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George
Mi sento uno schifo.
Un bugiardo incallito.
Fasullo.
Sono a questa cena di beneficenza da un’ora e non ho fatto altro che fingere interesse per uomini con cui non condividerei nemmeno una cena. Allora perché continuo a flirtare come se volessi trascorrere la notte nel loro letto? Mi sento svuotato, perso, dannatamente solo.
E poi mi sento osservato.
Subito il mio sguardo incontra quello di Adam e ho un sussulto.
Quegli occhi grigi mi fissano con insistenza, come se vedesse solo me tra tutte queste persone. Non riesco nemmeno a respirare quando mi guarda così, come se riuscisse a vedermi davvero sotto questa maschera che continuo a indossare e che vorrei distruggere per non metterla mai più. È che proprio non ci riesco, anche se sono sempre più stanco di non essere me stesso. Mi metterei a urlare se servisse a sentirmi meglio.
«Hai degli occhi stupendi.» L’uomo di fronte a me mi sta riempiendo di complimenti da almeno dieci minuti, ma non hanno lo stesso effetto di quelli pronunciati dalla voce roca e sensuale di Adam. Anche lui mi ha detto di adorare i miei occhi, eppure la sensazione che ho provato era del tutto diversa. Le sue parole sembravano reali, non lo diceva solo per attirarmi nel suo letto come sta accadendo ora. Adam mi ha sempre visto davvero per quello che sono, con tutte le mie fragilità. Ho abbassato tutte le mie difese quella sera di un mese fa e mi sono esposto talmente tanto da non riuscire più a sostenere quella pressione. Sono scappato come il peggiore dei codardi e mi pento ancora adesso di averlo fatto.
È per questo che abbasso lo sguardo, non riuscendo più a sostenere il suo. Se solo fossi più coraggioso andrei da lui… ma poi cosa farei? Riprenderei a flirtare come facevo prima di quella sera? No, non riuscirei più a essere il George di prima, non con lui, non quando sa come sono quando mi lascio del tutto andare.
È meglio se sto lontano da lui.
Il pensiero muore non appena una mano, che non vorrei su di me, mi sfiora il fianco in un gesto lento e premeditato. Si sposta verso il basso, puntando al mio sedere, ma mi scosto prima che arrivi alla meta. Non voglio essere toccato da lui, da nessuno che non sia Adam, a dire il vero.
E come un angelo, arriva a salvarmi.
«Buonasera signori,» ci saluta affabile. «Tutto bene?»
«Oh, va tutto alla grande,» risponde mani lunghe con un sorrisetto.
«Ottimo.» Gli sorride, ma non mi sfugge la scintilla poco amichevole nei suoi occhi. «Ti rubo George per un po’.»
Continua a guardare lui, ma porge la mano a me. Non devo nemmeno pensarci su prima di afferrarla.
Mani lunghe è indispettito e non lo nasconde. «Non avevamo ancora finito di parlare.»
«Oh tranquillo, te lo riporterò sano e salvo tra poco.» Adam gli parla in modo tranquillo, ma chiunque capirebbe che non ha intenzione di mettere in pratica le sue parole.
Un brivido di piacere mi corre lungo la schiena e l’uccello mi si inturgidisce all’interno dell’intimo al solo pensiero che Adam mi stia reclamando.
«Andiamo, tesoro,» sussurra al mio orecchio e devo mordermi la lingua per non gemere come uno sciocco.
Il mio corpo reagisce alla sua vicinanza in un modo mai provato prima ed è quasi imbarazzante quanto sembro bisognoso. A questo punto non mi importa, non credo che riuscirò più a resistergli. Questo mese lontano da lui è stato una tortura e sono stremato. Ho bisogno di un po’ di pace dal mondo, ho bisogno di lui.
Mani lunghe borbotta un po’ mentre ci allontaniamo, non ho idea di cosa stia dicendo perché percepisco solo il battito irregolare del mio cuore, mentre la mano di Adam avvolge la mia e mi trascina lontano da tutti. Usciamo dal salone, apre una porta a caso e mi invita a entrare con un cenno del capo. Non riuscirei a dirgli di no nemmeno sotto tortura. Chiude l’uscio alle sue spalle e impreca mentre cerca qualcosa al buio. Un istante dopo si accende una luce sopra le nostre teste e mi rendo conto che siamo finiti in una sorta di sgabuzzino.
«Romantico,» commento ironico, anche se sono talmente nervoso che non riesco a offrirgli un sorriso.
«Come stai?» chiede evitando di fare osservazioni sulla mia uscita. Posa una mano sulla mia guancia e mi obbliga a guardarlo negli occhi. Mi ritrovo a trattenere il respiro per quanto sono intensi.
«Bene.» Gli offro la risposta che do a tutti, ma Adam non è per niente soddisfatto.
«Ripeto, come stai, tesoro?» Mi accarezza lo zigomo con il pollice e mi ritrovo con un groppo in gola per la dolcezza che emana nei miei confronti. Se prima con mani lunghe è stato dominante e autoritario dietro la solita gentilezza, con me è puro zucchero e delicatezza.
«Mi sento perso,» mi ritrovo a dire senza il permesso del mio cervello. Non sono riuscito a processare la risposta prima di formularla.
«Oh tesoro, ora ti ho trovato.»
Merda!
Non può dirmi una cosa simile senza farmi sciogliere in una pozza di desiderio!
Mi fiondo sulla sua bocca, incapace di trattenermi oltre. Mi schiude le labbra con la punta della lingua, chiedendomi il permesso di approfondire il bacio. Permesso che gli concedo senza alcuna difficoltà. Mi ritrovo a mugolare e a emettere suoni osceni. Non so come, ma finisco con la schiena contro la porta e il suo corpo premuto addosso. Scende a baciarmi la gola, mi succhia il pomo d’Adamo per poi graffiarlo con i denti. Oddio, di questo passo verrò in pochi minuti. Gli afferro il viso tra le mani, non so nemmeno io cosa sto facendo, ma a quanto pare una parte di me ne è più che consapevole.
«Mi sei mancato da morire,» gli confesso con gli occhi colmi di lacrime trattenute. Non mi metterò a piangere come un ragazzino, ma in questo momento potrei farlo e non me ne vergognerei.
«Scusami se me ne sono andato,» gli dico sincero. «Non avrei dovuto. Mi sei mancato così tanto, ogni dannato giorno.» Ormai la diga si è aperta e non c’è verso di fermare il flusso di parole.
«Ho bisogno di te, Adam.»
«Tesoro, sono qui.» Appoggia la fronte alla mia, diminuendo ancora la distanza tra noi. «Mi sei mancato anche tu. Non hai idea di quante volte avrei voluto chiamarti, ma ho voluto lasciarti lo spazio che mi avevi chiesto.»
«Spazio che non avrei dovuto chiedere,» gli dico insinuando una mano sotto la giacca elegante. Riesco a sentire il suo calore anche attraverso il cotone della camicia.
«Ne avevi bisogno per capire cosa vuoi.»
«E credi che ora lo sappia?» indago sfiorandogli la punta del naso con la mia in un gesto tenero.
«Ne sono certo,» risponde senza alcuna esitazione.
Ha ragione, lo so.
Voglio lui.
«Torni a casa con me stasera?» domanda prima di baciarmi il punto sensibile dietro l’orecchio. Gemo senza ritegno. Come ha fatto a capire così in poco tempo che quello è uno dei miei punti più sensibili?
«Sì.» Mai risposta fu più semplice.
«Adesso?»
«Adesso,» confermo.
«Preparati perché ho intenzione di tenerti sveglio per molto tempo stanotte.» Mi sussurra queste parole all’orecchio, premendo la sua erezione contro la mia. «Mi prenderò cura di te, tesoro.»
E so che lo farà.
«Come fai a essere così?» chiedo per l’ennesima volta.
Adam Nigel è un unicorno, non esistono uomini come lui o perlomeno non ne ho mai incontrati prima. È raro e d’ora in poi ho intenzione di tenermelo stretto perché ne ho bisogno. Non scapperò più, non mi allontanerò, voglio far parte della sua vita, se anche lui lo vorrà.
«Con te è tutto più semplice,» mormora a un soffio dalle mie labbra prima di baciarle con dolcezza.
Credo di essermi appena innamorato di lui.
Non può parlarmi così e non aspettarsi che perda del tutto la testa.
Non sarà perfetto, come continua a dire, ma è di certo perfetto per me.
«Posso succhiartelo?» Credo che sia proprio la mia voce a domandarlo, anche se il mio cervello è un tantino in pappa al momento.
Mi sorride. «Mi piacerebbe molto, ma non qui. Quando saremo a casa, potrai farmi tutto quello che vorrai.»
«Mm, non so se resisterò tutto questo tempo,» mi lamento, piegando poi le labbra in una piccola smorfia.
«Puoi farcela, ne sono certo.» Mi fa anche un occhiolino e io sbuffo.
Mi ruba un altro bacio e anche il resto del raziocinio.
«Dai, andiamo.»
Mi scosta con delicatezza dalla porta per poterla aprire e una volta fuori, ci troviamo faccia a faccia con Jamie Grant. Il suo sorrisetto divertito fa capire che sa cosa stavamo facendo in quello sgabuzzino.
«Dall’aria stropicciata che sfoggiate, direi che quello stanzino ha mietuto altre vittime.» Schiocca la lingua. «Sono felice che Adam abbia seguito il mio consiglio.»
«Quale consiglio?» Sono un po’ confuso.
«Gli ho detto di darsi una mossa e di venirti a riprendere prima che fosse troppo tardi. In questi casi il tempismo è fondamentale.»
«Vuoi attribuirti tutti i meriti, Jamie?» lo prende in giro Adam, inarcando anche un sopracciglio.
«Solo quelli che contano.» Si stringe nelle spalle, non abbandonando mai quell’aria da furbetto che lo contraddistingue. «Ora andate a casa e scopate come ricci.»
Se ne va come se niente fosse, dopo aver lanciato questa bomba.
«Ti va di seguire il suo consiglio?» Adam allunga di nuovo la mano nella mia direzione e io, ancora una volta, la afferro.
«Sono prontissimo,» affermo regalandogli il primo vero sorriso della giornata.
E forse dell’intero mese.
Sono molto più felice quando lui è nei paraggi e cercherò di non scordarlo.
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