'Cause I, I keep going right back
To the one thing that I need to walk away from I need to get away from ya
I need to walk away from ya Get away, walk away, walk away
- Christina Aguilera -
Siamo sdraiati sul letto, nudi e abbracciati. Kimberly mi dà le spalle e il suo corpo s’incastra perfettamente al mio. Non sta dormendo perché continua a sfiorarmi avambraccio con l’indice della mano destra.
Era da tanto che non scopavo così, con questa intensità, con questa voglia di ricominciare tutto daccapo per farlo durare di più.
La musica è ancora in sottofondo, anche se non saprei dire quali siano le ultime canzoni riprodotte dallo stereo.
«Hai mai pensato a quanto sarebbe bello poter fermare il tempo quando si desidera?» mi domanda senza, però, darmi il tempo di rispondere. «Una delle volte sarebbe questa».
Bacio la sua nuca inspirando l’odore dei suoi capelli.
«Ora che ci penso, ho provato la stessa identica cosa oggi in teatro, quando ti ho sentito cantare».
Gira un po’ il viso verso il mio e mi guarda di
traverso.
«Tu… mi hai sentito cantare? Cazzo…»
«Tranquilla, non c’è problema. È stato il colpo di fortuna che mi serviva per questo spettacolo» affermo, preparandomi a lanciare la bomba che la farà felice.
«Che cosa c’entra lo spettacolo?»
«Be’, sentendoti cantare ho deciso di offrirti una parte
nel musical».
Kimberly si allontana da me. Si siede sul materasso e mi analizza per capire se la sto prendendo in giro.
«Chicago è una produzione importante e chi meglio di te potrebbe interpretare Roxie Hart?»
«Mi stai prendendo in giro?» sbotta all’improvviso, lasciandomi interdetto a fissarla come uno stupido mentre si alza in piedi.
«Kimberly…» mormoro strisciando verso il bordo del letto. Lei scrolla le spalle e si volta, cercando qualcosa da mettersi addosso. Trova una vestaglia grigia e la infila in fretta. La canzone finisce e la musica s’interrompe, ricomincia subito con una cantante che riconosco.
«So che tutto questo può sembrare assurdo, però non è così». La voce di Christina Aguilera che canta “Walk Away” mi confonde e comincia a diventare fastidiosa. Non ho bisogno dei suoi urli in questo momento. E non ho bisogno del testo di questa canzone per capire che ha voglia di scappare e andare via da me.
Perché fa così?
Se sapesse il vero motivo di questa richiesta, come reagirebbe?
«Perché non dici niente? Devo ammettere che mi hai sorpreso, visto che mi aspettavo i salti di gioia».
Abbassa lo sguardo ed evita persino di guardarmi. Avvolge meglio la vestaglia intorno al corpo
impedendomi di accarezzare con gli occhi la sua bellissima pelle.
«Kimberly» pronuncio ancora il suo nome, ma la situazione non cambia. Decido di alzarmi dal letto e di raggiungerla, ma lei appena sente il rumore del letto che cigola, mi volta le spalle.
Che diavolo sta succedendo?
«Ehi» sussurro una volta collocato dietro di lei. «Di’
qualcosa».
«Non so cosa dire…»
«Kim, anche i silenzi hanno parole e il tuo, in questo momento, sta urlando a squarciagola».
Finalmente si volta, ma ciò che vedo non mi piace. Ha gli occhi pieni e il volto rigato dalle lacrime.
«Non voglio far parte del musical. Non m’interessa quel ruolo».
«Ma che cosa dici? È un’opportunità incredibile e…»
«Non. Voglio. Quella. Parte».
Scandisce bene mentre con le dita scaccia via dal viso il segno della sua debolezza.
«Non ho intenzione di diventare il tuo giocattolo sessuale ricompensato con il ruolo da protagonista. Ho
studiato, fatto sacrifici e rinunciato a molto per venire qua a New York e inseguire questo dannato sogno. Non manderò tutto a puttane, è troppo importante per me».
È risoluta e in questo momento mi sento una merda per ciò che sto facendo.
Una risata nervosa esce dalla mia gola. Kimberly mi fissa, non capendo il perché di questa reazione. Devo fingere, continuare la recita e arrivare al mio scopo. E non importa se questo la farà stare male.
«Non ti sto offrendo la parte di Roxie Hart perché sei venuta a letto con me, ma solo perché ti ho sentito cantare e hai una voce incredibile. Sono cresciuto a Broadway, Kim, e credimi quando ti dico che so riconoscere un talento. E tu sarai perfetta per la parte».
Mi sento come uno di quei tizi che fanno televendite fasulle in TV. Ti offrono un prodotto miracoloso che, a conti fatti, non vale nemmeno un quarto dei dollari del prezzo finale. Ecco chi sto diventando: un fottuto venditore d’illusioni.
«È la verità? Non mi stai prendendo in giro, vero?» Scuoto la testa e l’espressione sul suo volto cambia. Mi crede, si sta fidando di me.
«Sei brava, Kimberly. E domani mattina dimostreremo a tutti che sto facendo bene a scommettere su di te».
Le sue labbra mi regalano un sorriso così bello che, per un attimo, il mio cuore smette di battere e comincia a fare male perché proprio non me lo merito quel sorriso. Si avvicina e appoggia la testa sul mio petto. La circondo con le braccia e la stringo appena. Il mio corpo è qui con lei ma la mia mente è da tutt’altra parte.
Questa volta ho toccato il fondo.
Se non fosse qui di fronte a me, mi prenderei a pugni fino a farmi perdere i sensi.
Kimberly mi piace e anche molto. Mi è piaciuta sin dal nostro primo incontro.
E allora perché le sto facendo questo? Perché la sto coinvolgendo nel mio piano di vendetta?
C’è di buono che questa lezione le servirà per crescere.
Crescere, sì, e non solo professionalmente.
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