DOPO LA TEMPESTA - Terza parte
Ho capito che se indosso una maschera mi sento più libera di parlare, di agire e anche di pensare.
Indosso una maschera per non far impensierire chi mi è accanto e mi vuole bene. Fingo per difesa e per prendere il tempo che mi serve per reagire come dovrei. O meglio, come gli altri si aspettano.
Forse un giorno capiterà che non ti pensi ogni giorno. Forse il tuo viso, le tue risate, i tuoi dispetti diventeranno sfocati fino a essere dimenticati.
«Non chiedere anche tu come mi sento, perché come risposta potrei rovesciarti addosso questo spumante» intimo scherzando, mostrando il calice che tengo nella mano.
Francesco mi raggiunge alla finestra e sorride. «Non sia mai che ti faccia arrabbiare, chi la sentirebbe poi tua nonna?»
Posa lo sguardo oltre la finestra, studiando il panorama notturno mentre sorseggia dal suo calice. Amburgo è bellissima, sembra festeggiare a sua volta per la mia partenza. La mia ultima sera qui.
«Ho un regalo per te, preferisco dartelo senza avere gli altri intorno.» Mi allunga un pacchetto rettangolare. «Devi strappare la carta, altrimenti porta sfortuna.»
«Ah! Tu e le tue credenze italiane.» Scarto e leggo ad alta voce. «Le più belle poesie di Federico Garcia Lorca. Cos'è, mi vuoi trascinare verso il lato oscuro della tua passione?»
«Chissà» risponde alzando buffamente le sopracciglia. «Aprilo, ti ho scritto una dedica.»
«“Ho lasciato i sogni sul cuscino. All’alba verranno i gabbiani e li porteranno sul mare, dove piccole vele bianche cavalcano le onde. Con affetto, Francesco”» leggo ad alta voce. Lo abbraccio. «Grazie, di tutto.»
«Allora, sei pronta per domani?» Si distacca e capisco che è emozionato.
«Sì» dico sicura. «Il livello di nostalgia è tale da non vedere l'ora di atterrare domani notte a Saint Paul.»
Mi mancherà stare con la nonna e viverla quotidianamente. In effetti, mi mancheranno tutti, ma è giunto il momento di tornare a casa, ripartendo da dove avevo lasciato. In questo anno sono cambiata tantissimo: ho delle nuove cicatrici che mi hanno mostrato quanto posso essere fragile ma anche forte allo stesso tempo, ho imparato a essere paziente e ho riscoperto che la speranza non è andata perduta. Ho ascoltato chi non mi ha mai lasciato sola, ho permesso al silenzio di mettere ordine tra i pensieri e ho parlato fino a esaurire le parole.
Le stagioni si sono susseguite le une con le altre e, anche se c'è chi pensa che l'autunno porti la malinconia, l'apatia e la noia, io sono sicura del contrario. Ho ripreso a disegnare con profitto, ho organizzato e programmato il lavoro in ufficio a Saint Paul, ho ripreso a leggere, ho imparato a divertirmi quando esco con le amiche e mi sono riscritta al corso di yoga di Janette, che frequenterò già dalla prossima settimana.
Mantenendo fede a ciò che mi aveva detto, non sento Logan dalla video-chiamata di agosto ma, se lui ha messo un punto dopo la parola noi, per me c'è una virgola e dobbiamo continuare a scrivere del nostro amore. Del resto, come mi aveva detto Mik, nessun fiocco di neve cade mai nel posto sbagliato. Ho già vorticato più del dovuto ed è giunto il momento di cadere fra le sue braccia.
«Stai sorridendo. A che pensi?»
«A Logan» mi sfugge.
Bevo un sorso di spumante per smorzare l'imbarazzo.
«È un bravo ragazzo. Anja ne ha sempre parlato bene, per lei è come un altro nipote. Mi ha raccontato delle estati che lui e Mikael trascorrevano qui e del bel rapporto che si è creato negli anni.» Sistema il suo calice su un tavolino vicino a noi. «Le sue telefonate hanno aiutato tua nonna, lo sai?»
«Sì, lui è… meraviglioso.»
«Ascolta un vecchio che ne sa qualcosa della vita. Quando lo rivedrai, rispetta il suo spazio come ha fatto lui con te. Se è destino, tornerete insieme, altrimenti dovrai lasciare al tempo il modo di fare il suo corso.»
«Ah… come farò senza te, la nonna e le vostre perle di saggezza?»
Lo prendo sottobraccio, incamminandomi verso il salotto dove ci stanno aspettando la nonna, Ada con suo marito e gli amici che mi sono venuti a salutare.
È da circa una settimana che trascorro le serate a salutare le persone che ho conosciuto e vissuto durante la mia permanenza ad Amburgo.
«Non riesco ancora a capacitarmi del fatto che da lunedì non ti vedrò in ufficio» dice Ada. «Terrò a portata di sguardo la macchina per fare il disgustoso caffè americano, poi la chiuderò dentro a una scatola per regalarla a qualcuno.»
«Magari potresti assaggiarlo e imparare ad apprezzarlo» le rispondo, cercando di usare un tono di sberleffo.
«Tzz, l'unico e solo caffè è quello espresso, vero, Francesco?» La furbetta si volta verso di lui sapendo di avere manforte.
«Certo. Quello che Viktoria chiama caffè è solo acqua sporca» afferma ridendo.
«Io, invece, sono orgogliosa del cambiamento che hai fatto, iniziando dal non pettinare più i tuoi bei capelli biondi in una crocchia austera, per finire con l'indossare abiti più adatti alla tua età» interviene Leonie.
«Preparati a delle video-chiamate durante i miei acquisti. Ti nomino ufficialmente mia personal shopper» le dico abbracciandola.
L'atmosfera è serena e ilare, e i punzecchiamenti non mancano. Pian piano tutti se ne vanno e rimangono soltanto Ada e il marito che mi aiutano a rimettere in ordine il salotto.
Vado a sedermi sul divano di fianco alla nonna, posando una mano sulla sua. Mi guarda con tenerezza e orgoglio.
«Mi dovrò riabituare a non vedere le tue scarpe all'entrata di casa, a non comprare i tuoi cereali preferiti o a non vederti più sulla panchina in giardino» dice come parlando fra sé e sé.
«Avrai la casa più silenziosa e maggiori possibilità di vincere a dama con Francesco, che è una frana» affermo sorridendo.
«Mi sembra di aver rivissuto il periodo durante il tuo collegio a Berlino, quando per quattro anni sei stata con me durante i fine settimana e le vacanze brevi. Allora avevo altri impegni ed è stato abbastanza facile non pensare a te che ti eri trasferita a Parigi prima e in America poi. Ma ora sono vecchia ed è più difficile staccarmi da te.»
«Nonna…» L'abbraccio. «Ci sentiremo ogni giorno e verrò da te almeno due volte all'anno.»
«Oggi pomeriggio ho comprato i biglietti aerei per l'America. A Natale saremo sedute alla stessa tavola. Ovviamente verrà anche Francesco» mi informa.
Le prendo il volto fra le mani, imprimo nella mia mente questo istante e poso un bacio sulla sua guancia.
«Ti voglio bene, nonna, oltre le nuvole del cielo, fino alla luna e ritorno.»
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