Scritto il 19/08/2026
da TIZIANA IROSA


L’odore salmastro penetrava le narici. Da lontano potevo intravedere la distesa azzurra davanti a noi. Le nostre dita erano intrecciate dall’inizio del viaggio, due ore e mezzo prima.

Christopher non aveva smesso di parlare per tutto il tragitto, raccontandomi di Portishead, dei luoghi che amava e che mi voleva mostrare una volta arrivati. Lui lo aveva negato, ma il fatto di dovermi presentare alla sua famiglia lo rendeva nervoso. Forse perché non lo avevamo preventivato, ma la telefonata di sua madre non ci aveva lasciato scelta. Sua nonna era caduta rompendosi il polso, e io lo avevo obbligato ad andare a trovarla nel week-end. Gli avevo anche proposto di andare da solo, ma lui era stato categorico.

Gli sorrisi abbracciandomi a lui. «Siamo ancora in tempo per tornare indietro.»

«Lo voglio davvero, mi sento solo un po' teso.»

«Hai superato indenne i pazzi dei miei genitori, in confronto i tuoi non mi spaventano affatto.»

«Solo che io non ho mai portato una ragazza a casa. Loro sono un po' tradizionalisti, ti faranno delle domande, magari imbarazzanti.» Strinse di più la mano intorno la mia.

«I miei non ti hanno fatto domande, si sono limitati a imbarazzare me. Non preoccuparti, sono abituata.» Gli accarezzai la mano.

«Loro hanno sempre sperato che sposassi una ragazza inglese.»

Frugai nella mia borsa e presi i miei passaporti. «Vedi? Sono anche cittadina britannica, va bene lo stesso?» Sorridemmo.

Ci fermammo davanti un piccolo albergo in stile vecchia marina davanti una lunga spiaggia, in lontananza il mare era solcato da piccole onde bianche. Scendemmo dalla macchina e inspirai chiudendo gli occhi. L'odore di alghe mescolate al sale entrò nelle narici. Espirai piano.

Lasciammo i bagagli in camera e uscimmo.

I suoi nonni abitavano a qualche centinaio di metri dall'albergo, in una casa in pietra a due piani simile ad altre vicine.

In mano avevo le bottiglie di sakè e una busta con i prodotti Shiseido che avevamo portato da Tokyo. Le mani erano sudate e mi tremavano leggermente, così come le gambe, mi aggrappai al braccio di Chris per non perdere l'equilibrio.

La porta si aprì e una ragazza con i capelli corvini saltò al collo di Christopher. Dietro di lei c'era schierata la sua famiglia, gatto compreso. I loro occhi erano fissi su di me.

Un plotone d'esecuzione al completo.

Quei pochi secondi di silenzio mi sembrarono un'eternità.

La signora più anziana, con il braccio ingessato e i candidi capelli, mi sorrise venendomi incontro per abbracciarmi. «Benvenuta!»

Risposi con un sorriso tirato e agitando la mano. «Salve a tutti.»

La sorella si sciolse da Christopher e mi rivolse uno sguardo glaciale, palesando da subito i suoi pensieri. Lui cercò la mia mano e io mi ci aggrappai come un naufrago allo scoglio.

La madre di Chris l'avrei riconosciuta tra mille. Era identica a lui, solo più bassa e con i lineamenti più dolci.

«Entrate! Non state fermi sulla porta. Io sono Helen.» I suoi occhi scintillavano. Almeno a qualcuno stavo simpatica.

Andai verso il nonno che mi tendeva la grande mano. La strinsi con vigore come mi aveva insegnato mio padre. Al tatto la sua era forte, ruvida e segnata dal tempo.

«Bella stretta ragazza.» Sorrise sincero.

Per ultimo si avvicinò il patrigno di Chris, Jeremy. Di lui mi colpirono gli occhi dolci e profondi.

Ci accomodammo in salotto. L'arredamento era modesto e il contesto pulito e ordinato. Alle pareti spiccavano diverse foto dei nipoti. Alcune ritraevano Christopher, con il tocco in testa e la pergamena in mano insieme a tutta la famiglia. I loro volti erano raggianti.

Da come lo guardavano e si rivolgevano a lui, capii che Chris aveva l'approvazione di tutti e anche se avesse portato un carciofo al mio posto, loro l'avrebbero accettato lo stesso. Tranne Samantha, che continuava a guardarmi come se fossi una specie di scimmia ammaestrata.

Stavo sorseggiando un tè dopo aver distribuito i nostri doni. Tra noi era calato il silenzio. Vedevo i loro volti frementi che si trattenevano.

«Christopher vi ha detto di non farmi domande, vero?» Mi girai verso di lui che mi guardò con una falsa aria innocente.

Helen sorrise. «Più che detto, ci ha minacciato.»

Sorrisi. «Scusate, ma mi sembrava troppo strano il vostro silenzio. Allora parlerò io.»

Vidi i volti della sua famiglia rilassarsi. Lui mi cinse la vita con un braccio.

«Per metà sono italiana, milanese per l'esattezza, mia mamma, invece, è originaria di Glasgow. I miei si sono conosciuti durante un viaggio a Londra, si sono innamorati e sono sposati da trentotto anni. Ho un fratello, James e una sorella, Janet, lei è sposata da un paio di anni e con un bambino in arrivo. Ho trentadue anni e tra qualche settimana mi trasferirò a Londra da Chris.» Il mio monologo aveva sortito l'effetto desiderato, facendo distendere i loro visi.

Per rompere un po' il ghiaccio feci qualche domanda a Samantha. «Chris mi ha detto che stai facendo un Master in Architettura a Londra.»

Lei annuì senza degnarmi di uno sguardo diretto.

«Magari qualche volta possiamo vederci per fare shopping o bere un tè?» Stavo cercando di porre le fondamenta per andare d'accordo.

Helen si rivolse alla figlia. «È una magnifica idea! Non è vero Sam?»

«Stupefacente, stanotte non dormirò per l'eccitazione.»

Mi bloccai da aggiungere altro. Helen la incenerì con lo sguardo.

Jeremy mostrava a Chris, dal tablet, il nuovo sito internet della sua piccola impresa chiedendogli la sua opinione.

«Dovresti chiedere a Victoria, lei è un genio in marketing ha un sacco di idee brillanti.»

Odiai Chris per avere concentrato su di me l'attenzione di tutti.

Ribattei subito. «Non esagerare, faccio solo il mio lavoro.»

«Sei il nuovo Direttore Marketing europeo della Bantor, un motivo ci sarà.»

Lo fulminai con lo sguardo.

«Jeremy hai presente quei fumetti appena entri sul motore di ricerca?» continuò Chris.

L'uomo annuì.

«Quella è una delle idee di Victoria che le ha fatto guadagnare la promozione.»

Il coro si levò unanime. «Davvero?»

«Quelle vignette sono fantastiche, ho passato un pomeriggio a guardarle tutte, mi sono divertito parecchio.»

«Mi fa piacere che ti siano piaciute, ma sappi che dietro c'era uno studio di mesi rivolto a scegliere la nuova grafica del browser. Inconsciamente, attraverso le tue scelte, hai decretato la nuova impronta da dare alla nostra immagine.» Chris parlava fiero del mio lavoro, mi sentii lusingata nel vederlo così entusiasta.

Jeremy mi guardò sbigottito. «Tu fai questo ogni giorno? Devi essere un genio!»

Arrossii.

«Detta così sembra una cosa eccezionale, ma alla fine è più semplice di quanto tu possa immaginare.»

Chris rispose piccato. «Victoria non fare la modesta, sei molto brava e sai il fatto tuo.» Mi baciò sulla guancia sotto lo sguardo di disappunto della sorella.

Jeremy si avvicinò con il tablet in mano chiedendomi un parere.

«Non è male, forse cambierei il carattere scegliendo qualcosa di meno tradizionale e opterei per dei colori più decisi.»

Anche Chris venne più vicino. «Che ne pensi dello sfondo?»

«Lo sai io sono una purista, il bianco è l'unica opzione per me, dà maggiore risalto a tutto il resto.»

«Credo che tu abbia ragione», concordò Chris.

Jeremy prendeva appunti su un notes. «Grazie ragazzi, ne farò tesoro.»

Quando tornai dal bagno, Christopher parlava concitato con la sorella che sbuffava. «Comportati bene o me la pagherai.» La minacciò.

Mi sedetti nel mio angolo del divano facendo finta di niente. La tensione si tagliava con il coltello.

Helen cercò di concentrare su altro l'attenzione di tutti. «Quindi vi siete conosciuti sul lavoro?» Ecco che stavano iniziando le domande su di noi.

L'incombenza di rispondere toccò a Christopher.

«Sì, lei era nella sede di Milano ed era il mio contatto tra gli uffici.» Chris strinse le dita alle mie.

La nonna si era avvicinata a noi sporgendosi dalla sua poltrona. «Raccontateci, vogliamo sapere.»

Rispose con una semplicità imbarazzante. «Abbiamo iniziato a collaborare e a uscire insieme.»

«Più che collaborare, tu mi tediavi, per non parlare delle telefonate a qualsiasi ora del giorno e della notte» aggiunsi.

Samantha commentò velenosa. «Come se ti dispiacesse...»

Mi bloccai dall'aggiungere altro.

Il nonno mi sorrise dolce, ignorando la nipote. «Tipico di Christopher, quando lui vuole qualcosa, fa di tutto per averla.»

S'intromise Helen rivolgendosi al figlio. «E non hai saputo resistere alla sua bellezza e alla sua intelligenza innamorandoti.»

Samantha continuò a borbottare. «All'apertura delle sue gambe vorrai dire?»

Nella stanza calò il gelo. Guardai la ragazza sbattendo parecchie volte le palpebre.

La voce di Christopher tuonò nella stanza. «Samantha! Come ti permetti di parlare di Victoria in questo modo?» Era scattato in piedi puntando l'indice contro la sorella.

Lei ebbe il coraggio di rispondere piccata. «Vorresti dirmi che non fate sesso?»

E io che pensavo che la mia famiglia fosse matta. Almeno non nascondeva l'antipatia che nutriva per me. Dovrebbero fare una legge che proibisca di conoscere i parenti del partner prima del matrimonio, si potrebbero prevenire molti problemi e liti.

Chris era furente. «Questi non sono fatti tuoi.»

Se non fossi stata io il centro della loro discussione, mi sarei presa una ciotola di poPCorn e mi sarei goduta la scena. La cosa era più ardua di quanto potessi immaginare.

«Guardati! Quasi non ti riconosco. Negli ultimi tempi sei cambiato, fai battute stupide e ti dimentichi di chiamare, inoltre, pendi dalle sue labbra con quegli occhi da pesce lesso.»

Una rivale sapevo come combatterla, ma una sorella gelosa era un problema piuttosto grosso da risolvere.

«Samantha, quando un giorno t'innamorerai, capirai tuo fratello, ma non ti permettere più di offendere la sua ragazza.» Helen si era messa davanti la figlia con le mani poggiate sui fianchi.

«Come fate a non vedere? Lei non è come noi, guardatela è così perfettina dentro il suo jeans griffato e gli stivali da duemila sterline, tutta buone maniere e falsità. Si vede subito che ha accalappiato il pollo da spennare.»

Ok, a tutto c'era un limite. Bloccai Christopher e i suoi familiari che si stavano scatenando contro la ragazza. Parlai tutto d'un fiato. «Senti morettina, potrei essere anche la Regina d'Inghilterra e a te non te ne dovrebbe fregare un fico secco, ma ti assicuro che lavoro duro per pagare il mutuo del mio bilocale e per comprami anche stivali da duemila sterline.»

Continuavo a puntarle l'indice contro. «Potrei appartenere a una famiglia ricca o una di pescatori, ma, per come sono fatta, non mi permetterei mai di giudicare una persona senza conoscerla e soprattutto di sputare sentenze gratuite. Io amo tuo fratello.» Mi portai una mano al petto. «Lo amo così tanto che tra qualche settimana presenterò le dimissioni, perché quando i nostri vertici sapranno che stiamo insieme, mi spediranno a Timbuctu. E adesso scusatemi, ho un mal di testa che mi sta uccidendo.» Mi alzai dal divano. «Grazie per l'ospitalità e la cena.» Cena che ancora non avevamo nemmeno iniziato ma per come erano andate le cose, la fame mi aveva abbandonata.

Mi fissavano immobili, spostando lo sguardo sgomento dalla piccola strega a me, aspettando qualcosa che non arrivò. In risposta la vipera mi superò e andò in cucina. Afferrai il cappotto e la borsa.

«Vicky, ti prego aspetta!» Christopher, superato lo shock iniziale, mi raggiunse afferrandomi per le spalle.

Avevo l'amaro in bocca. «Avevi ragione, era meglio non venire.»

La sua espressione era addolorata, ma nello stesso tempo mortificata. Affondò il viso tra i miei capelli. «Mi dispiace piccola, mi dispiace tanto. Andiamo via.»

Sentivo gli occhi pungere in modo sempre più fastidioso.

«No, rimani qui. Scusami tu con loro. Ci vediamo in albergo.»

«Non esiste, io vengo con te.»

«Chris ho bisogno di stare sola per un po'.»

Ergo, ho voglia di piangere e disperarmi senza te che mi fissi con i tuoi occhioni verdi.

«Non voglio lasciarti sola.»

«Ti prego...»

Doveva aver capito che avevo bisogno di stare un po' per conto mio. «Ok, ma tra mezz’ora ti raggiungo.» Mi abbracciò e mi strinse a sé così forte che credevo di entrare dentro il suo corpo. «Ti amo Vicky, ricordalo sempre.»

Mi diede un bacio tenero e appassionato. Mi staccai da lui e gli rivolsi un sorriso amaro.

Due minuti dopo vagavo, piangendo, per le strade sconosciute di un luogo che avrei ricordato come ostile per tutta la vita.

Avrei dovuto sfogare la mia rabbia spaccando il mondo, strappando le lenzuola per farne dei coriandoli, invece, mi stesi a letto, al buio, immersa nelle lacrime e nella solitudine.

Il telefono squillò, risposi singhiozzando senza guardare.

La voce di mia sorella mi trapanò un timpano. «Perché stai piangendo?»

Sciolsi gli argini e lasciai che il fiume in piena di parole la travolgesse.

«Che serpe velenosa. So io che cosa preoccupa quella piccola vipera, altro che il bene del fratello a quella importa il suo portafoglio.»

«Credo che sia davvero gelosa.»

«Sarà anche gelosa, ma non sottovalutare l'importanza del dio denaro per una ragazza ventenne. Sorellina non devi dargliela vinta. Domani tu ti presenti in quella casa come se nulla fosse. Oggi hai perso una partita, ma la guerra deve essere tua.» Ascoltavo mia sorella con attenzione.

«Janet, non so se ne sono capace.»

«Certo che lo sei, sii più furba, studiala, medita e poi agisci.»

«Studiare, meditare, agire», ripetei.

«Ah Vicky! Ricorda che l'arma più potente tra le mani l'hai tu.»

Ero curiosa di sentire la sua risposta. «Quale arma?»

Lei fece una grassa risata «Il sesso, sorellina!»

«Vuoi dire che devo fare sesso con lei?»

Scoppiammo a ridere entrambe, avevo ritrovato la mia ironia. Parlare con mia sorella e sentire la sua voce fu un sollievo.

«Janet, adesso capisco perché sei un avvocato.»

«E lei ha sbagliato di grosso a mettersi contro una Morelli.»

«Ti voglio bene sorellona.»

Come promesso, mezz’ora dopo, Christopher entrò nella stanza immersa nel buio. Sentii il lieve tonfo delle scarpe abbandonate sulla moquette e il fruscio dei vestiti appoggiarsi sulla poltrona. Scostò le coperte, sentii il materasso abbassarsi sotto il suo peso, il calore del corpo di Chris farsi sempre più vicino al mio. Le sue braccia mi circondarono da dietro fino a congiungersi sul mio ventre, mi strinse forte a sé, e in quel momento capii, capii che quello era l'unico posto al mondo dove volevo e dovevo essere. Mi girai verso di lui e seguirono baci, carezze e amore. Intrecciammo le mani e ci perdemmo l'uno nell'altra.

 





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