«Sei ancora arrabbiato?»
Edward Westbrook Terzo, Duca di Hardsword, rifletté per qualche istante sulla domanda postagli dalla donna che teneva tra le braccia. La voce era stata esitante, timida, come se davvero la sua intrepida Yvaine avesse qualcosa da temere dalla sua risposta. Meglio così, pensò soddisfatto, ma non riuscì a evitare di stringerla un po’ più forte, perché non sopportava il pensiero che lei potesse avere paura.
«Lo sai che non ci riesco, ad arrabbiarmi con te sul serio» rispose alla fine, in un cupo borbottio. Era vero, purtroppo. Nonostante la sua tanto decantata forza, quella minuscola donna aveva il potere di renderlo debole. Sempre che quello che provava per lei potesse essere considerato una debolezza.
«Ah, no?» ribatté lei, ironica. «E allora quello che è successo nei sotterranei è stato…?»
«Piacevole?» Edward soffocò un sorriso di fronte alla sua espressione oltraggiata.
«Mi hai quasi fatta morire di stanchezza e poi… e poi…» Yvaine aveva gli occhi accesi, le guance rosse di rabbia, o forse di vergogna. Adorabile.
«Quello era per insegnarti che, se vuoi qualcosa, devi solo chiedere.»
Lei si liberò dal suo abbraccio e schizzò a sedere, offrendogli un meraviglioso panorama del suo corpo nudo, nel quale non vedeva l’ora di tornare a perdersi.
«Anche allenarmi con la spada?»
Il desiderio scomparve, sostituito da una gelida rabbia.
«Mi hai mentito» disse freddamente, incurante dell’effetto che la sua furia avrebbe potuto avere su di lei. «Hai agito di nascosto, alle mie spalle. Hai messo a rischio la tua vita. E, come se non bastasse, hai coinvolto nei tuoi folli piani gli scudieri dei miei uomini.»
La vide farsi piccola piccola, come se volesse sprofondare nel materasso del grande letto per scappare via da lui, ma per una volta riuscì a ignorare l’istinto che gli urlava di proteggerla, anche da se stesso. Quello che aveva fatto era molto grave, e non per una questione di principio. Vivevano in un mondo duro e crudele, doveva avere la certezza che lei non gli avrebbe mai nascosto nulla, o non avrebbe potuto difendere la sua vita: il bene più prezioso che possedeva.
«Quello che ho interrogato qualche ora fa piangeva come un bambino, confessando di essersi allenato con te» continuò implacabile, sapendo che quello sarebbe stato un tasto dolente, per lei. «Era sicuro che sarebbe morto. Il prossimo l’avrai sulla coscienza, ti avverto.»
«Mi dispiace» sussurrò lei, con gli occhi bassi.
«Bugiarda.»
«No, è vero, ho sbagliato, non avrei dovuto mettere in pericolo quei ragazzi. Non succederà più.»
«Sarà meglio per loro. E per te. La prossima volta non sarò così magnanimo.»
Aveva usato volontariamente un tono duro, crudele. Quello che gli permetteva di comandare eserciti e sbaragliarne altri. Ma, quando Yvaine lo fissò con due occhioni grondanti dolore e senso di colpa, il rude guerriero si sentì stringere il cuore. Era sincera. Lui la conosceva troppo bene per non capirlo.
Senza parlare, la strinse tra le braccia, facendola accoccolare sul suo petto.
«Riposati ora, recupera le energie» mormorò dopo qualche tempo, accarezzandole piano i morbidi boccoli castani. «Ne avrai bisogno, domattina, quando comincerai ad allenarti sul serio.»
Il secondo successivo, sospirò rassegnato. Lei era di nuovo seduta sul letto e ora nel suo sguardo c’era la speranza di una bambina sul punto di ricevere il miglior regalo di tutta la sua vita.
«Dici sul serio?» gli chiese, con voce rotta dall’emozione. «Mi permetterai di usare la spada?»
Edward le rivolse un pigro sorriso.
«Non essere troppo entusiasta, milady, il tuo maestro non avrà nessuna pietà.»
«Meglio così, non voglio un trattamento di favore.»
Il sorriso si allargò, assumendo una sfumatura inquietante.
«Non l’avrai, te lo assicuro.»
«E chi sarà il mio maestro?»
La fissò. Gli occhi luminosi, le labbra socchiuse. Il suo tesoro più grande, l’unico che aveva davvero paura di perdere.
«Il migliore.»
Lei aggrottò le sopracciglia delicate, gli restituì uno sguardo confuso, poi comprese e sgranò gli occhi di un caldo marrone dorato.
«Non posso addestrarmi con te! Tu sei troppo forte, troppo esperto, troppo… invincibile.» Scosse la testa e i riccioli le incorniciarono il volto. «Mi serve un avversario con cui, un giorno, possa sperare di riuscire a misurarmi alla pari.»
«Dovrai accontentarti, fiorellino. Non ho intenzione di permettere a nessuno di puntare una spada contro di te.»
Yvaine storse le labbra rosa e a lui venne voglia di mangiarle.
«Sei troppo protettivo.»
«Esatto» annuì. «Proteggerti è il mio compito. E sono piuttosto bravo a farlo, non hai alcun bisogno di spaventarmi a morte avvicinando la tua pelle di seta a una lama affilata.»
Strinse i denti a quel pensiero e la mano quasi si mosse da sola per afferrare la spada che teneva pronta accanto al letto.
«Primo, ti prego di non offendermi trattandomi come un prezioso ninnolo da esibire in società: la mia pelle sarà anche più sottile della tua, ma sanguiniamo entrambi, non dimenticarlo. Secondo, tu non sai che cosa sia la paura.»
«Quando si tratta di te, lo so anche troppo bene, credimi.»
Lei si appoggiò su un gomito, avvicinando il volto al suo, e lo guardò negli occhi con un’intensità sconvolgente.
«Ne ho bisogno, Edward.»
C’era molto di lei, in quella supplica appena sussurrata. Non poteva ignorarla, perché farlo avrebbe significato trasformare un gioiello splendente di inestimabile valore nell’insignificante ninnolo che lei aveva tanto orrore di diventare. Edward doveva sconfiggere i propri mostri, per permettere a lei di affrontare i suoi. Sospirò, accarezzandole piano una guancia con la punta delle dita.
«Lo so, piccola. Lo so.»
Infilò la mano nella cascata di riccioli e l’attirò a sé, baciandola con dolcezza.
«Adesso dormi» disse. «Domani ti insegnerò a usare una spada senza farti male.»
«Lo scopo dovrebbe essere fare male agli altri, se non sbaglio.»
Lui rise piano. «Quello verrà in seguito. Forse.»
Il morbido seno premuto contro il suo fianco si sollevò in un profondo sospiro.
«Si dice che un allievo raggiunga il suo obiettivo solo quando supera il maestro. Ma io non avrò mai la minima speranza di riuscire a sconfiggere il demonio.»
Edward ruotò su se stesso e si sollevò su di lei, le braccia ai lati del piccolo corpo che conteneva una forza con la quale lui doveva scendere a patti, se non voleva trasformarsi nell’ennesimo maschio arrogante che aveva tentato di spegnere la luce di una stella.
«Non hai bisogno di una spada, per questo» sussurrò, con la voce resa roca dall’emozione che provava ogni volta che si rendeva conto che lei era davvero sua. «Hai domato il diavolo la prima volta che ha posato gli occhi su di te… duchessa.»
Yvaine alzò le braccia e posò una mano sulla guancia ruvida, mentre l’altra scivolava dietro il collo, si aggrappava a lui. Poteva permettersi di farlo, perché sapeva che tutta quella forza non l’avrebbe mai schiacciata. Socchiuse le labbra e accolse quelle di suo marito, il più sensuale degli amanti e il più dolce degli amici. L’unico uomo che avrebbe mai potuto amare.
Il terrificante Diavolo Nero.
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