Scritto il 16/07/2026
da THERESA MELVILLE


 


 

Firenze sfolgorava sotto il caldo sole estivo, ma Palazzo Monfalco sembrava battuto da un ciclone.

Tommaso rimuginava chiuso nello studio, e se parlava era per fare una sfuriata. Ilaria sopportava e si raccomandava al Padre Eterno. Giovanni se ne stava defilato per non dover prendere le parti di nessuno.

Costretta nelle proprie stanze, Gemma era in attesa degli eventi, in ambasce, ma ferma sui propri intendimenti: non avrebbe sposato Luigi Rigamonti.

Lo aveva dichiarato ai genitori dopo il ricevimento dei Chiermontesi. Il conte era diventato così rosso in viso che si era temuto per la sua salute, e dopo un breve, attonito mutismo, era esploso. A sentir lui, dal matrimonio dipendevano le sorti del casato; nulla avrebbe salvato la famiglia dallo scandalo, se l’accordo fosse stato disatteso. Ma Gemma era stata irremovibile: meglio lo scandalo, meglio la clausura, meglio il ripudio piuttosto che sposarsi senza amore. Il padre era tornato a strepitare, poi, con voce quasi afona, le aveva intimato di ritirarsi nelle sue stanze e di non lasciarle senza permesso. Quattro giorni dopo, aveva inviato un servo al convento di Sant'Onofrio con un messaggio per la badessa.

Dato il tenore dello scritto, suor Clotilde aveva mandato a dire che quella stessa sera sarebbe venuta in visita al palazzo.

All’arrivo, il conte e la contessa l’accolsero ansiosi nel salone.

— Un fatto inaudito, reverenda madre! — esordì il conte, e con toni concitati raccontò del presunto gentiluomo che gli aveva circuito la figliola. — Era fra gli invitati la sera del concerto — concluse con affanno. — Non potete non conoscerlo.

— Conosco il barone Malaspina da quando era bambino — affermò la monaca con calma celestiale. — Gli ho insegnato i primi rudimenti della musica. Federigo è stato uno dei miei allievi più dotati, insieme a vostra figlia.

— Con tutto il rispetto, non vorrete fare paragoni...

— No, avete ragione — rispose la suora arcuando un sopracciglio. — A pensarci bene, Federigo è stato di gran lunga il migliore. Proprio la mancanza della vista ha fatto sì che sviluppasse una sensibilità particolare nei riguardi della musica.

Tanto era serafica suor Clotilde, tanto Tommaso si agitava.

— Perdonatemi, badessa, ma stiamo divagando. Non siamo qui per disquisire dei talenti del barone, quanto della sua furbesca intromissione negli affari della mia famiglia. Ha intrattenuto rapporti epistolari con Gemma in segreto, ha composto per lei una melodia e le ha fatto recapitare lo spartito a mia insaputa, vi rendete conto?

— E vostra figlia, cosa dice a tal proposito?

— Ha ammesso tutto senza remore, precisando che non intende più sposare Luigi Rigamonti.

— Il suo coraggio è di per sé significativo — sorrise la badessa. — Gemma non cessa di stupirmi.

Il conte la scrutò con improvvisa diffidenza. — Dite d’essere stupita, ma non lo sembrate affatto.

— In effetti, non più di tanto. Ieri l'altro la baronessa Malaspina, madre di Federigo nonché mia cara amica, è venuta a trovarmi e mi ha messo a parte della situazione.

— Ma come! Voi sapevate e avete taciuto?

— Vi avrei riferito ogni cosa quando fossi stata certa che Gemma condivide i propositi che Federigo ha confidato a sua madre, cosa che mi state confermando.

— Allora sono al centro di un complotto! — irruppe il nobiluomo. — Moglie, non dite nulla?

— Cosa posso dire, mio caro? — replicò Ilaria con un sorriso stanco. — In questi giorni ho cercato invano di spiegarvi, ma non mi avete dato ascolto. Non c’è nessun complotto ai vostri danni. Ritengo che suor Clotilde abbia agito per il meglio, e a beneficio di Gemma.

— Quale beneficio? Per il capriccio di due sconsiderati, il matrimonio rischia di andare in fumo!

— Marito mio, non si tratta di un capriccio. Avete udito con quanta determinazione nostra figlia rifiuti di sposare Luigi.

— Dev’essere impazzita... Gli preferisce il Malaspina!

S’intromise la badessa: — Posso comprendere che la scelta di Gemma vi sconcerti, ma se vi fermaste a riflettere...

— Proprio voi me lo chiedete, voi che speravo mi avreste spalleggiato!

— Signor conte, conoscete bene il barone Malaspina?

— Non di persona.

— Quindi non avreste motivo di osteggiarlo, tranne che per la sua menomazione.

— Un padre desidera il meglio per i propri figli. Il barone non lo è per la mia Gemma.

— È un uomo onesto, colto e molto ricco, ben più del marchese Rigamonti, e ha un'indole affine a quella di Gemma. Per voi non è abbastanza?

Tommaso inspirò ed espirò profondamente. — Direi di no.

— Non riesco a credere che rifiutiate Federigo solo perché è cieco. È possibile che la vostra avversione abbia diverse origini?

— Decisamente no! — ribadì forte e chiaro il conte di Monfalco, ma guardò altrove.

Suor Clotilde gettò un’occhiata alla contessa, che assentì con un cenno del capo.

Ilaria sapeva cosa stava per succedere. C’era anche lei due giorni addietro a Sant’Onofrio, a colloquio con la badessa insieme a Domizia Malaspina. La suora le aveva mandato a dire che la sua presenza sarebbe stata importante, e Ilaria, senza dir nulla a chicchessia, aveva raggiunto le due donne. Loro le avevano mostrato alcune vecchie lettere avvolte in un velo di pizzo color crema, con gigli e rose ricamati. Una breve scorsa alle carte aveva rafforzato nel cuore della contessa la convinzione che nulla poteva la ragione contro i sentimenti, i quali, se sviliti e ostacolati, potevano provocare odio e dolore pari all’amore che li aveva originati.

La religiosa infilò una mano nella tasca della tonaca ed estrasse l’involto di pizzo che da un secolo custodiva le missive.

— Vi ho portato qualcosa che dovreste vedere, signor conte.

— E che sarebbe?

— Si tratta delle lettere che la vostra prozia, Adelaide di Monfalco, scrisse a Glauco Malaspina nel 1649.

— Cosa mi venite a raccontare? — esclamò lui con le guance in fiamme. — E poi, come le avete avute?

— Me le ha consegnate la baronessa Domizia. Le trovò a Villa Malaspina quando vi si trasferì novella sposa, e non si è mai sentita di gettarle. Se le leggeste, capireste perché.

Il conte esaminò l’involucro. Scostando il velo di pizzo scoprì i fogli consunti vergati fittamente. Quand’ebbe letto qualche rigo, non poté non seguitare fino alla fine della prima lettera. Lesse anche la seconda e un brano della terza. A quel punto, per quanto cercasse di nasconderlo, era in subbuglio.

— Ignoravo che fosse andata così — ammise suo malgrado. — Credevo che Adelaide fosse stata abbandonata, che fossero stati i Malaspina a impedire quell’unione… Ma in ogni caso, non capisco cosa vi proponiate di fare rispolverando questa storia.

— Era giusto che sapeste come si svolse la vicenda. Nelle lettere c’è scritto che a porre il veto al matrimonio fu Silvio Lamberti, uno zio materno che prese in tutela la giovane Adelaide quando i suoi genitori morirono di peste. Qualche anno dopo, Lamberti combinò per la nipote un matrimonio di interesse, incurante del sentimento che già da tempo la legava a Glauco Malaspina.

— Sono certo di aver sentito dire che Glauco partì mercenario lasciando Adelaide disperata.

— Partì, infatti, ma solo per non dover subire il dolore di vedere la donna che amava maritata con un altro. Tuttavia, fino alla partenza, i due giovani si scrissero in segreto per dei mesi, giurandosi fedeltà a dispetto della sorte che li separava. Il carteggio lo avete tra le mani.

Tommaso riportò lo sguardo sulle lettere: il grande amore di Adelaide per il Malaspina e l’odio verso lo zio, artefice della sua infelicità, emergevano in maniera sconcertante. Non c’era da stupirsi che, partito Glauco, la ragazza fosse vissuta in solitudine, logorandosi per il resto dei suoi giorni nel rimpianto di un uomo che non avrebbe mai fatto ritorno in patria.

— Adelaide lo scrive con ardore commovente — riprese suor Clotilde. — Nessuno avrebbe mai sostituito Glauco nel suo cuore. E così fu.

La reazione del conte fu improvvisa e violenta: scagliò le lettere sul tavolo.

— E va bene! Ho veduto, ho letto! Riprendetevi le carte.

— No, le affido a voi. Chissà che non vi aiutino a riflettere. — La badessa radunò le lettere e le avvolse con cura nel pizzo ricamato. — Anche questo velo apparteneva a Adelaide: ci sono le sue iniziali. Signor conte, vorrei che lo deste a Gemma. Almeno in questo, spero che mi accontenterete.

Detto ciò, dopo un rapido commiato, s’incamminò verso l’uscita.

Gemma aveva udito ogni parola con l’orecchio premuto sul battente di una porta di servizio del salone. Nel frattempo, il fratello sorvegliava l’imboccatura del vestibolo. Quando la badessa era uscita di scena, Giovanni aveva preso la sorella per un braccio e, malgrado le proteste, l’aveva riportata nella sua stanza. Una volta dentro, Gemma aveva ventilato di fare una pazzia: se il padre si fosse ostinato a rifiutare Federigo, sarebbe fuggita a Villa Malaspina. Era stata molto convincente. Giovanni l’aveva guardata in modo truce e lei aveva retto quello sguardo per nulla intimidita. “Brutto segno”, aveva pensato il giovane, temendo seriamente che la sorella mettesse in atto la minaccia.

Quella sera, il conte Tommaso non cenò coi famigliari; si fece portare il vassoio nello studio, e lì rimase a lungo.

A tavola, la contessa e i figli mangiarono svogliati e taciturni.

Al termine del pasto Giovanni ottenne dalla madre il permesso di accompagnare Gemma a passeggiare nel giardino.

I due avevano di che parlare, e dovevano farlo lontano da orecchie indiscrete. Confabulando alla luce delle torce disseminate intorno alla fontana, giunsero infine a un accordo.

— Pochi minuti, non di più — ingiunse Giovanni alla sorella. — E in mia presenza.

A lei non sembrò vero averla avuta vinta. — Quando?

— Il babbo dovrebbe recarsi a visitare i vigneti nei prossimi giorni. Appena saprò la data, dirò a Federigo di venire qui a palazzo.

— Proprio a palazzo... Non sarà un azzardo?

— Meno azzardato che farti uscire dall’edificio, con il rischio che un domestico ti veda e lo riferisca a nostro padre.

— È vero. Faremo come dici.

— Bada, sorella, devi tenere fede al nostro patto: io favorisco questo incontro e tu abbandoni qualsiasi proposito di fuga. Non mi interessa se morirai zitella. L'importante è che tu stia al sicuro e la famiglia al riparo dagli scandali.

Gemma lo rassicurò rinnovando la promessa.

A breve avrebbe incontrato Federigo, solo questo contava veramente, non le promesse, non le minacce. Se lui gliel'avesse chiesto, sarebbe andata in capo al mondo.

 

 





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