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Adam
Ho fatto la mia mossa e sono stato premiato.
Finalmente George è di nuovo nel mio letto e sembra intenzionato a restarci. L’idea che potesse tornare a casa con quel viscido mi ha fatto vedere rosso per un istante, ma poi mi ha guardato con quegli occhi blu così meravigliosi e ho capito che stava aspettando una via d’uscita.
No, stava aspettando me, anche se forse non ne era ancora consapevole.
Mi sono sentito di nuovo voluto da lui ed è stato rinvigorente, dopo un intero mese senza avere sue notizie.
Siamo sdraiati, nudi e per ora sazi. Mi ha regalato il pompino migliore della mia vita e non so come ho fatto a resistere tanto a lungo prima di riversarmi nella sua bocca. Quella bocca che è sembrata così perfetta avvolta attorno al mio cazzo. Ammetto che mi ha quasi risucchiato anche il cervello e ci ho messo un po’ a riprendermi quel tanto che bastava per ricambiare il favore. Non volevo che ci pensasse da solo, gli avevo promesso che mi sarei preso cura di lui ed è proprio quello che ho intenzione di fare.
Siamo entrambi girati su un fianco, le mie dita scorrono lente lungo il suo fianco, provocandogli la pelle d’oca. È bellissimo sfatto dopo il sesso, con gli occhi di un blu ancora più limpido dopo aver raggiunto l’apice del piacere.
«Mi guardi come se fossi bellissimo,» mi dice con una punta di timidezza così poco dal George che il resto del mondo conosce.
«Perché lo sei,» affermo scrollando la spalla. «Ma non sei solo quello. Mi piace tutto il pacchetto George Farrington.»
Le sue guance si colorano di rosa in modo adorabile. Non resisto e ne sfioro una con il dorso di due dita. Sembra arroventare ancora di più al mio passaggio.
«Adulatore,» commenta con un angolo della bocca sollevato.
«Mm, no, dico solo la verità e lo sai.»
Mi sorride con dolcezza. «Sto imparando a capirlo.»
Gli passo una mano tra i capelli umidi di sudore e lui insegue il mio tocco, quasi facendo le fusa. Sembra finalmente del tutto a suo agio in mia presenza e rilassato. Credo che alla fine sia riuscito a fare pace con i dubbi che aveva e non ha più dato ascolto alle sue insicurezze. So che non è facile per lui, ma sono grato che stia provando a essere migliore per me… anche se non credo che questo sia il termine più adatto per descriverlo. Per me George non ha mai avuto qualcosa che non andasse, era solo troppo chiuso nel suo mondo di falsità. Mostrare il vero te stesso dopo anni che ti nascondi dietro una maschera non è semplice, affatto. Ne so qualcosa anch’io, ma ritrovarci è stata la cosa migliore potesse accaderci. Quando siamo insieme, non dobbiamo fingere di essere qualcun altro.
«Che ne dici di scambiarci i numeri? Ho intenzione di assillarti con messaggini dolci e chiamate inopportune quando non possiamo vederci.» La mia richiesta posta con tono ironico lo fa ridacchiare.
«Non vedo l’ora di ricevere i tuoi messaggini dolci e le tue chiamate inopportune. Tu, però, sei pronto a trovarti risposte smielate e scambi di battute irriverenti?» Inarca un sopracciglio a mo’ di sfida.
«Mai stato più pronto,» gli dico sincero.
«Ora che abbiamo chiarito questa cosa, non è che potremmo… mm… fare sesso?»
Cazzo se è adorabile quando si fa prendere dalla timidezza! Nessuno direbbe che George Farrington sia timido, ma in fondo nessuno lo conosce bene quanto me.
«E cosa avremmo appena fatto, di grazia?» lo stuzzico per vederlo arrossire ancora un po’.
«Stai facendo la stronzo pignolo con me, vero?» La sua sfacciataggine torna per un momento, ma non mi sfugge l’insicurezza che aleggia ancora su di lui e che sta tentando malamente di nascondere.
«Non lo farei mai,» continuo cercando di trattenere un sorriso.
«Ti sto odiando giusto un pochino in questo momento.» Mi mostra la quantità con l’indice e il pollice.
«Non è vero, ma fingerò di crederti.» Gli bacio la punta del naso a tradimento e lui lo arriccia subito dopo. «Sai di essere adorabile?»
Arrossisce ancora un po’. «Nessuno me lo aveva mai detto.»
«La cosa non mi stupisce. Credo che tu abbia superato in abbondanza la quantità di stronzi incontrati nella vita.» Gli scosto una ciocca di capelli dalla fronte e lui sospira.
«Sicuro di non appartenere a quella categoria?» chiede sollevando un angolo della bocca in modo impertinente.
«Sai, potrei persino offendermi per questa domanda inopportuna.» Gli pizzico un fianco a tradimento e lui sobbalza non aspettandosi questo gesto da parte mia.
Mi ruba un bacio dolce. «Non c’è un briciolo di stronzaggine in te, Adam Niegel,» mormora a un soffio dalle mie labbra.
«Così va molto meglio.»
Lo stringo di più a me e lo bacio come si deve, lasciandolo senza fiato, stropicciato e anche molto più arrapato di prima. Non è il solo, sia chiaro, la serata è appena iniziata.
**
Sono appena uscito dall’ufficio di Solomon insieme a Dylan. Stringe tra le mani il copione della nuova stagione di Soul Mates, e ogni volta che lo guarda gli si illumina il viso. È contagioso e mi ritrovo a sorridere anch’io come uno scemo. Non è la prima volta che mi rinnovano per un lavoro, ma è sempre incredibile la sensazione meravigliosa che mi pervade.
Sono emozionato all’idea di tornare sul set il mese prossimo, ma farlo con lui, che nel frattempo è diventato un amico vero, rende tutto ancora più bello. Abbiamo instaurato fin dall’inizio un ottimo rapporto e l’intesa è sempre stata innegabile. Non andrei mai a letto con un collega, soprattutto se ci devo lavorare insieme a lungo, ma non per questo non ho mai fatto un pensierino su Dylan Johnson. È un talento naturale sul lavoro e un uomo fantastico nella vita reale. Non avrei potuto trovare un partner migliore di lui.
Visto che siamo molto amici, mi rendo conto di non esserci mai uscito insieme, se non a eventi programmati per pubblicizzare la serie. Non ci siamo mai visti fuori dal set solo per il piacere di trascorrere del tempo insieme e ho intenzione di rimediare a questo grosso errore.
Quando arriviamo al parcheggio sotterraneo, mi viene spontaneo chiedergli: «Ti va di venire a cena da me stasera con Samuel?»
Dylan mi sorride entusiasta. «Mi piacerebbe molto. Lo chiederò a Samuel, ma non credo abbia problemi.»
Il suo compagno è una persona splendida e alla mano. È un fisioterapista, a detta di tutti dalle mani d’oro, e posso confermarlo. Mi ha salvato da una contrattura alle spalle non molto tempo fa. Non credo di averlo ringraziato abbastanza per avermi salvato dal prendere antidolorifici.
«Portate anche Benjamin, vorrei conoscerlo finalmente.» aggiungo. «Da come ne parli è fantastico, ma vorrei vederlo con i miei occhi.»
Samuel è diventato padre a sua insaputa, ma non si è tirato indietro quando gli è stata offerta la possibilità di prendersi cura del figlio. Dylan non fa altro che parlare di quanto sia adorabile Benjamin, gli brillano gli occhi ogni volta che lo menziona, per non parlare di tutte le foto e video che mi mostra ogni volta che ci vediamo. È innamorato di lui almeno quanto lo è di Samuel.
Ride. «Potresti pentirtene al momento del cambio del pannolino.»
«Può essere,» rispondo divertito. «Senti, ho invitato anche George Farrington.»
Gli lancio la bomba a bruciapelo. So che non lo sopporta, ma se lo conoscesse davvero come lo conosco io, si ricrederebbe. Voglio che George abbia la possibilità di mostrare il vero se stesso alle persone che contano davvero per me. Dylan è un amico, una persona che vorrei nella mia vita più a lungo di una serie televisiva. Lo stesso vale per George… se mi vorrà, sarò suo per tutto il tempo che desidera. La decisione spetta a lui, la mia l’ho già presa da un pezzo. Tengo molto a lui, forse più di quanto avrei mai immaginato fosse possibile, ma non me ne pento. Sono felice quando sono con lui, la malinconia e la solitudine diventano subito un lontano ricordo.
«Mi sono perso qualcosa?» Solleva entrambe le sopracciglia, sorpreso. Non gli ho mai detto che ci stiamo frequentando, non so se per scaramanzia o per qualche altro assurdo motivo. Non mi vergogno ad ammettere di vedermi con George, è speciale e voglio che tutti lo sappiano.
Mi passo una mano tra i capelli, che stanno iniziando a ingrigire sulle tempie. Dylan lo nota sempre e mi prende anche un po’ in giro per questo. Ho quarantacinque anni, ne sono consapevole, ma non mi sento poi così vecchio.
«Diciamo che è dalla sera che lo abbiamo incontrato a quella festa che ci stiamo vedendo. Non è così male come pensi.»
So che non ha mai avuto una grande opinione di lui, e non lo biasimo. George ha un modo tutto suo di farsi notare, rischiando di sembrare antipatico e troppo sopra le righe. Indossare quella maschera ha tenuto alla larga anche persone che avrebbero potuto essergli davvero amiche.
«Ti credo sulla parola,» mi dice facendomi l’occhiolino. «Se ti trovi bene, buon per te. Proverò a farmelo piacere solo perché piace al mio amico.»
Quella parola, amico, mi scalda più di quanto dovrebbe. Gli sorrido, raggiante. «Sei proprio il bravo ragazzo che dicono tu sia.»
Si stringe nelle spalle. «Ci provo.»
«Vi aspetto per le sette, va bene?»
«Ci saremo.»
Ci abbracciamo rapidamente, come facciamo sempre, e poi lo guardo salire in auto. Mi sorprendo a pensare che non vedo l’ora che sia già stasera.
E spero che George si sentirà abbastanza al sicuro da abbassare le difese anche con loro.
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