UNDER MY BED - Capitolo di 3 di 3

FLEUR DU MAR


Il Risveglio

 

Mi sveglio con la luce del sole che filtra attraverso la tenda.

Il posto accanto a me è vuoto, le lenzuola fredde. Per un momento penso di aver sognato tutto, ma il mio corpo indolenzito nei punti giusti, mi conferma che era tutto vero. Mi alzo e vado allo specchio. L’immagine che mi rimanda è identica al giorno prima.

Non sono cambiata, ma il patto diceva…

Mi osservo con più attenzione, sfioro i segni che Kier ha lasciato sulla mia pelle. I lievi graffi e il succhiotto sul collo mi stanno bene. Io… mi piaccio.

Apro l’armadio. I soliti maglioni oversize mi guardano dall’alto degli scaffali, li ignoro e passo in rassegna i pochi abiti appesi alle grucce. Tiro fuori un abitino nero comprato mesi fa in un momento di follia e mai messo. È aderente, mostra le curve, si ferma a metà coscia.

Ce la puoi fare, Rowan, mi dico.

Me lo infilo, aggiungo collant e stivali e lascio i capelli sciolti.

Mi guardo di nuovo allo specchio prima di uscire dalla mia camera. Sono sempre io, ma oggi, per qualche ragione che non so spiegare del tutto, mi sembra che vada bene così.

Il campus di St Andrews è incantevole al mattino. 

Il sole di novembre illumina le pietre antiche degli edifici, fa brillare le finestre gotiche e trasforma le foglie autunnali in monete di rame. 

Di solito cammino con lo sguardo basso, cercando di rendermi invisibile. 

Oggi no.
Guardo avanti a me, le spalle dritte, un sorriso sulle labbra.

Delle persone accanto non mi curo affatto, anche se ammetto che mi guardano in tanti. Non credo possa essere solo per il vestito.

Un paio di ragazze con cui non ho mai parlato si fermano e mi salutano. Non è mai capitato prima. 

James, un compagno di università, mi raggiunge. Ha il fiato corto e mi scocca un’occhiata carica di apprezzamento. «Ciao, Rowan» esclama, mentre si piega sulle ginocchia per controllare il respiro. «Volevo solo dirti che ieri Sloane è stata proprio stronza.»

Lo guardo interdetta. Non so cosa rispondere così mi limito a un «Sì, grazie.» Mi allontano rimuginando su quella stranezza. 

È stato Kier? La sua magia ha fatto qualcosa all’intero campus?

Arrivo alla facoltà di scienze con cinque minuti di anticipo. La lezione di neurobiologia è nell’anfiteatro grande, quello con i gradoni in legno e le vetrate che danno sul cortile. 

Di solito mi siedo in fondo, dove nessuno può notarmi.

Oggi scelgo un posto al centro.

Le persone iniziano ad arrivare. Sloane entra con le sue amiche, perfetta come sempre. Il suo sguardo incrocia il mio e, per un secondo, sembra sorpresa. 

Sbatte le palpebre e china il viso. Non capisco cosa le passi per la testa. 

Confusione? Rimorso?

Si avvicina, Jenny e Poppy la seguono come ombre fedeli.

«Rowan, ciao.» La voce di Sloane ha una nota strana. Dov’è il tono di scherno con cui si rivolge sempre a me? «Sei molto carina oggi.»

Ok. Il mondo è impazzito o io sto ancora dormendo.
Perché questa non può essere Sloane McAllister.

«Grazie.» Il mio sorriso non vacilla, anche se la mia mente sta cercando di elaborare la novità.

«Ieri sera...» continua Sloane, un moto di stizza che le infiamma il volto. «Ecco, io... Volevo scusarmi.» Questa sì che è una novità. Le scuse di Sloane non sono per niente convinte, ma il solo fatto che si sia sentita in dovere di farle è molto insolito. «È stato... è stato uno scherzo stupido. Abbiamo cancellato la tua foto da Instagram e Tik tok. Tutto risolto, ok?»

Risolto un corno! Umiliarmi davanti al mondo non è un errore da poco. «No.»

Sloane sbatte le palpebre. «Cosa?»

«Le tue scuse non mi interessano.» Il mio sorriso si allarga. «Tu non mi interessi. Nessuna di voi mi interessa a essere sincera.»

Jenny fa un verso offeso. Poppy, scandalizzata, grida: «Hai idea della merda che ci è piovuta addosso per colpa tua?»

Ecco il vero motivo delle scuse “sentite”. Scoppio a ridere. «No e non me ne frega un accidente. Ve la siete più che meritata.»

Sloane mi guarda come se mi fosse spuntata una seconda testa e in un certo senso è così. Ho appena rovesciato l’ordine naturale delle cose. Non sarò più la vittima di nessuno.

«Bene,» dice alla fine, raddrizzando le spalle. «Vedo che ti senti coraggiosa oggi, ma una giornata buona non cambia chi sei, Rowan.»

«Hai ragione,» dico. «Non cambia chi sono. Il punto è che io vado bene così, voi, invece, dovreste rivedere qualcosa.»

Ignoro i loro sguardi e aspetto che se ne vadano. Quando inizia la lezione, mi concentro come sempre sullo studio.

Durante la pausa, varie persone vengono a parlarmi. Compagni di corso, con cui non ho mai scambiato più di due parole, mi chiedono come sto, se voglio studiare insieme per il prossimo esame, se ho visto la nuova serie su Netflix.

È strano. Surreale.
Io sono la stessa di ieri, sono loro diversi.

Mettere la mia foto sui social è stato un boomerang per Sloane e le sue amiche.

Kier aveva ragione. 

La bellezza non è solo questione di aspetto.
È questione di come ti vedi.
Di quanto spazio permetti a te stessa di occupare nel mondo.

Quando esco dall’università, il sole sta tramontando. Nel mese di novembre il buio arriva presto. Le luci dei lampioni si accendono una dopo l’altra, proiettando ombre lunghe sui marciapiedi.

Cammino verso il dormitorio, ancora avvolta in una sensazione di irrealtà. 

Tutta la giornata è stata così: sguardi, sorrisi, conversazioni con persone che prima mi ignoravano. C’è anche altro, però. Un senso di vuoto. Un’assenza.

Kier se n’è andato. Era parte del patto, lo so. Una notte in cambio della libertà. E ora lui è libero, è tornato a essere il demone splendente che era prima, e io... sono qui. Cambiata, ma sola.

Mi fermo davanti a una vetrina. La ragazza riflessa nel vetro è sicura, bella, radiosa. Ma i suoi occhi tradiscono qualcosa. Nostalgia? Rimpianto?

«Ha rispettato il patto,» mormoro a me stessa.

«Oh, dovresti prestare più attenzione agli accordi che stipuli. Non ci si può mai fidare di certe… creature.»

La voce alle mie spalle mi fa sussultare. Mi giro di scatto e lui è lì, a pochi passi da me. Alto, capelli neri che gli cadono disordinati sulla fronte, lineamenti così perfetti da sembrare scolpiti. È Kier o meglio l’aspetto umano che ha assunto durante la notte appena trascorsa.

Indossa jeans scuri e una giacca di pelle, le mani infilate nelle tasche, un sorriso appena accennato sulle labbra.

Solo gli occhi mantengono un guizzo del mostro che è uscito da sotto il letto. Le sue iridi sono di un caldo color nocciola, ma con un bagliore dorato che conosco fin troppo bene.

«Che ci fai qui?» chiedo incredula.

Kier si stringe nelle spalle e il suo sorriso si fa più ampio. «Facevo un giro.»

«Non mi stai controllando, vero?»

Il bagliore nei suoi occhi per un attimo glieli rende alieni. «Perché dovrei?»

«Sei impossibile!»

Lui non mi permette di aggiungere altro, mi afferra per la vita e mi solleva da terra. Mi stringe forte, il viso nascosto nei miei capelli, il suo profumo particolare che mi riporta a ieri notte.

«Pensavo... pensavo te ne fossi andato.»

«L’intenzione era quella.» Mi permette di poggiare i piedi a terra, ma non mi lascia andare. «Ma poi mi sono detto: “Ehi, ci hai messo cinquecento anni a trovare la ragazza giusta, non vorrai lasciarla andare così?” Perciò ci ho ripensato.»

Scoppio a ridere e lui mi stringe ancora più forte. Ha la pelle calda sotto le mie mani, il cuore che batte scomposto nel petto, il respiro accelerato.

«Sei... umano?»

Gli occhi lampeggiano di nuovo d’oro. Solo un secondo, ma abbastanza per ricordarmi cosa si nasconde sotto quella perfezione.

«Per tutte le maledizioni! No di certo. È un problema per te?»

Gli passo le dita nella folta chioma, il sorriso che mi aleggia sulle labbra e non vuole andare via. «Cos’hai contro gli umani?»

«Niente, le umane mi piacciono un sacco, ma ci sono dei vantaggi a essere me e non intendo perderli.» Solleva le sopracciglia con fare malizioso, poi scoppia a ridere. È un suono meraviglioso, ricco e genuino, che mi rimescola qualcosa dentro.

Il mio cuore sfarfalla, le persone che ci passano accanto ci lanciano occhiate curiose.

Sloane dall’altra parte della strada è con Jenny e un gruppo di ragazzi della confraternita. Mi fissa a bocca aperta. Più che guardare me, ha gli occhi puntati su Kier.

«Vuoi che faccia qualcosa?» mi sussurra lui all’orecchio, una nota giocosa nella voce. «Potrei spaventarli a morte.»

«No,» affermo con sicurezza. «Il modo migliore per vendicarsi è essere felice nonostante le loro occhiate velenose.»

Kier mi guarda con un’espressione che non so decifrare. C’è orgoglio e qualcosa di più profondo che gli fa fremere le labbra. «Sei incredibile, lo sai?»

«Me l’hai già detto ieri notte. Molte volte,» ammetto compiaciuta, poi torno seria e lo guardo negli occhi. «Andresti via se te lo chiedessi?»

«Certo!»

«Sei sicuro?»

Spalanca gli occhi e si porta la mia mano alle labbra. «La tua diffidenza mi ferisce,» esclama con tono offeso. Poi si fa serio, il lampo giocoso nei suoi occhi svanisce, i lineamenti del volto si induriscono. «Il patto è concluso. Sei libera e lo sono anch’io. Ma...» esita. Si morde il labbro e distoglie lo sguardo. «Non voglio andarmene.»

«Perché sono…» con le dita mimo delle virgolette, «incredibile?»

Un lampo di pura malizia gli illumina lo sguardo. «È un ottimo motivo, se ci pensi.» Torna serio e mi abbraccia stretto. «La verità è che non voglio lasciarti. Hai spezzato la maledizione. Sei andata oltre l’aspetto terrificante e mi hai voluto lo stesso.» 

Si porta la mia mano sulla guancia, chiude un istante gli occhi ed emette un sospiro soddisfatto. Il cuore mi batte così forte che mi fa male. «E cosa sei diventato?»

«Un gran figo?»

«Kier!» Lo rimprovero e cerco di divincolarmi anche se non ho davvero voglia di stargli lontana.

«Non so cosa mi hai fatto,» dice piano. «È possibile che tu abbia sangue di strega dentro di te? Non so se te l’ho rivelato ma non siamo immuni al loro potere e questo potrebbe aver compromesso le mie capacità di giudizio. Spero ti senta in colpa almeno un po’.»

«Per niente,» ammetto divertita.

«Mi hai rovinato, non è qualcosa di cui un demone andrebbe fiero, credimi.»

«Ma davvero?»

Mi bacia. È diverso dai baci di ieri notte. Non c’è urgenza, non c’è disperazione, solo... una promessa. Un futuro pieno di possibilità.

«Immagino che dovrò sacrificarmi» sussurro.

«Già, noi demoni sappiamo essere… come dire… persistenti.»

«Insistenti vorrai dire.»

Kier ridacchia. «Diciamo che non ti libererai di me tanto presto, ma puoi provarci. Sarà divertente.»

«Suona come una minaccia,» rispondo, prima di baciarlo a mia volta. «Dov’è finito il tuo discorsetto motivazionale di ieri sera? “Hai tu il controllo”, “faccio quello che vuoi”,» scimmiotto.

Kier mi rivolge un sorriso malizioso. «Mentivo.»

«Dovrò punirti per questo.»

I suoi occhi vengono attraversati da un lampo di luce dorata. «Non vedo l’ora.»

Ci baciamo di nuovo, e non mi importa chi ci guarda. Non mi importa se delle foto finiranno su Instagram. Non mi importa dei pettegolezzi che circoleranno domani.

Perché ho trovato qualcosa di più prezioso della popolarità o dell’accettazione.

Ho trovato me stessa e anche qualcuno che mi ama per ciò che sono.

Poco importa se quel qualcuno è un demone. Kier è il mio demone.



Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.

i commenti sono soggetti a moderazione