Mi svegliai tra le sue braccia immersa nel calore e nella sua protezione. Mi strinsi di più, non riuscivo a credere di essere nuda in un letto con lui. Il cuore scoppiava dentro il petto. Una notte incredibile. Lo guardai dormire; era bellissimo.
Pian piano scivolai fuori dal letto, m'infilai un accappatoio abbandonato sulla poltrona e andai in bagno. Richiusi piano la porta alle mie spalle. Liberai la mongolfiera che avevo al posto della vescica e fu in quel momento che vidi il mio riflesso.
Santo cielo!
Gli occhi erano cosparsi di trucco sbavato e i capelli erano una massa cotonata e informe, non potevo farmi vedere da lui in quello stato, almeno non la prima mattina.
Sciacquai il viso e frugai tra le sue cose in cerca di qualcosa per sistemare i capelli: un pettine, una spazzola, un tosaerba.
Niente.
Come diavolo faceva ad avere sempre una chioma perfetta se non portava con sé nemmeno un pettine?
Dall'altra parte della porta sentii un rumore e poi bussare.
«Vicky, sei lì dentro?»
La mia voce era un tono più stridula del normale. «Sì Chris, arrivo subito.»
Sul ripiano del lavandino c'era il cestino con gli omaggi dell'albergo. Mi fiondai su quello e trovai una piccola spazzola in plastica ripiegata.
«Vicky, devo fare pipì e non credo di poter aspettare molto.»
Con colpi violenti cercai di porre rimedio a quello scempio, ma i capelli, invece di seguire la forza di gravità, sembravano ignorare tutte le leggi della fisica alzandosi elettrizzati verso il cielo. Trovai un elastico e li raccolsi in una specie di balla di fieno.
Aprii la porta cedendogli il posto, il mio primo buongiorno fu uno sguardo glaciale di rimprovero.
Sentii l'acqua scorrere nella doccia seguita da una voce carica di sensualità che mi chiamava. Lui era all'interno con un braccio teso davanti a sé. Il suo corpo nudo e bagnato mi fece venire pensieri indecenti all'istante, mi porgeva una mano che afferrai. Mi tirò verso di lui e mi donò il nostro primo bacio del giorno. Un bacio dolce, sensuale, esigente.
* * *
Mi stavo lavando i denti, lui era accanto a me e si radeva nel lavandino gemello con solo un asciugamano avvolto intorno alla vita. Guardavo i nostri riflessi allo specchio. Ero estasiata dalla sua figura a torso nudo, dai pettorali e dalle braccia scolpite. Nella mente mi tornarono alcune scene della notte di fuoco appena passata. Sorrisi a me stessa.
I suoi occhi erano puntati sulla mia figura allo specchio. «Cosa c'è?» chiese.
Risposi con il sorriso a fior di labbra. «Niente.»
«Impossibile, stai ridendo.»
«Sei bellissimo.»
«Disse la principessa al rospo.»
«Non sono una principessa e tu non sei un rospo, no davvero!» Scossi la testa.
«Tu sei la più bella del reame.»
Sorrisi. «Hai dimenticato di mettere le lenti a contatto? Mi sembra che stamattina tu veda annebbiato.»
Sbuffò schizzandomi l'acqua addosso. Posò il rasoio, si tolse gli ultimi residui di schiuma dal volto con un asciugamano e mi abbracciò da dietro, sovrastandomi. Allungò una mano nello specchio e fece un cerchio attorno al riflesso della mia bocca.
«Vedi questo sorriso?» Annuii. «Questa è stata la prima cosa che ho visto di te e che ho amato.» Spostò il dito verso il riflesso degli occhi. «Vedi questi bellissimi angoli di cielo? Davanti a questi ho desiderato svegliarmi ogni giorno della mia vita.»
A ogni parola la mia bocca si spalancava sempre di più. Il dito scese lungo il braccio cerchiando la mia mano. «Vedi questa mano? Ho sognato che scorresse sul mio corpo per mesi», salì verso il seno sinistro dove fece un altro cerchio, «vedi questo cuore? Questo è quello che mi ha fatto capire quanto tu sia speciale.» Si staccò da me e con il dito percorse interamente il mio riflesso. «Vedi questa donna davanti a te? Lei è l'unica ragione per cui mi sono trasferito in Italia per mesi, solo per starle accanto, per vedere il suo sorriso illuminare le mie giornate, per sentire la sua voce chiamare il mio nome. Tu mi tenevi testa come nessun'altra, le tue battute mi facevano ridere, la tua ingenuità mi faceva desiderare di stringerti, poi ho trovato Arturo su di te e lì ho capito. Ho capito che per te avrei combattuto contro tutto e tutti, ho capito che dovevo starti accanto per proteggerti e per amarti.»
Eravamo abbracciati l'uno di fronte all'altra.
«Quindi, sei o non sei la più bella del reame?»
Dopo aver sentito le sue meravigliose parole non potei che annuire.
«Poi, potrei parlarti di altre cose molto interessanti che ho scoperto stanotte...»
La sua voce mi fece rabbrividire. Mi prese di peso e mi poggiò sul ripiano del bagno, lo avvolsi tra le braccia, le sue labbra si appoggiarono sul mio collo e lo percorsero per la lunghezza lasciando una scia calda e umida. Buttai la testa all'indietro e lui riempì di baci ogni centimetro di pelle, le sue labbra scesero verso il seno, la sua lingua si mosse leggera provocandomi brividi in tutto il corpo, ansimai forte. Le mie mani scorrevano sulle sue spalle, si spostarono davanti, mi fermai alla vita, sciolsi il telo che aveva allacciato in vita e lo feci cadere per terra. Le mie mani scesero verso i glutei e li strinsi forte tirandolo a me per fondermi al suo corpo. Sorrise in quel modo malizioso che ben avevo imparato a conoscere, solo quello bastava a mettermi ko. Mi avvicinai al suo collo, il profumo di mare in tempesta e sole in primavera mi invase. Lasciai piccoli morsi sul suo collo, stringendo le mie braccia intorno a lui. In un attimo mi ritrovai nuda. Le sue mani scivolano sui miei glutei e con un gesto fulmineo mi tirò a sé. Era dentro di me e non potei che bearmi della valanga di sensazioni che gonfiavano il cuore di felicità, amore, e non solo.
* * *
Mi sciolsi dal suo abbraccio e allungai la mano verso il telefono che squillava sopra il comodino. Lessi il nome sul display. Imparavo dagli errori.
«Ciao Janet, come vanno le nausee?»
«Bene direi, stamattina ho vomitato solo una volta.» Immaginai mia sorella riversa sul water, che scena edificante...
«Allora non proprio bene», replicai.
«Ma non parliamo di me, voglio sapere come è andata ieri.» La curiosità la mangiava viva.
«Christopher mi ha portata in un ristorante tradizionale fantastico. È stato tutto meraviglioso, il cibo sublime, ho mangiato del tofu spettacolare...»
«Ok, ok e il dolce?»
«Abbiamo mangiato dei daifuku...» M'interruppe di nuovo ridendo.
«Briciola, non intendevo quel tipo di dolce.» Che bastarda!
«Sei incredibile! La gravidanza non dovrebbe farti pensare a cose angeliche?»
Scivolai fuori dal letto infilandomi l'accappatoio. Sussurrai a Christopher: «vado a vestirmi.»
Lui mi prese per un braccio e mi tirò a sé dandomi un bacio.
«Mhmm... sento che le cose sono andate come pensavo.»
«Da quando pensi alla mia vita sessuale invece di pensare alla tua?»
«Da quando Christopher è comparso nella tua vita ed è cambiata in meglio.»
Mi bloccai dal rovistare dentro l'armadio per scegliere i vestiti da indossare. «Che vuoi dire in meglio?»
«Non ho chiamato per fare discorsi seri, ma solo per sapere della tua serata piccante.»
«Chi ti ha detto che sia stata una serata piccante?»
La sentii sghignazzare.
«La mia è stata una serata di fuoco! Una maratona di sesso ad altissimi livelli, abbiamo riscritto il Kamasutra.»
Ascoltava con il fiato sospeso.
«Janet, è stato incredibile, lui è incredibile.»
«Wow!» Sentii esclamare dall'altra parte del telefono. Sobbalzai mentre il cuore si bloccava.
Il terrore apparve sul mio volto. «Mamma?»
«Ciao Vicky.» Non riuscivo a credere alle mie orecchie.
La mia voce stridula era niente in confronto a quella che sarebbe uscita dalla bocca di mia sorella quando l'avrei strozzata con le mie mani. «Janet!»
«La mamma era più curiosa di me e ringrazia che papà è fuori, anche lui vuole sapere come vanno le cose tra voi.»
«Non potevi raccontarglielo dopo?»
«No Vicky, volevo assistere in diretta e sentire la tua voce», rispose mia madre.
«Voi due siete pazze!» Loro se la ridevano, io avevo il volto in fiamme.
«Victoria non prendertela, ma noi siamo davvero felici, lui è un bravo ragazzo e si prenderà cura di te come meriti.»
Il cuore si riempì di commozione. Non mi sarei aspettata una frase del genere da mia madre. Lei era una persona pratica e poco avvezza al romanticismo.
La voce di Janet ruppe l'attimo di silenzio che si era creato. «Adesso raccontaci della cena.»
Raccontai del vestito che mi aveva regalato per il compleanno, in sottofondo sentii i mugolii di mia sorella, dissi della nostra cena, della passeggiata romantica e della salita sulla torre per goderci il panorama di quella meravigliosa città illuminata e poi diedi il colpo di grazia raccontando dei cerchi nello specchio. Sentivo Janet singhiozzare insieme a mia madre.
Janet aveva la voce rotta. «Briciola, sembra la scena di un film.»
«Ma essere lì è stata un'emozione incredibile, altro che film. Sto vivendo un sogno... sono innamorata.»
Ammetterlo a mia sorella era facile, ma dirlo a mia madre era la conferma che lui era l'uomo della mia vita.
* * *
Indossai i jeans, una felpa e le scarpe da ginnastica. Lui era al telefono quando lo raggiunsi, l'espressione sul suo volto era seria, la voce alterata, non capii bene con chi parlasse, ma il tono era piuttosto confidenziale. Stavo tornando sui miei passi per lasciarlo terminare, ma chiuse la comunicazione e mi venne incontro prendendomi per la vita e tirandomi a lui. Non sarei mai riuscita a stancarmi dei suoi baci.
«Problemi?» chiesi.
Alzò le spalle. «Mia sorella ogni tanto rompe. E tu? Finito il terzo grado?» Il sorriso comparve sul suo volto.
«Hai detto bene. Mia madre era insieme a Janet. È stato imbarazzante...»
«Ma?»
«Ma alla fine non era sorpresa, credo che mia madre lo sapesse da tempo che sarebbe finita così.» Mi strinse a lui.
«Un genitore sa sempre certe cose, anche mia madre è impaziente di conoscerti.» M'indicò il telefono e sgranai gli occhi. «Sono mesi che mi dice che sono diverso, meno rigido e più allegro.»
Quindi era con lei o la sorella che stava discutendo?
«Non oso immaginare la tua simpatia prima di incontrarmi.» Il mio tono pungente lo colse sul vivo.
«Io sono simpatico.»
«Sì, sì, come no.»
Mi abbracciò stretta a lui, cercai le sue labbra, le morsi piano facendolo gemere.
«Vicky, basta, altrimenti non vedrai niente di Tokyo.»
Mi staccai da lui prendendo un foglio dalla tasca.
«Per oggi ho preparato un programma molto fitto, quindi, propongo di muoverci subito.»
* * *
La prima tappa prevedeva una fermata veloce in un grande magazzino dove vendevano le cose più incredibili. Ero nel paese dei balocchi. Mi aggiravo per gli scaffali ammirando le cose più stravaganti che avessi mai visto. Sapevo che i giapponesi erano un popolo dai gusti bizzarri, ma vederlo con i miei occhi era tutt'altro.
Trovai un panno per la polvere da mettere sotto i neonati per quando iniziavano a gattonare. Era perfetto per Janet.
Chris aveva in mano una scatola con un oggetto dentro, guardava incuriosito la figura, me la porse per farmi leggere la confezione. «Che diavolo è questo coso?»
La presi in mano, più andavo avanti nella lettura più ridevo.
«È un porta mento», gli annunciai.
«Eh?»
«Se sei in piedi e ti viene un colpo di sonno, allunghi i piedi del cavalletto, appoggi il mento sopra e il gioco è fatto.»
«Boh! Che cavolata.»
Chris si aggirava tra gli scaffali più curioso di una scimmia, lo sentivo che blaterava mentre rovistava in mezzo ai milioni di articoli esposti. Io ero immersa nei prodotti più strani per la cura del corpo; da maschere per il massaggio facciali, a tinture per capelli dalle ridicole sfumature e pantofole dalle forme più bizzarre. Il cestino era colmo di stranezze.
Lui era sparito da un pezzo, mi aggirai tra gli scaffali. Lo trovai con un paio di pantaloncini in mano che guardava sghignazzando.
«Guarda questi Vicky, potrei comprarli anch'io.»
I miei occhi caddero sul cavallo degli shorts che presentavano un vistoso rigonfiamento. Scoppiai a ridere.
«Chris, ti assicuro che non hai bisogno di questi espedienti.»
«Si dice che non sia mai abbastanza...»
«Chi lo ha detto non ti conosceva.»
Il suo sorriso malizioso mi rapì all'istante. Mi afferrò per la vita e si avvicinò al viso. Lo bloccai allontanandomi di qualche centimetro guardandomi intorno.
Mi guardò curioso. «Che succede?»
«Tu non sai granché di cultura giapponese.»
Scosse la testa. «Chris lo so che è difficile, ma devi mantenerti a una certa distanza. Le effusioni in pubblico li mettono in imbarazzo.»
«Significa che non posso toccarti o baciarti fino a quando non saremo in albergo?»
Annuii.
«Così rischio d'impazzire!»
Sorrisi coinvolgendolo. «Prometto che dopo ti porterò in un posto dove potrai baciarmi.»
La successiva tappa del mio programma prevedeva di fare Hanami; avevo visto migliaia di foto del parco Chidorigafuchi, ma ammirare di presenza quella distesa di delicate sfumature rosa che ornavano le sponde del fossato intorno al palazzo imperiale, mi lasciò senza fiato.
Noleggiammo una barchetta azzurra per godere di quello spettacolo dall'acqua.
Christopher sedette a prua e si mise ai remi, la barca scivolava sul corso del fiume, alcuni rami lambivano il pelo dell'acqua, sotto di essi, migliaia di petali caduti formavano un tappeto rosa galleggiante, i remi affondavano mescolandoli tra loro.
Ci fermammo sotto un albero che ci avvolgeva.
Il naso era all'insù per ammirare i raggi del sole che filtravano attraverso i rami.
Scattai alcune fotografie a quei giochi di luce; ero immersa in quella meraviglia e nel mio più grande sogno realizzato.
Chris mi sfilò la macchina dalle mani, il rumore di alcuni scatti mi fece voltare verso di lui.
Avvolsi le mani alle sue, mi avvicinai a lui. Le labbra s'incontrarono in un bacio dolce, appassionato, profondo.
Il mio stomaco non si era mai agitato come in quel momento, dal profondo, sentii il bisogno di dire solo due parole. «Ti amo.»
Il suo sorriso era più eloquente di qualsiasi frase.
«Se ti avessi regalato un diamante non credo ti avrei resa così felice.»
Gli sorrisi. «Tu regalamelo e poi farai il paragone.»
Un sorriso sornione affiorò dalla sua bocca. Staccò le mani dalle mie, ripose la macchina fotografia nello zaino, infilò una mano nella tasca della giacca a vento e il cuore si fermò di colpo. Come in un film a rallentatore, vidi la sua mano sfilare dalla tasca e aprirsi davanti a me.
Lui scoppiò a ridere. «Scherzetto!» La mano era vuota.
Il viso si rilassò e il cuore riprese a battere. Ok l'amore, il sesso favoloso, ma per un passo del genere non mi sentivo per niente pronta.
«Credevo che ti venisse un infarto, il tuo viso era terrorizzato.»
«Sei uno stupido!» Lui continuava a ridere alle mie spalle, gli misi il broncio. «Me la pagherai.»
«Scusami, ma non ho resistito, eri così bella con quell'aria sognante.»
«Già! Hai rovinato il momento più romantico della mia vita.»
Lui si fece subito serio e mi abbracciò. «Vicky, questi giorni insieme saranno il momento più romantico delle nostre vite.»
Un terribile pensiero attraversò la mente. «Vuoi dire che non ne avremo più?»
«Ne avremo altri mille, ma questi giorni saranno magici per sempre. Per l'intensità dei nostri sentimenti e per il forte desiderio di entrambi di amarci.»
Non mi ero accorta di trattenere il fiato. Tornai a respirare.
Ormai eravamo vicini al molo, con pochi colpi di remi la barca accostò alla passerella. Scendemmo dalla piccola imbarcazione e lo tirai verso uno spiazzo verde sotto i rami di un ciliegio, stesi un plaid sul prato e ci sedemmo per pranzare.
Dallo zaino presi il cibo che avevamo comprato prima di entrare al parco. Finito di mangiare si stese con la testa poggiata sulle mie gambe. Le mani scorrevano sul suo viso. Percorrevo i lineamenti che tante volte avevo sfiorato solo con lo sguardo, adesso era mio.
«Cantami qualcosa.»
«Cosa vuoi sentire?»
«Cantami una canzone speciale per te.»
Le dita scorrevano ancora sul suo viso quando le prime sillabe di Just Breath uscirono dalle mie labbra. Chris chiuse gli occhi e si abbandonò alle carezze e al suono della voce.
Citò una strofa della canzone. «Anch'io ho bisogno di te e voglio te.» Aprì i suoi smeraldi, fissandomi.
Al diavolo i giapponesi! Ci baciammo come se non ci fosse un domani.
* * *
Seduto al centro del letto con me tra le sue braccia, mi accarezzava il viso. I suoi occhi s'incollarono ai miei e sussurrò al mio orecchio. «Quando lo hai capito?»
Sorrisi alla sua curiosità. Feci un sospiro profondo radunando i pensieri. «Da molto. All'inizio rifiutavo l'idea, ma il nostro bacio durante il film a casa tua, mi lasciò senza fiato, da quel momento credo abbia acquisito la consapevolezza di un noi. Dopo è stato un crescendo.»
«Sono stato bravo a farti perdere la testa.» Mi strinse di più a sé baciandomi il collo.
«Molto, anche se i momenti che preferivo erano quando, io e te, eravamo veramente noi stessi.»
«Anch'io li ho amati. E sei bellissima senza trucco e con il pigiama di topolino.»
* * *
I giorni che seguirono furono magici, proprio come aveva predetto lui. Di giorno girovagavamo per la città, ma le notti erano un susseguirsi di passione.
Quella era la nostra ultima sera a Tokyo, l'indomani ci attendeva il viaggio di ritorno a casa. Una morsa attanagliava lo stomaco. Lui aveva pianificato il nostro viaggio facendolo combaciare con il mio a Londra. Sarei andata a casa sua per organizzare il mio trasferimento.
Quella sera sentii Alberto e Viviana, non ci fu bisogno di confermargli niente, lo capirono dall'euforia nella voce quello che stava succedendo nella mia vita.
Eravamo stesi sul letto, avvinghiati in un groviglio di mani e corpi.
Le sue parole furono improvvise come un temporale estivo. «Vieni a vivere da me, non ha senso che tu prenda in affitto un appartamento se poi dormiremo sempre insieme.»
«Chi ti dice che dormiremo sempre insieme?»
Alzò gli occhi al cielo sbuffando. «Perché non voglio più passare una notte lontano da te.»
Oh, oh, i discorsi si facevano seri. «Di cosa stiamo parlando esattamente?»
Si sollevò sui gomiti e mi guardò. «Di vivere insieme, per il momento, poi si vedrà e non ti agitare.»
«Non mi sto agitando, ma come la mettiamo con il lavoro?»
Il suo sguardo diventò più serio. «Per ora non diciamo niente a nessuno, dammi il tempo di trovare qualcos'altro.»
Rimasi sgomenta. «Non esiste. È più facile per me trovare un posto in un'altra società, tu sei troppo importante alla Bantor per rinunciare al lavoro che hai fatto in questi anni.»
Si grattò il mento. «Potrei parlare con Killian e farti spostare in una consociata.»
«Ecco, questo ha più senso.»
«Lo sapevo che tu eri pericolosa, l'ho capito a Rotterdam, la passione con la quale mi sei saltata addosso, la foga del tuo bacio, non ci ho dormito per notti intere.»
Lo guardai sgranando gli occhi «Di cosa stai parlando?»
«Di quello che tu non ricordi di aver fatto. Del nostro primo bacio, un bacio che mi ha fatto capire che entrambi volevamo l'altro ma eravamo troppo impauriti dal vedere i nostri desideri avverarsi.»
«Stai scherzando?» Ma che diavolo stava blaterando.
Lui rideva di gusto guardando il mio viso sgomento. Allora non era stato un sogno...
«Ringrazia che sono un gentleman, un altro, al mio posto avrebbe approfittato della situazione portandoti a letto.»
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