Scritto il 03/07/2026
da GIOVANNA MAZZILLI


Ricochet, you take your aim Fire away, fare away

You shoot me down, but I won’t fall

- David Guetta -

 


 

«È uno scherzo, vero?» sibilo a denti stretti.

«No, è la numero ventuno, la signorina Chastity Marie Bright. Se te lo stai chiedendo, non è un nome d’arte» replica Ben sghignazzando.

Sono esausto. Andiamo avanti da due giorni e ancora non sono riuscito ad assegnare le parti principali. Continuano a presentarsi attori che non sanno cosa significhi la presenza scenica, ballerini che di aggraziato hanno solo le sopracciglia perfettamente depilate e

cantanti la cui voce farebbe sì resuscitare i morti, ma solo per avere il privilegio di farli fuori divorando, oltre che ai cervelli, anche le loro corde vocali.

«No, non me lo stavo chiedendo e sinceramente non me ne frega un cazzo. Fosse per me la manderei via senza nemmeno provinarla. E non solo per il suo nome che me lo fa ammosciare, ma per come si è conciata» abbasso la testa e fisso il tavolo. I miei occhi si sentono ancora offesi per quello che hanno dovuto sopportare. Miss purezza e castità ha i capelli perfettamente raccolti in uno chignon, indossa una tunica azzurra di lino, i collant bianchi e ai piedi ha le punte legate strette intorno alle caviglie. Non ha per niente l’aria di una che deve sostenere il provino per un musical forte e irriverente come Chicago. Sembra pronta per Il lago dei cigni, le manca solo il tutù.

«Allora, che faccio?»

«Falla iniziare, prima che cambi idea».

«Bene, signorina Bright, può cominciare».

«Certo! Sono Chastity Marie Bright e sono qui per la parte di Roxie Hart».

La tizia inizia a parlare con la sua vocina fastidiosa ma io la interrompo subito, non riuscendo a controllarmi. Mi alzo in piedi, trascinando la sedia all’indietro che va a sbattere contro la parete della sala.

«Signorina Bright, lei vorrebbe la parte di Roxie, ho capito bene?»

Annuisce e mi guarda attonita.

«Ha mai visto una replica di questo musical?»

«Io… no, signor Cohen».

«No? E nemmeno la trasposizione cinematografica, ha presente quella con Richard Gere?»

«Sì, il film l’ho visto».

«Bene, quindi ha capito com’è composta la trama e ciò che fa il personaggio che vorrebbe interpretare».

«S-Sì…»

«Mark, dove vuoi arrivare?» mi chiede Helen allarmata. Ha notato di sicuro il mio nervosismo e sono consapevole che, per l’ennesima volta, sto esagerando. Sto punzecchiando questa ragazza, che male c’è? Ho bisogno di divertirmi, vista la nottata d’inferno che ho passato. Ero nel letto di Nayma, una delle donne che uso per scaricare la tensione, quando le infermiere che

gestiscono mia madre mi hanno chiamato. Ha avuto una crisi e son dovuto correre da lei per accertarmi delle sue condizioni e confrontarmi con il medico che le ha cambiato di nuovo la cura di farmaci, dandogliene una più forte che l’ha calmata subito ma solo perché è piena di tranquillanti. È assurdo, l’altro giorno stava meglio e ora la situazione è di nuovo peggiorata.

Un passo avanti e due indietro.

Un giorno in paradiso e una settimana all’inferno.

«Lasciami fare» dico rivolgendomi all’assistente di

mio padre per poi dedicarmi di nuovo a miss Castità.

«Vedo che ha portato “Funny Honey” per il provino. Voglio, invece, che canti “Roxie” e che ci metta qualcosa di suo, le do carta bianca. Mi stupisca».

Mi risiedo e incrocio le braccia al petto, in attesa che miss Castità esca dallo stato di shock e cominci a cantare. Faccio un cenno a Roger, il tecnico del suono che si occupa delle basi e lui mi fa capire che è tutto pronto. La tizia si guarda intorno e non si decide a iniziare. Poi, finalmente, inspira a fondo e parte. È impacciata, canta e si muove con imbarazzo, è molto lontana dall’idea che ho nella testa di come dev’essere questo personaggio. Ho

bisogno di una ragazza brillante, che non ha paura di osare e che sa muoversi e cantare impeccabilmente.

A metà canzone lancio un’occhiata a Roger che subito stoppa la base. Miss Castità ha il fiatone pur non avendo fatto granché e questo mi rende ancora più stronzo.

«Bene, signorina Bright. Come avrà capito, visto che ho interrotto l’esibizione, non è andata bene. Sono certo che questo musical non faccia per lei, quindi per me può anche andare».

«No, signor Cohen, mi faccia tentare con un’altra esibizione. Ho provato molto “Funny Honey” e vorrei che vedesse come…»

«Non ci siamo capiti» la interrompo. «È troppo pudica» mi soffermo un po’ su questa parola. «Guardi anche il suo abbigliamento. Sembra una suora pronta ad ascendere in paradiso. Qui abbiamo bisogno di sensualità, di provocazione… deve farmi venire voglia di ballare con lei, di fare sesso con lei!»

«Mark, che diavolo dici?»

Ignoro Helen e Ben e continuo a fissare la ragazza che ho di fronte.

«Ma, i-io…» inizia a balbettare.

«Non potrà mai essere la Roxie Hart del mio musical. Torni a fare la ballerina di fila ne Lo Schiaccianoci o Il lago dei cigni». Strappo il curriculum davanti ai suoi occhi e lo butto sul pavimento. Lei scoppia a piangere e corre via, uscendo dalla sala. Ho gli occhi di tutti i presenti puntati contro e so che ora dovrò subirmi i loro pareri discordanti.

«Fate entrare il numero ventidue!» grido, sperando di riuscire ad andare avanti e a far capire che possiedo ancora il potere decisionale, anche se mi affido alla loro professionalità per ricevere consigli.

«Va bene, andiamo avanti. Però è troppo chiederti di essere un po’ più gentile e non esagerare con il linguaggio?» mi supplica Helen.

«Lo sarò solo con chi reputo perfetto».

«La perfezione non esiste» mi fa notare Ben, anche se si sbaglia.

«Stronzate, esiste eccome e ve lo dimostrerò».

I provini continuano e la ragazza che ha il numero ventidue inizia con lo stupirmi. Si presenta con due ballerini che ha intenzione di usare come spalla per la coreografia. Indossa un vestito corto e nero che ricorda

uno dei costumi di scena ed è perfettamente truccata e immedesimata nella parte.

«Bene, signorina Holland, può cominciare».

«Sono Vivian Holland, ho venticinque anni, nata e cresciuta a New York. Ho già esperienze a Broadway, sono tutte elencate nel mio curriculum. Sono qui per la parte di Velma Kelly. Canterò “All the jazz” e se per voi non è un problema preferirei esibirmi con loro, così da farvi vedere cosa so fare».

Indica i due ragazzi che si collocano dietro di lei.

«Certo, nessun problema» replica Helen.

La base parte e finalmente i miei occhi vedono qualcosa di notevole. Vivian è piuttosto brava, anche la sua voce è interessante. È di questo che parlavo: entusiasmo, improvvisazione, passione e talento.

Gioca con i ballerini, li seduce con le sue movenze e mi fa venire voglia di partecipare a questo ménage.

Cazzo, finalmente!

Credo proprio di aver trovato Velma Kelly.

L’esibizione finisce e tutti i presenti iniziano ad applaudire. Tutti, sì, tranne me. Rimango impassibile, con il gomito sul tavolo e il mento appoggiato alla mano.

Fisso Vivian e lei ricambia l’occhiata. Ha il volto serio,

anche se un mezzo sorriso le è spuntato sul volto.

«Wow, Vivian! Sei stata davvero brava e hai sorpreso tutti con questa esibizione. Ora dovresti recitare una scena tratta dal musical» Helen si complimenta e la ragazza annuisce. Sceglie una parte del primo atto e pochi minuti dopo Helen mi guarda entusiasta. Non vede l’ora di dirle che è stata presa, ma io non la faccio parlare.

«Aspetta».

L’assistente di mio padre si avvicina e la sua espressione è un misto tra il terrorizzato e l’allibito.

«Che diavolo fai? È bravissima ed è perfetta per la parte».

«Lo so, ma lasciami fare. Devo capire una cosa».

Helen si risiede e non smette di guardarmi con sospetto. Mi schiarisco la voce e poi mi rivolgo a Vivian che nel frattempo ha fatto allontanare i due ragazzi che si sono messi in fondo alla sala.

«Dunque, signorina Holland, la sua esibizione è stata abbastanza persuasiva ma ho bisogno di qualcosa che mi convinca del tutto. Può fare ciò che vuole, che sia un

altro pezzo tratto dal musical o anche altro. Può ballare, cantare o recitare… insomma, ha a disposizione cinque minuti».

Le indico Roger e lei senza pensarci troppo gli si avvicina. Ha le idee chiare su quello da fare perché qualche istante dopo è di nuovo in posizione.

I nostri occhi si legano un po’ troppo e l’atmosfera si carica di una strana elettricità. La scruto, carezzando le sue forme e risalendo di nuovo sul suo volto dove una chioma color castano ramato fa da cornice. Mi sto rendendo conto che dovrei evitare queste situazioni, ma Vivian è davvero sexy e sicura di sé.

Mmh, come m’intriga… sarebbe perfetta nel mio letto, se solo non avessi quell’assurdo divieto di non farmi le attrici.

Mio padre è davvero un ridicolo bastardo. M’impedisce di divertirmi come vorrei, nonostante si sia scopato mezza Broadway tradendo chissà quante volte sua moglie. Che ironia grottesca: predica bene e razzola male. Il famoso produttore che è bravissimo a indossare una maschera e a diventare un attore, fingendo di essere meglio degli altri.

Inspiro a fondo e mentre butto fuori l’aria, lo allontano dalla mia mente. Non meriterebbe nemmeno la mia considerazione.

La base comincia e io rimango senza fiato. Sta cantando “Titanium” di David Guetta e lo sta facendo con un impeto e un trasporto che annienta i miei dubbi e dà voce alle mie conferme.

Questa ragazza sarà una Velma Kelly incredibile e ci farà vendere un bel mucchio di biglietti.

Spero solo di trovare una degna Roxie da affiancarle, una che stuzzichi le mie fantasie come ha fatto Vivian da quando ha messo piede in questa sala.

 





Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.

i commenti sono soggetti a moderazione