But I cover up, won’t let is show So I’m putting my defenses up ‘Cause I don’t wanna fall in love
If I ever did that, I think I’d have a heart attack
- Demi Lovato -
La mattina dopo mi sveglio di soprassalto guardando subito il lato sinistro e vuoto del mio letto.
Marcanthonee è andato via.
Dopo la sua assurda e inaspettata proposta abbiamo deciso di cenare e lui, senza pensarci due volte, si è rivestito ed è sceso nel ristorante del signor Liang, dove ha comprato quasi tutti i piatti presenti sul menù. Abbiamo mangiato sdraiati sul letto e come due ragazzini
ci siamo tirati addosso dei pezzi di cibo e abbiamo riso fino ad avere mal di stomaco.
Era da molto che non ridevo così tanto, l’ultima volta
che è successo ero con Zoe e Ryan.
Marcanthonee è simpatico oltre a essere dotato di un piccato senso dell’humor. E poi, ogni volta che parla, nasconde dei doppi sensi tra le frasi che in più occasioni mi hanno fatto arrossire come una stupida.
Afferro il cuscino sul quale ha poggiato la testa dopo la seconda volta che abbiamo fatto sesso e inspiro a fondo l’odore rimastovi impregnato.
Sa di erotismo, sa di fumo – visto che si è acceso una sigaretta dopo l’amplesso che ha spento dopo due boccate notando la mia espressione disgustata – e sa di lui.
Mi alzo dal letto e mi trascino verso il bagno. Sono ancora indolenzita per l’incredibile performance di stanotte. Questi piacevoli dolorini saranno il mio promemoria per il resto della giornata.
Appena spalanco la porta noto subito il pezzo di carta attaccato allo specchio. Lo riconosco, è quello che gli avevo lasciato sulla scrivania, la calligrafia è la mia. Lo
stacco da lì e lo avvicino al mio viso. In basso a destra
c’è disegnata una piccola freccia.
Seguo l’indizio e, lo giro e leggendo ciò che ha scritto, inizio a ridere.
Sto andando via perché non riesco a dormire.
Tu lo fai molto bene e rimarrei volentieri a fissarti tutta la notte, ma rischierei di svegliarti.
Ci vediamo domani a teatro.
M.
Ps: Sto riciclando il tuo biglietto, anche se l’anima da ambientalista non mi appartiene. Ps2: Ho memorizzato il mio numero sul tuo cellulare così la smettiamo di sprecare carta.
Sto ancora sorridendo quando fisso il mio riflesso. Ho un aspetto orribile e non solo per i capelli che sono un cespuglio e le labbra gonfie come due canotti. Sono un disastro. È stato un bene che se ne sia andato, come avrebbe reagito a tutto questo? M’infilo sotto la doccia e permetto all’acqua calda di sciogliere la tensione nei miei
muscoli. Mentre mi lavo la mente decide di giocarmi un brutto scherzo. Inizia a immaginare lui qui, alle mie spalle, che lecca la pelle come ha fatto ieri sera. Ho tra le mani la spugna insaponata che scivola verso l’inguine e si ferma proprio lì, nel punto più caldo del mio corpo. Il punto che è stato divorato da Marcanthonee con un’intensità che non dimenticherò tanto facilmente. Ansimo e quasi urlo quando mi rendo conto che mi sto toccando e non mi manca molto all’orgasmo. Ma che mi prende? Nemmeno quando ero in piena tempesta ormonale mi sono masturbata sotto la doccia! Decido lo stesso di concludere immaginando, però, le sue dita dentro di me e il suo pollice che strofina sul mio clitoride gonfio.
Esco dal mio appartamento quaranta minuti dopo.
Dannazione, ho perso tempo e ora rischio di arrivare tardi. Corro verso la fermata della metropolitana che per fortuna riesco a prendere al volo. Sono quasi le nove, ieri per fare bella figura mi sono presentata in teatro prima del previsto e l’intenzione era di replicare anche oggi. Will mi starà aspettando e… un momento! Ho appena
realizzato che non dovrò più lavorare per lui. Se davvero Marcanthonee ha deciso di assegnarmi la parte di Roxie, dovrò concentrarmi sul musical. Oddio, ora è quello il mio lavoro. Vorrei darmi un pizzicotto per paura di stare sognando, ma non ce n’è bisogno perché è tutto vero.
Venti minuti dopo sto varcando la soglia del Majestic.
Will alza gli occhi verso la porta e io gli sorrido.
«Buongiorno!»
«Il signor Cohen ti aspetta nella sala dei provini» replica lui senza nemmeno degnarmi di un saluto.
«Congratulazioni per la parte».
Mi avvicino a lui, stringendo nervosa la borsa contro il fianco. Non c’è nessun altro intorno, ma il mio tono è lo stesso sommesso.
«Mi dispiace, Will. Non era mia intenzione offenderti. Ti sono grata per l’aiuto che mi hai dato e di certo non mi aspettavo tutto questo. È stata un’occasione che ho preso al volo. Spero solo di non aver commesso un errore».
Parlo con sincerità però la sua espressione non cambia. Un po’ ci rimango male, ma decido di non dire nient’altro. Faccio per allontanarmi e la sua replica blocca i miei passi.
«Questo mondo è pericoloso e una brava ragazza come te rischia seriamente di essere schiacciata da degli ingranaggi complicati di cui non sa nulla. Se vuoi un consiglio, tieni sempre le orecchie e gli occhi aperti e attenta ai colpi alle spalle».
«Oddio, così mi spaventi».
«Non voglio farti paura, solo metterti in guardia».
Abbozzo un sorriso e mi allontano mentre le sue parole rimbombano nella mia mente.
Cos’avrà voluto dire?
Raggiungo la sala prove. La porta è aperta e dentro ci sono solo Marcanthonee e Helen. Ieri Will mi ha detto che è l’assistente di Alexander Cohen, il famoso produttore. Sono entrambi di spalle e quindi ho il tempo di guardarmi intorno e cercare di tenere a bada l’emozione. All’improvviso, come se avvertisse la mia presenza, lui si volta e mi lancia un’occhiata che mi provoca una fitta al basso ventre.
«Ciao, Kimberly. Ben arrivata».
«B-Buongiorno. Will mi ha detto di venire qui».
«Certo, entra pure e mettiti comoda, così appena arrivano gli altri cominci il provino».
«Il provino?» chiedo confusa. Un po’ me lo aspettavo, anche perché per mettere su un musical, devi convincere molte persone e non solo una. Nemmeno se questa persona è il figlio del produttore. Per fortuna conosco alla perfezione Chicago, ne ho vista una replica quando sono venuta a New York con Zoe per festeggiare i miei ventuno anni, ho consumato il DVD del film e in più l’abbiamo riprodotto come spettacolo al liceo. Certo, non ci sono paragoni tra le due rappresentazioni, ma quel musical scolastico mi ha fatto imparare a memoria tutte le canzoni.
«Helen, ti ho già detto che non c’è bisogno di nessun
provino. Kimberly sarà Roxie. Discorso chiuso».
Il tono adirato e autoritario di Marcanthonee mi fa rabbrividire. Me lo immagino con l’armatura, la spada sguainata e l’elmo da guerra in testa. E in questo momento capisco come li stia alla perfezione questo nome imperioso.
Mi avvicino a loro e appoggio la borsa su una sedia vuota.
«Non c’è problema. Farò il provino come tutti gli altri» m’intrometto, mettendo in chiaro la mia posizione.
Non voglio favoritismi, dimostrerò a lei e ai casting director che non ho paura.
Il mio talento parlerà per me.
Marcanthonee mi osserva compiaciuto e poi lancia
un’occhiata a Helen.
«Bene, allora scegli una canzone del musical e un brano da recitare. Sei qui per la parte di Roxie Hart, quindi mi concentrerei su di lei».
Mi porge alcuni fogli che erano appoggiati sul tavolo. Li afferro subito. È una specie di copione, con ogni scena del musical divisa in sezioni. Non ci sono i testi delle canzoni perché dà per scontato che io le sappia a memoria. Indietreggio di qualche passo e sfoglio le pagine. Sto iniziando ad agitarmi. Marcanthonee mi raggiunge e per farmi calmare sfiora il mio braccio.
«Ammiro la tua determinazione, ma non c’è davvero
bisogno di questo provino. La parte è già tua» sussurra.
«Voglio farlo, ormai è diventata una sfida tra me e
l’assistente di tuo padre».
Lo vedo ridacchiare e io faccio lo stesso. Si sporge verso di me e l’intenzione è chiara: vuole baciarmi. Glielo impedisco ed è una fortuna, perché un attimo dopo
arrivano Clary e Ben. Helen li intercetta e parla con loro per alcuni minuti; mi accorgo subito che non smettono un secondo di fissarmi.
All’improvviso, le dita di Marcanthonee mi afferrano il mento, sollevano il viso e mi obbligano a guardarlo. Smetto di respirare e non mi preoccupo nemmeno delle persone che stanno ammirando questa scena, anche se non sono poi così lontane.
«Va bene, sei nervosa per il provino e quindi questa volta te la lascio passare. Ma non provare più a impedirmi di baciarti. Ora che ho iniziato, sono intenzionato a non smettere più».
Oddio, parla sul serio?
Mi lascia libera e va verso gli altri.
«Forza, iniziamo!» dice ad alta voce. «Kim, appena sei pronta vai da Roger che ti mette la base» indica alle mie spalle e voltandomi mi accorgo che c’è un ragazzo dentro uno stanzino con una grande vetrata che si affaccia sulla sala. Annuisco, anche se ancora non ho scelto cosa cantare. Voglio fare bella figura, ma senza esagerare perché rischierei di ottenere l’effetto contrario. Do un’altra occhiata ai fogli che contengono le scene e
decido di recitare quella del primo atto, il monologo che viene prima della canzone “Roxie”. Non ricordo ogni battuta a memoria, ma ho deciso d’improvvisare un po’, sperando di non risultare ridicola.
Mi avvicino a Roger che appena mi vede vicino, esce dallo stanzino.
«Ciao, hai deciso la canzone?»
Lo fisso e mi mordo il labbro. «“Roxie”. Credo…» replico indecisa.
«Come credo? Devi essere sicura, non posso scegliere io».
«Okay, ho scelto. Farò “Roxie” e inizierò con il monologo, quindi dovrai attaccare con la base appena finisco» confermo risoluta.
«Certo, nessun problema». Roger ritorna nello stanzino e io prendo fiato conquistando il centro della sala. Ho gli occhi di tutti puntati addosso e non mi sentivo così sotto pressione da quando ho sostenuto gli esami al liceo.
«Inizia quando vuoi» dice Helen. Mi scruta sfidandomi con gli occhi, come se non vedesse l’ora di
gustarsi il mio fallimento andando così contro Marcanthonee.
«Sono Kimberly West e reciterò il monologo di Roxie Hart del primo atto» abbasso per un attimo la testa e fisso le Nike bianche che ho ai piedi. Il ritardo di stamattina non è stato utile perché, da come mi sono vestita, sembro una pazza che non sa abbinare i colori. Scarpe bianche, leggins marroni e maglia larga oversize color salmone. Di certo non è l’abbigliamento giusto per un provino. Accantono tutti i pensieri, compresa la poca autostima che nutro nei miei confronti, e inizio a recitare.
Sono a New York per questo. È questo il mio sogno.
«Lo sai, ho sempre voluto leggere il mio nome sul giornale. Prima di conoscere Amos, uscivo con un contrabbandiere pieno di soldi e brutto come la morte».
Recito il monologo fingendo di avere Zoe e le altre amiche qui di fronte. Interpreto la parte divertendomi e muovendomi per la sala come se fossi realmente sul palcoscenico. Vedo i due del casting director che ridono nelle parti spassose e lanciano occhiate compiaciute prima a me e poi a Marcanthonee. Mi sento bene, questo
è il mio mondo e le emozioni che si stanno mescolando dentro di me accelerano i battiti del mio cuore.
Appena finisco di recitare, Roger è bravissimo a far partire la base.
«The name on everybody’s lips is gonna be: Roxie!»
Canto la canzone improvvisando anche alcuni passi di danza. Ho gli occhi puntati in quelli grigi di Marcanthonee che non si perde nemmeno il più piccolo movimento. Quello sguardo rovista dentro di me e riesce a tirare fuori tutta la mia sensualità. Ora ci siamo solo noi nella sala, nessun altro conta.
Il numero purtroppo dura poco e l’applauso che parte appena finisco di cantare vale più di una valigetta piena d’oro.
«Be’, devo ammettere che sono stupita. Mark, avevi ragione, Kimberly è piuttosto brava, anche se c’è molto su cui lavorare».
«Ho sempre ragione, ancora non l’hai imparato?» replica lui senza smettere di guardarmi, anzi, si azzarda perfino a farmi l’occhiolino e io sono obbligata a mordermi la lingua per non sorridere.
«Complimenti Kimberly, sei stata bravissima»
s’intromette Clary. Sembra sincera e così la ringrazio.
«Sono d’accordo con Helen, è brava ma ha molto da lavorare per eguagliare Vivian Holland. Non dimentichiamoci che nel numero finale dovranno cantare e ballare insieme».
Ben è meno gentile della sua collega, ma le sue parole non mi colpiscono. Marcanthonee crede in me ed è convinto che sarò una magnifica Roxie, questo mi basta.
All’improvviso l’uomo che sta rivoluzionando la mia
vita si alza in piedi e si mette di fianco a me.
«La Holland è più preparata, ma manca un mese al debutto. Abbiamo tutto il tempo per renderla perfetta, non vi pare?» afferra la mia mano e se la porta al viso. Sfiora con le labbra la mia pelle provocandomi un brivido. Abbozzo un sorriso imbarazzato ricordando dov’era e cos’ha fatto quella mano poche ore fa.
«Un mese vola in fretta» dice Helen. «E chissà cosa
penserà tuo padre…»
«Di lui mi occupo io». La sua mascella si contrae un
po’ e lo sento mentre trattiene il respiro. «Bene, allora è
deciso. Kimberly West fa parte dello spettacolo. Diamole il benvenuto come si deve!»
Non so perché ma averlo qui di fianco, sentire la stretta della sua mano intorno alle mie dita e vedere con quanto trasporto mi sta appoggiando mi fa venire in mente le parole della canzone “Heart Attack” di Demi Lovato. Perché Marcanthonee sta permettendo alla mia stella di brillare, ma io non so se mi sento pronta a mostrarla a tutti. Vorrei alzare un muro per difendermi dagli attacchi che riceverò, ma soprattutto ho bisogno di difendere il cuore che – lo sento – sto mettendo in pericolo per lui.
Non mi voglio innamorare e farò di tutto perché ciò non accada.
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