Scritto il 13/08/2026
da RAFFAELLA V. POGGI


Resa dei conti

 

David si avvicinò alla grande finestra, guardò fuori, poi tirò gli spessi tendoni e fece alzare la madre e Lady Faith.

«Sedetevi qui». Le fece accomodare su un divano al centro della stanza.

«Non voglio sedermi», esclamò Valéry.

«Tu siederai, invece».

Versò del brandy in due bicchieri e ne porse uno a Valéry. «Bevi», ordinò.

La ragazza osservò il bicchiere prima di obbedire e sedersi tra le due signore.

«E ora aspettiamo», disse David pensoso, passeggiando avanti e indietro.

Non dovettero attendere molto. Udirono bussare e il maggiordomo introdusse un uomo in divisa. Valéry riconobbe l’agente che le aveva annunciato la morte del padre.

«Lord Baxton, Vostra Grazia, sono spiacente di disturbarvi a quest’ora, dovevamo accertarci che foste in salvo. Siamo stati allertati dal vostro lacchè dell’aggressione che avete subito questa sera. Sono felice che stiate bene, sono però desolato di comunicarvi che il vostro cocchiere versa in gravi condizioni. Uno degli aggressori è deceduto. Dovreste venire con me, Milord», disse grave.

David fece per seguirlo e Valéry scattò in piedi.

«Non è stato lui, non potete portarlo via! Sono stata io a sparare!», esclamò concitata.

«Valéry!», la redarguì David.

«Miss Campbell, vero?», domandò quello, circospetto. «Sappiamo come si sono svolti i fatti. Lord Baxton, qui fuori c’è uno di quei malviventi, dovreste farci la cortesia di confermare che si tratta di uno degli assalitori. Suppongo che il vostro fidanzato non gradisca che vi troviate ancora davanti quell’energumeno, signorina».

«Andiamo», tagliò corto David. Aveva sorriso a Valéry e aveva scosso il capo, guardandola con tenerezza.

Tornarono dopo un minuto o due.

«Quindi non conoscevate nessuno di quegli uomini», stava domandando l’agente.

«No», confermò David. «Mai visti prima».

«E voi, Miss Campbell?»

«Mai. Loro però ci conoscevano, sono stati assoldati per u…».

«Miss Campbell vuole dire che ci tenevano d’occhio». David l’aveva interrotta e l’aveva zittita con uno sguardo. «Probabilmente sapevano che ho sempre molto denaro con me, per via dei miei affari».

«Sì, è probabile. Quel delinquente fa parte di una banda di ladruncoli e tagliagole. Il capo è riuscito a scappare ma lo acciufferemo, vedrete. Prego lor signori di scusare il disturbo e vi auguro la buonanotte. Miss Campbell, Lord Baxton vogliate accettare i miei migliori auguri per domani. Il «Courier» ha pubblicato l’annuncio delle vostre nozze imminenti», chiarì l’ufficiale, in risposta allo sguardo stupito di Valéry.

«Hai avuto paura che mi arrestassero?», le chiese David sorridendo, appena l’ufficiale fu uscito. «Volevi proteggermi?». Le aveva posato le mani sulle spalle. «Pensi davvero che consentirei a te di sostenere una simile sofferenza? Affronterei di nuovo tutto mille volte ma mai permetterei che succedesse a te. Tu non sai cosa accade alle donne in quel maledetto viaggio», disse, scrollando il capo.

«Perché non gli hai detto che quei farabutti volevano ucciderci?», domandò Valéry con gli occhi spalancati.

«Perché avrei dovuto dargli troppe spiegazioni».

«Adesso basta!», sbottò. «Quella gente sapeva tutto. Conoscevano la carrozza e pensavano che io fossi sola. Erano informati anche sul tuo conto. Sapevano che eri armato e che vai in giro con un’arma di riserva. Quell’uomo sapeva benissimo del bastone». Valéry, rossa in volto, guardava David con gli occhi in fiamme. Fece due respiri profondi e ricominciò, arrabbiatissima: «Sei entrato nella mia vita all’improvviso, come un fiume in piena e io mi sono lasciata travolgere. Non ho pensato più a niente, a niente, però adesso pretendo di sapere: quei delinquenti volevano me e tu lo sai benissimo. È per questo che mi hai chiesto di restare in casa, vero?».

David non rispose e alzò il sopracciglio.

«E voi, madre? Perché non mi avete riferito della morte dello zio Lucius? Perché?! Io non sono degna delle vostre confidenze, ma David sì? Che cos’altro mi avete nascosto? Non crediate che non abbia compreso quale genere d’uomo fosse mio padre. Per quanto sia terribile, ho accettato da un po’ di essere la figlia di un dissoluto libertino, privo di ogni scrupolo, capace perfino di cedermi al miglior offerente per una mano di carte. Non oso pensare cosa abbia imposto a voi. Io non voglio nascondermi, anche se sembra che non abbia fatto altro. Sembra che tutti voi cerchiate di proteggermi – anche voi, Vostra Grazia – ma sono grande abbastanza da affrontare i miei fantasmi», concluse con un sospiro.

«No, tesoro. Nessuno è grande abbastanza da affrontare certi demoni», le disse la madre. «Se non ti ho riferito della morte dello zio Lucius, è stato esclusivamente per non turbarti prima delle nozze. So quanto fossi affezionata a quel vecchio eremita».

«Vi sembra una soluzione, tenermi all’oscuro?», domandò scettica.

«Non all’oscuro, al riparo», intervenne la duchessa.

«Al riparo? Al riparo da chi? Proprio non lo capisco: perché eliminarmi?», fece Valéry sbigottita.

«Per denaro, cara, una montagna di denaro», spiegò la duchessa.

«Io non posseggo nulla», e rivolse uno sguardo interrogativo a sua madre.

«Tu no, ma David sì», le rispose la madre.

«Di che cosa state parlando? Di chi state parlando?».

«Ora basta!», intervenne David, che era rimasto a fissarla in silenzio. «Devo andare a chiudere questa faccenda, una volta per tutte, altrimenti non saremo mai al sicuro». Afferrò la pistola e il bastone che aveva posato sul ripiano del tavolino.

«No, David, no!». Lady Victoria si era alzata e aveva afferrato David per un braccio. «Ti prego, non farlo. Anche lui è mio figlio!». Lord Baxton guardò la madre negli occhi qualche attimo. Riposò le armi sul tavolo e uscì.

Valéry, corsa alla finestra, lo vide montare alla guida della carrozza ancora in sosta davanti alla casa e spronare i cavalli.

«Io credo che mi dobbiate delle spiegazioni, madre. Anche voi, Vostra Grazia», fece Valéry autoritaria. «È vostro figlio che desidera la mia morte?», esordì, guardando Lady Victoria dritta negli occhi.

La duchessa annuì.

«È stato vostro figlio Edmund a eliminare il duca?», chiese diretta. Eh sì: tutto iniziava a quadrare.

«Sì», ammise l’anziana signora. Riluttante, cominciò a parlare: «Per anni ho creduto che fosse stato mio marito. L’ho odiato, con tutta me stessa. Vivere accanto a chi mi aveva privato dell’uomo che amavo ed era stato la causa della morte di mio figlio è stata una prova terribile. Sai, per anni ho creduto che David fosse morto, poiché ci avevano riferito che era deceduto durante il viaggio. Ho odiato mio marito quando l’ho visto felice di quella notizia: finalmente era scomparsa la prova del mio peccato. L’ho odiato quando ci ha ridotti sul lastrico. L’ho odiato quando ha scoperto che David era ancora vivo, era ricco e mi stava aiutando. L’ho odiato quando gli ha chiesto di tornare in Inghilterra e ha vissuto alle sue spalle, senza il minimo scrupolo. Poi, in fin di vita, l’ha chiamato al suo capezzale: lo perdonava. Lui perdonava David. Lo perdonava per avergli ucciso il fratello. In quell’istante, io e David comprendemmo che era stato Edmund: lui aveva manomesso l’arma e aveva fatto ricadere la colpa sul fratello. Era stato Edmund ad avvisare i carcerieri che io avevo architettato un piano per far evadere David. Per anni ho vissuto nell’errore perché, anche se sapevo quanto fosse corrotto mio figlio, non volevo credere fosse arrivato fino a quel punto».

«E David, pur sapendo tutto, ha sempre provveduto a lui e alla sua famiglia?»

«Sì».

«Ha aiutato anche voi, madre, senza chiedervi nulla in cambio?»

«È così. Mi ha solo domandato il permesso di chiederti in moglie».

«E vi ha dato la sua parola di non riferire a nessuno, neppure a me, gli oscuri segreti della nostra famiglia, segreti che riguardano voi e mio padre».

«Sì».

«Non oso chiedere… ma ho capito… Io ho capito che genere d’uomo fosse e quali nefandezze vi abbia costretto a subire. L’ho capito…», bisbigliò Valéry e chiuse gli occhi.

«È meglio che io vi lasci sole», fece la duchessa alzandosi.

«No, Vostra Grazia, restate. Mia figlia deve cominciare a capire di chi fidarsi veramente. E poi voi conoscete molte cose, anzi, sapete tutto: aiutatemi a spiegare…».

«Come desiderate, Faith», e si riaccomodò.

«Vedete madre, posso comprendere che mio padre vi abbia indotto a fuggire con lui. Posso capire che per amore l’abbiate sposato, contro il volere del nonno. La cosa che non riesco a comprendere è come abbiate potuto accettare ciò che vi ha imposto dopo. Tutti i principi a cui voi e i nonni mi avete educata, la virtù, il rispetto… Tutto dimenticato! Potevate tornare a Guildford, confidare nella comprensione di vostro padre: come avete potuto calpestare così ciò che eravate?», domandò sconvolta.

«Per amore, cara», intervenne la duchessa. «Per amor tuo. Non sai che per la legge noi, povere donne, apparteniamo anima e corpo ai nostri padri prima e ai mariti poi? Sì, tua madre avrebbe potuto far ritorno a Guildford, ma tu? Tu appartenevi a tuo padre. Quante cose una madre può accettare per i propri figli… Credi davvero che lei avrebbe potuto abbandonarti e lasciarti nelle loro mani?»

«Nelle loro mani? Di chi state parlando? A chi vi riferite?».

«Non sa nulla?». Lady Victoria si era rivolta a Lady Faith, che aveva risposto con un cenno di diniego.

«Valéry, tua madre si è trovata a fare i conti con gente spietata…». La duchessa cercava le parole giuste per rendere meno doloroso il suo racconto. «Non è mai fuggita con Sir Arthur». Lady Faith ascoltava in silenzio, in piedi accanto alla finestra e guardava fuori. «È stata attirata in una trappola orchestrata dalla mia famiglia».

«Come?»

«Sì, Valéry. Tuo padre, aiutato – anzi, incoraggiato – da mio marito e da mio figlio Edmund, ha rapito e compromesso tua madre. Riuscirono perfino a convincere tuo nonno che si era trattato di una fuga d’amore».

«Voi Ragland mi spaventate», balbettò la giovane con gli occhi sbarrati.

«Fai bene ad aver paura. Ricordi quando ci siamo conosciute?». L’anziana signora decise di fare una piccola digressione, ricordando la visita di Valéry alla tenuta dei Ragland, qualche anno prima.

«Certamente, Vostra Grazia», assentì la ragazza.

«Bene. Eloise ti è molto affezionata e teneva tanto alla tua compagnia, così scrissi personalmente a tuo nonno per convincerlo e rassicurarlo che saresti stata sotto la mia diretta e più vigile tutela, altrimenti mai avrebbe acconsentito a una tua visita a Oakham, visti i precedenti», spiegò. «I timori di tuo nonno erano giustificati e tu fai bene ad aver paura», ripeté. «I Ragland sono spietati e inflessibili, è vero, ma era mia suocera a essere dissoluta e diabolica, di una perfidia non umana, qualità ereditate da mio marito e ancor più da Edmund. Ho sempre avuto il sospetto che fosse stata lei a eliminare la prima moglie di mio suocero, la madre di George, per intenderci, per prenderne il posto. Non puoi neppure immaginare che cosa mi abbia fatto passare, durante la convivenza forzata a Ragland. Se non ci fosse stato George, avrei fatto sicuramente qualche gesto sconsiderato. Alla fine il duca mio suocero si rese conto di chi fosse in realtà la moglie e la allontanò, ma lei era riuscita a corrompere fino al midollo non solo mio marito, ma anche mio figlio Edmund. Entrambi la seguirono in città. Mio suocero aveva concesso alla moglie una generosa rendita, che non bastava però a soddisfare le dispendiose abitudini di quella donna e del suo entourage, composto da mio marito, da Edmund e da una sua cugina con il proprio figlio. Questa signora altri non era che tua nonna, vedova di un gentiluomo del nord, Sir Jonathan Campbell. Era una brava persona, con i tuoi stessi occhi chiari e immensi, costretta a vivere alle dipendenze della strega che l’aveva ridotta sul lastrico e le stava corrompendo anche il figlio. Quella megera ha dilapidato il patrimonio dei tuoi nonni paterni, il mio e, quando Edmund è stato costretto a rimediare sposando la madre di Charles ed Eloise, fu tuo padre a incaricarsi di mettere le mani sulle ricchezze dei Guildford: perché lasciarsi sfuggire un così lauto bottino? Erano come uno sciame di cavallette che rosicchiano fino a lasciare il nulla e passano oltre, incuranti della devastazione che procurano. Fu lei a traviare e a insegnare ogni tipo di depravazione a Edmund e a tuo padre, fino a far di loro due dissoluti senza alcun rispetto per il decoro, l’onore e la purezza e, nel caso di mio figlio, a dispetto persino della vita umana. E fu ancora lei a orchestrare il rapimento di Lady Faith. Chi, conoscendoli, avrebbe avuto il coraggio di abbandonare una creatura nelle loro grinfie? Puoi biasimare tua madre per non averlo fatto?»

«No, certo. No. Quello che non capisco è perché lo abbiate accettato un’altra volta, dopo la morte dei nonni».

«Sempre per lo stesso motivo», rispose la madre. «Per te e per Camille. Per legge eravate ancora sotto la sua tutela: se avesse obbligato voi a ciò che non ha avuto scrupoli a imporre a me? Non potevo tollerarlo».

Valéry si sedette, le mani in grembo e lo sguardo perso.

«È finita, cara. Penserà David a saldare tutti i conti», affermò la duchessa.

«Il duca è in casa?», domandò Lord Baxton al servitore che gli aveva aperto la porta.

«Sì, Milord. È nello studio».

Entrò senza farsi annunciare e richiuse la porta dietro di sé sbattendola con forza.

«David! Che cosa ci fai qui, stasera?», chiese Edmund apparentemente sorpreso.

«Sono venuto a riferirti che i tuoi piani sono andati a monte. Purtroppo per te, sono arrivato in tempo», disse glaciale e batté sulla scrivania un voluminoso plico di fogli.

«Cos’è?»

«Il mio testamento. Non voglio tediarti con la lettura di questo noioso elenco», disse Lord Baxton con una calma impressionante, e si sedette con un balzo sull’imponente scrivania. «In poche parole c’è scritto che se io dovessi morire prematuramente, a te e alla tua famiglia non andrebbe il becco di un quattrino e perderesti ogni cosa: questa casa, il beneficio di accesso alla tenuta, nessuno salderebbe i vostri conti… In breve, non ti rimarrebbe nulla». Il tono era serafico ma gli occhi erano due tizzoni ardenti.

«Che cosa stai dicendo? Come puoi pensare che io… Sono tuo fratello!», sbottò il duca, scandalizzato.

«Fratello?!» David saltò con un balzo la scrivania e afferrando Edmund per il colletto della camicia. «Tu hai ucciso mio padre e mi hai privato della libertà e della vita!», e gli premette il gomito contro la gola.

La porta si aprì e la duchessa apparve sulla soglia, ancora in abito da sera. «Che succede qui?», domandò la moglie di Edmund, preoccupata.

«Sei venuta a controllare? Hai la coscienza sporca? Ce n’è anche per te. Fuori di qua, sgualdrina!», le urlò dietro il cognato e la signora obbedì.

«Come puoi accusarmi di un’infamia del genere?», rispose quello, non appena la porta si fu richiusa.

«Allo stesso modo in cui voi avete accusato me!», gridò David. «Per anni non avuto dubbi e ho creduto che a manomettere l’arma fosse stato quello che chiamavo padre. Poi ho capito. L’ho capito quando mi ha voluto al suo capezzale, in punto di morte. “Ti perdono”, mi ha detto, “per quello che hai fatto a mio fratello George”. Lui perdonava me! Compresi che non potevi essere stato che tu. Finalmente avresti avuto ciò per cui avevi tanto tramato. Avrei potuto colpirti allora, trovai anche le prove. Ricordi il nostro vecchio stalliere? Quello a cui tu desti cinquanta ghinee in cambio del suo silenzio? Be’, qualche giorno prima di annegare inspiegabilmente nel torrente semisecco a Oakham, mi firmò davanti a dei testimoni una dichiarazione in cui asseriva di averti visto quella mattina armeggiare con il fucile del duca».

«Allora perché hai…», balbettò Edmund.

«Perché non ti ho denunciato allora? Sai bene la risposta: per la famiglia, per il nostro buon nome. A che cosa sarebbe servito trascinarti nella polvere? Mi avrebbe ridato mio padre? Mi avrebbe restituito la giovinezza perduta? Non avrebbe neppure affrancato il mio nome, niente. Non sarebbe servito a niente, solo a infangare ciò che ancora aveva un valore».

«Potevi diventare duca».

«Io sono il duca!», gli urlò David. «Tu ne hai tutti gli onori e io tutti gli oneri, ma oggi hai toccato l’unica cosa a cui tengo!».

«Io non ho fatto…», tentò di giustificarsi Edmund.

«Taci!», gli sbraitò in faccia il fratello, premendogli più forte l’avambraccio sul collo. «Non osare parlare. Richiama quei quattro scagnozzi che hai assoldato, te lo consiglio. Domani lei sarà mia moglie e tu non osare metterti in mezzo mai più. Se la toccherai, la sfiorerai, se anche solo oserai guardarla ti dimostrerò di cosa sono capace», continuò, con gli occhi iniettati di sangue. «Avvicinati a lei e verrò a prenderti, ti porterò dove nessuno potrà sentire le tue grida e ti strapperò le carni, pezzo a pezzo. Aspetterò ogni volta che tu guarisca per strapparti un’altra libbra e quando avrò finito, ti farò imbarcare su un vascello per l’Australia: è un viaggio interessante, sai? Si fanno molte nuove conoscenze… Potresti anche trovarti un fidanzato», rise David, diabolico. «Così saprai come ci sente a essere sedotti», rise ancora e allentò la presa. Edmund, libero, afferrò veloce un tagliacarte e lo puntò al petto del fratello.

David guardò calmo la lama affilata, sorrise e agguantò il pugno che lo stava minacciando. «Qua, colpisci in questo punto. Infila la lama», ruggì, premendo più forte la punta dell’arma sul proprio petto. «Dritta al cuore. Forza, sempre che tu ne sia veramente capace», lo sfidò con gli occhi iniettatati di sangue, sempre sorridendo, mentre attanagliava in una stretta di ferro le dita del fratello, che lasciarono la presa. «Non è nel tuo stile, vero? Non hai il coraggio di uccidere di tua mano. Sei solo un codardo. Un viscido omuncolo vigliacco che colpisce a tradimento. Potrei ammazzarti in un istante, a mani nude. Non puntare un’arma addosso a un uomo se non sei pronto ad andare fino in fondo», continuò con le sue minacce, schiacciandolo con la pressione del proprio corpo e artigliandolo alla gola. «Sappi che se dovesse accadermi qualcosa ti si scatenerà contro l’inferno. A differenza dei rubagalline a cui ti affidi tu, la gente che busserà alla tua porta non ti lascerà scampo e non potrai far altro che augurarti la morte. Non arriveranno subito», gli spiegò sorridendo. «A queste persone ci vorrà qualche tempo – vengono da lontano – ma arriveranno quando meno te lo aspetti e non avranno pietà. È già tutto organizzato da un po’… Ma che schifo!», imprecò David. «Te la sei fatta addosso! Non ti è rimasto nemmeno un po’ di dignità?», e balzò all’indietro.

«Che… che cosa vuoi, David?», farfugliò Edmund.

«Lo sai perfettamente. Voglio che nelle vene del prossimo duca scorra il sangue dei Ragland, nient’altro. Cambierà poco, per te. Non pagherò più i vostri conti, questo è certo. Dovrete fare un po’ di economia, dovrete farvi bastare la rendita che vi ho destinato, la stessa cifra che ho offerto a Charles: è scritto tutto lì». Indicò i documenti sul tavolo. «È spiegato tutto dettagliatamente e le mie volontà non sono impugnabili. Ogni cosa mi appartiene, ogni cosa tornerà a me e ai miei figli. Ho depositato tutto ieri. Ironia della sorte, se il tuo colpo fosse andato a segno, oggi tu non avresti più nulla, se non un viaggio pagato per l’inferno. Non avreste tratto benefici neppure se fosse riuscito il giochetto di tua moglie, di allontanarla da me. E domani mi aspetto che occupiate i primi posti, in chiesa. Mi aspetto che trattiate mia moglie e la sua famiglia con tutta la deferenza e il rispetto che meritano. Mi aspetto che tu tenga le mani lontano da Olivia, casomai ti balenasse l’idea di prendere il posto che tuo figlio non occuperà mai. Ah, non accetterò un figlio di tua nuora come erede», concluse David autoritario, avviandosi alla porta.

«David», lo richiamò il fratello. «Rimetterò a posto le cose», disse serio.

«Fa’ come credi».

 

Valéry, intanto, passeggiava nervosamente avanti e indietro tormentandosi le mani, sotto lo sguardo attonito delle due signore, e meditava.

«Io devo andare», disse a un certo punto, ad alta voce, e salì correndo al piano di sopra. Ricomparve poco dopo con una grossa borsa. Si era cambiata e aveva indossato il suo nuovo completo da amazzone.

«Valéry?!», domandarono stupite, in coro, Lady Faith e Lady Victoria.

«Madre, Vostra Grazia, mi dispiace, io devo andare con lui».

«Capisco, ma non occorre. Vedrai, non accadrà nulla, stai tranquilla, cara». La duchessa cercò di tranquillizzare prima di tutto se stessa. «Andrà tutto bene. Non è armato».

«No, Vostra Grazia, voi non capite. A David non servono armi, può affrontare chiunque anche a mani nude… Oh, oh, oh…voi, voi non sapete!», disse concitata.

La duchessa si lasciò cadere sul divano, lo sguardo fisso. La madre di Valéry in piedi accanto alla finestra guardava fuori ansiosa, mentre la ragazza continuava ad alzarsi e a risedersi, incapace di domare la propria agitazione.

«Eccolo, è lui!», esclamò Lady Faith. Si precipitarono tutte e tre nell’ingresso, dove il maggiordomo stava già aprendo il portone.

Valéry volò tra le sue braccia.

«Che accoglienza!», fece David sorridente.

«David, David io non ti ho detto…», cominciò Valéry agitata. «Te ne sei andato e ho avuto paura che non sarei riuscita a dirti… Io non ti ho mai detto che ti amo. Ti amo, ti amo», farfugliò, con il viso nascosto nel suo collo.

Lui la staccò da sé e le prese il viso tra le mani. «Lo so, bambina. Io lo so. Potete stare tranquille, tutte quante, non dovete più preoccuparvi, non è accaduto niente. Madre, state serena: ho risolto ogni cosa. Ha capito che non ha altra scelta che obbedire ai miei voleri, non è più una minaccia per nessuno di noi», spiegò David calmo, rivolto alla madre, sempre stringendo Valéry tra le braccia. Poi osservò la ragazza da capo a piedi e scoppiò a ridere. «Non è un po’ tardi per una cavalcata nel parco? Ti sei preparata alla fuga?», domandò ridendo. «Se mi avessero detto che avrei trovato qualcosa di divertente in questa serata, non ci avrei mai creduto», disse e la baciò sulla fronte.

«Non prendermi in giro. Eravamo tanto preoccupate». Valéry si finse indispettita, in realtà era molto sollevata.

«L’avevo capito. Non è successo niente: l’ho rimesso in riga».

«E se la caverà così?». Era allibita. «Può commettere ogni misfatto, non pagare e continuare a presentare a te tutti i conti?», chiese Valéry sdegnata, mentre tornavano in salotto.

«Non è giusto, lo so, ma è mio fratello».

«Sì, la famiglia, il casato e tutto il resto…». Incrociò le mani sul petto. «Lui, però, non ha avuto pietà».

«Finirà all’inferno per tutto ciò che ha fatto e io gli ho lastricato la via. Ho già troppi peccati sulla coscienza, non voglio macchiarmi l’anima con una vendetta fratricida», fece incupito e rimase un po’ pensoso. «Se al mio ritorno in Inghilterra avessi cercato vendetta, avrei commesso il più grande sbaglio della mia vita, colpendo un innocente. L’odio distrugge chi lo prova».

«Ah, bene! Sono proprio felice: l’odio che lui prova per me lo annienterà!», esclamò sarcastica.

«Lui non ti odia». Scrollò il capo.

«No?! Però voleva uccidermi».

«Non ha nulla contro di te, tuttavia non poteva permettere che io mi facessi una famiglia mia, che avessi dei figli miei: avrebbe perso ogni cosa. Non c’è animosità o risentimento in lui, cerca solo il piacere e tutto ciò che può tornargli utile. Come spiegarti…». David cercava le parole. «Lui mi vuole bene, anche se non esiterebbe a eliminarmi se ciò significasse un beneficio per sé. Ora che sa che non avrà nessun tornaconto dalla mia o dalla tua eliminazione, ci dimostrerà un sincero affetto, vedrai».

«Ne sono lusingata». Valéry annuì enfaticamente, con un sorriso finto e forzato. «Così dovrei dimenticare che ha tentato di uccidermi?»

«Io te lo consiglio perché non riceverai nessun affronto da parte sua, mai. Ha capito di essere completamente in mio potere». David cercò di essere più chiaro: «Ho dovuto attendere che John tornasse per sistemare molti dei miei affari, qui e in India. Ho dovuto inventariare i miei beni e le società. Ieri ho depositato tutto e ti ho nominata mia erede, estromettendo definitivamente mio fratello. Le mie volontà non sono impugnabili. Ora Edmund sa che a lui non andrà nulla, in nessun caso. Anzi, se io dovessi morire, lui e la sua famiglia dovrebbero confidare nella tua generosità. Sono stato piuttosto chiaro, in merito. È vero, volevo evitare di parlarti di Edmund. Se fossi riuscito a sistemare tutto in tempo, non avresti mai saputo niente di questa brutta faccenda».

“Ecco qui la sua verità inutile!”, pensò Valéry. “Io, sua erede? Eh sì, ora è chiaro perché David temesse per me. Solo eliminandomi, tutto sarebbe tornato come prima per Edmund e la sua famiglia”. Aveva finalmente capito cosa turbasse tanto David e gli domandò, senza amarezza: «È questa la tua verità inutile? Volevi tenermi all’oscuro?»

«Volevo soltanto proteggerti. A che cosa sarebbe servito spaventarti e farti conoscere i suoi intenti, se per te non c’era più pericolo? Avresti finito unicamente per guardarlo con diffidenza, anche se – e devi credermi – non dovrai temere mai più nulla da lui, anzi!».

«In fondo, dovrei esserci abituata. Mio padre non sarà stato un assassino ma, in quanto a ignominie, non era secondo a nessuno. Non sarebbe servito a nulla che lui avesse pagato per i suoi delitti, avrebbe solo danneggiato ulteriormente noi. Per tuo fratello è la stessa cosa».

«È così, però tuo padre ha pagato un caro prezzo. Non ha mai vissuto l’unica vita che valesse la pena di essere vissuta, sputando sopra all’amore della sua famiglia per inseguire la chimera del piacere e dell’ebbrezza. Posso assicurarti che Edmund ha compreso che non lo coprirò più. Non legherò più il mio nome ai suoi scandali, mai e poi mai», assicurò deciso, guardando negli occhi prima sua madre, poi Lady Faith. «È stato difficile, sai?», continuò poi, rivolto a Valéry. «Dovevo farti cambiare opinione su di me e, al contempo, allontanarti da Charles, tenendoti al sicuro da Edmund, tutto ciò senza mostrare un mio coinvolgimento nei tuoi confronti».

«Non capisco…».

«Se avessi rivelato subito il mio vero interesse, mio fratello, pur di impedire che mi legassi a te, avrebbe insistito che il figlio ti sposasse – era la via più facile – e tu eri ancora troppo infatuata per dire di no. Dovevo giocare bene tutte le mie carte. Per prima cosa ho fatto in modo che Charles spostasse la sua attenzione da te a Olivia Benton. Dovevano pensare che avrei fatto ogni cosa al solo scopo di sedurti, invece meditavo di fuggire a Gretna Green, appena tu avessi compreso le mie vere intenzioni. Una volta sposati, tu saresti divenuta automaticamente la mia erede e Edmund non avrebbe più potuto far nulla, per questo volevo portarti immediatamente in Scozia. Non era per fuggire ma per evitare anche quei pochi giorni che sarebbero occorsi per una licenza speciale. Ho seguito il desiderio di mia madre di fare le cose perbene. Te lo dovevo, per come ti avevo trattato, per la persona che sei. Poi, con il passare dei giorni, mi sono convinto che avrebbe colpito me, per ereditare ogni cosa prima che tu diventassi mia moglie. Grave errore!».

«Perché cucinare la gallina dalle uova d’oro?», spiegò la duchessa. «Molto più semplice eliminare lei, così le cose sarebbero tornate come prima. Eh, mio figlio! È una vera mente diabolica», osservò Lady Victoria. «Ti conosce bene, sa quanto sei costante nei tuoi affetti e che, se avessi pensato di averla perduta per un tragico incidente, non te ne saresti fatto una ragione, mai l’avresti dimenticata e non avresti più riprovato a farti una famiglia. Ha atteso l’ultimo momento, cosicché tu ti sentissi al sicuro. Ha sempre agito nella convinzione che tu incolpassi vostro padre, suo padre», si corresse, «della morte del tuo. Non sa che sai di lui, dei suoi delitti».

«Ora lo sa», chiarì David con un sorrisetto sarcastico. «E sa anche che ho le prove. Ci si è messa pure sua moglie, con quell’arrivista di Olivia», fece David pensoso.

«Che cos’hanno fatto?», gli domandò la madre.

«Hanno cercato di mettere zizzania, con l’aiuto dell’immancabile Miss Frost. Volevano allontanarci».

«Perché ce l’hanno tanto con me?». Valéry scosse il capo, gli occhi fissi. Non riusciva a comprendere tanta acrimonia.

«L’invidia è una brutta malattia», chiarì Sua Grazia. «Probabilmente temono che sarai tu la prossima duchessa di Ragland. Nessuna di loro possiede le tue qualità o i tuoi natali: non saranno mai alla tua altezza. Sono tutte al corrente che è David a tenere i cordoni della borsa. Sarà lui a decidere chi succederà a Edmund. Inoltre mia nuora sa benissimo che è David il vero duca e che potrebbe riprendersi ciò che gli spetta in qualsiasi momento. Suo figlio non prenderà mai il posto del padre, tuttavia si guarda bene dal riferirlo alla futura nuora prima del matrimonio, per paura di uno scandalo».

«Uno scandalo? Charles?».

«Non lo ha capito?», domandò la duchessa al figlio, che scosse il capo. David si avvicinò a Valéry e le sussurrò qualcosa all’orecchio.

«Oh», mormorò Valéry dopo averci pensato un po’. «Oh!». Aveva gli occhi dilatati per lo stupore. Avrebbe dovuto essere scandalizzata, invece era solo stupita.

«Vedi cara, anche se tu avessi sposato mio nipote, non saresti mai stata davvero sua moglie, come non lo sarà mai Olivia. Charles ha altri interessi…», cercò di spiegare la signora. «Lo scoprii io stessa, qualche anno fa, a Oakham. Lo sorpresi in atteggiamenti inequivocabili con il suo amante».

«Un altro dei segreti dei Ragland», osservò Lady Faith. «È comprensibile che vostro nipote abbia bisogno di prendere moglie in fretta, per sviare ogni possibile maldicenza».

Anche nelle parole di sua madre, notò Valéry, stranamente non c’era ombra di scandalo, biasimo o disapprovazione.

«Ma… Olivia?», si chiese Valéry.

«Non preoccuparti per lei», disse Lady Victoria. «Miss Benton avrà ciò che merita. Ha voluto Charles e ciò che rappresenta a discapito di tutto? Bene, perché non merita altro. Non mi fraintendere, amo mio nipote. È un caro ragazzo, brillante e generoso. E non è uno stupido, anzi. Nonostante i suoi gusti e una pigrizia innata, non è un dissoluto come il padre. Non può vivere sopra le righe, attirerebbe troppo l’attenzione su di sé, in special modo se divenisse duca: rischierebbe di far venire alla luce la sua relazione. Se così fosse, sarebbe davvero la rovina e la prigione».

«Ma… Con chi ha una relazione?», domandò Valéry sbigottita.

«Prova a pensarci», le propose David, sollevando il sopracciglio.

«Henry Waterton!», strillò. Aveva avuto una rivelazione. «Certo! Ecco perché ha chiesto la mano prima a Eloise, poi ad Amanda e infine a quell’insulsa di Rose Frost. Un legame con ciascuna di loro avrebbe permesso una frequentazione assidua fra le due coppie, senza destare il minimo sospetto, data la parentela».

«Brava, tesoro».

«Ecco perché non vedevi di buon occhio la proposta di Lord Waterton ad Amanda», commentò la ragazza. «Com’è astuto Henry!».

«Non sottovalutare Charles, non fare questo errore. Tu eri la sposa perfetta per lui. Ascendenza purissima, classe, cultura e, sopra ogni cosa, infinita bellezza. E poi eri povera e in difficoltà, quindi strumentalizzabile. Non dimenticare che sapeva che io possedevo la vostra tenuta e che tu prima o poi saresti diventata marchesa, però ha capito quasi subito che non gli sarebbe stato facile manipolarti. Meglio Olivia Benton e la sua cieca ambizione. Ricca e arrivista, accetterà ogni compromesso, anche l’indifferenza del marito, pur di farsi chiamare “Vostra Grazia”».

«Perché propormi di diventare la sua amante?»

«Chi sospetterebbe un uomo sposato a una donna bellissima, che, per di più, mantiene un’amante ancor più bella? In breve tempo tutta Londra avrebbe saputo del vostro ménage, anche se è molto probabile che non ti avrebbe mai neppure sfiorata, solo che tu, ormai compromessa, per paura di essere abbandonata a te stessa, saresti stata al gioco. Scaltro, vero? Sono tutti giochi più grandi di te, amor mio».

«Questa sera ho perduto dieci anni di vita», sospirò la duchessa stremata. «Sono troppo vecchia per queste emozioni. Dobbiamo riposare, tutti quanti. Domani sarà una lunga giornata. Venite anche voi, Faith?»

«Certamente, Vostra Grazia, altrimenti non sarò in grado di riacquistare le forze, in vista di domani».

Valéry si alzò per augurare la buonanotte alle due signore. Ricevette il bacio di sua madre e l’abbraccio di Lady Victoria.

«David, ti prego, non te ne andare», lo implorò, una volta rimasti soli.

«Non vado da nessuna parte. Resterò qui con voi stanotte, non preoccuparti», le disse sedendosi accanto a lei sul divano. «Io non ti ho mai mentito», continuò. «È vero che ho cercato di celarti il più a lungo possibile tutti questi orrendi segreti, ma non ti ho taciuto nulla di me. Spero che adesso tu lo abbia capito, perché non voglio che ci siano ancora ombre fra noi».

«Purtroppo adesso mi è tutto chiaro, David. Adesso ho ben compreso chi sono: sono figlia di mio padre e il sangue non è acqua», balbettò Valéry.

«Non pensarla neppure una cosa del genere», la sgridò David, scandalizzato. «Ciò che dici è una vera assurdità. Pensavo che avessimo già archiviato quest’argomento qualche sera fa».

«Tu trovi normale quello che provo per te? Quello che voglio da te?», gli domandò tormentata. «No, non lo è», si rispose scrollando il capo e inspirando forte. «Io sono una dissoluta che non ha decoro, né riserbo alcuno. Come spiegare altrimenti il mio comportamento nei tuoi confronti?».

«Hai mai sentito parlare di passione? Non so se lo sai ma ne parlano tutti, fin dalla notte dei tempi», le mormorò sulle labbra, sorridente, accostando il viso a quello di lei. Le sfiorò la guancia con il dorso della mano e posò la bocca sul cuore rosso delle sue labbra. Il bacio divenne via via più appassionato e subito si ritrovarono avvinti, uno tra le braccia dell’altra, sospirando, mormorando. Il ricordo della notte passata insieme la fece fremere nel profondo e Valéry si rese conto di essere pericolosamente vicina all’abbandono.

David si staccò, allontanando da sé il bel viso che teneva stretto tra le mani. «Perdona se te lo domando: ti saresti concessa a Charles, se te lo avesse chiesto? Se fosse stato il modo per legarti a lui?»

«No, mai! In nessun caso! Che cosa stai dicendo?», scattò, scandalizzata.

«Allora perché con me sì?»

«Perché ti amo», rispose lei con enfasi.

«Ti sei risposta da sola. Non c’è niente di male o di sporco, come ci viene fatto credere. Guarda mio padre e mia madre, oppure la tua: i sentimenti non si possono reprimere in eterno, si finisce per esplodere. L’amore è amore, Val, semplicemente. Anche Charles… Il suo cuore era già impegnato… Credo che lui volesse proteggerti, sposandoti. Penso intendesse davvero fare un favore a un’amica in difficoltà».

«Sono convinta anch’io che il suo affetto per me, come amica, sia sincero, David. Lui è sincero e, riflettendoci senza acrimonia, io gli sono affezionata, nonostante tutto», affermò con decisione e David annuì.

«Valéry, non devi credere alle apparenze, a ciò che la gente mostra di sé. La maggior parte di coloro che si pongono a modello di virtù sono sepolcri imbiancati: perfetti fuori e corrotti fino al midollo. Te l’ho già detto. Spesso le cose non sono come sembrano».

«È vero», annuì lei, convinta. «Tu sei l’esatto contrario di come appari». Si strinse a lui, poi sollevò il capo, per guardarlo in viso. «David?», domandò ansiosa. «C’è ancora una cosa che mi tormenta: perché hai posato la pistola vicino a mio padre, quella prima sera?».

David attese un istante prima di rispondere. «Conoscevo bene Arthur Campbell e lui conosceva me. Sapevo perfettamente che genere d’uomo fosse e cosa avesse imposto a tua madre. Se ne avesse avuto l’occasione, ti avrebbe barattato già molto tempo prima e tu quella sera eri lì. Ho cercato di spaventarti per farti capire di non fare mai più una cosa così stupida come mettere piede in quel posto. Non è facile scoraggiarti, infatti l’hai rifatto». Scrollò il capo, esprimendo una non velata nota di biasimo. La guardò negli occhi serio e spiegò: «Ho messo lì la mia pistola per lanciargli un messaggio: non gli avrei permesso di toccarti, o di venderti, e lui l’ha capito». Sospirò, aggrottando le sopracciglia, ricordando quella sera: “Sparatevi, che è meglio!”, aveva pensato, mentre gettava la pistola sul tavolo con tutto il suo disprezzo, insieme agli altri oggetti che aveva in tasca. «Tuttavia non me lo aspettavo: il suo atto mi ha stupito, non era nel suo stile», riprese David, omettendo di riferirle tutto lo spregio di cui aveva caricato il suo gesto. «Sapevo da anni che tuo padre aveva molti debiti. Lui e suoi creditori non avevano atteso altro che la morte del marchese. Praticamente l’intero patrimonio dei Guildford era già svanito il giorno stesso del funerale di tuo nonno ma non è servito a niente, lui ha continuato con il suo stile di vita, cadendo sempre più in basso. Dopo la sua morte ho fatto un po’ di domande in giro e ho scoperto che la sua situazione era ormai disperata. Eri davvero la sua ultima risorsa. Aveva alle calcagna gente senza scrupoli e, se fosse stato tanto fortunato da evitarli, gli sarebbe comunque toccata la deportazione. Ironia della sorte, se non si fosse tolto la vita, ora sarebbe fuori dai guai».

«Perché?»

«Credi davvero che avrei lasciato affondare il padre della donna che amo?»

«No, e saresti stato costretto a provvedere a un altro profittatore, solo per tenerlo lontano da me», fece Valéry affranta. «Sei stato tu a mettere tutto a tacere?», domandò pur conoscendo già la risposta. David annuì. «Quell’uomo non era un padre», mormorò, scrollando il capo e deglutendo.

«Hai ragione: quale padre non avrebbe pensato al bene delle figlie tentando di sistemarle? Io ero anche preoccupato per tua madre: come mai eri comparsa tu e non lei, da Lady Venom? Sono venuto al funerale e lei non c’era: dovevo scoprire dove fosse finita. È vero, ho dovuto seguirti. Non è stato semplice portarla via di là, ci ho provato fin dalla prima volta, ma il dottor Morrison non voleva lasciarla libera. Non mi fidavo a lasciarti entrare da sola a Bedlam, soprattutto per via di quell’individuo, così ti ho sempre tenuto d’occhio».

«Come hai potuto prenderti tanto a cuore la mia sorte?»

«Amore dolce, non hai ancora capito? Tu eri già mia, lo sei stata dal primo momento che ti ho vista. Nel momento in cui ti ho stretto tra le braccia, ho compreso che non ti avrei lasciato andare mai più. In un primo tempo, lo confesso, ho pensato che sposare Charles sarebbe stata la soluzione perfetta, soprattutto per lui. Non appena ti fossi resa conto di chi fosse veramente tuo marito, ti avrei avuto vicino e avrei avuto campo libero, ma già dalla prima sera, a casa di Elenoire, ho capito che volevo starti accanto alla luce del sole e non accontentarmi di essere il tuo uomo nell’ombra. Ho capito che volevo godere con te di una passeggiata in città, di una cavalcata nel parco, che desideravo assistere a uno spettacolo a teatro seduto accanto a te. Soprattutto non riuscirei a sopportare di tener celato al mondo che tu sei la madre dei miei figli, che i tuoi figli sono figli miei. Non potrei tollerare di sentire mio figlio chiamare “padre” un altro uomo: farebbe troppo male».

«Mi dispiace, David. Mi dispiace», mormorò affranta.

«Per che cosa?»

«Per ciò che ti dissi quella sera: ti prego, perdonami».

«Io, perdonare te?».

«Oh, David, ti ho detto tante parole orribili», disse quasi piangendo. «Perdonami, perdonami».

«Credevo di essere immune da qualsiasi dolore: non è così. Le tue accuse mi hanno ferito più di quanto avrei mai immaginato ma me le sono meritate. Ti ho condotto alla disperazione, me ne rendo conto, però non potevo agire diversamente, non potevo dirti niente».

«È questo che non capisco, perché torturarmi a quel modo?»

«Il perché, te l’ho spiegato: non potevo parlarti, corteggiarti o anche soltanto mostrare di essere interessato senza metterti in pericolo. Era quello l’unico modo che avevo per starti accanto… Conoscerti… Credi che non avrei preferito farti la corte, dirti quanto fossi bella e chiederti l’onore – perché è un onore – di aspirare alla tua mano? Credi che sia stato semplice cercare di avvicinarmi a te e allo stesso tempo far credere a tutti, te compresa, che non avevo serie intenzioni? Stavo quasi impazzendo. Da quando sei entrata nella mia vita e mi sono reso conto di volerti – di volerti per sempre, intendo – ho capito di essere nelle mani di Edmund. Mi sono sentito in trappola. Per il quieto vivere avevo permesso a mio fratello di relegarmi nell’ombra, a lavorare per lui. Già sapevo che non avrebbe esitato a eliminarmi se solo ne fosse valsa la pena ma lui ha sempre saputo che io solo posso far fruttare il mio patrimonio. Senza di me, in poco tempo, crollerebbe tutto come un castello di carte. Hai mai visto quei giocolieri che fanno roteare un’infinità di palline?». Valéry annuì. «I miei affari sono come le palline di un giocoliere, solo io sono in grado di non farle cadere e aumentarne sempre il numero. Eliminarmi non si sarebbe rivelato molto conveniente, per lui. Poi sei comparsa tu. Eri una minaccia per il suo stile di vita. Lui è molto furbo, deve aver intuito subito qualcosa, infatti era favorevole a una tua unione con Charles, eccessivamente favorevole. La sera qui, a casa di nostra madre, mi sono esposto troppo. Ha capito che la mia passione per te doveva essere ben più profonda di ciò che volevo far apparire e mi ha messo Jocelyn alle calcagna: in ogni caso, se io avessi abboccato, avrebbero potuto controllare il mio patrimonio. Così dagli Everett mi ha messo alla prova: se avessi mostrato un minimo interesse per te, avrebbe giocato la carta di Charles, facendolo tornare sulle sue decisioni per sposare te. A quel punto sapevo che tu non lo avresti più voluto e saresti stata davvero in pericolo, lontana da me».

«Vedi, io però non capisco questo: se ti avessi detto di no, quale pericolo avrei corso? Non ci sarebbe stato più motivo per prendersela con me», osservò Valéry.

«Sbagli, sarebbe stato ancora peggio. Pensi davvero che se tu mi avessi rifiutato, io avrei smesso di amarti? Se Edmund lo avesse scoperto, mi sarei trovato completamente in suo potere, sempre sotto la minaccia di ciò che ti sarebbe potuto capitare. Avevo un solo tentativo a disposizione: non potevo permettermi di sbagliare. Per la prima volta non sapevo che fare. Non potevo parlare, niente. Come conquistarti? Sapevo di aver fatto una piccola breccia nella tua corazza la notte nella stalla ma sarebbe bastato?».

“Una piccola breccia?”, si domandò Valéry. “Direi che sono crollate le mura di Gerico”. La ragazza rabbrividì al ricordo di quei momenti.

«Venni al collegio esclusivamente per parlarti, non mi aspettavo quella tua reazione… Io non volevo… Il terrore ha annientato le tue difese… E… è stato…».

«È stato un uragano», lo anticipò lei, parlando a voce bassissima e deglutendo.

David annuì. «Una dolcissima, meravigliosa tempesta. Una tempesta in un bacio», le sussurrò sulle labbra. «Avrei dovuto dirti in quel momento di tua madre?», le domandò con un sorriso malizioso. «Ah, quanto ti volevo, mia bellissima, non sai quanto… Credi sia stato semplice?», continuò David. «La sera dagli Everett non intendevo farti ingelosire, al contrario, ero preoccupato per la tua salute, ma ci stavano osservando. Non potevo mostrare nulla, ero… Oh, tu non sai! Cercavo un modo… Le ho pensate tutte, ho valutato anche l’ipotesi di rapirti e portarti a Gretna Green. Sulla panchina volevo parlarti, stavo cercando le parole giuste per convincerti a sposarmi, ma che cosa dire? Dovevo raccontarti anche di tua madre, riferirti che era a Guildford, e non volevo che accettassi la mia proposta solo per riconoscenza».

«Non lo avrei fatto».

«Credi?», fece David scettico, alzando il sopracciglio. «In ogni caso dovevo averti sott’occhio: capisci ora perché ho dovuto portarti fuori dalla scuola? Lì non eri al sicuro. Dovevo tenerti vicino a me, almeno finché non avessi sistemato tutti i miei affari e non avessi estromesso Edmund da ogni mio possesso. Andare a Gretna Green era la soluzione migliore e poi lo volevo immensamente». David la strinse forte tra le braccia e le sollevò il mento con un dito. «Tu non potevi saperlo ma dal primo istante in cui ti ho visto, sono diventato il tuo schiavo. Se vuoi usarmi e poi gettarmi via, fa pure. Io continuerò ad amarti», confidò, sorridendole.

Valéry gli mise le braccia al collo e lo baciò, ponendo fine a tutte quelle spiegazioni.

David non si trattenne oltre e affondò un impudico bacio nelle sue labbra, tenendola così stretta da fermarle il respiro. Valéry boccheggiò, aprì le labbra per inspirare e fu invasa dalla sua bocca. Attese che l’ormai familiare scossa, dall’inguine, giungesse impetuosa a martellarle le tempie, per poi tornare dove era nata, nel suo punto più intimo. Era di nuovo pronta per lui. Sua.

David si ritrasse, inspirò a occhi chiusi per riprendere il controllo. «Vedi cosa mi fai? Non so resisterti, perdo la testa». Rifletté un istante, fissando i suoi occhi scuri su di lei e carezzandole una guancia. «Se un uomo oserà mai avvicinarsi a mia figlia anche solo la metà di quanto io ho fatto con te, lo scuoierò vivo», annunciò, cupo.

«Se minaccerai i suoi pretendenti, tua figlia non troverà mai marito». Valéry rise.

«Ti fa ridere?», fece serio, ma il suo sguardo era divertito. Lei annuì, allegra. «Valéry, io mi sono comportato con te in modo spregevole».

«Non è vero. E lo sai».

«Se tu avessi avuto un uomo accanto non avrei potuto agire come ho agito».

«Io avevo un uomo accanto: tu».

«Motivo di più… Non avrei dovuto rivolgermi a te con così poco rispetto». Sì, lui non avrebbe dovuto, e probabilmente non lo avrebbe fatto con nessun altro al mondo, solo che… Be’, gli piaceva! Gli piaceva più di qualsiasi cosa, più di tutto ciò che lo aveva appagato fino al giorno in cui l’aveva incontrata. Gli era piaciuto tormentarla, gli piaceva farla reagire a ogni provocazione fino al punto in cui gli sguardi di ghiaccio che lei gli rivolgeva si accendevano di rabbia e luccicavano di passione. Diamanti infuocati e labbra rosse che sputavano parole di fuoco, capaci di infiammarlo e accendere il suo desiderio. Da che l’aveva incontrata non bastavano più le gratificazioni di un tempo, conquiste effimere e affari spregiudicati ˗ non erano più sufficienti ˗ non gli concedevano che una scheggia del piacere che provava a discutere con lei, a tormentarla. Non era vero che era stato l’unico modo per conoscerla, era stato il modo più piacevole! Ora, tuttavia, non serviva più: aveva trovato un altro modo ˗ il modo perfetto ˗ per accenderla, infiammarla: l’aveva fatta sua, l’aveva posseduta e aveva visto la stessa scintilla brillare tra le sue palpebre socchiuse nel momento del piacere, aveva respirato dai suoi baci l’amore più puro, concesso senza remore o rimpianti, aveva ascoltato parole che gli avevano scaldato il cuore e sciolto ogni remota riserva. Lei gli apparteneva. No, non avrebbe dovuto trattarla con così poco riguardo, ma non era pentito, era solo dispiaciuto di averle arrecato anche solo una stilla di sofferenza… «Eri sola e indifesa, amore mio», disse sconsolato, scuotendo il capo.

«Indifesa? Non direi».

«Sì, indifesa». David riprese il viso di Valéry tra le mani e le carezzò gli zigomi con i pollici. «Più di tutto non avrei dovuto cedere alle mie voglie. Ho perso la testa».

«David, io lo volevo e lo voglio. E ti ho provocato, in più di un’occasione».

«Maledizione, Valéry! Ho completamente perso la testa! Non avrei mai dovuto fare quello che ho fatto. Ti rendi conto che potresti aspettare un bambino?»

«Che bello!», mormorò entusiasta lei, stringendosi a lui.

«Val, sono stato in ansia per cinque giorni: se per disgrazia mi fosse capitato qualcosa, tu ti saresti trovata sola… Sono stato un pazzo».

«Ma…».

«Ma, niente! Quelli di stasera erano dei rubagalline. C’è gente in giro che non avrebbe mancato il colpo, puoi credermi».

Valéry sbarrò gli occhi. «Conosci persone così?»

«Valéry, io conosco un sacco di gente, di tutti i tipi», disse con sufficienza. «In questa casa, accanto a nostra madre, tu eri al sicuro – Edmund non avrebbe corso il rischio di colpire anche lei – quindi ho pensato che avrebbe mandato qualcuno a eliminare me. Vedi bene che sono stato avventato in modo inammissibile, confidando nella mia esperienza».

“Esperienza? Quanta esperienza può avere?”, si domandò la ragazza e fu scossa da un brivido. “Vivrò sempre nella preoccupazione”, considerò. «Oh, David», sospirò sconfortata e nascose il broncio nell’incavo del suo collo.

«Impara a non preoccuparti per me», disse categorico lui, ben interpretando la sua ansia. «Se si dice in giro che sono pericoloso, ci sarà pure qualche motivo, no?»

«Non mi tranquillizzi neppure un po’. Ho avuto tanta paura stasera», confessò Valéry.

«Quei delinquenti! Se li avessi tra le mani, io…», sbraitò incupito, stringendola a sé. «Una simile aggressione può scioccare chiunque», fece poi, comprensivo, mentre le carezzava il viso con il dorso della mano.

«Oh no, non mi sono spaventata per quello, tu eri lì con me». Scosse il capo come fosse ovvio e in effetti lo era, visto che con lui si era sentita davvero al sicuro. «No, ho avuto paura quando te ne sei andato», spiegò convinta, scostandosi un po’ da lui per guardarlo in viso.

«Io, invece, ho avuto paura proprio perché con me c’eri tu», disse, arcuando le sopracciglia. Restò un po’ a fissarla prima di parlare: «E poi ho temuto che volessi lasciarmi», ammise, con uno sguardo sofferto.

«Oh no, no». Valéry scrollò di nuovo il capo, tormentata. «Avrei tanto voluto ribattere: quelle brutte streghe continuavano a insinuare cose orribili, mescolando verità e menzogna. Sono venuti a galla tanti dubbi, ho pensato che tu non mi amassi», farfugliò e s’immerse nel suo abbraccio.

«Dobbiamo ancora conoscerci», constatò David.

«No, non è così. Alla luce di tutto quello che ho saputo stasera, i miei dubbi erano più che giustificati. Tu mi conosci bene, David», affermò convinta. «E anch’io penso di conoscere te». Lo guardò attenta e soffocò una risatina.

«Sospetto che tu stia ridendo di me».

Valéry annuì.

«Allora?»

«No, niente. Mi è venuta in mente una cosa…», accennò evasiva.

«Posso sapere?»

«No, io… Insomma, ho immaginato la tua espressione quando ti sei trovato davanti Cassandra, dentro casa». Rise. «Sicuramente sarai sbiancato».

«Valéry, dobbiamo parlare proprio di questo?», obiettò, imbarazzato.

«No, non dobbiamo», ridacchiò. «In effetti, non è qualcosa di cui dovrei conversare». Le si era smorzato il sorriso.

«Tu mi puoi dire ciò che vuoi. Puoi parlare di ciò che vuoi, tesoro».

«No, non posso», lo interruppe imbronciata. «Non devo. Oh, David, io non sarò mai una buona moglie».

«E questa, da dove viene fuori?», domandò allibito.

«Per troppo tempo ho badato a me stessa: io non sarò mai obbediente, rispettosa e remissiva come deve essere una buona sposa», disse preoccupata.

«Dico davvero, Val, dimenticati dei sermoni di Fordyce. Stai parlando con l’uomo sbagliato. Io non voglio il tuo rispetto, bambina: io voglio il tuo amore». Si sporse verso di lei, schioccandole un bacio sulle labbra.

«Litigheremo…», fece la ragazza, tormentata.

«Sì, è cosa certa». David le posò una mano sulla guancia, affondò il naso nel suo collo e le depositò tanti piccoli baci dietro l’orecchio. «Ma poi faremo pace», sussurrò, sfiorandole la gota con le labbra. «Val, ho già Lovely che scodinzola e mi lecca le mani al mio ritorno», le disse, scostandosi un po’. «È vero: voglio una bella moglie ad aspettarmi in una bella casa. Perché non dovrei averne diritto anch’io? Voglio una sposa che mi conceda i suoi sorrisi e le sue carezze. E tutti i suoi favori. Mi sono scelto la più bella femmina che ho incontrato girando quattro continenti». Ricominciò a solleticarle il viso con la bocca. «Ma voglio anche i suoi dubbi, le sue paure, i suoi pensieri», le mormorò sulle guance, mentre le sfiorava il profilo con l’indice. «Voglio conoscere anche il più piccolo pensiero che passa nella sua testolina intelligente, brillante e scarmigliata».

«Che cosa intendevi quando hai detto che solo io ho tutto quello che tu desideri?»

«Tesoro, io desidero solo te».

«Questo è un giro di parole».

«No, è la verità. Tu sei una gran donna, colta, sagace, spiritosa, di gran classe, e sai tenermi a bada. E poi…». David esitò.

«Poi?», fece Valéry incalzante.

«Se te lo dico, tu ricominci».

«E poi?»

«Sei molto sensuale», le confidò, ammiccando.

«Oh, io…».

«Vedi! Smettila subito con certe fissazioni, lasciale ai perbenisti, ti prego».

«È che io… temo che ti stancherai presto di me».

«Cara, sarai tu a stancarti di me e delle mie continue attenzioni».

«Il punto è che io… Be’, se tu dovessi mai interessarti a un’altra, io… io…».

«Ah, la mia bimba gelosa!». Le sue labbra si piegarono in un fulgido sorriso e la guardò con gli occhi che brillavano d’amore.

«David, se tu avessi un’amante, io… io…».

«Io ho già un’amante», disse sorridente e prese a pizzicarle il labbro superiore facendolo schioccare. «Sei tu». Le premette il dito sulla punta del nasino. «La mia unica amante», le disse baciandola. «Io voglio solo te, solo te, amore mio infinito». Riprese a tormentarle le labbra con l’indice. «Voglio solo te. Non ci sarà mai nessun’altra. Solo tu». Appoggiò la sua fronte a quella di Valéry, per guardarla negli occhi e trattenne il suo viso tra le mani. «E poi sono certo che faresti il diavolo a quattro». Rise.

«Sì, sì. Mi conosci».

«Sono pazzo d’amore per te, Valéry. Ubriaco, ebbro d’amore e di desiderio».

«Mi vuoi… Ora?», domandò lei in un soffio.

«Allora non hai capito: io ti voglio sempre, mia signora, sempre, però questa volta non cadrò preda del canto della mia sirena». Scosse il capo, sorridente. «Io ho sempre saputo incatenare la fiera che scalpita dentro di me, senza sforzo, e so dominare ogni situazione, ogni mia emozione. Vicino a te, invece, diventa un sacrificio immane perché tu sei la chiave che scioglie le mie catene. La mia belva è libera vicino a te, acquattata ai tuoi piedi e tu ci giochi e ti diverti a provocarla. Sai che è lì, sciolta, non ne hai paura e io posso spingermi fino ai confini della mia anima nera e portarti con me».

«Tu non hai un’anima nera».

David sorrise. «Le rarissime volte che ho perso il controllo mi sono trovato nei guai fino al collo, tu lo sai bene. Non posso permettermelo. Non stavo scherzando quando ho detto che mi fai perdere la testa. La sera del ricevimento di mia madre – quando ti ho costretto a ballare – io, avevo, perso, la ragione! Più tardi, quando ti ho visto nello specchio della porta e ho capito che non eri tu… con me… Nella mia mente ottenebrata dalla follia e dall’alcol mi ero convinto che fossero state le tue mani a toccarmi, con la complicità della penombra. Ho creduto che anche tu lo volessi… che mi volessi come io desideravo te… Chi altro poteva essere? Quando ho capito… ti assicuro che avrei preferito duecento frustate». Si passò la mano tra i capelli, contrito.

Valéry lo guardò un attimo, poi gli posò un casto bacio sulle labbra. «Anch’io non riesco a resisterti», concesse. «Quando mi sono ritrovata tra le tue braccia, la prima volta, non ho capito più nulla», ammise timidamente. «David, è questo l’amore?», chiese stupita, afferrandogli le mani e stringendole forte tra le sue.

«Sì», annuì convinto. «Ed è tutto nostro». Sorrise e ricambiò la stretta. Si portò entrambe le mani alle labbra, baciandone i palmi. «È come un fiore, Val. Un fiore che non è sbocciato in un campo sotto il sole di primavera come tutti gli altri ma è nato tra le rocce a strapiombo. È nato all’improvviso ed è più bello, è più potente perché le sue radici sono salde e forti per ancorarsi al terreno impervio. Non sarà certo un colpo di vento a sradicarlo e neppure una tempesta». David le afferrò il mento per fissarla in viso. «È finita questa lunga attesa», disse poi, tenendola stretta.

«Veramente è durata solo qualche giorno» osservò Valéry, carezzandogli il viso.

«Per te, forse. Vedi, io posso rinunciare a ogni cosa, posso rinunciare alla reputazione, al titolo, al denaro, ma di te non posso più fare a meno. Sei la padrona del mio cuore, farei tutto per te, tutto. Tutto ciò che vuoi, io lo farò per te. Volevi Charles o chissà chi altro, ti avrei dato ciò che avessi voluto, anche se avrei potuto morirne».

«È ancora valida la tua offerta?» lo interruppe Valéry.

«Quale offerta?»

«Carta bianca».

«Sì, certo. Scrivi pure ciò che vuoi e io firmerò».

«Bene, perché io, di te, voglio tutto».

 

 





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