Scritto il 01/08/2026
da IRENE PISTOLATO


⏱ ~6 min · 1.215 parole

Adam

So che la promozione è parte fondamentale della riuscita di un prodotto, ma in questo momento vorrei essere da tutt’altra parte. Seduto su questa poltrona di velluto rosso, di fronte alla giornalista, mi sento esposto più che mai. Incrocio le mani per non mostrare il lieve tremore che le sta scuotendo. Sono nervoso da morire e vorrei che questo momento finisse il prima possibile.

La giornalista sorride alla telecamera e poi a me. È un sorriso di circostanza, dettato dal desiderio di ottenere risposte succose. Non so se sarà in grado di ottenerle, anche se cercherò di essere il più professionale e affabile possibile.

«Allora, Adam, come spieghi il successo di Soul Mates

Questa è abbastanza facile, devo solo concentrarmi ed essere l’Adam Nigel che il pubblico ama.

Mi schiarisco la voce prima di rispondere. «Credo che la serie parli a molte persone. Non perché sia perfetta, questo non posso di certo dirlo o rischierei di sembrare presuntuoso.»

Il pubblico in studio ride e io sorrido loro sfacciato. Ho indossato la maschera che tutti amano, quella dell’attore famoso che adora strappare un sorriso alle persone grazie alla sua genuinità.

«Racconta di essere visti,» proseguo, «e questo penso che sia universale.»

La giornalista annuisce compiaciuta. «Tu ti senti visto?»

La domanda è tagliente, ma posta con un sorriso morbido. Fa bene il suo lavoro, niente da dire al riguardo, ma non per questo riesco a evitare il brivido che mi è corso lungo la schiena nel sentire pronunciare quelle parole inaspettate e pericolose.

«Mi sento osservato, che è ben diverso.» Le rivolgo un mezzo sorriso, cercando di non mostrarle il mio turbamento. Ci andrebbe a nozze e mi farebbe a pezzi in diretta nazionale.

Peccato che lei sia furba e un’ottima osservatrice. Ha notato il leggero cambiamento nella mia postura e nel mio tono di voce. Sono fregato e ne sono consapevole non appena mi pone la nuova domanda.

«Osservato da milioni di fan, immagino. Ma nella serie interpreti un uomo che crede profondamente nelle connessioni, nonostante l’iniziale solitudine. Tu ci credi ancora?»

Mi irrigidisco per un istante ed è ancora peggio quando l’implacabile telecamera mi inquadra. Dentro di me sto imprecando, mentre fuori mantengo la calma. O almeno ci provo.

«Penso che le connessioni vere siano rare e quando le trovi fanno un po’ paura.»

Si sporge in avanti per osservarmi meglio, come se avesse intravisto una crepa nella mia corazza.

«Parli per esperienza personale?»

Sfoggio il mio sorriso di circostanza. «Parlo da essere umano, non solo da attore.»

Ora usa un tono più leggero per mascherare una domanda difficile. «In questa serie il tuo personaggio vive un incontro che gli cambia la vita. Succede anche fuori dal set?»

Non parlo mai della mia vita personale durante le interviste, voglio che resti fuori dai riflettori, per quanto possibile. So di essere un personaggio pubblico e tutti vorrebbero conoscere chi frequento o di chi mi innamoro. Non che ci sia una persona importante nella mia vita in questo momento, anche se vorrei tanto che ci fosse qualcuno che mi veda per l’uomo che sono. Vorrei che qualcuno mi guardasse senza filtri e non attraverso la lente della telecamera.

«Diciamo che sto imparando che la vita sorprende quando smetti di controllarla.»

La giornalista sembra soddisfatta della mia risposta, ma dal guizzo nei suoi occhi capisco che non ha ancora finito con le domande spinose.

«Adam, tu parli spesso di autenticità. Ma quanto c’è di autentico nella tua vita, fuori dal set?»

Esito un istante di troppo e lei ne approfitta per aggiungere: «Intendo, hai una carriera che richiede controllo, immagine, distanza. Come fai a conciliare tutto questo con il bisogno di connessioni vere di cui parlavi prima?»

Cerco dentro di me una risposta ironica per mascherare la verità, che resterà comunque sottintesa. Non riesco a fingere del tutto, non è da me, non mi sono mai piaciute le bugie.

«Male. Lo concilio molto male.» Sorrido e il pubblico ride alla mia espressione buffa. «La verità è che passo metà del tempo a fingere di avere tutto sotto controllo e l’altra metà a chiedermi se sto perdendo qualcosa di importante. Ultimamente mi sto facendo più domande del solito.»

«Mi piace la tua sincerità, Adam,» si complimenta guardandomi negli occhi. «Un’ultima domanda e poi possiamo salutarci. Dobbiamo lasciare spazio anche al tuo partner sul set, Dylan Johnson.»

«Certo, gli ho scaldato la poltrona e il pubblico.» Faccio un occhiolino alle persone in prima fila e una donna si porta una mano all’altezza del cuore colpita dal mio gesto.

La giornalista ride. «Hai fatto un ottimo lavoro,» afferma allegra prima di lanciarmi l’ultima bomba. «C’è qualcuno, in questo momento, che ti fa mettere in discussione tutto ciò che credevi di sapere sulle relazioni?»

«Credo che ogni fase della vita ti porti a rivedere ciò che pensavi di sapere sulle relazioni. Non serve per forza qualcuno di speciale per farlo: a volte basta crescere, cambiare prospettiva, rendersi conto di cosa vuoi davvero. In questo momento sto semplicemente riflettendo. Fa parte del percorso, sia personale che professionale.»

La mia risposta diplomatica piace a tutto lo studio che applaude entusiasta. La giornalista mi ringrazia per aver partecipato al suo programma e mi rassicura di essere sempre il benvenuto nel suo salotto.

Una volta dietro le quinte, getto al vento la maschera e mi passo una mano sul viso.

«Ehi, stai bene?»

Dylan Johnson non è solo un collega per me, è anche uno dei miei più cari amici, forse l’unico in questa fase della mia vita. Siamo entrati subito in sintonia sul set, è diventato in breve tempo il mio confidente e l’unico che mi capisce davvero. Ha da poco conosciuto un uomo, un fisioterapista adorabile per il quale ha perso del tutto la testa, e con il quale sta già convivendo e crescendo un figlio insieme. Non l’ho mai visto tanto felice come da quando Samuel è entrato nella sua vita e invidio questa sua felicità. Vorrei anch’io qualcuno che mi aspetta a casa dopo ore passate sul set, qualcuno con cui parlare, ridere, confidarmi. Non credo di essere troppo vecchio per cercare l’amore, anche se non l’ho ancora trovato negli ultimi quarantacinque anni.

«Sì, sto bene, ma mi ha spossato. Sono troppo vecchio per queste stronzate.» Una smorfia si forma sulle mie labbra.

Dylan ridacchia. «Mi piace questa citazione alla Roger Murtaugh.» Poi torna serio e aggiunge: «Sei stato bravissimo ad evitare risposte troppo intime. Quando inizieranno a farsi i fatti loro sarà anche fin troppo tardi.»

Mi posa una mano sulla spalla, stringendola appena. «Ora tocca a me andare alla gogna e credo che riceverò lo stesso trattamento.»

«Lo credo anch’io. Buona fortuna, amico mio.»

«Ne ho proprio bisogno.» Mi fa un occhiolino ed entra in scena, con un sorriso sfavillante a illuminargli il volto.

Beato lui che ha questa sicurezza che sfoggia senza alcun problema. So che dentro è spaventato come lo ero io, ma riesce a nascondere meglio le sue debolezze.

Mi fermo nel camerino che mi hanno dato a disposizione e mi do una rinfrescata. Bevo anche un’intera bottiglietta d’acqua come se non bevessi da giorni. Mi sento prosciugato e sono stanco morto. Non vedo l’ora di tornare a casa e rilassarmi.

Peccato che sia una casa vuota e triste.

Come mi sono ridotto così?

 



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