IRENE PISTOLATO


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George

Sono talmente perso nel mio mondo, che non mi rendo conto di cosa sta succedendo attorno a me. Per questo sobbalzo non appena qualcuno parla troppo vicino al mio orecchio.

«Tu hai bisogno di aiuto.»

Sollevo lo sguardo dal cellulare e trovo Samuel seduto davanti a me con un cappuccino in mano e l’espressione più divertita che gli abbia mai visto in volto.

«Cosa?» Lo fisso confuso, non capendo per quale motivo avrei bisogno di aiuto. Per fare cosa, soprattutto?

«Stai fissando lo stesso sito senza battere ciglio da almeno cinque minuti. Hai anche smesso di ascoltare Dylan mentre parlava di quanto stia crescendo nostro figlio. Ti rendi conto che non lo hai badato di striscio quando ti ha chiesto consiglio su dei pannolini?»

Che c’entrano i pannolini adesso? Da quando in qua io sono esperto di bambini?

Accanto a lui, Dylan sbuffa. «È offensivo, devo dirtelo.»

«Scusa,» mormoro in modo distratto, tornando subito allo schermo, non capendo se mi stanno prendendo in giro o stanno facendo sul serio. Non riesco a concentrarmi su qualcosa di diverso in questo momento. Sono in missione e non ho bisogno di distrazioni esterne.

Samuel allunga il collo nel tentativo di sbirciare il display del mio telefono e io lo abbasso subito contro il petto, ma non sono stato abbastanza rapido. Spalanca gli occhi in modo quasi comico e poi anche la bocca. Mi afferra il polso così in fretta che quasi rovescia il cappuccino.

«Oh mio Dio!» grida quasi, facendo voltare più di una testa.

«Parla più piano!» sibilo nel panico, guardandomi attorno nel bar dell’hotel di Eli Banks, divenuto ormai il nostro posto sicuro dove stare tranquilli quando vogliamo uscire come delle persone normali.

Samuel abbassa la voce, ma solo di pochissimo.

«Vuoi chiedere ad Adam di sposarti?» Lo shock è ancora ben visibile sul suo volto.

Il mio cuore prende a martellare così forte che sono abbastanza sicuro si senta anche dall’altra parte della stanza.

Dylan si gira verso di noi di scatto e sbotta: «Cosa?!»

«Shh!» Io e Samuel esclamiamo insieme.

Dylan sbatte le palpebre un paio di volte, poi un sorriso enorme gli compare sul volto. «Aspetta, aspetta… sul serio?»

«Non lo so ancora.» Mi passo una mano tra i capelli improvvisamente nervoso.

Samuel mi fissa con un sopracciglio inarcato. «Stai guardando anelli da quando sei arrivato.»

«Forse anche da prima,» lo corregge Dylan.

Li guardo malissimo a turno. «Mi state monitorando?»

«Sei seduto davanti a noi da quasi un’ora con la faccia di uno che sta per compiere una rapina o dichiarare guerra a un Paese,» risponde Dylan con un sorrisetto sulle labbra.

Non riesco a trattenermi dal ridere, anche se la tensione nel petto non sparisce. Abbasso lo sguardo sul telefono, dove ci sono decine di foto di anelli aperte. Oro bianco, platino, pietre più grandi o più discrete, alcuni elegantissimi, altri troppo vistosi per Adam e per chiunque altro, a mio parere.

Samuel si sporge leggermente verso di me. «Fammi vedere.»

Esito un secondo, poi gli porgo il telefono. Lui inizia a scorrere le immagini con un’attenzione sorprendente, molto diversa dal tono scherzoso usato fino a quel momento. Dylan, invece, si avvicina invadendo il suo spazio personale per guardare anche lui.

«Questo no,» commenta Samuel. «Fa troppo dirigente cinquantenne divorziato.»

Scoppio a ridere.

«Questo invece è carino,» dice Dylan indicando un modello semplice in platino. «Molto Adam.»

Samuel annuisce lentamente. «Sì, è vero. Elegante, pulito, senza essere noioso.»

Mi mordicchio l’interno della guancia mentre continuo a osservare lo schermo. È assurdo quanto la cosa mi terrorizzi. Non la proposta in sé, ma quanto amo quell’uomo. La parte spaventosa è il modo in cui questa relazione è diventata la cosa più importante della mia vita senza che me ne rendessi conto.

Samuel mi restituisce il telefono e mi guarda con un sorriso più dolce.

«Ehi,» dice piano. «Sai cosa?»

«Mh?»

«Sei già fregato. Quando inizi a scegliere un anello pensando a come gli starebbe sulla mano mentre beve il caffè la mattina è finita.»

Sgrano gli occhi. «Come fai a sapere che ci ho pensato davvero?»

Samuel e Dylan scoppiano a ridere nello stesso momento.

«Perché hai la stessa faccia che aveva Dylan quando cercava il mio.»

«Aspetta.» Mi volto verso Dylan. «Tu gli hai fatto la proposta?»

Samuel sorride raggiante. «Oh, sì. Con una crisi di panico memorabile.»

Dylan gli tira una gomitata. «Questo non lo aiuta.»

«No, invece lo aiuta.» Samuel torna a guardarmi. «Perché vuol dire che essere terrorizzati è normale.»

Abbasso di nuovo lo sguardo sull’anello aperto sullo schermo e per la prima volta da quando questa follia ha iniziato a prendere forma nella mia testa, riesco davvero a immaginarmelo.

Adam che sorride, mentre dice sì. Adam con quell’anello al dito mentre mi prende la mano sul divano come fa ogni sera.

«Oh, merda,» sussurro.

Samuel sorride. «Hai trovato quello giusto, vero?»

«Credo proprio di sì,» rispondo passandomi una mano tra i capelli.

Sto ancora fissando lo schermo del telefono, quando una voce familiare alle mie spalle mi fa gelare il sangue.

«Chi ha trovato cosa?»

Merda!

Alzo lo sguardo così velocemente che quasi mi parte una vertebra. Adam è fermo accanto al tavolo con la giacca su una spalla e gli occhiali da sole infilati tra i capelli. Ha l’aria stanca di chi ha appena finito dodici ore di riprese, ma appena mi vede sorride e io, da perfetto idiota innamorato, penso che sia la persona più bella del pianeta. Oggi doveva girare delle scene senza Dylan, per questo è andato sul set senza l’amico e ci siamo organizzati per un’uscita a quattro.

Il problema è che in questo momento sul mio telefono c’è un gigantesco anello di fidanzamento in alta definizione. Mosso da uno strano spirito di sopravvivenza, giro il telefono a faccia in giù così in fretta da produrre un rumore secco sul tavolo.

Troppo secco.

Adam inarca un sopracciglio, non capendo il senso di questo mio gesto inaspettato e trovandolo strano. Riesco a leggerlo in quelle iridi grigie che mi fissano curiose.

Samuel interviene subito. «Lui.» Indica Dylan. «Ha trovato quella giusta.»

Dylan si gira verso di lui con la stessa espressione scioccata per essere stato tirato in ballo. «Scusa?»

«La moto,» improvvisa Samuel con una sicurezza da attore professionista, da fare invidia ai nostri uomini. «Quella moto di cui parlavi.»

Adam si lascia cadere sulla sedia libera accanto a me, confuso. «Tu vuoi comprare una moto?»

Dylan apre la bocca, la richiude e la riapre di nuovo. Poverino, sembra un pesce fuor d’acqua in questo momento.

«Forse.»

Lo guardo e ridacchio nervoso. «Sei pessimo sotto pressione.»

«Ah, adesso sono io il problema?» brontola guardandomi in malo modo.

Adam ridacchia e posa la giacca sullo schienale della sedia. «Mi sono perso qualcosa?»

«No,» rispondiamo tutti e tre troppo velocemente.

Silenzio.

Adam socchiude gli occhi. «Farò finta di credervi.»

Provo in ogni modo a sembrare normale mentre sento il telefono bruciarmi la coscia. Ho il terrore che si illumini lo schermo da solo mostrando una pubblicità tipo “Il momento perfetto per fare la proposta perfetta”.

Adam si volta verso di me. «Perché sembri sudato?»

«Non sono sudato,» farfuglio preso alla sprovvista. Sento solo le goccioline di sudore colarmi lungo la schiena. Faccio proprio schifo in queste cose. Per fortuna che non sono io l’attore qui dentro.

Samuel interviene con un colpo di tosse molto simile a una risata soffocata.

«Fa caldo qui dentro,» commenta sventolandosi anche una mano davanti al viso per rendere più reale la sceneggiata.

«Sam, siamo letteralmente sotto l’aria condizionata.» Dylan gli dà una gomitata sotto il tavolo, ma ci va giù troppo pesante.

Samuel soffoca un lamento. «Ahia, cavolo!»

Adam ormai ci sta guardando come se avessimo perso il senno e non ha nemmeno tutti i torti. Ci stiamo comportando come dei folli e non stiamo facendo niente per dissuaderlo dal fare domande.

«Okay, adesso voglio sapere cosa sta succedendo.»

Il panico mi attraversa così violentemente che afferro il primo argomento casuale disponibile.

«Samuel mi stava raccontando della proposta che gli ha fatto Dylan.»

Silenzio assoluto.

Samuel mi guarda sconvolto, mentre Dylan sembra sul punto di sputare il caffè. Adam, invece, si illumina subito.

«Aspetta, davvero?» Si gira verso Dylan. «Ti sei inginocchiato?»

«No!» esclama Dylan.

Samuel annuisce con estrema calma. «Sì.»

«Traditore,» mugugna il compagno, guardandolo in tralice.

«Hai pure pianto,» aggiunge lui senza alcuna vergogna.

«Samuel.» Quello di Dylan sembra quasi un ringhio ammonitore.

Adam scoppia a ridere così forte che deve appoggiarsi al tavolo e, per qualche miracolo divino, concentra l’attenzione su questo.

«Ti prego, dimmi che hai fatto un discorso terribile.» Adam si asciuga le lacrime agli occhi con le dita.

«Era romantico,» protesta Dylan.

Samuel inclina la testa. «Ha iniziato dicendo: “Avevo preparato qualcosa di bello, ma ora sto avendo un infarto.”»

Adam ride ancora più forte e io lo guardo mentre si asciuga gli occhi, completamente ignaro del fatto che il mio cuore sta battendo a mille per colpa sua.

Poi succede il disastro. il mio telefono vibra sul tavolo, tutti abbassano lo sguardo nello stesso momento e sullo schermo compare una notifica gigante.

I tuoi anelli salvati sono ancora disponibili.

Oh no!

Con riflessi sovrumani, Samuel afferra il mio telefono prima ancora che Adam riesca a metterlo a fuoco.

«Perfetto!» esclama troppo forte. «Le… le moto!»

Adam sbatte le palpebre e ripete confuso. «Le moto.»

«Sì,» continua Samuel senza alcuna dignità. «Gli anelli delle moto.»

Dylan si piega in avanti, ormai distrutto dalle risate. «I famosi anelli delle moto.»

Io vorrei morire.

Adam ci osserva a uno a uno in silenzio, sempre più sospettoso. Poi si gira verso di me con una lentezza studiata.

«Tesoro…»

Deglutisco.

Lui sorride appena, divertito. «Qualunque cosa stiate facendo, spero con tutto il cuore che non coinvolga attività illegali.»

Samuel perde del tutto il controllo e scoppia a ridere contro la spalla di Dylan mentre io cerco in modo disperato di non avere un infarto qui nel bar dell’hotel.

 



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