La foresta era la stessa, ma appariva diversa da come la ricordava. Gli alberi erano più alti e più neri, i rami si protendevano verso di lei, come a volerla afferrare, mentre un vento gelido sibilava tra le foglie, sussurrando canzoni di dolore. Lui non c’era, l’aveva abbandonata in questa realtà, così come in quell’altra. Zoe girò su se stessa, scrutando tra le ombre, finché la stanchezza che la pervadeva non la indusse a lasciarsi scivolare a terra, contro il tronco di un grosso albero. Chiuse gli occhi e forse dormì, perché quando li riaprì la foresta era cambiata di nuovo, trasformandosi da luogo minaccioso e inospitale a benevolo grembo materno. A una decina di metri da lei, fra due alberi, il suo guerriero stava in piedi immobile, fissandola con gli occhi d’argento.
Zoe schizzò in piedi, ansiosa di raggiungerlo, ma quando fece per correre da lui l’uomo indietreggiò, scuotendo lentamente la testa. Zoe si sentì morire per quel rifiuto inaspettato. Non la voleva più. Si era stancato di lei. O, forse, il suo tempo tra i due mondi era finito, doveva andarsene e non sarebbe tornato. Un dolore sordo le pulsava nel petto, ma si costrinse a fermarsi, a incrociare lo sguardo di quegli occhi che non aveva fatto altro che sognare.
«Ti prego…» sussurrò tra le lacrime. Non le importava di umiliarsi davanti a lui, tutto quello che sapeva era che aveva bisogno di toccarlo almeno un’ultima volta, di sentire le sue mani su di lei, la bocca che la sfiorava, di poter credere anche solo per un secondo che quella non fosse la fine.
Lui seguì con lo sguardo le lacrime che le scorrevano sulle guance e parve vacillare, avvolgendola nel calore bruciante dei suoi occhi. Soffriva. Per lei, per se stesso, questo non avrebbe saputo dirlo, ma era evidente che provava il suo stesso dolore. Socchiuse le labbra e Zoe sperò con tutta se stessa che per la prima volta le parlasse, le comunicasse con il suono della sua voce che non doveva avere paura perché lui non l’avrebbe lasciata, che ci sarebbe sempre stato per lei. Ma la bocca si richiuse senza emettere un suono, lui la fissò ancora una volta come se volesse imprimersi nella mente la sua immagine e poi ricominciò a indietreggiare. Un attimo prima che svanisse tra gli alberi, a Zoe parve di vedere la sua mano accarezzare lo stemma del drago sull’armatura e poi fermarsi sul cuore.
Le aveva detto addio.
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