«Uffa, ancora lui? Ma è una persecuzione!» sibilò Lisa notando Andrea Ruffini aggirarsi nel ristorante affollato. Poi Andrea finse di accorgersi di lei, le strizzò l’occhio e zigzagò tra i tavoli per raggiungerla. Indispettita guardò altrove, sperando di indurlo a cambiare rotta. Lo definiva ormai uomo ombra perché, dopo che qualcuno li aveva presentati a un brunch, se lo ritrovava tra i piedi ovunque, persino a Yoga. La faceva oggetto di una corte spietata benché gli avesse detto esplicitamente di essere innamorata di un altro. Andrea era il classico figlio di papà persuaso di poter comprare tutto, anche le amanti. Be’, si sbagliava di grosso se contava di aggiungere Lisa Angeli al suo palmares di trofei femminili. Bello era bello, fin troppo a essere obiettivi, ammise. Ma lei era refrattaria ai seduttori seriali e più lui le correva dietro, più ne eludeva le attenzioni. Sfuggirgli era diventato il suo diktat ma Andrea sembrava riluttante a porre in discussione la propria schematica visione della realtà.
«Ciao Lisa dagli occhi verdi, posso sedere sulla sedia vuota?» Andrea era di fronte e, avvolgendola in un’occhiata assassina, aggiunse:«In cambio ti offro la mia stimolante compagnia».
«Potrei forse impedirtelo?»
«No, ma non assumere quell’aria da vittima costretta a subire l’assalto di Fort Apache. il locale è gremito e non è un grosso sacrificio accettarmi come commensale.»
«Ogni volta che ti incrocio penso che l’emancipazione maschile deve fare ancora passi da gigante, Andrea» il tono di lei suonò acido.
«Forse sì, ma ammetterai che pranzare da soli è una tristezza.»
«Suppongo tu faccia sempre quel che ti pare e che la mia libertà di scelta sia subordinata alla tua» sbuffò lei disapprovante, spiazzata da quella sua spudoratezza, tipica dell’uomo che sa di “non dover chiedere mai.”
«Sempre!» dal sorriso di lui, scaltramente disarmante, si evinceva che era uso dettare le regole in ogni contesto. «Ti ho già detto che sei bellissima e che non posso smettere di struggermi per te?»
«Sì, innumerevoli volte» la voce di lei suonò fredda.
«Keezheekoni, sei l’unica che mi ha fatto perdere il sonno e non mi era mai capitato prima, con nessuna, di prendere una sberla del genere.»
«Keezheekoni? Che vuol dire?»
«Non è un insulto, se per caso lo dubiti: è una parola in lingua Cheyenne e magari un giorno ti spiegherò che significa.»
Lei fece una smorfia e allontanò l’insalatona a basso contenuto di calorie che aveva davanti. L’appetito era svanito e più che esserne lusingata, i complimenti di quel cascamorto la esasperavano. «Ho già un lui, Andrea, e te l’ho ripetuto. Solo, inizio a temere che il concetto non riesca proprio a raggiungere le tue sinapsi dalle retrovie cerebrali.»
«Ma chi, quel mediocre paparazzo da rivista scandalistica?» lui sembrò trovare esilarante la semplice idea che le potesse piacere una nullità di tale infima levatura. «Il tizio dovrebbe baciare la terra che calpesti per averlo tirato fuori dall’anonimato.»
«Denigrare qualcuno per invidia è proprio una brutta cosa. Per la cronaca, è accaduto esattamente il contrario.»
«Invidia?» Andrea, divertito, scosse il capo. «Quell’opportunista ti deve parecchio in termini di riconoscenza: non sarebbe mai salito a certi livelli professionali se non ci fossi stata tu a fargli da catapulta. Ora ti camuffi da seriosa donna manager, con tanto di occhiali e tailleur blu scuro per passare inosservata, ma diciamolo, sei stata il passe-partout che gli ha permesso di imporsi e negarlo è da ipocriti, Lisa, ne siamo consapevoli entrambi.»
«Invece sono io che ci ha guadagnato sotto ogni profilo» lo contraddisse, distogliendo irritata lo sguardo da quello penetrante di lui. Quegli occhi neri che la spogliavano apertamente la facevano sentire vulnerabile ed era una sensazione che la stupiva. Nessuno l’aveva mai guardata in quel modo, neppure quando posava senza veli per Playboy. Andrea faceva pensare a… un lupo famelico, ecco! Quasi lei fosse qualcosa che gli apparteneva, senza il diritto di ribellarsi. «Non è carino fissarmi così!»
«Così come?
«Hai capito perfettamente a cosa alludo!»
«Potrei annegare nella verde intensità del tuo sguardo, Lisa.»
«Stai recitando un cliché che riservi a tutte le donne, presumo» lei si stava innervosendo. Lui insisteva imperituro nelle grandi manovre di conquista, incurante di chi avevano intorno. Per fortuna la gente non badava affatto a loro. Si avvide scocciata che su Andrea convergeva l’apprezzamento delle signore e signorine presenti e non ne fu meravigliata. La sorte era stata di manica larga con lui: aitante e maschio, carisma da vendere e un fisico da duro che non si tira indietro quando c’era da fare a cazzotti, le attirava come formiche con lo zucchero. Il guaio era che Andrea ne era del tutto conscio, lo dimostrava l’estrema sicurezza di sé.
«Mi disprezzi per i sentito dire ma senza sapere nulla di me» puntualizzò senza risentirsi. «Quanto all’avere già un lui, non mi risultano tuoi legami sentimentali con chicchessia, nemmeno con il paparazzo.»
«Damiano è un fotografo di talento e per correttezza si è astenuto con il massimo scrupolo dal mischiare vita privata a quella professionale.»
«Quell’individuo è un idiota e quel che dici me lo conferma una volta di più. Quando si ama l’etica è l’ultimo dei deterrenti, Lisa, e Ferrero di te se ne infischia. Mi ha colpito scoprire che conduci un’esistenza che potrebbe essere da esempio a una suora, tutta casa e agenzia e zero appuntamenti. Mi chiedo allora come può una donna di temperamento quale sei farsi bastare un amore platonico che non si spingerà mai oltre.»
«L’agenzia assorbe quasi tutto il mio tempo e devo per forza rinunciare ad altre cose. Comunque a me sta bene così.»
«Cioè, ti sei immolata a lui come un cane fedele, aspettando che si degni di farti una carezza, quando e se tale prodigio accadrà?»
«Hai preso informazioni su di me?» sbottò Lisa indignata.
«Una sana abitudine che elimina i problemi alla radice.»
«Ti credi probabilmente il padrone del mondo!»
«Ti sbagli. Semplicemente preferisco scansare imprevisti e situazioni che non posso controllare direttamente. Quella scamorza sotto mentite spoglie non fa per te, Keezheekoni.»
«Tu sì, invece?»
«Perché non proviamo a conoscerci meglio? Potresti scoprire che tra noi due c’è feeling e potresti perfino rivalutare il tuo futuro sposo.»
«Futuro sposo?! Tu?» lei scosse il capo con un sorriso sarcastico mentre osservava le evoluzioni di una cameriera molto carina e molto scosciata. Sgambettava tra i tavoli e la clientela con un vassoio tenuto in equilibrio perfetto, malgrado fosse stracolmo di bicchieri di schiumeggiante birra e coca-cola, senza versarne un solo goccio.
«Perché no?»
«Non vorrei offenderti né mortificare il tuo smisurato ego, ma sei l’ultimo individuo di sesso maschile che sposerei.»
«Possiamo anche convivere, se vuoi» propose lui con la condiscendenza di un sultano. «Non mi formalizzo di sicuro per un’inezia come questa. Pur di averti, ti concedo carta bianca.»
«Mi astengo dal ribattere con la frase detta da Totò in un film famoso a un ufficiale tedesco. Sono una signora e la scurrilità la lascio ad altri.»
Scoppiò a ridere. «Sì, conosco la battuta e anche il tuo spirito mordace.»
«Vorrei poter ricambiare l’elogio ma non spreco neppure un nano secondo a solleticare l’amor proprio di un presuntuoso che si reputa un vincente cronico. Tuttavia, se accetti un consiglio, dovresti imparare a incassare un no da parte di una donna che si rifiuta di diventare una delle tante che sono transitate nel tuo letto.»
«Non sospetterai che offrirti il matrimonio sia una squallida tattica per spassarmela con te?» Andrea era palesemente seccato che un simile dubbio le fosse balenato nella mente.
«No?»
«Ma come ti è saltato in testa? Sono cotto marcio di te.»
Prima che lei potesse articolare un commento adeguato il cellulare si mise a suonare e, leggendo sul display il numero di Damiano, Lisa si affrettò a rispondere. «Damiano! Sei già tornato da Lugano?
Andrea fece saettare verso di lei un’occhiata esacerbata.
Lisa gli contrappose un sorrisino assolutamente gongolante. «Vuoi uscire con me stasera, Damiano? Naturalmente sì. Ciao e a presto.»
«L’amato bene ti offre una cenetta al lume di candela?»
«Sì, e non vedo l’ora!» scostata la sedia, lei afferrò borsetta griffata e si alzò. «Scusa se interrompo l’amena conversazione tra noi ma tra poco ho un impegno in agenzia. Grazie per il tête-à-tête non richiesto.»
«Anche quando sei scorbutica è sempre un piacere stare con te. L’impatto del tuo sex-appeal ha un effetto devastante sui miei sensi.»
Lisa non si curò replicare e se ne andò svelta per non ritrovarselo alle costole come sovente succedeva. Era scettica sull’eventualità che Andrea nutrisse un qualche sentimento per lei, oltre l’attrazione fisica, ma in ogni caso non le interessava accalappiare qualcuno la cui ricchezza funzionava da specchio per allodole. Era un’imprenditrice e l’agenzia D&M - Donne e Moda – era tra le più quotate, con splendide modelle contese da stilisti e dalle più prestigiose testate nel campo delle riviste di moda. Dopo essere stata una famosa cover girl lei stessa, a trentasette anni aveva deciso di sfruttare l’esperienza nel settore aprendo un’attività a Milano con Damiano Ferrero, fotografo e scopritore di talenti. Era stato il suo Pigmalione e la gratitudine di Lisa per chi le aveva regalato un destino mai neppure sognato era sconfinata. Gli doveva tutto e gli affari, anche per merito dell’ottimo team di cui la M&D si avvaleva, prosperavano. Il rapporto con Damiano era stato improntato alla collaborazione reciproca, ma lo amava da quando, diciottenne, si erano incrociati in una paesotto della provincia piacentina. All’epoca lei ambiva fare la maestra e non sapeva cosa volesse dire essere fotogenica finché un fotografo con l’occhio allenato non aveva puntato l’obiettivo sul suo viso, plasmando una ragazza impacciata e timida in una protagonista delle passerelle e la sua immagine era apparsa sulle copertine dei giornali più diffusi del mondo. Era stato lui a insegnarle a vestire con gusto e classe, a valorizzarsi al meglio e a muoversi con disinvoltura nei mondani ritrovi del jet-set. Figurarsi se Andrea poteva reggere il paragone con il suo grande amore! Formalmente Damiano non si era mai dichiarato ma lei era persuasa che la ricambiava. Lui ripeteva spesso di non volersi impegnare in una relazione. Era continuamente braccato da giovani donne che speravano di essere lanciate da Ferrero nel firmamento delle top model e Lisa capiva in quale misura l’amico ne fosse saturo. Un fotografo di grido come lui era spesso all’estero e mantenere legami affettivi rappresentava una gara a ostacoli che di sicuro lo aveva indotto a restare scapolo a tempo indeterminato. Ma se Lisa finora si era fatta bastare un cameratismo senza coinvolgimenti sentimentali che stava bene a entrambi, adesso non poteva e non voleva più accontentarsi di una platonica amicizia in cui, rispettati gli oneri lavorativi, poi ognuno a casa sua. Anelava a un compagno di vita e se Damiano esitava ulteriormente, era disposta a prendere lei l’iniziativa.