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UN TEMPO PER AMARE, UN TEMPO PER ODIARE…
«Sono le sette e trenta, Zoe alzati, sono le sette e trenta, Zoe alzati.»
Maledetta sveglia.
«Sono le sette e trenta, Zoe alzati.»
Arrivo all’aggeggio infernale e penso che non ci sia oggetto più orribile che si possa regalare. Anche se, a detta di mia sorella, è l’unica sveglia in grado di farmi alzare la mattina senza che ogni membro della casa debba precipitarsi a buttarmi giù dal letto. Già, perché per me, alzarsi la mattina, è un vero incubo. E
Chloe ha ben pensato che quell’affare risolvesse il mio problema. Ma oggi non ci saranno intoppi: è il gran giorno, si parte per New York! Una nuova avventura mi aspetta e tu, caro inferno, resterai qui.
Con me porterò solo una valigia, ho già impacchettato tutte le mie cose e ieri sono state spedite al dormitorio del campus. Che la mia nuova vita abbia inizio!
Prima che le urla di mia madre raggiungano anche le case alla fine dell'isolato scendo per la colazione. Sto per calpestare l’ultimo gradino quando mi sento tirare per un braccio e quasi stramazzo al suolo.
«Chloe sei impazzita? Vuoi uccidermi per caso?»
«Potrei, se non sputi il rospo immediatamente.»
«Cosa?»
«Non fare la finta tonta signorina, ho visto uscire Ryan dalla tua stanza ieri, e…» Le copro la bocca con la mano, visto che il tono della sua voce è talmente alto che lo avranno sentito persino i vecchietti della casa a fianco, sordi come campane.
«La smetti di urlare?»
«Allora racconta tutto nei dettagli.» Mi trascina per le scale fino alla sua camera.
«Ma la mamma ha detto che la colazione è pronta» cerco di glissare quello che sarà un vero e proprio interrogatorio con la mia migliore espressione ingenua.
«Non preoccuparti, le ho spiegato che avevo bisogno di farti le ultime raccomandazioni, quindi non ci disturberà.»
Zoe, sei spacciata.
Okay. Breve e concisa Zoe. Dille tutto, o magari solo i punti salienti e non soffermarti nei particolari, sarebbe la tua fine. Mi fa cenno di sedermi sul letto accanto a lei. Acconsento, faccio un bel respiro e inizio a raccontarle di come il mio cuore si sia frantumato in mille pezzi quando Ryan ha detto di amarmi come la sorella che non ha mai avuto.
«Quel ragazzo è decisamente un idiota. Come può rinunciare a una ragazza speciale come te?» La sua affermazione mi consola e mi strappa un sorriso.
«Pazienza Chloe, lo avevo preventivato. A New York starò bene e lui sarà solo un ricordo» rispondo cercando di chiudere il discorso. Faccio per alzarmi dal letto quando mi trattiene per il braccio.
«E poi?»
«Cosa?»
«Smettila Zoe, voglio sapere tutto! Dove sei stata ieri stasera? Come c'è finito Ryan nella tua stanza?»
Merda! Credo che se decidesse di fare carriera in polizia, diventerebbe un'ottima investigatrice.
«Ero distrutta e amareggiata quindi sono andata al pub per annegare le mie pene nell'alcol, ma non avevo il documento falso e Ronnie mi ha rifilato solo una soda, poi volevo tornare a casa, ma ho rotto il tacco della scarpa e ho incontrato Liam che mi ha chiesto di perdonarlo per Lucy e poi mi ha baciato. Ryan ci ha visti, mi ha teso un agguato e dopo… anche lui mi ha baciata e ha ritrattato ancora perché non mi ama. Fine!» Prendo fiato, guardo Chloe e mi alzo dal suo letto. Meglio scappare, sento odore di fumo provenire dal suo cervello!
«Liam chi?» Resto interdetta per un attimo. Che?
«O'Neal.»
«Il figlio del giudice?»
Annuisco.
«Il quarterback della squadra di football?»
Altro cenno di assenso.
«Il Liam, stronzo bastardo, puttaniere, che ha preso in giro Lucy?»
«Non è proprio così» mi trovo a difenderlo senza volerlo. «Perché lo difendi? E perché lo hai baciato?»
«Lucy ha mentito sul suo conto, lo ha dipinto come un mostro solo perché non voleva impegnarsi con lei visto che quel bacio non era importante e nemmeno la loro storia estiva. Erano d’accordo fin dall’inizio, è lei che ha esagerato.» Resto basita da ciò che ho detto. Davvero lo sto difendendo a spada tratta?
«Questo è quello che ti ha detto lui?»
«Sì. No. Lucy lo ha confermato. Ma perché stiamo parlando di lui?» chiedo frustata, sembra che lo odi e non so perché mi dà fastidio.
«Perché mi preoccupo, e O'Neal non è il tipo di ragazzo che fa per te» sentenzia e questo mi infastidisce.
«Chi lo sarebbe allora? Ryan? L'uomo più indeciso di questa terra? Quello che prima voleva scusarsi per essere stato precipitoso, poi mi ha fatto una scenata per avermi visto baciare un altro, mi ha baciata con passione per poi scusarsi di nuovo e ribadire che era stato un errore? Desideri davvero un uomo così accanto a me?» Ora sono io che grido. Non l'ho mai fatto prima, ma sono fuori di me. «Ho lasciato che Liam mi baciasse e non mi pento.»
«Zoe, io…»
«Non eri tu quella che diceva sempre che prima di giudicare una persona si dovrebbe conoscerla?» Le passo il mio telefono e le lascio leggere tutti i messaggi di Liam. Quelli a cui non ho risposto per paura di confessare dei sentimenti a cui non so dare ancora un nome.
«Accomodati.»
A ogni messaggio, le smorfie sul suo viso sono indescrivibili. Stupore, incredulità e altre buffe che non so interpretare.
«Due anni? Ne ha di spiegazioni da dare!» Sono curiosa anch’io di sapere perché non ha confessato prima. Alzo solo le spalle in risposta.
«Non sapevo avesse un lato così romantico. Che pensi di fare?»
«Non lo so. Quel bacio è ancora vivido nei miei pensieri. È riuscito a cancellare il ricordo di Ryan in un baleno. È questo che mi ha destabilizzato. Com'è stato possibile?»
«Semplice, non era amore quello che provavi per Ryan. Probabilmente hai idealizzato questo sentimento solo perché non ti sei mai lasciata andare con nessun altro. Il rifiuto di Ryan ha permesso a Liam di spezzare quel filo sottile che ti teneva legata all’idea che Ryan fosse l'uomo della tua vita.»
Sarà andata così? Non posso pensare che ho sepolto anni di devozione con un semplice bacio.
Non sembrava un semplice bacio, ma da bollino rosso in fascia protetta!
La mia coscienza, puntuale come un orologio svizzero, mi ricorda l'irrefrenabile passione che ci ha travolti.
Cazzo, fa caldo!
Mi metto le mani sulle guance che sembrano andare a fuoco. «Tutto bene Zoe? Hai forse ricordato qualche particolare piccante?» Chloe si prende gioco di me mentre io fatico davvero a capire che mi sta succedendo.
Dannato Liam O'Neal.
«Ehm, io veramente sento solo un po' di caldo, credo di aver messo un maglione troppo pesante, vado a cambiarlo» farfuglio mentre cerco di prendere la via di fuga.
«Ferma! Non mi hai ancora detto che intenzioni hai. Risponderai a quei messaggi? Sarà stato un idiota, ma merita una risposta, non credi?»
«Non lo so, che possibilità possiamo avere? Io sarò a New York e lui alla UPenn.»
«Non sei dall'altra parte del mondo, per Ryan avresti attraversato un mare in tempesta.»
Questo è un colpo basso, ma incasso perché ha ragione. «Parlerò con Liam e poi deciderò» sentenzio, anche se in fondo al mio cuore la risposta c'è già, e mi terrorizza. Sospiro e allungo la mano verso Chloe.
«Scendiamo a fare colazione prima che la mamma mandi l’esercito a cercarci.»
In sala da pranzo ci sono tutti. Manca solo Ester e poi sembra che la famiglia dei nostri vicini si sia trasferita qui da noi.
«Zoe, ho invitato gli Anderson per augurarti in coro buon viaggio e tanti auguri per la tua nuova esperienza.» Mia madre e le sue genialate. Chiedere prima, no? I sorrisi smaglianti di tutti mi mettono a disagio, specie Ryan. Non so se sta fingendo perché non vuole che nessuno
scopra cosa è successo ieri oppure se ancora non sappia che pesci pigliare. È davvero inquietante.
Mi siedo accanto a mia madre, come sempre, e mi preparo a subire le duemila raccomandazioni su come comportarsi dentro e fuori dal Campus. Di come lo studio viene prima di ogni cosa e di non dare troppa confidenza agli sconosciuti. Okay, l’ultima sembra la raccomandazione della nonna anni cinquanta, ma non c’è genitore che non lo diventi quando si tratta di proteggere i propri pargoli.
Il campanello mi salva dal discorso sui contraccettivi che sta per intavolare il Sig. Anderson.
«Vado io!» Mi affretto a dirlo prima che si alzi mia madre o Chloe, che sembra annoiata quanto me. Ringrazio chiunque si celi dietro la porta, è in ogni caso il mio salvatore. Apro e mi ritrovo davanti un signore distinto con un completo nero e una grossa scatola dalla forma tonda in mano.
«Buongiorno splendida fanciulla. Mi chiamo Mark e ho una consegna per la Signorina Zoe Reese. È lei?»
«Sono io.» Chi è che mi manda dei pacchi di prima mattina?
Stendo le braccia, ma il tipo resta immobile. È uno scherzo? Lo guardo e gli indico che può darmi la scatola, inutilmente.
«Mi è stato solo chiesto di aprire la scatola e attendere la sua risposta.» È decisamente uno scherzo. Guardo oltre le sue spalle per vedere se c’è qualcuno, e l’unica cosa che mi salta agli occhi è una bellissima limousine nera parcheggiata lungo il mio vialetto.
«Chi è il mittente?»
«Mi chieda di aprirla e lo scoprirà.» Gli faccio un cenno affermativo e lui solleva finalmente il coperchio. Con mio stupore trovo una delle Jimmy Choo che ho indossato ieri sera. La prendo in mano e, per un attimo, spero che sia quella con il tacco rotto che sembra scomparsa nel nulla. Ma non lo è. Oh mio Dio, questa è nuova di zecca. Porca paletta so chi è il mittente! Liam
deve essere impazzito! Mi ha comprato delle scarpe nuove! Non posso crederci. Nella scatola trovo anche un biglietto.
“A ogni Cenerentola la sua scarpetta, raggiungimi per indossarle entrambe. Liam.”
Scoppio a ridere, non posso credere che abbia messo in scena questo teatrino.
Un cellulare squilla e Mark prontamente me lo porge con l’espressione di chi si aspetta che lo assecondi. Beh, ormai ho fatto trenta, cosa mi costa?
«Buongiorno principessa.»
«Buongiorno un bel cavolo, si può sapere perché ti ostini a volermi conquistare?»
«E tu? Posso sapere perché ti ostini a negare che c’è qualcosa tra noi?»
«Non puoi rispondere a una domanda con un'altra.»
«Io rispondo alla tua solo se rispondi alla mia.»
«Non siamo bambini, smettila di giocare Liam.»
«Non è un gioco, vieni da me, e ti dimostrerò che faccio sul serio. Lo sai benissimo anche tu che ieri sera è scattato qualcosa. Hai sentito che ero sincero e che avevo bisogno di te. E non ti sono indifferente, altrimenti ora starei con la borsa del ghiaccio sui gioielli di famiglia.» La sua risata contenuta alla fine della frase strappa un sorriso anche a me.
Sembra così sincero, e ha ragione. Se mi avesse fatto schifo a quest’ora sarebbe davvero malconcio, non all’altro capo del telefono a cercare di farmi capitolare.
Allora perché mi sento così confusa? Il mio cuore dice di buttarsi e provare quelle
meravigliose emozioni che hanno scosso ogni fibra del mio corpo quando mi ha baciato, e dall’altra ho la mia parte razionale che pensa a quello che lui ha fatto a Lucy e che potrebbe accadere anche a me.
«Zoe, io…»
«Oggi parto per il college, Liam. Andrò a New York» sbotto nel tentativo di sotterrare ogni sua speranza.
«Anch’io.»
«Cosa? Stai dicendo che vai a New York? Perché?» Non mi aspettavo di certo questa risposta, sanno tutti che è entrato alla Penn Law, la facoltà di legge dove si sono laureate tre generazioni della sua famiglia.
«Andrò alla Columbia e, se ti stai chiedendo il perché non frequenterò la UPenn, la risposta è semplice, era il sogno di mio padre non il mio. E non andrò a New York perché ci sarai anche tu, semplicemente perché è sempre stato un mio desiderio.»
Perché il mio cuore sta scoppiando in petto? Chi sei Liam O’Neal, perché mi fai questo effetto?
«Una parte di me dice che dovrei lasciarti andare, che non ti merito e ho commesso troppi errori, ma un'altra sa che non potrà mai voltare pagina. C’è qualcosa di speciale tra noi e se non faccio il possibile per averti, so che lo rimpiangerò per il resto della mia vita. Per questo ti chiedo scusa. Scusa per non avertelo detto prima, per averti fatto credere che il resto del mondo fosse più importante di te. Per aver fatto soffrire Lucy e tutte le altre ragazze che ho usato per la nostalgia di te. Voglio essere migliore, ho imparato dai miei errori e vorrei una seconda chance, la voglio con te.»
Oh mio Dio, perché sei così maledettamente romantico?
Sto davvero vivendo una favola? È il remake di Cenerentola per caso?
Ho solo perso una scarpa, pardon, ho rotto il tacco e la scarpa è sparita. Non c'è nulla che possa avvicinarsi all'originale, e il Principe? Dovrebbe essere Liam?
Guardo il fattorino che ha ancora la scatola in mano e non riesco a non sorridere, è rimasto impassibile ad ascoltare e, anche se non lo dà a vedere, sembra divertito.
Che faccio?
Lo guardo come se dovesse essere lui a darmi la soluzione. E in parte lo fa, mi indica la limousine e mi fa cenno di seguirlo.
«Zoe, ci sei ancora? Non pretendo una risposta subito, vorrei…»
«Aspettami» rispondo e riaggancio senza dargli possibilità di replica.
«Può attendere cinque minuti?» chiedo a Mark, che nel frattempo ha sfoggiato un sorriso a trentadue denti manco gli fosse stato detto che ha appena vinto alla lotteria. Socchiudo la porta e torno in sala a salutare i miei genitori.
Fanculo, se sono stata scelta per questa pseudo favola ci sarà un perché! Voglio scoprirlo, seguirò il mio cuore che grida a gran voce di raggiungere Liam ed essere protagonisti di questa strana storia.
«Zoe, chi era?» chiede mia sorella.
«Perché ci hai messo tutto questo tempo?» Mia madre e la sua impazienza.
Non so cosa rispondere, che gli racconto? Da dove inizio?
«Devo andare» opto per l’essere sintetici e diretti.
«Dove? Non hai ancora toccato la colazione!» sbotta mio padre alzandosi da tavola.
«Lo so, mangerò qualcosa fuori, però devo proprio scappare ora.» Mi avvicino a mia sorella e le do un forte abbraccio. «Ho
parlato con Liam e ho compiuto la mia scelta, ti racconterò tutto appena arrivo a New York» le sussurro all'orecchio.
«Zoe, sii felice, qualunque cosa accada io sarò sempre dalla tua parte.» Mi abbraccia forte, quasi soffoco.
«Che succede? Perché ho l'impressione che ci stai nascondendo qualcosa?» Lo sguardo indagatore di mamma mette i brividi. Per fortuna ci pensa Chloe a salvarmi, non so cosa le dice all’orecchio, ma dal suo sorriso deve averle detto una di quelle bugie che ci farà finire nei guai, me lo sento.
Al diavolo, non voglio pensarci, ho altre priorità.
«Grazie, Signori Anderson per essere venuti. Ryan, Philip, ci sentiremo presto. Scusate ma devo proprio andare.» Faccio un inchino e vado ad abbracciare mamma e papà.
«Vi chiamo questa sera.»
«Ma Zoe, con chi andrai a New York?» Papà non demorde, è un osso duro. Mi spiace non potergli dire la verità, però non capirebbe, mi porrebbe mille domande. Una piccola bugia in questo momento è la soluzione migliore.
«Andrò con degli amici, anche loro partono per il college e mi hanno fatto una sorpresa. Sono qui fuori che mi aspettano.» La faccia incredula dei miei genitori mi fa dedurre che non si sono bevuti del tutto la mia piccola bugia.
«Pretendo un resoconto dettagliato quando sarai arrivata» sussurra mia madre abbracciandomi. Cosa? Lancio uno sguardo a mia sorella che sorride alzando le braccia per dirmi che non sa nulla.
Okay respira Zoe, non è poi così grave se non sai come uscire da questo vortice di bugie in cui ti sei infilata. Che importa? In questo momento l'obiettivo è raggiungere il ragazzo che nelle ultime ore ha fatto fare gli straordinari al tuo cuore.
«D’accordo mamma, a presto. Vi voglio bene.»
Prendo la valigia ed esco di casa.
Chiedo a Mark di darmi la scarpa, poi lui apre la portiera posteriore del Limo e il mio cuore inizia a correre come un dannato.
«Buongiorno principessa, ti stavo aspettando. Spero non ti dispiaccia se condividiamo un tratto di strada.» Liam è seduto comodamente nel sedile, un sorriso ebete in
viso, e a me viene voglia di strozzarlo. Era qui tutto il tempo!
«Solo se mi dai ciò che hai promesso» rispondo sventolando la scarpa, mentre mi siedo accanto a lui con una certa distanza strategica. Non riesco a guardarlo negli occhi, ho paura che possa leggere la mia felicità di averlo vicino.
Indossa dei jeans e un maglioncino nero con sotto una camicia bianca, e porta gli stessi sneakers di ieri sera. Il ricordo del bacio mi manda in fiamme. Mi copro il volto d’istinto.
«Ti sei già pentita?» chiede vedendo la mia reazione.
«No!»
«Allora guardami.»
I nostri sguardi si incatenano ed è come specchiarsi in un mare cristallino. Il mio cuore è in piena crisi cardiaca, credo di non avergli mai fatto fare così tanti straordinari come nelle ultime ventiquattr’ore.
Prende la mia mano nella sua e con l’altra, mi porge una scatola.
«Aprila.»
Senza lasciargli la mano sollevo il coperchio e, con mio stupore, trovo l’altra scarpa accompagnata da un biglietto.
“A ogni principessa il suo principe. Vuoi essere la mia Cenerentola?”
Nel corso della vita raccogliamo tante tessere di un puzzle, senza mai sapere davvero se troveranno il loro posto o come si incastreranno per formare l’immagine finale. Per anni non ho fatto altro che cercare di incastrare dei pezzi nel posto sbagliato e non mi sono mai sentita completa. Fino ad ora. Non so se è la scelta giusta, ma credo che il pezzo mancante per la mia felicità, in questo momento, sia proprio qui davanti a me. Ed è un’immagine stupenda che non vorrei sbiadisse mai e che vale almeno uno sforzo. In fin dei conti se son rose fioriranno, no?
Sorrido, felice come credo di non essere mai stata in vita mia, e mi fiondo sulle sue labbra.
Imbarazzata per il mio gesto impulsivo faccio per ritrarmi, ma Liam infila le mani tra i miei capelli e mi trattiene, approfondendo il bacio. Passionale e intenso, a racchiudere l’inizio della nostra storia.
UN TEMPO PER LA GUERRA, UN TEMPO PER LA PACE. (P. COELHO)
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