan e che amplifica la sensazione di benessere che si è impossessata di me.
Mi prendo il tempo necessario, respiro, rilasso le spalle e traccio la prima linea nera sul foglio bianco. Anche se il lenzuolo nasconde le sue gambe, intuisco che quella piegata ha la caviglia incrociata sull'altra. La t-shirt si è alzata e mostra parte dell'addome, che abbozzo usando semplici sfumature, limitando le linee nette.
China sul blocco da disegno, assaporo la sensazione della stanza: c'è serenità, attesa e tempo.
«Devi sorridere un più spesso, diventi ancora più carina.»
Sussulto, facendo cadere sul tappeto il carboncino, che raccolgo immediatamente.
«Buongiorno.» Devo apparire come chi è appena stata colta in flagrante con le dita nel vasetto della marmellata.
La frase è la stessa che mi ha detto la sera in cui ho iniziato a guardarlo con occhi diversi… la sera in cui ho avvertito quella sensazione.
Un soffio d'aria fresca che entra dalla finestra mi sfiora le guance e spero, anzi no, prego che riesca a smorzare il rossore che avverto.
«Ti dispiace rimanere fermo, così termino il ritratto?» domando con imbarazzo.
«In cambio cosa mi dai?» mi provoca, facendo l'occhiolino.
Sorride, rendendo visibile la deliziosa fossetta sulla guancia destra e gonfia leggermente i bicipiti. Scuoto la testa e stringo le labbra per evitare di sorridergli di rimando.
Riprendo a sfumare con le dita le linee scure del disegno. Vorrei poter fermare tutto in questo perfetto istante: la luce della stanza ora è più dorata e calda. Un braccio è disteso lungo il corpo, le dita della mano sono rilassate, quasi impigliate fra le pieghe del lenzuolo. Si sostiene il capo con l'altro braccio e mi fissa con i suoi meravigliosi occhi blu. Percepisco la sua impazienza attraverso dei piccoli movimenti. Lo sento schiarirsi la gola.
«Che c'è?» chiedo, cercando di assumere un tono di voce scocciato.
«Nulla, sono fermo» risponde, palesemente prendendomi in giro. «Quindi, cosa offri in cambio per la mia prestazione da modello?»
«Logan.» Smetto di disegnare e incrocio le mani sul foglio. «Non parlare e resta immobile. La luce sta cambiando e devo sbrigarmi a finire il disegno.»
«Manca molto? Avrei bisogno di andare in bagno e di bere un bicchiere d'acqua.»
«Riesci a resistere ancora per cinque minuti?»
«E tu cosa mi dai in cambio?»
Sbuffo forte, ma non ribatto alla sua insistenza. Resto concentrata sul disegno, rifinisco le linee dei suoi muscoli, sfumo con i polpastrelli le ombre e mi immergo nel mio mondo preferito, fatto di linee e forme.
Ormai ho terminato e non ho più bisogno di guardarlo per riportare sul foglio la sua immagine.
«Direi che ci siamo…» Socchiudo gli occhi per valutare meglio il disegno e giocherello con il carboncino fra le mie dita. «È perfetto» decreto.
«Fammi vedere» chiede. Lo raggiungo sul letto e attendo la sua opinione. «Sei bravissima… è mio, giusto?»
«Ti piace? Davvero?» cerco una conferma, mostrando una lieve esitazione.
«Certo! Lo farò incorniciare e lo appenderò su quel muro, sopra al comò.» Seguo il suo indice e mi scappa da ridere vedendo che, sul ripiano del comò, c'è quella cosa che ha modellato nel laboratorio di ceramica a New York.
«Il Feng Shui accetta oggetti di quel tipo nella stanza da letto? Non disturbano l'equilibrio del sonno?» Ormai mi è presa la ridarella e mi sdraio sulla schiena, tenendomi la pancia con le mani.
Ridarella che interrompo nell'istante in cui lo guardo negli occhi. Di colpo, l'atmosfera cambia e il cuore inizia a battere più in fretta.
Non dice nulla, si limita a fissarmi gli occhi, le guance, la bocca, il collo, le spalle… è una lenta carezza visiva che percepisco sulla pelle, anche se non mi sta toccando.
Deglutisco.
È strana la connessione che si è creata fra noi, solo una settimana fa eravamo amici e ora… è cambiato qualcosa, eppure siamo sempre noi.
Distolgo lo sguardo dal suo viso, sono in imbarazzo, ma sbaglio perché lo poso sul suo petto. Anche se indossa la t-shirt, distinguo l'ampiezza del suo torace. Non capisco cosa ci sia di così diverso da tutte le altre volte in cui l'ho visto a petto nudo.
«Guardami» mi ordina.
Alzo la testa e mi incateno, di nuovo, ai suoi occhi. Socchiudo le labbra alla ricerca di ossigeno e mi colpisce l'irrefrenabile desiderio di essere avvolta dalle sue braccia. Ho bisogno di sentirmi, per una volta, protetta da qualcuno e… amata.
Questa particolare elettricità è enfatizzata dal caldo della stanza e dal nostro silenzio, interrotto solo dai nostri respiri. Dove essere accaduto qualcosa anche a lui, perché è immobile di fronte a me, in attesa.
Si avvicina molto lentamente, senza interrompere il contatto visivo, appena posa le sue labbra sulle mie, chiude gli occhi e mi bacia con dolcezza. Posa le mani sui miei fianchi e mi avvicina a lui. Le mie braccia, che sembrano dotate di vita propria, stringono le sue spalle. Infilo le mani fra i suoi capelli e mi sistemo mettendomi a cavalcioni sulle sue gambe. È un incastro semplicemente perfetto.
Il bacio diventa provocante, malizioso ed esigente e, in un attimo, il desiderio prende il sopravvento. Mi prendo del tempo per spogliarlo, tracciando linee invisibili con le dita sui suoi muscoli, lo bacio alla base del collo e mi delizio strofinando la mia guancia contro la sua.
«Basta» sbotta con voce roca.
Intrappola le mie mani nelle sue e questo è sufficiente per invertire i nostri ruoli. Mi fa alzare in piedi e mi sveste, lanciando gli abiti da qualche parte della stanza. Non riesco neanche a sgridarlo perché sono troppo affascinata dai movimenti delle sue mani e inebriata dai baci con cui cosparge ogni centimetro della mia pelle. Mi avvolge con le braccia e mi posa sul letto sotto di lui. Con la punta della lingua percorre il bordo del mio mento, arriva fino alla bocca che poi assale.
«Mia» afferma sulle mie labbra.
Cattura ogni mio ansimo con un bacio, mi stuzzica e mi provoca. Mi mostra cos'è per lui fare l'amore.
Provo un piacevole torpore e continuo a tenere gli occhi chiusi per non spezzare questa tranquilla atmosfera. Sono appoggiata sul petto di Logan con le gambe aggrovigliate alle sue e il dito indice che scrive invisibili parole sul suo avambraccio.
«Sono felice, giusto?»
«Esatto» confermo.
Riprendo a scrivere.
«Mi piaci.»
«Tanto» aggiungo a voce.
Mi volta sulla pancia e schiocca un bacio a stampo sul tatuaggio. «Sta guarendo bene. Chi ti ha messo la crema, in questi giorni?»
«Ho imparato a fare le contorsioni. Non puoi capire» rido di me stessa.
Sfiora, leggero, il contorno del disegno con le dita, provocandomi dei brividi. «Propongo una doccia, dopo un'abbondante colazione e poi usciamo a fare una passeggiata sulle rive del Mississippi. Magari possiamo prendere un battello e pranzare durante la navigazione.»
Senza attendere la mia risposta, si dirige verso il bagno, lasciando socchiusa la porta. La suoneria del mio cellulare arriva debole e corro giù dalle scale per rispondere.
Non parlo, ascolto e mi limito a monosillabi pronunciati con rabbia. Termino la telefonata e torno al piano superiore.
«Ha chiamato Mikael» dico, rivolta alla porta del bagno.
«Che ha detto?» La sua voce arriva ovattata attraverso il rumore lieve dell'acqua della doccia.
Avanzo di un passo, ma non entro. «Dice che la sua missione è andata a buon fine.» Lascio in sospeso la frase, ma sento distintamente la sua sommessa risata. Così riprendo a parlare. «Ha promesso di non tirarci più brutti scherzi, promessa che spero mantenga, aggiungendo che era ora che ci mettessimo insieme. In realtà ha usato una frase più colorita, ma evito di ripeterla perché sono una signora.»
«E io evito di farti ascoltare il vocale che mi ha lasciato sul cellulare ieri notte» mi informa, usando un tono allegro.
Apro la porta e avanzo all'interno del bagno. Mi appoggio al lavello e osservo la sua forma attraverso il vetro della doccia. Il fisico è asciutto ma imponente, e le spalle, Dio, quelle spalle a cui prima mi sono aggrappata, che ho baciato e che ho morso, sono semplicemente perfette.
Ho deciso: sono ufficialmente il mio punto preferito assieme alla forma della schiena e delle natiche…
Forse, la prossima volta, dovrei fare un disegno dettagliato di quella parte del suo corpo.
Butto fuori con uno sbuffo l'aria dalla bocca e chiudo gli occhi per riprendere il filo del discorso senza perdermi nelle recenti immagini di noi due insieme.
«Inoltre ha ordinato, perché chiedere sarebbe stato troppo gentile da parte sua, di pranzare tutti e tre insieme più tardi.»
«Se a te va bene, per me non ci sono problemi. Sul battello ci possiamo andare un'altra volta, magari anche una sera dopo il dojo.»
«Mmm…»
Logan si sporge dalla doccia. Il suo corpo aderisce al vetro e la visione di lui, nudo e bagnato, mi mozza il respiro.
«Problemi?» mi provoca, cercando di trattenere un sorriso. «Che aspetti a farmi compagnia?»
«Non riesci a lavarti da solo?» domando maliziosa.
«Sembra di no» si sporge ancora, fino a riuscire a prendermi una spalla e a trascinarmi dentro la doccia. «Buongiorno, bellissima!»
Risalgo con le mani sulle sue braccia, fino a prendergli il volto e incollare le labbra alle sue. «Buongiorno» bisbiglio senza staccarmi da lui.
«Non mi dici che sono bellissimo anch'io?»
Rispondo con una pacca su un fianco e inizio a lavarmi, cercando di sfuggire alle sue carezze che sono tutto fuorché innocenti. Cerco di interrompere ogni sua distrazione e di uscire dalla doccia, per andare a fare colazione e mettere così a tacere il brontolio del mio stomaco.
Mi avvolgo nel suo accappatoio, mentre lui si asciuga con fare da sbruffone. Alzo gli occhi al cielo esasperata, perché in questo assomiglia a Mikael. Entrambi sanno di avere fascino e, dismessi gli abiti da maestri di arti marziali, seducono anche solo muovendo un sopracciglio. Li ho sempre presi in giro per il loro modo di fare e ora sono del tutto ammaliata dal migliore amico di mio fratello.
Continuo a sorridere, anche se ho male alle guance e sto spianando la strada alle rughe d'espressione. Ma non mi importa perché sono felice!
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