Lisa era in procinto di attraversare la strada quando vide sopraggiungere il suv metallizzato di Andrea Ruffini. Senza un perché avvertì un brusco tuffo al cuore e prima che potesse giudicarlo inopportuno, istintivamente sollevò il braccio per un saluto. Poi si accorse che non era solo e la mano ricadde lungo il fianco mentre l’immagine della bionda mozzafiato che era con lui si incagliava nel suo cervello. La ragazza era protesa verso Andrea e, nei brevissimi attimi in cui si dipanò la sequenza, ebbe il tempo di notare che gli sorrideva seducente, come fossero in intimità tra loro. La invase un’ira inspiegabile che la colse del tutto alla sprovvista. Avrebbe dovuto fregarsene di chi frequentava quel donnaiolo bugiardo e infame che affermava con enfasi convincente di essere così pazzo di lei da volerla sposare. Donnaiolo? Mega stronzo, piuttosto, altro che definire Damiano a quel modo! Il bastardo si era consolato in fretta a quanto pareva, rimuginò Lisa quando i due colombi erano ormai scomparsi nel traffico milanese! E pensare che in quelle settimane si era sentita sgradevolmente in colpa per aver piantato quasi brutalmente un uomo il cui unico torto era essersi innamorato di una donna cotta marcia di un altro. Vatti a fidare di simili vermi traditori, si disse furibonda, tentando inutilmente di calmarsi.
All’inferno Andrea Ruffini e le sue false dichiarazioni d’amore.
***
Il pomeriggio in agenzia sembrò trascinarsi all’infinto, il suo malumore idem, poi infine poté rientrare a casa. In segreteria trovò il messaggio di sua madre con i soliti affettuosi saluti di fine giornata. I suoi genitori si erano trasferiti in un casale di campagna in Umbria, contenti del benessere che Lisa aveva assicurato loro. Dopo una cena frugale a base di yogurt e frutta cercò svogliatamente a un programma interessante in tivù, animata dalla speranza di rilassarsi con un programma che la distraesse da Andrea Ruffini e dall’astio velenoso che la inaspriva nei suoi confronti. Quando udì il ronzio del citofono trasalì e lanciò un’occhiata alla pendola ereditata dai nonni: segnava le ventitre passate. Chi diavolo la cercava a quell’ora? Persuasa che avessero suonato per sbaglio da lei, scoprì sorpresa che giù al portone c’era Damiano. Cosa era successo da farlo piombare da lei così tardi?, pensò sconcertata, facendo scattare l’apertura del portone. S’avvide subito che lui aveva bevuto, e che era parecchio alterato.
«Come mai questa improvvisata?» gli chiese incuriosita.
«Donata mi ha lasciato.»
Per la seconda nello stesso giorno il cuore di Donata ebbe un sobbalzo violento. «Ti ha lasciato? E perché?»
«Dice che non è sicura dei suoi sentimenti.»
«Così di colpo?» Lisa gli fece segno di accomodarsi.
«Già. Abbiamo perfino fissato la data delle nozze e lei d’improvviso si tira indietro.» Damiano, sconvolto, si chiuse il volto tra le mani e si mise a piangere come un bambino.
Lisa si sentì combattuta tra impotenza e esultanza. Le spiaceva assistere allo sconforto di lui ma grazie a quel colpo di scena era di nuovo suo! Se ne sarebbe fatto una ragione di essere stato mollato, diamine! Ci avrebbe pensato lei a fargli dimenticare l’altra. «Io non ti avrei mai fatto nulla del genere» sussurrò, sfiorandogli i capelli biondi con l’amorevole trasporto che riservava a lui solo. «E poi è meglio ora che in seguito.»
Damiano annuì, scosso dai singhiozzi, lasciandosi stringere quando lei lo attirò con un gesto sollecito e tenero. Restarono avvinti in quell’abbraccio fatto di condivisione e calore umano, incuranti di tutto. E quando le coprì la bocca con un bacio che probabilmente era dettato dalla gratitudine, Lisa reagì all’istante e schiuse invitante la labbra per indurlo a spingersi oltre il superficiale contatto fisico. Se ne infischiava se Damiano la considerava un surrogato di Donata. Se lui era così disperato da cercare oblio al dolore tra le braccia di un’amica che non amava quanto l’altra, lei era totalmente disponibile. Era comunque un inizio che spezzava le catene di un’amicizia diventata asfittica, almeno per lei. Sperava inoltre che le effusioni che si stavano scambiando operassero un cambiamento radicale nel rapporto che li univa. Intanto a Lisa bastava averlo lì, tutto suo e per nulla riluttante a trattarla da donna, più che da consolatrice a interim.
Poi smise di pensare, eccitata dai baci che si susseguivano incessanti, esattamente come il tocco insistente delle mani di lui che giocavano con i capezzoli sotto la t-shirt sformata. La costrinse a sdraiarsi sul divano e si allungò su di lei, smanioso di prenderla. Un delirio di sensualità travolse entrambi, mentre in sottofondo la cronaca di una partita di calcio fatta da uno speaker che descriveva calci d’angolo e penalty fungeva da colonna sonora al loro inatteso, romantico exploit amoroso.