Scritto il 01/07/2026
da ANTONIA I. CUDIL


STEPHANIE

Mi fa male dappertutto.

Questa notte ho esagerato, anche questa mattina e oggi pomeriggio.

Non ho la forza di muovermi dal suo petto. Bruno è troppo per me, ma non ho mai provato niente di simile.

Ieri notte ha detto che da ora in poi non potrà più fare confronti, ma sono io che non potrò più farlo. Bruno mi ha rovinata. Non troverò mai più nessuno con la sua energia, passionalità e generosità. Oltre al suo fisico pazzesco e al fatto che non sarà per niente semplice trovare un uomo così dotato, il suo atteggiamento è talmente affascinante che non sarà semplice trovare un uomo che possa reggere il confronto.

«Dobbiamo alzarci, tra un paio d’ore Paul sarà qui.»

La sua voce possente mi riscuote. Adoro la sua voce, mi è sempre piaciuta, ma quando è travolto dalla passione è bellissima.

«A che pensi?» chiede malizioso.

«A te e al fatto che mi fa male ovunque, non so se riuscirò a sedermi su quelle dure sedie di legno.»

Ride e la sua risata è un’altra cosa che mi mancherà.

«Ti procurerò un cuscino, diremo che sono fredde e potrai metterci quello che vorrai, coperta, cuscino.»

Poso il gomito sul suo pettorale e lo guardo.

«Questo tatuaggio è bellissimo, che cosa rappresenta?»

E seguo una fiamma che dal pettorale si arrampica fino alla spalla. Ci sono disegni stilizzati di foglie, fiori, come se dal fuoco fosse sorta la vita.

Mi accarezza la mano e sembra indeciso.

«È un tatuaggio celebrativo, per mio fratello.»

Mi blocco e lo guardo seria, lui ha lo sguardo perso, le labbra piegate in un sorriso amaro.

«Quando avevo ventisette anni mio fratello minore è morto in un incidente stradale, questo l’ho fatto per lui. Si era sposato da poco, sua figlia è nata dopo che lui è morto, si chiama Rosa.»

Seguo i fiori che arrivano alla spalla.

«Mi spiace.»

«Era un donnaiolo, deve essere un problema genetico, lui mi assomigliava moltissimo, ma è stato sfortunato, o sciocco. Dopo tutti questi anni non ho ancora deciso. È che ha perso la vita mentre doveva proteggere quella di sua figlia e restare con la donna che aveva sposato, non cercarsi un’amante. Ha reso Rosa un’orfana.»

«È lei la tua nipote preferita?» Lui sorride e annuisce.

«Sì, per questo capisco quanto vuoi bene a Lucille, zietta. Dai, doccia gelata e poi ci vestiamo. Devo spalare via la neve dal tetto. Questa notte ha nevicato molto e preferisco non rischiare.»

Vorrei dirgli qualcosa ma immagino che come sua compagna di letto non possa pretendere di più. Lo guardo andare in bagno gloriosamente nudo e mi mordo il labbro.

«Se fai la brava potrei invitarti in doccia con me»

dice lui voltandosi e beccandomi.

«Doccia gelata? No, grazie, mi farò un bagno caldo. Vado giù a scaldare l’acqua.»

Lui se ne va e io mi alzo dolorante. Purtroppo questa mattina non siamo riusciti a risolvere il problema dell’acqua, in realtà temo di aver distratto troppo Bruno, si era anche messo a tagliare della legna ma dopo mezz’ora ho preteso tutte le sue attenzioni e non è neanche riuscito ad andare a vedere la situazione della caldaia. Quindi ora mi comporterò come una brava donna di inizio ‘900 e andrò a scaldarmi l’acqua in una pentola. Dopo essermi infilata un maglione scendo in cucina a prendere una pentola, la riempio e quando l’acqua sta per bollire sento il telefono squillare. È quello di Bruno, l’ha abbandonato sopra il ripiano della cucina quando questa mattina presto abbiamo fatto… colazione. Guardo chi è che lo cerca e vedo che è Paul così decido di rispondere.

«Orso, finalmente! Ma dove ti eri cacciato?»

«Ciao Paul, sono Stephanie, Bruno è impegnato.»

«Oh, Steph, neanche tu rispondevi, ci siamo preoccupati.»

Cerco con lo sguardo il mio telefono e lo vedo, vicino al lavandino, nello schermo c’è l’avviso di tre chiamate perse di Claire.

«Eravamo fuori, cercavamo di far partire la caldaia per l’acqua calda. Non voglio che Lucille stia al freddo.»

Piccola bugia a fin di bene.

«Capisco», già mio cognato è un ottimo detective e avrà capito benissimo che è una balla e che il suo

amico questa volta ce l’ha fatta a portarmi a letto. Mi sento in imbarazzo ma neanche troppo.

«Dimmi Paul, che cosa volevi dirci?» Si schiarisce la voce e comincia.

«Non credo che riusciremo ad arrivare oggi…»

«Ciliegina guarda che io mi sono già lavato, muoviti con quell’acqua perché credo che potremmo…» dice Bruno entrando in cucina ma si interrompe quando gli faccio cenno di tacere. Sento al telefono Paul che ride e mi dice: «Passami l’Orso, per favore.»

Tendo il telefono a Bruno, sono viola e lui mi osserva perplesso poi vede che è Paul e dice: «Ehi, soldato, dove siete?»

Vedo la fronte di Bruno aggrottarsi, poi mi osserva e uno strano luccichio gli brilla nello sguardo mentre dice: «Sì, certo, non preoccuparti, mi prenderò cura io di Stephanie. Ci vediamo tra qualche giorno.»

Ora il suo sorriso va da un orecchio all’altro e mi accarezza con uno sguardo famelico che mi fa rabbrividire di piacere.

«Lucille ha la febbre, resteranno a Parigi finché starà meglio, probabilmente arriveranno dopo il primo dell’anno.»

«Resteremo qui da soli altri tre giorni?» chiedo con voce roca.

«Già, sembra proprio che potrò fare il bagno con te senza interruzioni. Mi vuoi?»

Annuisco, sono incapace di parlare, perché lui si è avvicinato e mi ha sollevato il maglione e mi sta stringendo un capezzolo tra i denti. Gemo.

«Bruno…»

«Ehm, sono impegnato con questo spettacolo di seno, se è una cosa importante dimmela dopo.»

Con estrema fatica lo stacco da me.

«Fermati, aggiustiamo l’acqua calda, dobbiamo liberare il tetto, ricordi? Sbrighiamo queste faccende e poi ci dedicheremo solo a noi.»

Lui si alza e mi guarda serio.

«Prima il dovere e poi il piacere? Ok, ma mi aspetto una gran bella ricompensa se ti restituirò l’acqua calda.»

Ammicco e gli dico.

«Potrai chiedermi quello che vorrai.»

«Potrei chiederti qualsiasi cosa, anche di rivederci, accetteresti?»

Non me l’aspetto, credevo che lui fosse un tipo da una volta sola, deve vedere la mia perplessità.

«Prima vediamo se riesco a risolvere il problema poi riscuoterò il mio credito.»

Se ne va e resto in cucina con la certezza di averlo ferito, ho visto la delusione e prima ancora la speranza.

«Però anche se l’acqua resterà fredda, io un bagno con te lo farò lo stesso.» La sua testa sbuca divertita dallo stipite della porta e sussulto. No, devo aver capito male, stava scherzando. Non sarebbe da lui, di certo uno come Bruno non avrebbe la costanza di stare con una bisbetica viziata come me.

«Provvedo a riempire la vasca, ma tu provaci ok?»

Viene avanti e si mette le mani sui fianchi, mostrandomi quanto sia ampio il suo petto.

«Io non smetto mai di provarci, ciliegina, dovresti averlo capito ormai.»

E se ne va lasciandomi senza parole perché ha ragione, se la perseveranza avesse un volto sarebbe quello barbuto e strafottente di Bruno.

 





Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.

i commenti sono soggetti a moderazione